regione toscana

Tassa sulle antenne: la nuova follia populista italiana



Indirizzo copiato

Una nuova tassa regionale sulle infrastrutture di telecomunicazione in Toscana vorrebbe finanziare la copertura delle aree senza fibra. Ma i fondi esistono già e il vero nodo sono ritardi, autorizzazioni e capacità di spesa. La tassa farebbe solo male al Paese e utenti, ecco perché

Pubblicato il 4 feb 2026

Sergio Boccadutri

Consulente antiriciclaggio e pagamenti elettronici



tassa antenne

Una nuova “tassa di scopo” sulle infrastrutture di telecomunicazione annunciata dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani potrebbe colpire le antenne che consentono ai cittadini di collegare i propri smartphone alla rete mobile o i modem tramite tecnologia FWA (Fixed Wireless Access). È un caso esemplare di come la politica italiana affronti i problemi infrastrutturali: anziché rimuovere gli ostacoli che bloccano lo sviluppo, ne crea di nuovi.

L’idea è semplice nella sua contraddittorietà: tassare il proprietario della infrastruttura fisica per finanziare la copertura delle aree prive di fibra ottica e banda ultralarga. Una sorta di royalty sugli impianti per pagare la realizzazione delle infrastrutture che mancano.

Il gettito previsto, diversi milioni di euro all’anno secondo le stime regionali, dovrebbe servire a portare la connettività nelle oltre mezzo milione di abitazioni toscane in zone “a fallimento di mercato”. Contro la proposta è intervenuto Pietro Labriola, ad di TIM e Presidente di Asstel.

Perché la tassa sulle antenne in Toscana non risolve il digital divide

Il problema non sono i soldi, ma la capacità di spenderli. I numeri raccontano una verità scomoda: le risorse pubbliche ci sono già, e sono ingenti. Sul Piano Italia 1 Giga, la Toscana registra un avanzamento di appena il 27,8%, peggiore della media nazionale del 43,7% (dati febbraio 2025), collocandosi tra le regioni più in ritardo insieme a Lazio ed Emilia-Romagna.

Secondo i monitoraggi di Infratel, la Toscana è tra le cinque regioni in situazione “altamente critica” per l’avanzamento del Piano Italia a 1 Giga. Con appena il 27,8% dei civici collegati (febbraio 2025), la regione è lontana dal traguardo del 100% previsto per giugno 2026 dalle milestone del PNRR. Tradotto: sui circa 290.000 civici assegnati a Open Fiber nel lotto toscano, circa 182.000 restano da collegare.

I civici mancanti e il rischio di slittamento

Con un trend nazionale di oltre 60.000 civici al mese, il progetto non potrà essere completato nei tempi previsti; tanto che proprio in Toscana lo scorso anno si era ventilato di far subentrare FiberCop a Open Fiber, ipotesi poi naufragata. Non mancano i fondi, dunque. Manca la capacità di spenderli. Ed è un problema che nessuna nuova tassa può risolvere.

I dati del Piano Italia 1 Giga: la tassa sulle antenne in Toscana è un diversivo

Se la copertura resta incompleta, la causa non è una presunta scarsità di risorse, ma l’insieme di ritardi autorizzativi, colli di bottiglia procedurali, resistenze locali e carenze di coordinamento. Introdurre un nuovo prelievo equivale a spostare l’attenzione dal nodo vero: trasformare i finanziamenti in cantieri e i cantieri in infrastrutture funzionanti.

La proposta, invece, suggerisce che basti aumentare il gettito perché spariscano ostacoli burocratici e ritardi. È la logica del “throwing money at the problem”: gettare denaro sui problemi sperando che si risolvano da soli. Ma qui i soldi sono già stati messi a bilancio; ciò che manca è la governance operativa che garantisca tempi, responsabilità e risultati misurabili.

Cosa ha fatto la Regione: investimenti, gare e perché non hanno funzionato

Sarebbe ingeneroso sostenere che la Regione Toscana sia rimasta inerte: gli interventi ci sono stati, e anche consistenti, ma forse è proprio questo il problema. Dal 2011 la Toscana ha avviato un primo piano sulla banda larga con 53 milioni di investimenti pubblici per realizzare 238 dorsali in fibra ottica e abilitare 100mila linee ADSL. Nel 2015 sono stati stanziati altri 17 milioni (sommati agli investimenti privati) per attivare circa 30mila utenze in banda larga e ultralarga in 1.251 frazioni di 190 comuni colpiti dal digital divide.

Per la banda ultralarga, la Regione ha promosso due procedure di gara tramite Infratel: un “intervento diretto” da 25 milioni di risorse regionali (più 4 milioni ministeriali) e un “intervento a concessione” da 55 milioni aggiudicato a Open Fiber. Sul piano procedurale, sono state promosse sei Conferenze di Servizi e sottoscritti Accordi di Programma con enti locali e amministrazioni competenti.

Ritardi e accountability: le domande che vengono prima della tassa

Eppure non è bastato. I lavori che dovevano concludersi nel 2022 sono ancora in corso nel 2026. A metà 2021 erano appena 74 i comuni coperti su 254; l’obiettivo era raggiungere il 45% entro la fine di quell’anno. Siamo nel 2026 e il traguardo del 100% resta lontano. Ed è qui che si pone la domanda fondamentale: cosa non ha funzionato?

