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Business Intelligence per la PA, come il Mit trasforma i dati dei trasporti



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Dalla digitalizzazione delle pubblicazioni statistiche alla correlazione dei microdati sull’incidentalità stradale: un progetto di BI, in collaborazione con TIL, che integra estrazione, rimodellamento, validazione e visualizzazione dei dati per supportare decisioni, governance e collaborazione interna nella pubblica amministrazione 

Pubblicato il 29 gen 2026



qualita_dei_dati_ai_agendadigitale; Business Intelligence per la PA

Nel percorso europeo verso una mobilità più sostenibile e intelligente, la disponibilità di dati non è più un tema tecnico: è una condizione abilitante per governare sistemi complessi, integrare servizi, migliorare l’efficienza e misurare politiche pubbliche. La Commissione europea, nel quadro delle iniziative dedicate alla digitalizzazione dei trasporti, collega esplicitamente questo percorso all’obiettivo di una riduzione del 90% delle emissioni di gas serra del settore trasporti entro il 2050, indicando come sfida cruciale lo “sblocco” del potenziale dei mobility data attraverso un accesso e una condivisione più semplici. In parallelo, la Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente e la strategia europea per i dati richiamano la necessità di creare uno spazio comune europeo dei dati per la mobilità, pensato per facilitare accesso, pooling e condivisione di dati da fonti esistenti e future.

La letteratura scientifica, dal canto suo, mette a fuoco un punto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: non basta raccogliere dati, perché la loro utilità dipende dalla capacità di gestirli e renderli interrogabili e visualizzabili in modo efficace. Un paper presentato al workshop Destion ’25 e pubblicato da Acm osserva che gli studi in ambito trasporti generano grandi quantità di dati che risultano difficili da archiviare, processare, interrogare e visualizzare “rapidamente e facilmente”, e analizza come le scelte di implementazione dei database incidano su questi aspetti della data management. Un passaggio che riguarda da vicino anche la pubblica amministrazione italiana, dove la disponibilità di informazioni non sempre coincide con la possibilità di trasformarle in evidenze.

È in questo quadro – tra policy e vincoli operativi – che si colloca il case del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), dove il tema non era “avere” dati, ma riuscire a trasformare un patrimonio informativo già disponibile in qualcosa di realmente elaborabile e fruibile. Il progetto nasce nell’Ufficio di Statistica e si sviluppa con il supporto consulenziale di The Information Lab (TIL) e l’uso di Tableau, con l’obiettivo di superare il limite tipico di molte amministrazioni: dati pubblicati, ma difficili da riusare.

Dati frammentati e difficoltà di interpretazione

Per capire il punto di partenza bisogna guardare all’output “naturale” di un ufficio statistico: una produzione continuativa basata su rilevazioni campionarie e censuarie che confluisce in attività di diffusione e pubblicazione. Nel caso del Mit, tra gli output citati rientrano anche due pubblicazioni annuali – il Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti e il Diporto nautico in Italia – che fino a poco tempo fa venivano rese disponibili soprattutto in forme statiche.

“Quello che noi andiamo a diffondere è essenzialmente una pubblicazione di tipo cartaceo – spiega Daniele Lazzaretti, dirigente dell’Ufficio di Statistica del Mit –. Al più pubblichiamo sul sito istituzionale un Pdf, ma solamente non lavorabile. L’esigenza era fornire questi dati in forma digitale ma in forma elaborabile, sia verso un target esterno sia per l’uso interno”. Lazzaretti sottolinea in particolare come la pubblicazione di dati statici limitasse la capacità di analisi e la possibilità di trarne evidenze per le decisioni strategiche. “Eravamo piuttosto deboli sull’uso della tecnologia a supporto – aggiunge –. Questa era l’esigenza iniziale che ci ha portato a fare scouting su una serie di prodotti, e la scelta è ricaduta su Tableau”.

