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L’IA cambia la scuola: tornano scrittura a mano e verifiche in presenza



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Nelle aule americane cresce una reazione contro device e IA: più prove in presenza, scrittura a mano e orali per ridurre imbrogli e distrazioni. Docenti e atenei sperimentano soluzioni “anti-automatismo”, ma le risorse non sempre tengono il passo

Pubblicato il 8 gen 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



scuola

Lintelligenza artificiale sta accelerando un cambio di rotta nella scuola: tra prove in presenza, scrittura a mano e orali, docenti e atenei cercano verifiche più autentiche per limitare imbrogli e distrazioni senza rinunciare del tutto alla tecnologia.

La reazione tecnologica all’AI nelle aule scolastiche americane (e non solo)

Il potente segnale arriva dagli Stati Uniti: dalle scuole superiori all’università, gli insegnanti si difendono dalle tecnologie in classe che consentono di barare e fomentano distrazioni. I dati raccolti e le esperienze citate in un articolo di recente pubblicato su The Economist raccontano che sono in molti i docenti che stanno tentando esperienze alternative rispetto a un uso sempre più invasivo delle tecnologie, tra le quali ovviamente campeggia l’Intelligenza Artificiale. Si può dire che gli esami scritti a mano e orali stanno tornando di moda? Ci si difende o si accoglie l’IA?

C’è chi, per esempio, come accade in alcuni corsi alla Rutgers University, richiede agli studenti di assistere a uno spettacolo teatrale il cui finale cambia ogni sera, in modo da sapere se erano lì. C’è chi assegna presentazioni orali anziché presentazioni PowerPoint, più adatte all’intelligenza artificiale, e addirittura non consente pause per andare in bagno durante gli esami. Chi invece, come accade in un liceo di New York, richiede agli studenti di scrivere esercizi a mano in classe.

E chi ancora ha smesso di chiedere esercizi e compiti di matematica, probabilmente perché più facilmente accessibili usando l’IA, chiedendo invece di leggere romanzi o saggi. Un insegnante di informatica alla Hunter College High School di New York ha recentemente ripristinato la scrittura a mano per i compiti di programmazione perché aiuta la memorizzazione e il pensiero critico.

Intelligenza artificiale a scuola: come cambiano i compiti e le verifiche

Già nel 2023, secondo un sondaggio condotto dal gruppo di ricerca Intelligent, il 66% degli insegnanti delle scuole superiori e dell’università ha dichiarato di aver cambiato tipologia di compito a causa di ChatGPT; di questi, il 76% ha richiesto o pianificato di richiedere un lavoro scritto a mano e l’87% ha affermato di aver bisogno o di voler aggiungere una componente di presentazione orale.

Un sondaggio condotto nello stesso anno dall’EdWeek Research Centre ha rilevato che il 43% degli insegnanti americani ritiene che gli studenti dovrebbero risolvere i problemi di matematica in classe usando carta e matita per dimostrare di non utilizzare l’intelligenza artificiale.

Derek Vaillant, professore di storia all’Università del Michigan, afferma che, sebbene vi sia consenso sul fatto che gli insegnanti debbano “tornare alle origini” dando priorità agli esami originali, in presenza e cartacei, le grandi università pubbliche non forniscono risorse commisurate alla sfida.

Compiti a casa nell’era dell’intelligenza artificiale: cosa succede davvero

Quando oggi si assegnano i compiti, afferma Fely Garcia Lopez, ricercatrice della University of Texas Rio Grande Valley, gli studenti aprono gli strumenti di intelligenza artificiale prima di decifrare un libro di testo. Questo cambiamento modifica ogni fase del processo di preparazione dei compiti, dal brainstorming di idee alla rifinitura delle bozze finali.

Gli studenti scelgono strumenti diversi per compiti diversi: ChatGPT per le fonti di ricerca, Photomath per i problemi di matematica e correttori grammaticali per scrivere in modo raffinato. L’intelligenza artificiale risponde immediatamente, fornendo feedback, esempi e traduzioni su richiesta, un supporto che raramente potresti fornire a ogni studente contemporaneamente.

Ad esempio, quando un insegnante assegna equazioni quadratiche, i suoi studenti risolvono prima i problemi su carta, per poi verificare le risposte con un tutor di intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale individua l’errore di segno di uno studente e chiede: “Cosa succede quando moltiplichi per un negativo?” invece di limitarti a contrassegnarlo in modo sbagliato.

Perché ripensare i compiti: apprendimento, disciplina e nuove scorciatoie

I compiti a casa sono sempre stati uno degli elementi base classici dell’insegnamento e dell’apprendimento. Di solito sono visti come uno strumento per consolidare l’apprendimento e la disciplina e per promuovere l’indipendenza delle giovani menti.

Storicamente, i compiti a casa hanno rappresentato un collegamento fondamentale tra l’apprendimento formale in classe e l’apprendimento autonomo (Epstein e Van Voorhis, 2001). Sono stati incorporati sia nella teoria comportamentale che nella pedagogia costruttivista, da Piaget a Vygotsky, e hanno svolto un ruolo chiave di facilitazione.

Tuttavia, la recente esplosione di strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT ha sconvolto questo equilibrio, con nuovi sistemi che sono ora in grado di fornire risposte di alta qualità a difficili problemi scientifici in pochi secondi, sia che si tratti di risolvere problemi matematici in più fasi o di compilare interi saggi.