Quante Conferenze di Servizi hanno prodotto un’accelerazione misurabile? Quali Comuni hanno rispettato gli impegni e quali hanno rallentato? Quante penali sono state richieste e quante incassate? Quali azioni sono state intraprese verso gli enti inadempienti? Prima di chiedere ulteriori sacrifici fiscali, l’amministrazione regionale ha il dovere di spiegare dove si sono incagliati quei fondi.

Chi pagherebbe davvero: effetti della tassa sulle antenne in Toscana sulle bollette

Qualsiasi nuovo costo per gli operatori verrebbe inevitabilmente trasferito sulle bollette di utenti, consumatori e imprese; e le compagnie telefoniche non potrebbero farlo solo sui toscani, ma su tutti gli abbonati. Anche per questo la proposta è definita immorale: anche gli utenti di altre regioni finirebbero per pagare inefficienze prodotte in una sola regione.

Gli utenti pagherebbero così due volte per la stessa connettività mancante. Prima attraverso le imposte che finanziano gli interventi pubblici per la banda ultralarga, poi attraverso aumenti tariffari per compensare il prelievo regionale. È la quintessenza dell’inefficienza fiscale: tassare per finanziare ciò che è già finanziato ma non realizzato.

Profili di legittimità: cosa dice il Codice sulle comunicazioni elettroniche

C’è poi un problema di legittimità. Il quadro normativo nazionale definisce in modo puntuale gli oneri applicabili alle reti di telecomunicazione. L’articolo 54 del Codice delle comunicazioni elettroniche stabilisce che gli enti territoriali non possono imporre agli operatori oneri o canoni ulteriori rispetto a quanto previsto dal Codice per l’impianto di reti o per l’esercizio dei servizi di comunicazione elettronica, fatti salvi i casi previsti (canone di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria).

La “tassa di scopo” regionale, se mai vedesse la luce, si scontrerebbe con evidenti profili di illegittimità. La competenza a definire gli oneri sulle reti è riservata allo Stato, e una Regione non può introdurre prelievi aggiuntivi su materie di competenza esclusiva statale.

Smart city e competitività: perché la tassa sulle antenne in Toscana è un controsenso

La proposta arriva in un momento particolarmente critico per la strategia italiana sulla connettività. L’Italia ha fissato l’obiettivo di portare connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, con quattro anni di anticipo rispetto al target europeo del Digital Decade 2030. Era un’ambizione comprensibile nel 2021, con la Strategia per la Banda Ultralarga “Verso la Gigabit Society”, ma oggi appare sempre più irrealistica.

A settembre 2025, il Governo ha dovuto prendere atto che 700mila civici del Piano Italia a 1 Giga non sarebbero stati coperti entro i termini del PNRR. La soluzione proposta è stata creare un nuovo Fondo nazionale connettività con circa 700 milioni di euro di “economie”, destinare 580mila civici a un nuovo bando con scadenza 2030 e coprire i restanti 120mila con soluzioni ibride o voucher satellitari fino a 1.300 euro.

Alternative senza nuove imposte: semplificare, coordinare, commissariare

In questo contesto, tassare chi installa antenne e ripetitori significa non capire il valore di quelle infrastrutture, abilitanti per smart city, telemedicina, didattica a distanza, lavoro agile e industria 4.0. Gli enti locali dovrebbero agevolarle, non imporre ulteriori costi rischiando una riduzione della densità infrastrutturale sul territorio.

Se la Regione Toscana vuole davvero affrontare le aree non coperte, le strade sono altre: uno sportello unico regionale per le autorizzazioni e un coordinamento che garantisca tempi certi. La Lombardia ha già sperimentato convenzioni tra Infratel, Regione e Comuni per semplificare l’iter dei permessi. Inoltre, la Toscana potrebbe esercitare pressione sui Comuni che rallentano, ricordando che la normativa vieta divieti generalizzati all’installazione e, se del caso, attivando provvedimenti di commissariamento per funzioni specifiche.

Diritto alla connettività: tra statuto regionale e tassa sulle antenne in Toscana

C’è un elemento politico-istituzionale che rende la proposta particolarmente significativa. Il 28 gennaio 2026, pochi giorni prima dell’annuncio del Presidente Giani, il Consiglio regionale ha approvato in prima lettura la modifica allo Statuto che introduce, tra i principi fondamentali, il “diritto alla connettività su tutto il territorio regionale”.

La Toscana sarebbe tra le prime regioni italiane a elevare la connettività a rango di diritto statutario. Ma è davvero così, o è l’ennesimo esempio di politica declamatoria che sostituisce i principi alle azioni? Il “diritto alla connettività” rischia di diventare un espediente retorico per mascherare anni di inefficienze, ritardi e fondi non spesi. È più facile proclamare un diritto che realizzarlo: la connettività si garantisce con i cantieri, non con le carte.

C’è qualcosa di grottesco in una regione che da un lato inserisce la connettività tra i diritti fondamentali e dall’altro propone di tassare chi dovrebbe realizzarla. Se la prima conseguenza pratica del nuovo diritto statutario è una tassa sulle antenne, allora quel diritto nasce già come alibi: non come strumento per migliorare la vita dei cittadini, ma come copertura per giustificare nuovi prelievi. La Toscana può ancora scegliere quale strada seguire. Ma la tassa sulle antenne in Toscana è esattamente la strada sbagliata.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x