In un periodo storico caratterizzato da costanti sconvolgimenti, dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale ai conflitti geopolitici e ambientali, l’ansia e i timori per il futuro professionale hanno raggiunto livelli mai visti prima. Il tema è stato analizzato durante una recente conversazione tra le conduttrici Anne Morriss e Frances Frei con Arun Gupta, investitore, docente a Georgetown e Stanford e CEO della Noble Reach Foundation, nel corso della puntata della serie podcast Fixable, prodotta da TED e Pushkin Industries. Le riflessioni emerse offrono una lettura lucida sul perché lo scopo rappresenti oggi la risposta più efficace per navigare le trasformazioni del mercato del lavoro.
Indice degli argomenti
La fine dei vecchi modelli e la stabilità come nuovo rischio
L’accelerazione dei cambiamenti nel 2026 ha reso obsoleti i vecchi copioni di carriera. Secondo Gupta, le strutture istituzionali alle quali i lavoratori hanno storicamente affidato la propria identità e la propria sicurezza non sono più in grado di garantire le medesime promesse del passato.
Nel corso del dialogo, Gupta ha evidenziato come l’orientamento tradizionale, basato sul raggiungimento di specifici marcatori di prestigio e posizioni aziendali fisse, si scontri oggi con una realtà instabile. Il docente ha riassunto così la metamorfosi in atto: «I sistemi che abbiamo costruito, tuttavia, Anne e Frances, fino ad oggi, sono stati costruiti per un mondo più stabile, e quindi quei vecchi copioni erano ottimi per guardare indietro, ma non sono ciò di cui abbiamo bisogno guardando avanti e soprattutto quando iniziamo a parlare di percorsi di carriera. I percorsi su cui sono state costruite le nostre carriere ruotavano davvero attorno a marcatori di prestigio, istituzioni di cui vogliamo far parte o titoli di lavoro che vogliamo avere. Quelli vengono interrotti in tempo reale, e penso che questa sia l’ansia che molte persone stanno provando. Ciò che sosteniamo è che la forza stabilizzatrice andando avanti sarà lo scopo. Sarà a quale problema tieni? E questo è ciò attorno a cui dobbiamo costruire le nostre carriere, attorno a quei problemi».
Affidare la propria stabilità alle istituzioni esterne è oggi una scelta ad alto rischio. A differenza delle generazioni passate, in cui un unico lavoro poteva durare quarant’anni, i lavoratori di oggi attraverseranno tra le quattro e le sei carriere differenti nel corso della loro vita professionale. In questo mutato contesto, l’agency ricade inevitabilmente sul singolo individuo, trasformando la ricerca dello scopo in un elemento essenziale per la propria tenuta mentale e professionale.
Oltre la finanza: l’accumulo dei capitali nascosti
Un errore frequente nella pianificazione lavorativa consiste nel valutare il proprio valore esclusivamente attraverso il metro finanziario, sommando risparmi, investimenti e beni immobiliari. Sebbene la sicurezza economica resti una motivazione perfettamente valida per definire il proprio scopo, Gupta avverte che concentrarsi unicamente sul denaro espone le persone a un senso di vuoto nel lungo periodo.
Per costruire una carriera solida che sappia resistere ai cambiamenti, l’investitore suggerisce di monitorare e accrescere cinque capitali nascosti che, se alimentati con costanza, generano un valore composto nel tempo:
- Capitale di missione: la ricerca di un impatto che eviti una crisi di significato. A questo proposito, Gupta ricorda spesso ai suoi studenti delle business school: «Alla fine farete i conti. Potete andare avanti fino a un certo punto senza avere alcun significato. Potrebbero essere cinque anni, 20 anni o 30 anni, ma a un certo punto vi sentirete come se fosse vuoto».
- Capitale di apprendimento: lo sviluppo di una costante curiosità e della capacità di porre le domande giuste, abilità umane indispensabili nel contesto dell’intelligenza artificiale.
- Capitale esperienziale: la diversità delle esperienze vissute che affina il nostro giudizio umano e intuitivo, un elemento non automatizzabile.
- Capitale fiduciario: la rete di relazioni genuine e la fiducia reciproca che costruiamo nel tempo con gli altri.
- Capitale della salute: l’investimento sul benessere psicofisico e sulla cura di sé. L’allungamento delle aspettative di vita porterà molte persone a vivere carriere lavorative lunghe anche sessant’anni, rendendo impossibile sostenere ritmi usuranti senza un’adeguata preparazione fisica e mentale.
Come tradurre lo scopo in azione
Identificare il proprio scopo non è un esercizio puramente teorico, ma richiede un approccio pratico e orientato all’azione. Gupta propone il modello del “volano della missione”, un percorso che parte dal riconoscimento dei problemi che danno energia e si sviluppa attraverso l’avvio di piccoli esperimenti di vita reale.
«In un mondo che cambia molto rapidamente, non è sufficiente restare seduti a pensare a cosa ci sta a cuore, perché la chiarezza non porta all’azione. L’agire vi porterà la chiarezza». Questa visione pragmatica, mutuata dal mondo del venture capital, suggerisce di intraprendere attività collaterali, seguire nuovi corsi di formazione o dedicarsi al volontariato per testare sul campo le proprie inclinazioni e capire da dove si trae realmente energia.
