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Auto connesse: il problema nascosto dei dati incompatibili



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Le auto producono enormi quantità di dati, ma senza standardizzazione, queste informazioni restano frammentate tra costruttori e piattaforme. L’interoperabilità dei dati rappresenta la chiave per costruire ecosistemi integrati, migliorare l’efficienza operativa e supportare la transizione verso una mobilità data-driven e sostenibile

Pubblicato il 19 feb 2026

Marco Romanoni

Head of AI and Analytics – OCTO Telematics



automobili connesse senza privacy

L’auto connessa non è più una prospettiva futura, ma una realtà ormai consolidata nel panorama della mobilità.

I veicoli di nuova generazione integrano una rete sempre più articolata di sensori, centraline elettroniche e sistemi software capaci di generare e trasmettere continuamente dati sullo stato del mezzo, sulle sue prestazioni e sulle modalità di utilizzo.

L’auto connessa come ecosistema intelligente

Con l’evoluzione dell’automotive verso modelli sempre più software-defined, questo patrimonio informativo è destinato a crescere ulteriormente, sia in termini di volume sia di complessità.

L’integrazione di tecnologie AI e machine learning nei sistemi veicolari ha iniziato a trasformare il modo in cui i dati vengono analizzati e interpretati. Algoritmi sempre più sofisticati consentono una comprensione in tempo reale dello stato del veicolo e dei pattern di utilizzo, aprendo nuove opportunità per la manutenzione predittiva e l’ottimizzazione dei consumi.

In questo scenario, la vera sfida non riguarda più la semplice raccolta del dato, ma la capacità di trasformarlo in conoscenza strutturata e valore operativo. Fleet manager, operatori del noleggio, assicurazioni, costruttori e service provider condividono un’esigenza comune: disporre di informazioni affidabili, aggiornate e contestualizzate per migliorare l’efficienza operativa, ridurre i costi e abilitare nuovi modelli di servizio orientati al cliente finale. Il dato, da elemento tecnico, diventa così un fattore strategico.

Il dato come asset lungo l’intero ciclo di vita del veicolo

I dati generati dall’auto connessa accompagnano il veicolo lungo tutto il suo ciclo di vita. Dalla fase di immatricolazione e messa su strada, passando per l’utilizzo quotidiano, la gestione operativa e la manutenzione ordinaria e straordinaria, fino al remarketing e alla dismissione, ogni fase produce informazioni diverse e complementari. Questi dati descrivono non solo lo stato tecnico del mezzo, ma anche il suo valore economico nel tempo.

Il mercato della telematica ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, con una penetrazione dei sistemi connected car che ha superato il 70% dei nuovi immatricolati in Europa nel 2024. Questa trasformazione ha accorciato i tempi di decisione nel ciclo di vita del veicolo, permettendo interventi più tempestivi sulla base di informazioni real-time.

Il problema è che tali informazioni vengono spesso raccolte da sistemi eterogenei e da attori differenti, secondo logiche, formati e modelli semantici non omogenei. Il risultato non è solo una dispersione del dato, ma una vera e propria frammentazione informativa che rende difficile costruire una visione completa e coerente dello stato del veicolo nel tempo. Nei contesti multi-brand – come flotte aziendali, noleggio a breve e lungo termine e servizi di mobilità condivisa – questa frammentazione rappresenta un limite strutturale all’adozione di modelli di gestione realmente data-driven.

Diagnostica remota: da funzione tecnica a leva gestionale

In questo contesto si inserisce la diagnostica remota, una delle applicazioni più evolute della telematica automotive. La Car Remote Diagnostics consente di accedere da remoto a un ampio insieme di dati tecnici: chilometraggio, stato della batteria, parametri del motore, codici di errore, segnalazioni di manutenzione, livelli di usura e anomalie di funzionamento.

