sostenibilità e geopolitica

Eolico in Europa, la Cina avanza: la sfida delle turbine e i rischi sicurezza



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Nel campo delle energie rinnovabili, in Europa quello dell’eolico sta prendendo sempre più piede e, nonostante i produttori interni siano ancora potenti, i colossi cinesi stanno iniziando a rappresentare una minaccia. Protezionismo e preoccupazioni per la sicurezza potrebbero bloccare la loro avanzata

Pubblicato il 22 gen 2026

Marco Santarelli

Chairman of the Research Committee IC2 Lab – Intelligence and Complexity Adjunct Professor Security by Design Expert in Network Analysis and Intelligence Chair Critical Infrastructures Conference



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L’eolico è diventato uno dei pilastri della transizione energetica europea, ma la corsa agli obiettivi 2030 si intreccia con una nuova partita industriale. Mentre i campioni continentali cercano di difendere quote e margini dopo anni difficili, i produttori cinesi di turbine accelerano sull’export con offerte aggressive e progetti chiave, soprattutto nel Regno Unito. Sullo sfondo, tra timori di sicurezza, controlli sui dati e possibili barriere, l’Europa rischia di rivivere un copione già visto nel fotovoltaico.

Perché l’Europa accelera sull’eolico: obiettivi 2030 e offshore

Nell’ottica di ridurre le emissioni di gas serra, l’Europa sta investendo molto sull’energia rinnovabile da fonte eolica e si sta preparando a raddoppiare la sua capacità eolica installata entro il 2030, portandola a 425 GW, con il solo Regno Unito che da 50 GW potrebbe passare a 200 GW di capacità eolica offshore.

I tre maggiori produttori europei di turbine eoliche, ossia Vestas, Siemens Gamesa e Nordex, secondo quanto riportato dal gruppo di ricerca BloombergNEF, hanno una base installata al di fuori della Cina più grande di qualsiasi azienda, ma, così come i produttori europei di pannelli fotovoltaici hanno subito le conseguenze dovute alle importazioni a basso costo negli ultimi decenni, anche quelli eolici hanno riportato danni negli ultimi anni, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina a febbraio 2022. Con l’interruzione della fornitura di acciaio, importante fattore produttivo, il prezzo è aumentato e i profitti sono diminuiti, senza contare gli errori di produzione, l’aumento dei tassi di interesse e le ostilità da parte del governo americano, tutti fattori che hanno scoraggiato grandi progetti eolici offshore, con il conseguente annullamento degli ordini.

Se, fino a poco tempo fa, il settore eolico cinese era in espansione all’interno dei confini nazionali, grazie a sussidi e protezione dai rivali occidentali, di recente il mercato si sta aprendo anche al di fuori e si sta affacciando all’Europa, in un momento storico in cui già, come anticipato, se ne sta registrando un calo.

Fine dei sussidi e pressione sui fornitori

Secondo il think tank con sede a Bruxelles, Bruegel, nel 2024 la Cina rappresentava oltre il 70% delle nuove installazioni eoliche a livello globale, poi il mercato ha iniziato a perdere interesse e i sussidi del governo centrale per gli sviluppatori eolici sono stati man mano eliminati, pesando sui prezzi per i fornitori, e dei 99 GW di capacità di produzione delle turbine, ne sono stati installati solo 87. I margini operativi dei produttori cinesi di turbine sono scesi da una media del 18% nel 2021 al 10% nel 2024, andando al di sotto di quelli europei.

Turbine eoliche cinesi in Europa: dalla spinta interna all’export

Da qui, l’orizzonte dei produttori cinesi di turbine come Goldwind e Mingyard si è allargato al di fuori della Cina. La società di consulenza Wood Mackenzie riporta che nel 2025 i produttori cinesi hanno aggiunto 9 GW di unità all’estero, a fronte dei 2 GW del 2024 e del solo 1 GW del 2023. Se inizialmente si sono focalizzati sui mercati più marginali, come quello egiziano e quello dell’Europa orientale, ora si sta puntando ai mercati occidentali più forti, come quello inglese.

