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eCommerce italiano 2026: perché la crescita ora passa da fiducia e frequenza



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L’eCommerce italiano entra in una fase di maturità: non vince chi apre più shop o allarga l’assortimento, ma chi costruisce frequenza, fiducia e una relazione continuativa con l’utente. I dati degli Ecommerce Italia Awards mostrano un mercato più concentrato, con piattaforme globali stabilmente al vertice e imprese italiane solide nella Top 100

Pubblicato il 28 gen 2026

Davide Casaleggio

Casaleggio Associati e presidente e fondatore di Camelot.vote



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L’eCommerce italiano ha superato definitivamente la fase dell’espansione quantitativa. I dati degli Ecommerce Italia Awards 2026 mostrano un mercato entrato in una fase di maturità strutturale, dove la crescita non è più legata alla semplice apertura di nuovi shop o all’allargamento dell’assortimento, ma alla capacità di costruire frequenza, fiducia e relazione continuativa con l’utente.

Il ranking, basato sull’analisi di oltre 12.000 siti Ecommerce attivi in Italia in 17 settori, restituisce una fotografia chiara: il vertice della classifica è ormai stabilmente occupato da piattaforme globali, mentre le imprese italiane mantengono una presenza diffusa e solida nella Top 100, ma faticano a presidiare le primissime posizioni assolute.

Top 10: il dominio degli ecosistemi

La Top 10 Ecommerce Italia 2026 è guidata da Amazon, Temu e Subito, seguiti da eBay, Booking.com e Apple Store. I primi quattro posti sono occupati da marketplace, a conferma che il modello più resiliente non è quello del singolo retailer, ma quello dell’ecosistema.

Amazon rappresenta la piattaforma di acquisto, Temu la piattaforma di scoperta, Subito la piattaforma di relazione e scambio. Modelli diversi, ma accomunati da un elemento chiave: la frequenza di utilizzo. L’utente non entra solo per comprare, ma per esplorare, confrontare, tornare.

Il caso Temu è emblematico. A meno di tre anni dall’ingresso nel mercato italiano, la piattaforma ha raggiunto il secondo posto assoluto, diventando in tempi rapidissimi un riferimento nei comportamenti d’acquisto online. Non si tratta più di un fenomeno emergente, ma di un attore strutturale che ha ridefinito le aspettative su prezzo, assortimento e velocità.

Top 100: l’Ecommerce come infrastruttura dei servizi

Se la Top 10 racconta il vertice, è la Top 100 descrive la vera dinamica competitiva in corso. Qui convivono marketplace, piattaforme di servizi, operatori regolati, retailer omnicanale. E soprattutto emergono settori che fino a pochi anni fa erano marginali nell’online: farmacie, assicurazioni, ticketing e gaming.

Il dato chiave è che la crescita non è più legata alla singola transazione, ma alla ricorrenza del bisogno. Le aziende che mantengono o migliorano la propria posizione sono quelle che intercettano esigenze quotidiane: spesa, mobilità, salute, intrattenimento.

In questo contesto, l’omnicanalità non è più un vantaggio competitivo, ma un prerequisito. Chi aveva una rete fisica forte e l’ha integrata in modo efficace con il digitale resta stabilmente nella Top 100. MediaWorld, Leroy Merlin, Decathlon e Unieuro sono esempi di un retail che ha superato la dicotomia online/offline per diventare un’unica esperienza.

Un elemento trasversale a tutte le classifiche è il peso crescente degli operatori asiatici. Oltre a Temu, continuano a crescere Shein e AliExpress, mentre il controllo di MediaWorld da parte di JD.com introduce un ulteriore livello di lettura: la competizione non è più solo commerciale, ma infrastrutturale. Probabilmente, infatti, vedremo la costruzione di una piattaforma logistica alternativa ad Amazon che partirà da questa acquisizione.

La scala internazionale consente investimenti in logistica, marketing, pricing e tecnologia difficilmente replicabili da operatori locali. L’indice di italianità lo conferma: le aziende italiane sono numerose nel ranking complessivo, ma sottorappresentate nelle prime posizioni dei settori dove la competizione è globale per definizione, come marketplace, turismo ed elettronica.

Fastest Growing: dove accelera il mercato

La classifica Top 10 Fastest Growing 2026 misura la crescita ponderata combinando avanzamento in classifica, crescita relativa e incremento percentuale del traffico. In testa troviamo Agoda, seguita da Temu e Trip.com. Ancora una volta, turismo e marketplace guidano l’accelerazione.

Accanto a questi emergono segnali strutturali importanti. Il second hand entra stabilmente tra i segmenti a maggiore crescita, con Backmarket e Vinted. Non più nicchia, ma comportamento di consumo diffuso legato anche alla disponibilità economica delle famiglie. Allo stesso tempo, il gambling online mostra tassi di crescita elevati in un mercato profondamente ridisegnato dagli interventi regolatori del 2025.

Un caso di continuità è Dr. Max, presente per il secondo anno consecutivo tra i Fastest Growing: la farmacia online si conferma uno dei settori più maturi e strutturati dell’Ecommerce italiano. A differenza degli altri settori non è ancora emerso un attore incontrastato e vedremo quindi probabilmente ancora attività di M&A nel settore.

