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AI a scuola e nella cultura: cosa resta della responsabilità umana



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L’AI entra rapidamente in scuola e cultura, ma la sfida è di senso: pensiero critico, relazione e cittadinanza restano non delegabili. Oltre l’AI literacy servono visione condivisa e intelligenza culturale. Esperienze come DiCultHer integrano formazione e ricerca

Pubblicato il 25 feb 2026

Carmine Marinucci

Presidente Associazione internazionale #DiCultHer "Dino Buzzetti" Direttore responsabile rivista "Culture Digitali"



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Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è entrata con forza nel lessico dell’educazione, della scuola e dei luoghi della cultura. Spesso il dibattito pubblico si concentra sugli strumenti: quali piattaforme usare, quali competenze sviluppare, quali rischi evitare.

Cosa significa educare nell’epoca dell’IA

Ma questa attenzione, pur necessaria, rischia di lasciare in ombra la questione decisiva: che cosa significa educare nell’epoca dell’IA, e soprattutto che cosa non siamo disposti a delegare alle macchine.

L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nei contesti educativi avviene con una rapidità che spesso precede la riflessione sul senso. Piattaforme, applicazioni e modelli generativi si diffondono mentre resta aperta una domanda di fondo: perché adottiamo l’IA in ambito educativo e culturale, e a quale idea di futuro intendiamo rispondere?

In questa fase di trasformazione profonda, il rischio non è tanto tecnologico quanto culturale: ridurre l’IA a una soluzione tecnica, delegando agli strumenti ciò che dovrebbe restare responsabilità educativa, progettuale e civile. L’Intelligenza Artificiale, come ogni tecnologia, non crea senso da sola: amplifica ciò che trova. Senza una visione condivisa, rischia di amplificare frammentazione, disuguaglianze e vuoti educativi.

Oltre l’AI literacy: dal funzionamento agli effetti sul sapere

Gran parte delle iniziative sull’AI literacy[1] si concentrano legittimamente sulla comprensione del funzionamento degli algoritmi, sui rischi di bias, sulla sicurezza dei dati e sull’uso consapevole degli strumenti. Ma l’IA incide anche su dimensioni più profonde: orienta l’attenzione, suggerisce nessi di significato, anticipa risposte, riscrive il rapporto tra produzione e fruizione della conoscenza.

Educare all’IA non può quindi limitarsi a insegnare come usarla, ma deve interrogare il perché, il per chi e il con quali conseguenze. È qui che emerge la necessità di un’intelligenza culturale capace di tenere insieme sapere tecnico, consapevolezza storica, responsabilità etica e partecipazione civica.

Dalla formazione ai contesti: un’unica visione che prende forme diverse

Negli ultimi anni si stanno affermando esperienze che provano a tenere insieme formazione, ricerca culturale e divulgazione pubblica non come ambiti separati, ma come parti di un unico ecosistema educativo.

È in questa prospettiva che vanno lette iniziative come la DiCultHer Academy[2], il Laboratorio di Intelligenza Culturale, la rivista Culture Digitali[3] e il volume Coltivare, Educare, Umanizzare[4], la rivista “Culture Digitali”[5], il Manifesto AI CULTURA[6]: non come progetti distinti, ma come dispositivi diversi di una stessa visione.

L’Academy come infrastruttura educativa

L’Academy rappresenta l’infrastruttura educativa: uno spazio gratuito e permanente pensato per docenti, operatori culturali e comunità educanti, orientato non alla certificazione ma alla responsabilità culturale.

Il Laboratorio come dispositivo pedagogico

Il Laboratorio, erogato in forma di MOOC cooperativo, è il dispositivo pedagogico: non insegna l’IA come oggetto, ma educa a usarla come partner cognitivo, capace di sostenere co-creazione, pensiero critico e progettazione collettiva.

Rivista e volume come architettura teorica

La rivista e il volume costituiscono invece l’architettura culturale e teorica: luoghi di riflessione, confronto pubblico e sedimentazione del pensiero. Non solo materiali di supporto, ma cornici di senso che permettono alla formazione di non esaurirsi nell’addestramento e alla tecnologia di non diventare fine a se stessa.