Questa trasformazione solleva un dilemma fondamentale: gli studenti continueranno a utilizzare i compiti a casa come strumento di apprendimento oppure affideranno lo sforzo cognitivo alle macchine? Poiché la distinzione tra aiuto e sostituzione diventa ambigua, gli insegnanti devono valutare l’idoneità degli attuali compiti a casa per un apprendimento efficace.

Uno studio recente dei ricercatori ungheresi Gogh e Kovari sostiene che i compiti a casa devono passare da un modello incentrato sulla ripetizione a uno che enfatizzi la logica, il feedback e la riflessione. Invece di limitarsi a vietare gli strumenti di intelligenza artificiale, gli insegnanti dovrebbero progettare compiti intelligenti e creativi che utilizzano e integrano realmente l’intelligenza artificiale in modo efficace, ed evitare compiti semplici e rapidi che l’intelligenza artificiale può risolvere facilmente.

Diventa pertanto fondamentale progettare compiti per attività che promuovano sia l’apprendimento che l’uso della tecnologia.

Creatività e responsabilità: cosa si perde delegando all’IA

Molti studenti sono fermamente convinti di non voler più portare la scuola a casa con sé, sostiene Joy Jenkins, professoressa associata presso la Missouri School of Journalism, in un recente articolo, e fa notare che ora gli studenti hanno un amico in tasca che può farlo per loro e molto probabilmente farlo bene.

Cosa si perde, si chiede Jenkins? Quando gli studenti decidono di lasciare che sia l’intelligenza artificiale a prendere in mano la responsabilità di svolgere un compito, c’è il rischio che l’umanità del compito venga persa, così come la creatività, che diventa poi essenziale nel proseguimento degli studi universitari.

Il paradosso dell’intelligenza artificiale a scuola tra Paesi ricchi e Paesi in corsa

La battaglia a favore e contro la tecnologia scolastica è attualmente in corso nel Nord America e si estende in quasi tutti i Paesi cosiddetti ricchi nel mondo. Il paradosso ormai evidente è che mentre i paesi più poveri corrono verso la digitalizzazione, i paesi più ricchi stanno limitando la tecnologia scolastica, pur investendo in maggiori infrastrutture digitali.

È di questi giorni la notizia che, per esempio, il Ruanda, il Paese del centro est africano con poco più di 12 milioni di abitanti, si sta posizionando come leader continentale nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) per rivoluzionare il proprio sistema educativo. L’ambiziosa strategia, che mira a migliorare l’apprendimento personalizzato e il supporto agli insegnanti, è stata presentata al Future of Education and Work in Africa (FEWA) AI Summit, tenutosi a fine ottobre.

D’altro canto, dopo aver inizialmente puntato tutto sulla tecnologia, già nel 2023 la Svezia ha vietato gli strumenti digitali per i bambini piccoli e ora pone l’accento sui libri di testo cartacei, sulla scrittura a mano e sulla lettura.

Inoltre, la Svezia implementerà a partire dal 2026 un divieto nazionale di telefonia mobile in tutte le scuole nel tentativo di migliorare la sicurezza e le condizioni di studio degli studenti. Sulla stessa lunghezza d’onda si trovano altre scuole dell’area scandinava, in Danimarca e Finlandia.

Imbroglio, divieti e famiglie: l’altra faccia della tecnologia in classe

L’imbroglio, prima tra le minacce percepite nel mondo della scuola e dell’università non solo negli Stati Uniti ma a livello globale, non è una novità. Infatti, in uno studio condotto ben dieci anni fa, l’87% degli studenti delle scuole superiori americane aveva ammesso di aver imbrogliato almeno una volta il mese precedente.

Da quando è arrivata l’IA, l’entità dell’imbroglio è diventata sostanzialmente diversa, fanno notare al Massachusetts Institute of Technology, i cui ricercatori hanno intervistato i ragazzi, che hanno detto “durante il mio ultimo anno di liceo non ho mai fatto i compiti. Ogni incarico che ho svolto ha utilizzato l’intelligenza artificiale generativa”, oppure uno studente ha addirittura citato un articolo che l’intelligenza artificiale ha inventato dal nulla.

Tra coloro che nel dibattito in corso pro e contro il ritorno alla vecchia scuola spesso ci sono i genitori, che non riescono a rinunciare facilmente all’edtech o, al contrario, spingono per ridurla.

Uno studio condotto da Anne Maheux dell’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, che studia l’uso della tecnologia da parte degli adolescenti, sostiene che tra i genitori sono i ricchi e gli istruiti a volere meno tecnologia in classe. Un rapporto del Pew Research Center del dicembre 2024 ha rilevato che il 58% degli adolescenti ispanici e il 53% di quelli neri hanno dichiarato di navigare su Internet quasi costantemente, rispetto al 37% degli adolescenti bianchi, invertendo di fatto il divario digitale.

Riferimenti

https://hdr.undp.org/data-center/2025-global-survey-ai-and-human-development

https://www.ilpost.it/2025/03/31/chatgpt-intelligenza-artificiale-scuola

https://www.frontiersin.org/journals/education/articles/10.3389/feduc.2025.1609518/full

[1] https://archive.md/2025.11.21-142445/ https://www.economist.com/united-states/2025/11/20/ai-is-accelerating-a-tech-backlash-in-american-classrooms#selection-1169.0-1186.0

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