Trasformare la mole documentale in patrimonio informativo

L’incontro con TIL è avvenuto in modo fortuito, ma si è rivelato determinante. “È stato casuale, durante un convegno Salesforce – racconta Lazzaretti –. Da lì è nato un primo confronto sulle nostre esigenze e, dopo una fase di scouting su diverse soluzioni, la scelta è ricaduta su Tableau. Di The Information Lab ci ha colpito l’approccio consulenziale, subito calato sulle nostre necessità. È stata fatta una formazione, un training on the job specifico sul prodotto, basato sulle potenzialità di Tableau applicate ai nostri dati”.

Prima dell’introduzione della nuova soluzione, i dati del Ministero provenivano da file Excel gestiti in compartimenti separati, senza possibilità di correlazione. “Lavorando così, non c’era interazione tra le diverse rilevazioni statistiche – spiega ancora Lazzaretti –. Con Tableau abbiamo scoperto la possibilità di correlare indicatori e analizzare fenomeni in modo integrato, grazie a filtri e matrici di visualizzazione”.

Case study Mit: l’esigenza di visualizzazioni interattive

La collaborazione con TIL ha preso forma attraverso due prototipi distinti, in risposta ad esigenze operative complementari. Il primo riguardava la digitalizzazione dei contenuti del già citato Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, convertito così in risorsa digitale e interattiva. Il secondo affrontava invece un tema di grande rilevanza sociale: l’incidentalità stradale.

Sviluppato all’interno di un gruppo di lavoro che il Mit coordina, in collaborazione con Istat, Aci, Aiscat e altre associazioni, il progetto aveva l’obiettivo di mettere a disposizione e correlare indicatori statistici diversi per consentire una lettura più articolata del fenomeno. Come spiega Lazzaretti, “abbiamo fornito i microdati, condivisi da Istat, e TIL li ha implementati con l’obiettivo di correlare indicatori legati, ad esempio, alla tipologia di strada, alle fasce orarie e ai giorni della settimana in cui si verificano più incidenti con morti e feriti, fino ad arrivare alle zone di occorrenza”. La struttura delle dashboard che ne è emersa consente ora una prima vista d’insieme e, successivamente, un’analisi progressiva sempre più dettagliata, fino al livello della singola provincia. “Questo – puntualizza il dirigente – ci permette di studiare il fenomeno in maniera molto più precisa”. Ma non solo. Accanto agli aspetti analitici, è stata curata anche la fruibilità per utenti con livelli di competenza diversi. “Nelle dashboard è stata inserita la possibilità di avere una guida in tempo reale su ciò che si sta consultando – aggiunge Lazzaretti –: una funzionalità utile perché rende l’utilizzo più semplice anche per utenti non esperti”.

Processo e soluzioni di data visualization

Dal lato della consulenza, il duplice progetto assume una prospettiva diversa e complementare, che mette a fuoco il lavoro di preparazione e validazione dei dati. “Il primo intervento – riepiloga Eleonora Cavalera, data analyst consultant di TIL – non era complesso, ma macchinoso: dovevamo prendere informazioni distribuite su diversi paragrafi delle pubblicazioni e costruire una singola fonte del dato strutturata. Abbiamo estratto i contenuti, li abbiamo trasferiti in file Excel, uniformati, ripuliti e uniti in un’unica sorgente coerente”.

Il secondo progetto, invece, ha messo al centro il trattamento dei microdati relativi all’incidentalità stradale. “In questo caso – aggiunge Cavalera – i dati ci sono stati consegnati in formato grezzo, e abbiamo lavorato per rimodellarli, renderli coerenti e significativi, compatibili con Tableau. Il flusso è stato costruito in modo metodico, con vari checkpoint intermedi per garantire coerenza e qualità. L’ultimo livello di verifica avviene durante la costruzione delle dashboard, in una fase finale di quadratura: in quel momento si controlla che tutto torni anche dal punto di vista della rappresentazione grafica. È sempre possibile tornare indietro di qualche passaggio per correggere o affinare”.

Tableau: la scelta dello strumento e le funzionalità decisive per la PA

Per TIL, la scelta di Tableau è stata naturale. “Si tratta di uno strumento che non richiede particolari competenze di coding o scrittura di query – osserva Eleonora Cavalera –. Con pochi clic si possono creare visualizzazioni, grazie a un’interfaccia molto intuitiva e a un approccio no coding. Le funzionalità principali sono la facilità di utilizzo, la qualità grafica elevata, l’interattività avanzata con filtri e drill down, la flessibilità nell’integrazione e la velocità di sviluppo. È ideale per progetti pubblici in cui le tempistiche sono contenute”.