Le soluzioni moderne di remote diagnostics si avvalgono sempre più di algoritmi di intelligenza artificiale per l’analisi predittiva del degradamento dei componenti. Gli algoritmi di machine learning, addestrati su milioni di cicli di vita veicolare, riescono a identificare pattern di malfunzionamento con settimane o mesi di anticipo, trasformando la manutenzione da evento reattivo a intervento programmato.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi queste informazioni restano prive di una reale valorizzazione. Spesso sono disponibili solo in modo puntuale, non vengono storicizzate o risultano difficili da confrontare perché fortemente dipendenti dal marchio e dal modello del veicolo. La semplice disponibilità del dato non è sufficiente: senza una corretta interpretazione e una visione longitudinale, il suo valore rimane in gran parte inespresso.

Il vero potenziale della diagnostica remota emerge quando le informazioni tecniche vengono trasformate in decisioni operative. Anticipare un guasto, pianificare un intervento di manutenzione, ridurre i fermi non programmati e ottimizzare i costi operativi significa passare da una gestione reattiva del veicolo a una gestione predittiva e proattiva. In un contesto in cui la disponibilità del mezzo incide direttamente sulla qualità del servizio e sulla redditività, questo cambio di paradigma assume un’importanza strategica.

L’eterogeneità tecnologica come freno all’innovazione

Il principale ostacolo a questa evoluzione è rappresentato dall’eterogeneità tecnologica del settore automotive. Ogni costruttore adotta protocolli, formati e logiche di accesso ai dati differenti, spesso basati su architetture chiuse e proprietarie. Questo approccio rende complesso integrare le informazioni provenienti da veicoli diversi e limita la possibilità di costruire una visione unificata dello stato della flotta.

La frammentazione tecnologica ha raggiunto un punto critico nel 2024-2025, con oltre 200 diversi formati di output diagnostico riconosciuti nel mercato europeo. Gli standard tradizionali, come OBD-II, risultano sempre più insufficienti per catturare la ricchezza informativa dei veicoli moderni, in particolare di quelli completamente elettrici o ibridi.

Senza un livello di normalizzazione, il dato resta legato al singolo veicolo e al singolo ecosistema tecnologico, perdendo gran parte del suo valore operativo e strategico. In questi contesti, la diagnostica remota rischia di diventare uno strumento isolato, utile solo per singoli casi e non scalabile a livello di sistema.

Interoperabilità dei dati come fattore abilitante

È proprio qui che entra in gioco il tema dell’interoperabilità dei dati. Rendere interoperabili le informazioni significa permettere a sistemi diversi di dialogare tra loro, superando le barriere imposte da formati proprietari e logiche chiuse. L’interoperabilità consente di raccogliere dati provenienti da fonti eterogenee, armonizzarli e renderli accessibili attraverso un linguaggio comune.

L’Unione Europea, attraverso la direttiva sulla accessibilità ai dati dei veicoli (Vehicle Data Directive) entrata in vigore nel 2024, ha stabilito che i costruttori automobilistici devono garantire l’accesso ai dati diagnostici secondo standard comuni e interoperabili. Questa normativa rappresenta un catalizzatore fondamentale verso l’adozione di ecosistemi dati aperti nel settore automobilistico.

Non si tratta solo di una questione tecnica, ma di un vero e proprio abilitatore di nuovi modelli di servizio. Grazie a una gestione interoperabile dei dati, diventa possibile costruire una visione continua e coerente dello stato di salute del veicolo lungo tutto il suo ciclo di vita, abilitando strategie di manutenzione predittiva, prevenzione dei guasti e ottimizzazione dei costi.

Governance del dato e qualità dell’informazione

Affrontare il tema dell’interoperabilità implica anche ripensare la governance del dato. Rendere le informazioni accessibili non è sufficiente se non si garantiscono qualità, affidabilità e coerenza nel tempo. La possibilità di storicizzare i dati, confrontarli e contestualizzarli è fondamentale per supportare processi decisionali efficaci.

Le piattaforme di data governance moderne, spesso basate su architetture data lakehouse o cloud-native, consentono di implementare controlli di qualità automatizzati e tracciabilità completa del dato. AI e automazione giocano un ruolo cruciale nel rilevare anomalie, correggere errori di trasmissione e arricchire i dati con metadati semantici.

Una governance strutturata consente inoltre di integrare la diagnostica remota con altri domini informativi, come la gestione dei sinistri, l’analisi dei comportamenti di guida o la pianificazione degli interventi di assistenza. In questo modo, il dato tecnico smette di essere un’informazione isolata e diventa parte di un ecosistema informativo più ampio e integrato.

