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Meno fast fashion, più usato: i consumi della generazione Alpha



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I nuovi consumi della Generazione Alpha raccontano una generazione più consapevole: meno fast fashion, più seconda mano e pagamenti digitali in crescita. Un’evoluzione che riflette maturità e attenzione alla sostenibilità

Pubblicato il 21 ott 2025

Matilde Bille

Country Manager Italia di Pixpay



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Negli ultimi anni parlare di Generazione Alpha – i nati tra il 2010 e il 2025 – significa guardare da vicino a un mondo in trasformazione.

Sono i figli e i fratelli minori dei Millennials e della Gen Z, crescono in un contesto iperconnesso, in cui l’uso dello smartphone arriva quasi in contemporanea con i primi passi verso l’adolescenza. Ma al tempo stesso sono immersi in un’epoca di incertezza: crisi climatiche, inflazione, guerre, transizioni energetiche e tecnologiche ridisegnano le loro prospettive.

Tra fast fashion e second hand: nuovi segnali di consapevolezza

Abbiamo voluto osservare come questi ragazzi spendono i propri soldi, come ricevono la paghetta e in che modo utilizzano gli strumenti digitali di pagamento. Il Barometro 2025 dei consumi giovanili, pubblicato a settembre, analizza oltre un milione di transazioni effettuate tra settembre 2024 e giugno 2025 da ragazzi e ragazze dagli 8 ai 18 anni.

I dati raccontano una storia che sorprende e, in parte, rincuora: se lo scorso anno il quadro restituiva il ritratto di una “fast generation” – rapida nel consumo di moda a basso costo e di cibo veloce – quest’anno emergono segnali di maggiore consapevolezza.

Le transazioni su Shein diminuiscono del 5%, mentre quelle su Vinted crescono di quasi 3 punti percentuali. Un dato che va oltre il semplice confronto tra due brand: significa che l’usato, il riuso e il second hand stanno diventando “cool” anche per i più giovani, un risultato non scontato in un’epoca ancora dominata dall’attrattiva del nuovo a basso costo.

La paghetta come strumento di educazione finanziaria

Un primo aspetto cruciale riguarda la disponibilità di denaro. Oggi il 60% dei ragazzi riceve una paghetta regolare dai genitori, con una media di 42 euro al mese. Un numero in crescita del 46% rispetto al 2024, che va interpretato come un segnale di fiducia: sempre più famiglie scelgono di responsabilizzare i figli attraverso un budget personale.

La maggior parte (70%) riceve la paghetta su base mensile, il restante 30% su base settimanale. Una distinzione che non è banale: un budget mensile educa a pianificare, a diluire le spese nel tempo, a rinunciare a qualcosa nell’immediato per realizzare un obiettivo più grande. In altre parole, prepara i ragazzi a una visione meno impulsiva del consumo.

Eppure, in Italia, la percentuale di genitori che assegna regolarmente una paghetta è ancora bassa (33%, secondo uno studio Bilendi commissionato da Pixpay a febbraio 2025). Questo significa che c’è ancora molta strada da fare: l’educazione finanziaria non dovrebbe iniziare solo sui banchi di scuola o davanti al primo stipendio, ma già tra le mura di casa.

Pagamenti digitali e percezione del valore del denaro

Un altro elemento che emerge con forza è l’aumento dei pagamenti digitali. I ragazzi effettuano in media sei transazioni al mese con carta o wallet, ma la crescita più evidente riguarda l’uso di Apple Pay e Google Pay, che a giugno 2025 rappresentano già il 55% delle operazioni (+22% rispetto a un anno fa). In altre parole, la generazione Alpha si avvicina al denaro quasi esclusivamente in chiave immateriale: meno contanti, più digitale.

Questa tendenza apre due riflessioni. Da un lato, la rapidità con cui i giovani si adattano alle innovazioni è un indicatore del loro essere nativi digitali; dall’altro, il rischio è che l’assenza di contatto fisico con i soldi renda meno percepibile il loro valore. Qui torna in gioco il tema dell’educazione finanziaria: insegnare che anche un “tap” sullo smartphone comporta una spesa reale, e che la gestione del denaro richiede consapevolezza.

Dove spendono i ragazzi: tra cibo, moda e online

Nonostante i cambiamenti, il cibo resta la voce di spesa principale, con il 51,5% delle transazioni. Supermercati (21,7%), ristoranti (16,3%) e fast food (13,5%) continuano a dominare il podio. Seguono bar e tabacchi (9,7%) – un dato che merita attenzione, anche considerando la possibilità di errori di classificazione nei sistemi di pagamento – e l’abbigliamento (7,1%).

Cultura e intrattenimento scendono dal 6% al 5%, un calo non enorme ma significativo se confrontato con la centralità che questi ambiti hanno avuto per le generazioni precedenti. In leggera flessione anche videogiochi e giochi, al 3% delle transazioni.

Se si osservano i brand, il podio resta dominato da McDonald’s (472.000 euro) e Amazon (297.000 euro). Ma la novità è nel confronto tra Shein (218.000 euro) e Vinted (123.000 euro). La prima cala, la seconda cresce, segnalando che la sostenibilità può diventare un driver di scelta anche per gli adolescenti.

Interessante la differenza di genere: le ragazze continuano a preferire Shein, mentre i ragazzi prediligono PlayStation, con Amazon come denominatore comune. Inoltre, i ragazzi acquistano online più delle coetanee (28% delle spese contro il 18% delle ragazze), confermando un approccio più digitale ai consumi.

Un futuro meno “fast” e più consapevole

Il quadro che emerge dal Barometro 2025 è quello di una generazione che, pur non rinunciando ai consumi veloci, sta lentamente cambiando prospettiva. Non è ancora la rivoluzione green che molti auspicano, ma il segnale è chiaro: il second hand conquista terreno, e con esso la possibilità di rendere il consumo meno impattante.

Il compito di genitori, scuole e istituzioni è ora quello di sostenere questo cambiamento: educare alla gestione consapevole del denaro, valorizzare la sostenibilità, accompagnare i ragazzi nell’uso responsabile delle tecnologie.

Perché la Generazione Alpha, se adeguatamente formata, potrà diventare la prima a coniugare davvero digitale, responsabilità e sostenibilità.

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