Leader di settore: non esiste un unico modello vincente

La classifica dei Leader di Settore è probabilmente la più istruttiva degli Ecommerce Italia Awards 2026, perché smonta una delle illusioni più diffuse nel mercato: l’idea che esista un unico modello vincente replicabile ovunque. I dati mostrano esattamente il contrario. Ogni settore sviluppa regole competitive proprie, determinate dalla natura del bisogno, dalla frequenza di acquisto, dal livello di fiducia richiesto e dal grado di coinvolgimento emotivo dell’utente.

Nel Turismo, ad esempio, vince chi diventa interfaccia unica della complessità. Booking.com domina perché intercetta una molteplicità di micro-decisioni – destinazione, prezzo, timing, cancellazione – facilitando il cliente. In questo contesto, i singoli operatori (compagnie aeree, treni, hotel) faticano a competere sulla stessa profondità di servizio, e finiscono per dividersi il traffico su nicchie sempre più specifiche.

Nel comparto Farmacie online, invece, il driver principale non è la scelta, ma la fiducia. La leadership di Redcare e la crescita costante di Dr. Max indicano che il mercato sta entrando in una fase di consolidamento: non basta più essere presenti online, serve costruire autorevolezza, affidabilità logistica e continuità di relazione. L’ingresso di nuovi player nella Top 3 segnala un settore ancora dinamico, ma con barriere reputazionali sempre più alte.

La Moda rappresenta il settore più polarizzato. Zalando resta il riferimento per assortimento e servizi, ma accanto convivono modelli profondamente diversi: il second hand di Vinted, il fast fashion ultra-reattivo di Shein, i brand verticali come Zara e H&M. Il dato interessante non è chi vince, ma il fatto che il consumatore alterni consapevolmente modelli opposti a seconda del contesto: risparmio, sostenibilità, status, immediatezza. Qui la leadership non è solo una questione di volumi, ma di posizionamento mentale.

Nel settore Elettronica, il 2026 segna un passaggio chiave: la leadership dei produttori sui retailer tradizionali. Apple Store al primo posto, seguito da altri brand manufacturer, indica una crescente propensione all’acquisto diretto dal produttore, percepito come garante di esperienza, assistenza e continuità. I retailer multi-marca restano centrali, ma devono competere su servizi, disponibilità immediata e integrazione omnicanale.

Nei comparti a frequenza elevata – alimentare, pet care, gambling – la leadership è determinata dalla capacità di entrare nella routine. Just Eat, Zooplus o Sisal vincono perché diventano abitudini, non destinazioni occasionali. In questi settori, programmi di fidelizzazione, app e semplicità operativa contano più dell’assortimento.

Infine, settori come Casa e arredamento mostrano come anche categorie storicamente “fisiche” possano sviluppare leadership digitali quando logistica, contenuto e specializzazione lavorano insieme. Il successo di Leroy Merlin, Ikea o Deghi dimostra che il limite non è il prodotto, ma l’esperienza progettata intorno ad esso.

La lezione trasversale è chiara: i leader di settore non condividono un canale, ma una capacità. Quella di rispondere meglio di chiunque altro a un bisogno specifico, nel modo più coerente con le aspettative dell’utente. In un Ecommerce sempre più maturo, la leadership non nasce dall’essere ovunque, ma dall’essere esattamente dove serve.

Una competizione che si sposta dal “cosa” al “come”

La lettura complessiva degli Ecommerce Italia Awards 2026 suggerisce anche un cambio di natura della competizione. Se nella fase di espansione dell’Ecommerce la differenza la facevano catalogo, prezzo e performance di marketing, oggi il confronto si gioca sempre più sul come e non sul cosa. Tempi di consegna, qualità della search interna, semplicità del checkout, politiche di reso, customer care e capacità di personalizzazione diventano elementi determinanti quanto, e spesso più, del prodotto stesso.

In questo scenario, l’Ecommerce tende ad assomigliare sempre meno a un canale di vendita e sempre più a una infrastruttura di servizio. Le piattaforme che crescono sono quelle che riducono l’attrito cognitivo e operativo dell’utente, anticipano il bisogno e costruiscono abitudini. Non a caso, i player più forti sono quelli che riescono a presidiare più momenti del customer journey: scoperta, comparazione, acquisto, riacquisto, assistenza.

Per le imprese italiane questo implica una scelta strategica chiara. Competere sulla scala globale è difficile, ma competere su specializzazione, autorevolezza e relazione resta possibile. I dati mostrano che quando un Ecommerce riesce a diventare “il posto giusto” per un bisogno specifico – dalla farmacia all’arredamento, dallo sport al bricolage – può costruire una posizione solida anche in un mercato altamente concentrato.

In definitiva, l’Ecommerce italiano non premia più chi vende online, ma chi progetta esperienze digitali sostenibili nel tempo. La crescita non è scomparsa: ha semplicemente cambiato forma.

L’Ecommerce come relazione continuativa

Gli Ecommerce Italia Awards 2026 restituiscono l’immagine di un settore sempre meno legato all’atto di acquisto e sempre più orientato alla costruzione di relazioni continuative. In un contesto dominato da piattaforme globali e da economie di scala, la vera sfida per le imprese italiane non è imitare i marketplace, ma scegliere con precisione dove giocare: su quale bisogno, con quale frequenza, con quale proposta di valore.

Il commercio digitale non è più una corsa all’apertura, ma una disciplina di posizionamento. E i dati, oggi più che mai, servono a questo: togliere rumore e leggere la direzione reale del mercato.

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