Benefici concreti lungo la filiera della mobilità

Un’efficace interoperabilità dei dati genera benefici tangibili lungo tutta la filiera della mobilità. Per i fleet manager significa pianificare la manutenzione sulla base di dati oggettivi e comparabili, riducendo i tempi di fermo e migliorando la disponibilità dei veicoli. Studi recenti dimostrano che l’adozione di sistemi di manutenzione predittiva basati su dati interoperabili riduce i costi operativi fino al 25-30%.

Per gli operatori del noleggio consente di ottimizzare i processi di remarketing e valorizzare meglio l’usato, grazie a una maggiore trasparenza sullo stato del mezzo. La disponibilità di una storia diagnostica completa e verificabile aumenta la fiducia degli acquirenti e migliora il valore residuo dei veicoli di 3-5 punti percentuali.

Per assicurazioni e service provider, l’accesso a dati diagnostici interoperabili apre la strada a modelli di servizio più personalizzati e basati sull’effettivo utilizzo e stato del veicolo. L’insurance telematics, già diffusa in Europa, evolve verso modelli di usage-based insurance sempre più sofisticati, supportati da algoritmi di AI in grado di valutare il profilo di rischio in tempo reale.

Dal punto di vista della sostenibilità, una gestione più efficiente degli asset contribuisce anche alla riduzione degli sprechi, all’ottimizzazione delle risorse e a un utilizzo più consapevole dei veicoli. L’interoperabilità dei dati inoltre consente una migliore monitoraggio dell’impronta ecologica dei fleet e supporta transizioni verso la mobilità elettrica e a basse emissioni.

Mobilità autonoma e intelligenza artificiale: le frontiere emergenti

Guardando al futuro prossimo, i veicoli autonomi e le nuove generazioni di Autonomous Vehicles (AV) rappresentano un’amplificazione esponenziale della sfida dati. I veicoli autonomi generano decine di terabyte di dati al giorno, con esigenze di latenza, sicurezza e affidabilità senza precedenti nella telematica tradizionale.

L’AI non rappresenta più solo uno strumento di analisi, ma diventa parte integrante dell’architettura del veicolo stesso. I modelli di AI generativa iniziano a trovare applicazione nell’interpretazione dei dati diagnostici, nella comunicazione con gli utenti e nella pianificazione autonoma della manutenzione. Tuttavia, questa integrazione richiede livelli ancora più elevati di interoperabilità e standardizzazione.

Gli standard emergenti, come AUTOSAR adaptive e i protocolli MQTT/AMQP per lo scambio dati real-time, rappresentano i pilastri su cui costruire ecosistemi interoperabili su scala globale. La sfida non è più solo tecnica, ma anche organizzativa e normativa.

Verso una mobilità realmente data-driven

Con l’aumento delle fonti dati disponibili e l’evoluzione dei veicoli verso architetture sempre più digitali e intelligenti, il tema dell’interoperabilità diventerà ancora più centrale. I veicoli software-defined, aggiornabili over-the-air e sempre più integrati con piattaforme cloud, richiedono strumenti in grado di gestire volumi crescenti di dati e di favorire l’integrazione tra ecosistemi diversi.

Solo piattaforme capaci di gestire la complessità, garantire scalabilità e assicurare la qualità del dato potranno sostenere lo sviluppo della diagnostica remota e, più in generale, di una mobilità realmente data-driven. In questo contesto, far parlare la stessa lingua ai dati dell’auto connessa non è più un’opzione tecnologica, ma una condizione necessaria per trasformare l’innovazione in valore concreto per il mercato, per gli operatori della mobilità e per gli utenti finali.

L’opportunità strategica del momento

Il 2026 rappresenta un momento cruciale per il settore della mobilità. La convergenza tra normative europee sull’accessibilità ai dati, l’evoluzione accelerata dell’AI, la transizione energetica e l’emergere di nuovi modelli di servizio crea un’opportunità strategica unica per gli operatori che sapranno costruire e adottare ecosistemi dati veramente interoperabili.

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