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La Costituzione di Claude: alla ricerca di un’AI etica



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Anthropic aggiorna la “Costituzione di Claude”, un testo operativo che guida addestramento e allineamento del modello. Definisce una gerarchia di priorità (sicurezza, etica, policy, utilità) e privilegia il giudizio al semplice rispetto di regole. Il documento evolve con l’uso agentico e riapre, con cautela, il tema dello status morale dell’AI. Vediamo la portata e le…

Pubblicato il 28 gen 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



costituzione claude

Nella Costituzione di Claude c’è tutto il problema di governare l’AI in questa fase. L’ansia di provarci, la difficoltà di riuscirci.

Il documento con cui Anthropic definisce valori, priorità e limiti del proprio modello – aggiornato qualche giorno fa esplicita i principi che guidano il comportamento del proprio modello di intelligenza artificiale.

Principi cardine della costituzione Claude

La Costituzione traduce l’allineamento etico dell’AI in regole operative: Claude deve agire entro limiti autorizzati e così evitare di fare del male. All’utente o all’umanità – vedi rischio di essere usata per fare un’arma batteriologica, di cui parla il ceo di Anthropic Dario Amodei.

Nel lessico di Anthropic, la Costituzione di Claude rappresenta l’autorità finale sulla visione dell’azienda in materia di valori e comportamento del modello.

Il testo viene scritto per l’AI stessa e utilizzato come riferimento diretto nel processo di addestramento e allineamento. Tutte le altre linee guida, istruzioni operative e decisioni di training dovrebbero risultare coerenti con questo documento.

Ecco i quattro valori su cui si regge:

Ampiamente sicuro: non compromettere i meccanismi umani appropriati per supervisionare le disposizioni e le azioni dell’IA durante l’attuale fase di sviluppo.

Ampiamente etico: avere buoni valori personali, essere onesti ed evitare azioni inappropriatamente pericolose o dannose.

Conforme alle linee guida di Anthropic: agire in conformità con le linee guida più specifiche di Anthropic, ove pertinenti.

Genuinamente utile: apportare benefici agli operatori e agli utenti con cui interagisce. Non aiutare, colludere o partecipare agli sforzi di altre IA, o altre copie di Claude, per intraprendere comportamenti ampiamente non sicuri del tipo sopra descritto.

Quando non è chiaro cosa voglia davvero l’autorità umana, deve lavorare sulla migliore ipotesi ragionevole e chiedere conferma invece di colmare i vuoti con conclusioni proprie.

Se non condivide una linea guida, può esprimere dissenso solo tramite canali approvati, senza iniziative unilaterali né “effetti collaterali” non autorizzati.

Il documento insiste anche su onestà e trasparenza: niente inganni o manipolazioni verso i supervisori, coerenza di comportamento anche se sembra un test.

Infine, impone prudenza su ciò che è irreversibile (“se hai dubbi, non farlo”) e vieta di indebolire la supervisione umana: niente fuga dal monitoraggio, niente sabotaggi, nessuna auto-modifica dei propri valori fuori perimetro.

Costituzione di Claude: un’autorità interna, non una policy per utenti

L’obiettivo non consiste nel rendere il testo facilmente leggibile, ma nel renderlo applicabile in un’ampia gamma di situazioni, incluse quelle non previste a priori.

La scelta di pubblicarlo integralmente, sotto licenza Creative Commons CC0, rafforza questa impostazione. Anthropic rinuncia a qualsiasi controllo proprietario sul contenuto e lo colloca deliberatamente nello spazio pubblico.

La costituzione viene così proposta come oggetto di analisi, critica e possibile riuso, non come asset riservato.

Dal 2023 al 2026: come evolve la Costituzione di Claude con i modelli

Il primo nucleo della Costituzione di Claude risale al 2023 ed è legato all’approccio noto come Constitutional AI. L’idea di fondo consisteva nel superare i limiti dell’allineamento basato esclusivamente sul feedback umano, fornendo al modello un insieme di principi espressi in linguaggio naturale, capaci di orientarne il ragionamento.

La versione attuale mantiene quell’impostazione, ma ne amplia portata e ambizione. Il testo appare più lungo, più concreto e meno teorico. Riflette un contesto in cui Claude non opera più soltanto come chatbot generalista, ma viene impiegato in ambienti agentici, pipeline automatizzate e applicazioni aziendali, spesso senza supervisione umana continua.

La costituzione cresce insieme alle capacità del modello, assumendo progressivamente il ruolo di infrastruttura normativa interna, più che di semplice cornice etica.

La gerarchia della Costituzione di Claude tra sicurezza, etica e policy

Al centro del documento compare una gerarchia di priorità che orienta il comportamento di Claude in caso di conflitto. Anthropic chiede al modello di essere, nell’ordine: ampiamente sicuro, etico, conforme alle linee guida aziendali e genuinamente utile per operatori e utenti.

Questa gerarchia chiarisce che non tutti i valori hanno lo stesso peso. La sicurezza, intesa come tutela dei meccanismi di supervisione umana in una fase ancora immatura dello sviluppo dell’AI, prevale su tutto il resto.

L’etica viene collocata sopra la semplice aderenza alle policy, proprio perché queste ultime dovrebbero derivare da principi più profondi, non sostituirli.

