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Supply chain e dati, come ridurre i rischi legati all’evasione fiscale



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La sicurezza di filiera passa dalla tracciabilità: segnali deboli e indicatori patrimoniali possono rivelare fragilità dei partner. Nessun dato basta da solo: serve incrocio, interpretazione coerente e lettura dell’evoluzione nel tempo

Pubblicato il 20 gen 2026

Marco Sartori

CEO di Kyp srl ed esperto in compliance aziendale



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L’evasione fiscale, come ricorda la stessa Agenzia delle Entrate, è ancora una delle distorsioni strutturali del sistema italiano. Non si traduce soltanto in risorse sottratte allo Stato: crea asimmetrie competitive, altera i prezzi e penalizza proprio le imprese più corrette.

E, soprattutto, genera un rischio indiretto spesso sottovalutato: quello di collaborare inconsapevolmente con soggetti opachi, talvolta vere e proprie società di comodo o “cartiere”, costituite per emettere fatture false o alimentare frodi più complesse. È un rischio che può riverberarsi sulla reputazione aziendale, sugli audit, sulle responsabilità legali e perfino sulla continuità dell’impresa.

Il recente convegno alla Camera “I sistemi informativi del fisco per il contrasto all’evasione fiscale – Nuovi strumenti e tutela del contribuente”, promosso dalla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, cui abbiamo preso parte, ha riportato al centro del dibattito un tema decisivo: come innovare su tecnologia e dati senza smarrire i principi di legalità, tutela dei diritti, sicurezza ed equilibrio istituzionale.

Una discussione che, pur focalizzata sul mondo fiscale, parla in realtà a tutte le imprese: perché gli stessi interrogativi guidano oggi la trasformazione della supply chain, sempre più dipendente dalla qualità del dato, dalla sua tracciabilità e dalla sua intelligibilità.

Tracciabilità della supply chain come sicurezza moderna

In questo contesto, la tracciabilità della filiera è una forma moderna di sicurezza. I rischi spesso emergono da segnali deboli come l’assenza di personale, un ciclo di vita dell’azienda anomalo, crescite repentine e cessazioni improvvise, mancanza di certificazioni obbligatorie o di un organo di controllo, assenza di un rating di legalità.

Altre volte la fragilità si coglie nella struttura patrimoniale, nella scarsa capitalizzazione, nella mancanza di immobilizzazioni materiali, nelle difficoltà di accesso al credito o nella ridotta capacità di generare valore aggiunto.

Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, offre certezze assolute, ma è l’incrocio dei dati, la loro interpretazione coerente e la capacità di leggere ciò che cambia nel tempo a permettere una valutazione attendibile.

Ed è qui che emerge il ruolo decisivo della tecnologia.

Cultura del dato e processi: quando la tecnologia funziona davvero

Negli ultimi anni si è consolidata la convinzione che basti introdurre nuovi strumenti digitali per risolvere la complessità della governance dei partner. La tecnologia, però, funziona davvero solo quando è accompagnata da una cultura dei dati e da un processo disciplinato di analisi: sapere quali fonti consultare, come integrarle, come verificare la consistenza delle informazioni, come distinguere un’anomalia contingente da un segnale di rischio strutturale.

L’interoperabilità costituisce il primo pilastro di questa evoluzione. Permette di superare la frammentazione informativa storica e di comporre un quadro unico: quello che collega dati ufficiali, informazioni operative e registri istituzionali, offrendo una lettura continua e dinamica della filiera.

Una supply chain non è un elenco di fornitori, ma un organismo che muta nel tempo e, senza interoperabilità, quel movimento resta invisibile.

Intelligenza artificiale e monitoraggio continuo della filiera

Il secondo pilastro è l’intelligenza artificiale. L’AI non sostituisce il giudizio umano, ma lo potenzia: riconosce pattern, individua correlazioni, segnala variazioni minime che potrebbero indicare un problema più grande.

In un mondo in cui nessun analista umano può monitorare manualmente migliaia di informazioni provenienti da decine di fonti eterogenee, l’AI diventa l’unico strumento capace di garantire continuità, tempestività e profondità di analisi.

Integrità dei dati e accountability: controlli dimostrabili nel tempo

Il terzo pilastro è rappresentato dalle tecnologie che assicurano integrità e verificabilità nel tempo. In un contesto normativo che chiede accountability crescente, poter dimostrare la correttezza dei processi di controllo è importante quanto effettuare il controllo stesso.

La tracciabilità dei dati non serve solo per prevenire frodi, ma anche per proteggere l’impresa da contestazioni o responsabilità indesiderate.

Due diligence continua e approccio predittivo nella supply chain

La somma di questi elementi sta trasformando la supply chain in un ambito strategico e non più puramente operativo. Governarla in modo trasparente significa tutelare l’azienda, ma anche contribuire a un’economia più sana.

Perché una filiera non controllata, anche se apparentemente efficiente, espone tutti, dai clienti ai partner, fino ai dipendenti, a rischi che possono manifestarsi a distanza di mesi o anni.

La trasformazione in corso richiede quindi un cambio di paradigma: la due diligence non può più essere un atto iniziale, un momento isolato, ma un processo continuo, parte integrante della gestione del rischio.

Serve un approccio predittivo, non soltanto retrospettivo. Serve la capacità di leggere la filiera come un flusso e non come una fotografia.

Serve, soprattutto, la consapevolezza che la trasparenza non è un vincolo, ma una forma moderna di competitività.

La fiducia passa dalla verificabilità di ogni passaggio

In un mercato che chiede prove, non dichiarazioni, una supply chain è davvero sicura solo quando ogni passaggio è verificabile, quando ogni scelta è documentabile, quando ogni partner è conosciuto nella sua evoluzione e non solo nel momento dell’ingresso.

È questo, oggi, il fondamento della fiducia. Ed è da qui che passa la costruzione di un sistema economico più resiliente, più equo e più capace di sostenere l’innovazione senza sacrificare la responsabilità.

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