Sentirsi bloccati e superare le resistenze
Nel percorso di avvicinamento al proprio scopo, è frequente sperimentare momenti di stallo. Gupta offre una lettura alternativa di questo fenomeno, affermando che sentirsi bloccati non è un fallimento, ma un preciso segnale di crescita. Durante la conversazione, l’autore ha spiegato la dinamica del blocco: «Il segnale nel sentirsi bloccati è che si sta allargando una lacuna tra ciò che state facendo e chi state diventando. E lo dico in questo contesto perché è chi state diventando che crea il divario, non la decisione che avete preso cinque o dieci anni fa. Sento molte volte quando le persone si sentono bloccate dire: “Oh Dio, vorrei non aver fatto X”, oppure “Vorrei non aver fatto Y. Ora sono bloccato”. E poi rimangono a guardare indietro, e rimangono fermi. Quando lo si pensa come un segnale, è dire: Ehi, sto solo diventando qualcuno di diverso».
Le due forme di resistenza
Per superare l’immobilità, occorre affrontare due principali forme di resistenza. La prima è la resistenza psicologica. Si tratta di quella voce interiore che insinua il dubbio di non essere pronti o all’altezza del compito. Spesso le persone analizzano eccessivamente le decisioni. Esse si concentrano solo su ciò che potrebbe andare storto. Gupta suggerisce di ribaltare la prospettiva. È utile chiedersi invece cosa accadrebbe se la scelta si rivelasse vincente e trasformativa per la propria vita.
La seconda forma è la resistenza relazionale. Essa si manifesta attraverso i dubbi sollevati da familiari, amici e persone care. Queste persone sono mosse da un sincero desiderio di protezione e consigliano la prudenza. Il modo migliore per superare questo ostacolo non è lo scontro frontale. È necessario coinvolgere attivamente i propri cari nelle nostre riflessioni. Spiegare loro chiaramente il nostro scopo profondo aiuterà a ottenere il loro sostegno.
Il ruolo dell’orientamento verso gli altri per manager e organizzazioni
L’efficacia dello scopo come strumento di stabilità non riguarda solo i singoli lavoratori. Essa si estende alla gestione dei team e al successo dell’intera organizzazione. Arun Gupta precisa questo aspetto. Un leader può trasmettere un obiettivo chiaro anche attraverso semplici gesti quotidiani. Ascoltare con attenzione i collaboratori è fondamentale. Bisogna prestare attenzione alle loro aspirazioni e favorire contatti utili alla loro crescita.
Perché l’altruismo aziendale previene il burnout
Anche la professoressa di Harvard Frances Frei condivide questa visione. La docente evidenzia come l’energia individuale tenda a esaurirsi rapidamente se rivolta solo al proprio tornaconto. Al contrario, l’attenzione verso gli altri genera motivazione costante.
La docente ha commentato il rischio dell’auto-distrazione aziendale con queste parole: «Trovo che le persone orientate agli altri non si esauriscano rapidamente come chi si concentra solo su di sé. Spesso vediamo organizzazioni che vanno nella direzione sbagliata e fungono da monito. Esse finiscono per distrarsi concentrandosi solo sui profitti. A proposito, il modo peggiore per fare profitto è concentrarsi solo sul profitto. Il guadagno deve essere la manifestazione di qualcosa di più nobile se si desidera che sia duraturo. Credo che connettere le persone con un obiettivo esterno risolverà molti di questi problemi».
Le aziende che si sforzano di risolvere i problemi reali dei clienti ottengono grandi vantaggi. Esse attraggono talenti di livello superiore. Questo approccio permette di costruire un ambiente di lavoro sostenibile nel lungo periodo.
Misurare la propria vitalità e il valore del tempo
Nel tratto conclusivo del confronto, Anne Morriss e Frances Frei hanno sintetizzato le lezioni apprese dialogando sul tema del lavoro ad alto impatto. La Morriss ha sottolineato l’importanza di monitorare la propria vitalità interiore come parametro per orientarsi, prestando attenzione alle situazioni, alle persone e ai contesti che ci fanno sentire vivi ed energici.
L’urgenza di agire senza rimandare la propria missione
La Frei ha accostato questa riflessione alla propria esperienza di vita e alla battaglia contro un cancro affrontata l’anno precedente. Il racconto della docente sottolinea come la consapevolezza dello scorrere del tempo debba fungere da spinta immediata per smettere di rimandare la propria missione: «Ora sono nelle fasi incantevoli del trattamento. Ma questo mi ha davvero lasciato una sensazione profonda: non voglio sprecare tempo. Non voglio sprecare tempo, e quindi sento una maggiore immediatezza e un’urgenza più forte nel mettermi all’opera. E se ci sono degli ascoltatori, direi loro di non aspettare le conseguenze di una diagnosi medica per mettersi all’opera».
Per riuscirci, è fondamentale non procedere da soli. La collaborazione e il supporto delle persone vicine moltiplicano le probabilità di successo. Tuttavia, lavorare insieme è una competenza complessa che va coltivata con pazienza, mettendo in conto possibili difficoltà iniziali ma mantenendo fisso l’obiettivo finale. Smettere di rincorrere un’illusoria stabilità esterna e iniziare a generare il proprio scopo dall’interno si afferma così come la competenza fondamentale per sopravvivere e prosperare nel moderno contesto lavorativo.










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