Dall’Egitto all’Europa: i mercati di test e il salto verso l’Occidente

Infatti, è di qualche mese fa, precisamente di settembre, un accordo tra Octopus, la più grande azienda elettrica britannica, e Mingyang per lo sviluppo di 6 GW di energia eolica. Secondo Chao Zhang, vicepresidente di Mingyang, la Gran Bretagna è “un hub naturale per la localizzazione per noi, grazie all’abbondanza di opportunità offshore e alle politiche coerenti”. Inoltre, a quanto pare, è prevista una spesa di 1,5 miliardi di sterline, circa 2 miliardi di dollari, per costruire uno stabilimento in Scozia.

Turbine eoliche cinesi in Europa e leadership 2024 dei produttori globali

Nel 2024 le aziende produttrici eoliche cinesi hanno conquistato il podio della classifica dei colossi del settore. Infatti, sulla base del fatturato e degli ordini, a livello mondiale spiccano ai primi posti Goldwind, Envision, Windey e Mingyang, tutte cinesi, seguite da Vestas, danese, Sany e Dongfang Electric, anch’esse cinesi, Siemens Gamesa, tedesca-spagnola, Nordex, tedesca, GE Vernova, americana.

Cristian Dinca, autore del report di BloombergNEF che analizza il cambiamento del mercato eolico globale, ha affermato che “Le installazioni stanno aumentando vertiginosamente nella Cina continentale, mentre le province corrono per raggiungere gli obiettivi di energia rinnovabile entro la fine del 2025 […] Le imprese locali cercano di espandere le vendite all’estero, ma nel complesso rimangono fortemente dipendenti dal loro mercato interno, che ha fornito quasi tutte le loro aggiunte di capacità nel 2024”.

Sicurezza nazionale e turbine eoliche cinesi in Europa: dati, software e supply chain

Secondo il partito conservatore britannico all’opposizione, consentire a Mingyang di insediarsi rappresenterebbe un “rischio inaccettabile” per la sicurezza nazionale, in quanto le attrezzature eoliche offshore potrebbero essere sfruttate per spiare le operazioni navali europee oppure per destabilizzare la rete tramite aggiornamenti software remoti o i chip integrati che controllano le funzioni vitali dei parchi eolici.

Il caso tedesco e le prime resistenze industriali

L’entrata della Cina nel mercato eolico europeo ha iniziato ben presto a incontrare resistenze anche al di fuori del Regno Unito. Già ad agosto scorso la società tedesca di gestione patrimoniale Luxcara ha rinunciato ad un accordo con la stessa Mingyang per la fornitura di un impianto eolico al largo della costa settentrionale del Paese, preferendo di affidarsi alla Siemens Gamesa.

Componenti già cinesi e controlli: il dilemma dei costi

L’utilizzo di componentistica cinese comporterebbe l’applicazione di norme rigide di trattamento dei dati sui parchi eolici, anche se gli operatori di rete sono già dotati di metodi per stabilizzare la fornitura di energia elettrica in caso di interruzioni e molti componenti utilizzati attualmente, come cuscinetti per pale e riduttori, sono cinesi. Secondo Henrik Andersen, amministratore delegato di Vestas, produrre la maggior parte di questi componenti in Europa risulterebbe troppo dispendioso, ma i rischi per la sicurezza sono altrettanto rilevanti, per cui sarebbero necessari controlli ancora più attenti.

Protezionismo in Europa: come può cambiare il mercato delle turbine eoliche cinesi in Europa

Nonostante i diversi ostacoli che l’avanzata cinese potrebbe incontrare nel mercato eolico europeo, Endri Lico di Wood Mackenzie sostiene che la Cina riuscirà a raggiungere il 18% del mercato globale al di fuori dei confini nazionali, percentuale 3 volte maggiore rispetto al 2024.

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