Dalle scommesse sugli attacchi all’Iran ai conflitti tra Stati e regolatori federali negli Stati Uniti, i prediction markets stanno aprendo un nuovo fronte nella regolazione delle piattaforme digitali.
Queste piattaforme permettono infatti di negoziare contratti sull’esito di eventi futuri (dalle elezioni ai conflitti militari) trasformando aspettative e previsioni in strumenti finanziari negoziabili e, negli Stati Uniti stanno diventando oggetto di uno scontro regolatorio sempre più acceso.
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Prediction markets e scontro con i regolatori statali
Un’inchiesta pubblicata da NPR Illinois racconta come le autorità dell’Illinois abbiano preso posizione contro queste piattaforme, sostenendo che consentono di effettuare scommesse online su eventi futuri (dagli eventi sportivi alle elezioni fino alle guerre) senza rispettare le normative statali sul gioco d’azzardo.
Secondo l’indagine, i regolatori locali ritengono che piattaforme come Polymarket e Kalshi permettano di comprare e vendere contratti legati all’esito di eventi reali aggirando le licenze e gli obblighi fiscali imposti agli operatori di betting autorizzati.
Gli operatori del settore respingono però questa interpretazione sostenendo che non si tratti di scommesse, ma di “event contracts” assimilabili a strumenti finanziari, il cui prezzo riflette la probabilità che un determinato evento si verifichi.
Il dibattito è reso ancora più rilevante dal contesto politico ed economico che circonda il settore. Queste piattaforme stanno infatti attirando investimenti importanti e sostegno politico a livello federale, mentre cresce la tensione tra Stati e autorità federali su chi debba effettivamente regolamentare questo nuovo mercato digitale.
Il caso dell’Illinois diventa così l’esempio emblematico di una questione giuridica attuale: occorre stabilire se i prediction markets rappresentino una forma innovativa di mercato informativo oppure una nuova versione del gioco d’azzardo online.
Oltre i prediction markets: il nodo etico della speculazione sul futuro
Oltre al dibattito giuridico si nasconde però una questione molto più profonda. È davvero possibile scommettere sull’esito di eventi politici, economici o persino militari? E, soprattutto, è lecito che alcuni partecipanti al mercato possiedano informazioni riservate o anticipate per scommettere?
Il rischio è che questi mercati si trasformino da strumenti di previsione in infrastrutture speculative, in cui chi dispone di informazioni privilegiate può monetizzare il futuro prima ancora che gli eventi diventino pubblici.
L’ulteriore rischio è che ciò influenzi al tempo stesso la percezione pubblica di ciò che è probabile o inevitabile, orientando e modificando la realtà secondo le previsioni.
Come i prediction markets sono passati dall’accademia alla finanza globale
Sebbene i prediction markets esistano da decenni, solo recentemente sono entrati nel dibattito politico e giuridico internazionale.
Già negli anni Ottanta, l’Università dell’Iowa aveva creato un mercato sperimentale per prevedere l’esito delle elezioni presidenziali americane; tuttavia, negli ultimi anni il modello si è profondamente trasformato, passando da strumento accademico per la previsione collettiva a infrastruttura digitale di scommessa globale, sostenuta da venture capital e piattaforme crypto.
Queste piattaforme stanno attirando investimenti e volumi di scambio sempre più elevati, con una crescita rapidissima. Nel caso di Kalshi, ad esempio, il volume di scambi ha raggiunto livelli record: nel febbraio 2026 il trading mensile ha superato i 10 miliardi di dollari, segnalando il passaggio dei prediction markets da esperimento di nicchia a infrastruttura finanziaria sempre più rilevante.
L’indagine di NPR Illinois descrive questo recente salto di scala dei prediction markets. Piattaforme come Polymarket hanno infatti portato la logica dei mercati predittivi su blockchain, consentendo agli utenti di partecipare alle scommesse attraverso wallet crittografici e mantenendo in molti casi un elevato grado di anonimato; ciò ha favorito una rapida espansione globale del fenomeno.
Parallelamente, il settore ha attirato anche l’interesse politico. Così, negli Stati Uniti, figure vicine all’amministrazione Trump hanno sostenuto apertamente queste piattaforme, e, come riportato dall’inchiesta, membri della famiglia Trump hanno investito direttamente nel settore. In particolare, Donald Trump Jr. oltre ad aver investito in Polymarket, avrebbe assunto un ruolo di consulente strategico per la piattaforma concorrente Kalshi.
Il risultato è che i prediction markets sono passati rapidamente dall’essere considerati una curiosità tecnologica a uno dei segmenti più discussi dell’economia delle piattaforme.