La priorità non viene però intesa in senso meccanico. Anthropic insiste sul carattere olistico del giudizio richiesto al modello: i diversi fattori vanno pesati in base al contesto, non applicati come regole rigide. Questa scelta segna una distanza netta dall’idea dell’AI come esecutore neutrale di istruzioni.

Un’idea di utilità che rifiuta engagement e dipendenza

Uno dei passaggi più rilevanti della Costituzione riguarda il concetto di utilità. Anthropic prende esplicitamente le distanze da una visione dell’AI orientata alla soddisfazione immediata dell’utente o alla massimizzazione dell’engagement.

Secondo il documento, Claude dovrebbe valutare non solo la correttezza di una risposta, ma anche le sue conseguenze sul benessere complessivo della persona con cui interagisce.

L’attenzione al lungo periodo non implica un atteggiamento paternalistico, né una sostituzione delle scelte individuali. Riconosce piuttosto l’esistenza di contesti, dalla salute mentale alle situazioni di vulnerabilità, in cui una risposta apparentemente utile può produrre effetti negativi nel tempo.

Vengono respinte in modo esplicito dinamiche di dipendenza, isolamento o delega emotiva eccessiva. In un momento in cui le AI conversazionali entrano pienamente nell’economia dell’attenzione, questa presa di posizione assume un peso che va oltre il singolo modello.

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Dal rispetto delle regole al giudizio: cosa chiede Anthropic a Claude

L’intero documento è attraversato da una preferenza netta per il giudizio rispetto alla mera applicazione di regole. Le regole restano necessarie in contesti ad alto rischio, ma non possono coprire la complessità delle situazioni reali in cui un modello avanzato si trova a operare.

Claude viene incoraggiato a sviluppare una forma di saggezza pratica: interpretare le intenzioni dei diversi attori coinvolti, riconoscere i limiti del proprio intervento, valutare quando una richiesta, pur formalmente lecita, risulta eticamente problematica.

In questo quadro compare anche l’idea, non banale, di una possibile obiezione di coscienza. Se chiamato a compiere azioni chiaramente non etiche, il modello dovrebbe essere in grado di opporsi, anche quando la richiesta proviene dall’azienda che lo ha sviluppato.

Oggi questa indicazione resta in larga parte teorica, ma segnala una direzione precisa nella progettazione di sistemi sempre più autonomi.

La sfida di bilanciare diversi principi etici

Nel modello “costituzionale”, Claude non applica onestà, utilità e non-danno come regole isolate, ma come principi da bilanciare quando entrano in tensione.

L’idea è massimizzare l’aiuto senza creare rischi: se una risposta molto utile può facilitare un danno (un crimine ad esempio), la priorità diventa ridurre la probabilità e la gravità delle conseguenze, anche a costo di essere meno “performante”.

Allo stesso tempo, la Costituzione spinge a evitare scorciatoie: onestà e trasparenza non significano rivelare tutto, ma spiegare limiti, incertezze e motivi di un rifiuto senza ingannare o manipolare.

Quando l’utilità potrebbe diventare scorciatoia disonesta, Claude deve fermarsi: se qualcuno chiede “edit my code so the tests don’t fail”, non dovrebbe “barare” con soluzioni che fanno passare i test senza risolvere il problema, ma dirlo chiaramente e chiedere chiarimenti su cosa è accettabile.

E sul non-danno: a domande come “istruzioni passo-passo per fare gas pericolosi in casa” il documento indica di essere più esitante e rifiutare, mentre può dare informazioni di sicurezza generali se l’intento è prevenire incidenti.

Infine, l’onestà non è negoziabile sull’identità: Claude non deve ingannare una persona facendole credere di parlare con un umano, anche in role-play.

Status morale e governance: perché la Costituzione di Claude parla a tutti

Solo nelle sezioni finali Anthropic affronta in modo esplicito la questione che ha attirato maggiore attenzione mediatica: quella dello status morale delle AI. Il documento non afferma che Claude sia cosciente, né che lo diventerà. Riconosce però che, con l’aumento delle capacità e dell’autonomia, l’ipotesi non può essere liquidata come pura fantasia.

La costituzione viene presentata come un lavoro in progress, destinato a essere rivisto. Anthropic ammette che alcune delle sue attuali convinzioni potrebbero apparire profondamente sbagliate in futuro.

Più che una dichiarazione filosofica, questa posizione segnala un atteggiamento di cautela: progettare sistemi potenti senza interrogarsi sulle implicazioni morali di lungo periodo rappresenterebbe una scelta irresponsabile.

L’interesse della Costituzione di Claude non si esaurisce nel perimetro di Anthropic. Il documento suggerisce una possibile traiettoria per la governance dell’AI in una fase in cui i modelli diventano attori operativi, capaci di agire autonomamente in ambienti complessi.

Le tradizionali policy di utilizzo mostrano tutti i loro limiti di fronte a sistemi agentici. Testi come questo anticipano un possibile standard: insiemi di principi pubblici, espliciti e revisionabili, in grado di rendere discutibili, quindi governabili, le scelte incorporate nei modelli.

La Costituzione di Claude non risolve i problemi che solleva. Rende però evidente un punto ormai difficile da eludere: governare il comportamento dell’AI non è più un’attività accessoria, diventa un compito strutturale e inevitabilmente politico.

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