Oltre alla rappresentazione visiva, Tableau ha permesso al Ministero di validare i dati durante la costruzione delle dashboard, garantendo precisione e tracciabilità. “È quindi utile non solo per la visualizzazione – aggiunge la data analyst – ma anche per la fondamentale trasformazione dei dati in insight chiari e accessibili”.

I vantaggi strategici della BI nella PA: efficienza e trasparenza

Il dirigente dell’Ufficio di Statistica del Mit Lazzaretti, individua, in questo scenario, due vantaggi principali. “Il primo – chiarisce – consiste nella possibilità di permettere una fruizione a un target eterogeneo di utenti: da una overview per dirigenti e decisori, fino alla possibilità per gli addetti ai lavori di effettuare analisi correlate. Il secondo è la velocità: riusciamo a mettere a disposizione il dato con maggiore rapidità e pulizia”. Il nuovo sistema consente infatti, come detto, di validare i dati in modo più efficiente: “Prima di pubblicare un dato dobbiamo certificarlo – mette in evidenza il dirigente -. Oggi questo strumento ci permette di lavorare offline, certificare il dato e metterlo a disposizione in tempi più brevi”.[Ritorno a capo del testo]Un ulteriore effetto positivo, infine, riguarda la collaborazione interna: «All’interno dell’Ufficio sta prevalendo la curiosità di conoscere cosa fanno i colleghi – puntualizza Lazzaretti –. È un lavoro virtuoso che favorisce il mix di competenze e la condivisione”.

La BI come strumento di governance: impatto sulla pianificazione

A tutto questo va aggiunto che le dashboard non sono solo strumenti di consultazione, ma veri e propri supporti alla governance. “Grazie alla loro capacità di correlare variabili e individuare pattern che prima restavano nascosti, permettono di studiare i fenomeni in modo preciso – spiega Lazzaretti –. In tal modo, si rivelano strumenti utili ad influenzare le politiche di mobilità, sicurezza e sostenibilità, fornendo basi oggettive per le decisioni”.

Estendere la cultura del dato oltre il progetto pilota

Il modello sviluppato dal Mit è pensato per essere replicabile. “Abbiamo voluto rendere il flusso di preparazione dei dati dinamico e automatizzabile – spiega Eleonora Cavalera – in modo da poter integrare più facilmente nuovi dati in futuro, senza dover ripartire da zero”. E se si considera che l’approccio del Ministero si inserisce nella cornice europea di una mobilità più sicura e sostenibile, risulta evidente che l’uso dei dati, resi interoperabili e visualizzati in tempo reale, apre la strada a una pianificazione basata su evidenze, con un impatto di più alto livello su sicurezza stradale, infrastrutture e riduzione delle emissioni.

Il valore aggiunto di TIL: partnership tecnologica e know-how

Nel racconto del dirigente Mit, il patrimonio del progetto non coincide tanto con l’adozione di uno strumento, quanto con il modo in cui l’affiancamento consulenziale ha inciso sui processi interni e sul lavoro quotidiano dell’Ufficio di Statistica. “Il valore non sta solo nella tecnologia – osserva Lazzaretti – quanto nella collaborazione con TIL, che ci ha affiancato passo dopo passo, trasferendo competenze e metodologie”. L’effetto organizzativo generato dalla maggiore accessibilità dei dati ne è una diretta conseguenza: la possibilità di consultare dashboard condivise ha favorito una circolazione delle informazioni prima più difficile, riducendo il lavoro “a compartimenti stagni”.

Ma i benefici si sono estesi anche oltre, dando corpo a un’evidenza non banale: la business intelligence può rivelarsi non solo un utile strumento di supporto alle decisioni, ma anche un abilitatore di pratiche di lavoro più trasversali, che rafforzano la capacità dell’amministrazione di produrre, validare e diffondere dati in modo più consapevole.

Articolo realizzato in collaborazione con TIL

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