La guerra in Iran: quando le previsioni diventano sospetto insider trading
La crescita del settore è stata accompagnata da controversie sempre più evidenti.
Uno dei casi più discussi è emerso dopo i recenti attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Secondo analisi di blockchain riportati dalla stampa, sei account anonimi hanno guadagnato circa 1,2 milioni di dollari scommettendo sull’attacco poche ore prima che avvenisse.
Le operazioni hanno sollevato il sospetto che alcuni utenti possedessero informazioni privilegiate su operazioni militari imminenti.
Il caso ha provocato una forte reazione politica negli Stati Uniti, tanto che alcuni parlamentari democratici hanno definito “assurdo che sia legale” poter speculare su eventi come attacchi militari o la morte di leader politici, promettendo nuove iniziative legislative per limitare queste pratiche.
Il problema è evidente: quando un mercato finanziario consente di scommettere su eventi geopolitici o militari, la linea tra previsione e sfruttamento di informazioni riservate diventa estremamente sottile.
Il nodo giuridico dei prediction markets tra derivati e gioco d’azzardo
La controversia giuridica principale riguarda la qualificazione dei prediction markets.
In Illinois, ad esempio, gli operatori di scommesse sportive devono pagare una licenza iniziale di 20 milioni di dollari e rispettare rigidi obblighi fiscali e normativi, mentre i prediction markets non sono soggetti agli stessi requisiti. Secondo le associazioni dell’industria del gioco, questa disparità consentirebbe alle piattaforme predittive di sottrarre centinaia di milioni di dollari di entrate fiscali agli Stati.
Molti Stati americani, tra cui l’Illinois, considerano questi mercati delle scommesse mascherate che aggirano di fatto le regole locali sul gioco d’azzardo, hanno avviato azioni legali o ordini di cessazione contro le piattaforme di prediction markets proprio per violazione delle normative locali.
Le piattaforme sostengono invece che i contratti sugli eventi siano strumenti finanziari assimilabili ai derivati; quindi, che la regolazione spetti esclusivamente al livello federale (in base al Commodity Exchange Act), e hanno avviato a loro volta cause contro i regolatori statali.
Il risultato è un contenzioso diffuso che conta attualmente oltre trenta cause negli Stati Uniti per stabilire se questi mercati debbano essere regolati come strumenti finanziari o come scommesse.
L’esito di queste controversie potrebbe ridefinire il mercato delle scommesse e la stessa regolazione delle piattaforme digitali basate su contratti legati a eventi reali.
In altre parole, i prediction markets stanno di fatto creando una nuova categoria economica che sfugge alle classificazioni tradizionali del diritto.
Il rischio informativo: quando la geopolitica diventa un mercato
Al di là della qualificazione giuridica, assume rilievo la natura informativa di questi mercati.
Se le piattaforme funzionano come strumenti di previsione collettiva, esse possono essere interpretate come un meccanismo per aggregare informazioni diffuse; tuttavia, se gli utenti possono operare in modo anonimo e con accesso a informazioni privilegiate, il sistema rischia di trasformarsi in un mercato globale di informazioni sensibili e strategiche.
L’utilizzo di criptovalute e wallet anonimi aumenta ulteriormente queste preoccupazioni, perché rende difficile identificare i soggetti che effettuano operazioni sospette.
I prediction markets oltre che porre questioni di regolazione finanziaria, sollevano criticità ed interrogativi sul versante della sicurezza informativa e della governance delle piattaforme.
Informazioni privilegiate, anonimato e prediction markets
A differenza dei mercati finanziari tradizionali, dove l’uso di informazioni privilegiate è oggetto di una disciplina articolata e di sistemi di vigilanza consolidati, il fatto che queste piattaforme operino in un contesto regolatorio ancora incerto e con meccanismi di controllo limitati, aumenta i versanti critici.
Quando i contratti riguardano eventi politici, decisioni governative o operazioni militari, esiste infatti la possibilità che soggetti in possesso di informazioni non pubbliche (es. funzionari, consulenti, analisti o persone vicine ai centri decisionali), forti dell’anonimato sotto il quale possono operare, anticipino il verificarsi di un evento, traendone profitto prima che la notizia diventi pubblica.
Oltre ad alterare i meccanismi di guadagno individuale, operazioni di questo tipo rischiano di alterare i segnali di probabilità prodotti dal mercato, contribuendo a diffondere aspettative che vengono poi riprese da media, investitori e opinione pubblica.