Educare non è delegare: il ruolo delle comunità educanti

Una delle questioni centrali riguarda il ruolo dei docenti e degli operatori culturali. Nell’era dell’IA, educare non significa delegare competenze alle macchine, ma rafforzare la titolarità culturale delle comunità educanti. Scuole, musei, biblioteche e territori restano presìdi insostituibili di senso, relazione e cittadinanza.

Da questa consapevolezza nasce l’idea di percorsi progettati “dalla scuola per la scuola”, fondati sulla cooperazione e sull’esperienza reale dell’aula. L’innovazione educativa non prende forma quando si introducono nuovi strumenti, ma quando i docenti diventano co-autori del cambiamento, capaci di interrogare criticamente le tecnologie e di usarle per generare conoscenza condivisa.

Patrimonio, memoria e futuro: ciò che non è delegabile

Un nodo spesso trascurato nel dibattito sull’IA riguarda il rapporto con il patrimonio culturale, materiale, immateriale e digitale[7]. La memoria non è un archivio neutro, né il patrimonio può essere ridotto a un dataset addestrabile. Sono processi vivi di selezione, interpretazione e trasmissione, che richiedono contesto, mediazione e responsabilità.

L’IA può amplificare l’accesso ai patrimoni e sostenere nuove forme di racconto e partecipazione, ma non può sostituire il lavoro umano di cura, interpretazione e scelta di ciò che conta. Qui emerge una soglia decisiva: non tutto è delegabile.

Interdipendenza tra patrimonio culturale digitale e IA

In questo contesto, è fondamentale riconoscere l’interdipendenza tra il Patrimonio Culturale Digitale e l’Intelligenza Artificiale.

Opportunità e rischi: governance degli algoritmi

Le tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale possono sostenere l’analisi e l’arricchimento dei dati culturali, abilitare forme di fruizione esperienziale attraverso ambienti immersivi e contribuire, tramite sistemi distribuiti, a garantire autenticità e tracciabilità. Ma senza un governo consapevole degli algoritmi, il rischio è quello di produrre distorsioni delle narrazioni culturali, impoverendo il senso anziché arricchirlo.

Custodire il futuro come scelta educativa

Questa visione trova una formulazione esplicita nel documento-manifesto Custodire il futuro[8], che assume un principio semplice e radicale: non sono delegabili il pensiero critico, la relazione educativa, la responsabilità delle decisioni, la memoria condivisa, la cittadinanza democratica e l’immaginazione del futuro.

Educare all’Intelligenza Artificiale significa, prima di tutto, educare alla responsabilità. In un tempo in cui le macchine sembrano rispondere a tutto, la scuola e la cultura sono chiamate a custodire le domande essenziali: che cosa conta davvero, per chi, e a quale prezzo.

È da questa responsabilità che può nascere un’educazione capace non solo di usare l’IA, ma di governarla come scelta di civiltà.

Note e sitografia

[1] https://ailiteracyframework.org/wp-content/uploads/2025/05/AILitFramework_ReviewDraft.pdf

[2] https://diculther.moodlecloud.com/

[3] https://www.diculther.it/blog/2026/01/17/il-primo-corso-della-diculther-academy-e-online/

[4] https://www.diculther.it/blog/2026/01/18/coltivare-educare-umanizzare/

[5] https://www.diculther.it/rivista/

[6] https://www.diculther.it/wp-content/uploads/2025/11/Manifesto_AI_CULTURA.pdf

[7] Per #DiCultHer, “il patrimonio culturale digitale può essere definito come l’insieme delle risorse culturali che, nate digitalmente o derivate da processi di digitalizzazione, assumono un valore autonomo o complementare al patrimonio culturale tradizionale. Esso si configura come uno spazio dinamico di conoscenza, educazione e innovazione, in cui le tecnologie emergenti, l’intelligenza artificiale e le pratiche partecipative ridefiniscono i concetti di conservazione, accessibilità e identità culturale. Non si tratta solo della trasposizione in digitale di un bene esistente, ma di una nuova dimensione del patrimonio culturale, capace di generare significati autonomi e nuove forme di interazione tra individui, comunità e istituzioni. Esempi concreti includono archivi digitali interattivi, esperienze immersive in VR, intelligenza artificiale applicata alla conservazione e alla valorizzazione culturale.”

[8] https://www.diculther.it/blog/2026/01/10/webinar-149-16-gennaio-2026-custodire-il-futuro-intelligenza-artificiale-educazione-cultura-e-responsabilita/

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