Negli ultimi mesi il dibattito italiano sull’educazione digitale ha mostrato in modo lampante una contraddizione: mentre crescono le notizie di violenze tra adolescenti e relazioni segnate dal controllo, dalla gelosia e dalla sopraffazione, si è arrivati a ipotizzare di cancellare l’educazione digitale dalle scuole.
Una proposta che, se fosse passata, avrebbe significato lasciare i ragazzi soli nel luogo dove oggi crescono e comunicano di più: lo spazio digitale.
La successiva retromarcia — arrivata dopo il forte dissenso di educatori, pedagogisti e realtà del terzo settore — rappresenta un passo necessario, ma anche un segnale di quanto ancora manchi una cultura condivisa sull’importanza di educare alle emozioni e all’affettività.
Le parole di Gino Cecchetin, padre di Giulia, continuano a risuonare come un appello civile e pedagogico: parlare di rispetto, consenso e cura prima ancora di parlare di violenza.
Indice degli argomenti
Educazione digitale e cultura del consenso tra adolescenti
Viviamo dentro una cultura del like, dove conferma e appartenenza passano da un gesto istantaneo. In questo contesto, il concetto di consenso rischia di perdere il suo significato più profondo.
Un “cuore”, un commento o un messaggio letto possono sembrare segnali affettivi, ma non lo sono. Il consenso non è mai un’interpretazione o un presupposto implicito: è un sì chiaro, libero, informato, reversibile. Questo dovrebbe essere uno degli alfabeti fondamentali da insegnare fin dall’adolescenza.
I dati su educazione digitale, disagi e controllo nelle relazioni
Le ricerche più recenti dell’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale di Social Warning mostrano che il 67% dei ragazzi italiani tra i 13 e i 18 anni utilizza i social per cercare informazioni su amore, corpo e sessualità, mentre quasi 4 adolescenti su 10 dichiarano di non sentirsi a proprio agio a parlarne con adulti di riferimento.
Allo stesso tempo, l’ultimo rapporto di Save the Children segnala un aumento significativo dei casi di controllo digitale nelle coppie giovanili, con il 46% dei ragazzi e delle ragazze che ammette di aver spiato il partner online “per gelosia” o “per protezione”.
Chatbot e relazioni: quando il dialogo si sposta sull’intelligenza artificiale
In questo vuoto comunicativo si inseriscono sempre più spesso i chatbot: strumenti che molti adolescenti percepiscono come sicuri, disponibili e non giudicanti.
Nelle mie attività e nei percorsi scolastici di educazione all’affettività e alla sessualità, emerge chiaramente come gli adolescenti chiedano ai chatbot ciò che non riescono più a chiedere agli adulti: consigli su emozioni, consenso, limiti, identità.
Ne avevo già scritto su Agendadigitale: i ragazzi non rifiutano il dialogo con gli adulti, ma lo cercano in forme e tempi che noi spesso non comprendiamo.
La Generazione TikTok tra educazione digitale e nuovi immaginari affettivi
La Generazione TikTok cresce dentro un ecosistema affettivo nuovo, dove le emozioni si misurano in visualizzazioni e il valore personale sembra corrispondere al numero di like ricevuti. Relazioni lampo, discussioni pubbliche, gelosie gestite tramite accessi a WhatsApp o Direct su Instagram: è in questa dimensione che si forma l’immaginario emotivo dei più giovani.
Eppure, per anni, gli adulti hanno liquidato questo mondo come “irreale”, dimenticando che per i ragazzi è tutt’altro che virtuale: è il loro spazio autentico di confronto, appartenenza e crescita.
Il bisogno di modelli adulti credibili nelle relazioni d’amore
Quando entro nelle scuole, mi colpisce sempre la stessa domanda, diretta e disarmante: “Come si fa ad amarsi bene?”. È la sintesi di un bisogno profondo di sicurezza emotiva e di modelli relazionali autentici.
Gli adolescenti non chiedono manuali, chiedono adulti presenti, capaci di mostrare come si affronta un conflitto senza svalutare l’altro, come si dice “no” senza colpevolizzare, come si vive una relazione senza annullarsi.
Modelli digitali distorti e sfida dell’educazione digitale critica
Eppure, i modelli dominanti che arrivano dal digitale raccontano spesso l’opposto: gelosia come prova d’amore, controllo come cura, esposizione mediatica come garanzia di sincerità.
Influencer, tiktoker, reality e format d’intrattenimento plasmano l’immaginario affettivo con una potenza che la scuola e la famiglia, oggi, devono imparare a controbilanciare.
Non demonizzandoli, ma educando alla lettura critica dei linguaggi, dei gesti e dei significati che trasmettono.
Educazione digitale come prevenzione primaria di violenza e disagio
Per questo, togliere l’educazione digitale sarebbe stato un errore grave: non è una materia accessoria, ma una forma di prevenzione primaria alla violenza e al disagio relazionale.
L’educazione al rispetto e quella alle tecnologie devono camminare insieme, perché la sfera online e quella affettiva oggi si intrecciano in modo inseparabile.
Divieti, pornografia online e limiti degli strumenti tecnici
Parliamo anche della recente riforma che ha introdotto in Italia il blocco dell’accesso ai siti pornografici, imponendo la verifica dell’età. Questa riforma esprime un intento giusto: proteggere i minori da contenuti potenzialmente dannosi.
Tuttavia, come spesso accade quando si interviene solo dal punto di vista normativo o tecnologico, il problema viene spostato, ma non risolto. I ragazzi conoscono benissimo gli strumenti digitali e non tardano a trovare soluzioni per aggirare il sistema, come l’utilizzo di VPN o browser anonimi.
Questo fenomeno, già osservato in altri Paesi che hanno adottato misure simili, dimostra con chiarezza che la semplice “interdizione tecnica”, il divieto, non basta.
Dal punto di vista educativo, vietare l’accesso a determinati contenuti può essere un primo passo, ma se non viene accompagnato da una vera educazione affettiva e digitale, si rischia di far passare un messaggio pericoloso: che basti una barriera informatica per tutelare i nostri figli.
In realtà, la fragilità non si elimina con un filtro, ma si affronta solo attraverso il dialogo, l’accompagnamento educativo, la chiarezza sui temi della sessualità, del consenso e sul senso critico verso i modelli mediatici.
Gli adolescenti, se lasciati soli di fronte al web, continueranno a esplorare, spesso in modo più rischioso. Solo una scuola e una comunità educante capaci di farsi domande, di ascoltare e di mettere e mettersi in discussione può aiutare i giovani a diventare consapevoli, responsabili e liberi anche di fronte ai contenuti più complessi.
Educare al consenso oltre i like e il controllo digitale
Educare al consenso significa insegnare che l’amore non è controllo, ma ascolto; che ogni relazione è un dialogo, non un possesso; che l’altro non è un oggetto di conferma ma un soggetto di pari dignità.
Significa parlare di linguaggi, emozioni e limiti. Ma anche di responsabilità collettiva: perché nessun like o follower potrà mai valere quanto una relazione sana e libera.
Una comunità educante per una vera educazione digitale e affettiva
La Generazione TikTok non è perduta. È semplicemente la prima a crescere dentro un universo di connessioni continue che nessuno ha ancora imparato davvero a governare.
Per questo ha bisogno di adulti competenti, capaci di parlare d’amore e rispetto con lo stesso linguaggio con cui si parla di tecnologia.
Ha bisogno di una scuola, e di un mondo adulto di riferimento, che non arretri, che non si fermi, ma che scelga di diventare luogo vivo e pulsante di educazione affettiva, digitale e civica.