Questo fenomeno è stato definito da alcuni analisti “information laundering”: se un soggetto in possesso di dati non pubblici effettua operazioni significative su una piattaforma, il prezzo dei contratti può cambiare rapidamente, segnalando al mercato una maggiore probabilità che un evento si verifichi. Poiché sempre più osservatori (giornalisti, analisti finanziari e investitori) utilizzano questi mercati come indicatori delle probabilità degli eventi futuri, quel segnale può essere interpretato come una previsione neutrale del mercato.
In questo modo, informazioni potenzialmente privilegiate possono essere indirettamente incorporate nei prezzi e diffuse come aspettative collettive, senza che sia possibile identificarne con chiarezza la fonte originaria.
Quando i prediction markets possono influenzare la realtà
Il rischio direttamente conseguente riguarda il realizzarsi del meccanismo della self-fulfilling prophecy, cioè la possibilità che il segnale prodotto dal mercato contribuisca a far accadere proprio l’evento su cui si sta scommettendo.
Dal momento che, come già accennato, nei prediction markets il prezzo dei contratti viene interpretato come una misura della probabilità che un evento si verifichi, il fatto che un gruppo di operatori con risorse significative acquisti grandi quantità di contratti su un determinato scenario (ad esempio la probabilità che un governo cada o che un’azienda entri in crisi) il prezzo può salire rapidamente, facendo apparire quell’evento sempre più probabile.
Questo segnale può essere ripreso da media, analisti o osservatori politici come indicatore delle aspettative del mercato: a quel punto, il mercato non si limita più a registrare una previsione, ma può contribuire a modellare le aspettative degli altri attori, inducendo comportamenti che rendono più plausibile lo scenario inizialmente ipotizzato.
In contesti particolarmente sensibili, come campagne elettorali, crisi economiche o conflitti militari, il rischio è che i prediction markets, anziché limitarsi a riflettere la probabilità degli eventi, partecipino direttamente alla costruzione stessa della realtà che pretendono di prevedere.
Perché i prediction markets interrogano anche il diritto europeo
Sebbene il fenomeno sia attualmente concentrato negli Stati Uniti, le implicazioni sono globali. Le piattaforme digitali operano spesso oltre i confini giuridici nazionali e possono essere utilizzate da utenti di qualsiasi paese.
Ciò significa che le questioni sollevate dai prediction markets (dalla qualificazione giuridica dei contratti sugli eventi alla gestione dell’informazione privilegiata) potrebbero emergere presto anche in ambito europeo.
Nemmeno il diritto europeo non dispone però ancora di una categoria normativa chiara per questi strumenti. Proprio come accaduto con le criptovalute o con le piattaforme digitali, il rischio è ancora una volta quello legato alla rapidità dell’innovazione tecnologica rispetto alla capacità delle istituzioni di definirne i confini regolatori.
Quando la previsione diventa speculazione: le possibili risposte regolatorie
Arginare il fenomeno dei prediction markets richiederebbe almeno tre tipi di intervento regolatorio.
Identificazione e tracciabilità degli operatori
In primo luogo, sarebbe necessario introdurre obblighi di identificazione e tracciabilità degli operatori, per evitare che scommesse di grande valore possano essere effettuate in modo anonimo o attraverso wallet difficilmente riconducibili a soggetti identificabili. Il fatto che queste piattaforme operino tramite criptovalute o infrastrutture digitali, rendono complesso risalire all’identità degli utenti, creando condizioni favorevoli all’uso di informazioni riservate.
Monitoraggio delle transazioni e operazioni sospette
In secondo luogo, servirebbero meccanismi di monitoraggio delle transazioni e segnalazione delle operazioni sospette, analoghi a quelli già previsti nei mercati finanziari per contrastare manipolazioni e insider trading. Sistemi di sorveglianza dei flussi di trading, obblighi di reporting e cooperazione tra autorità di vigilanza potrebbero consentire di individuare movimenti anomali dei prezzi o concentrazioni di scommesse che anticipano eventi politici, economici o geopolitici.
Definizione giuridica dell’abuso informativo
Infine, appare sempre più necessaria una definizione giuridica esplicita dell’uso di informazioni privilegiate nei mercati sugli eventi, che chiarisca quando l’utilizzo di dati non pubblici (ad esempio su decisioni governative, crisi internazionali o operazioni militari) possa configurare una forma di abuso informativo. In assenza di una cornice normativa chiara, le autorità rischiano di non avere strumenti adeguati per intervenire su piattaforme che operano tra mercati finanziari, scommesse e strumenti di previsione.
Senza strumenti di questo tipo, i prediction markets rischiano di trasformarsi progressivamente da strumenti di previsione collettiva in canali di monetizzazione nei quali informazioni riservate e aspettative di mercato si intrecciano, influenzando la percezione degli eventi futuri e, potenzialmente, il loro stesso sviluppo.








