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Dal contante ai wallet, come cambia il riciclaggio con le criptovalute



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Il riciclaggio legato a narcotraffico e criminalità organizzata si sta spostando verso strumenti digitali: criptovalute, wallet e piattaforme online. Modelli ibridi, microtransazioni e conversioni multiple convivono con il contante. Ma la blockchain registra tutto: tra analisi forense, norme europee e KYC/AML, cresce la tracciabilità

Pubblicato il 23 feb 2026

Federico Pecoraro

CEO Chainblock



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Per anni il denaro sporco ha viaggiato in valigie, nascosto nei doppi fondi delle auto, nei container, nei circuiti paralleli del contante. Oggi, sempre più spesso, si muove in silenzio attraverso codici, wallet digitali e piattaforme online. Il riciclaggio legato al narcotraffico e alla criminalità organizzata sta cambiando forma, seguendo la stessa traiettoria della finanza globale: quella della digitalizzazione.

Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di una trasformazione lenta e inevitabile. Quando l’economia cambia, cambia anche il crimine. E se il denaro diventa digitale, anche il riciclaggio si sposta, si adatta, si evolve.

Le criptovalute, le piattaforme decentralizzate e i nuovi sistemi di pagamento globali stanno progressivamente entrando nel radar delle organizzazioni criminali, che vedono in questi strumenti una possibile alternativa – o un’integrazione – ai metodi tradizionali. Ma la realtà è più complessa di quanto sembri: le tecnologie digitali non sono solo un’opportunità per chi vuole nascondere fondi illeciti, sono anche uno degli strumenti più efficaci mai creati per tracciarli.

Dal contante alla blockchain: un passaggio graduale

Per decenni, il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga si è basato su strutture fisiche. Il contante era il mezzo ideale: anonimo, immediatamente spendibile, difficile da tracciare. Intermediari, società di copertura, trasferimenti internazionali e investimenti immobiliari costituivano la rete invisibile attraverso cui i proventi illeciti venivano ripuliti.

Negli ultimi anni, però, questo modello ha iniziato a mostrare crepe. La cooperazione internazionale tra autorità, l’aumento dei controlli finanziari e le normative antiriciclaggio sempre più stringenti hanno reso il trasporto e l’utilizzo di grandi quantità di contante più rischiosi e complessi.

Nel frattempo, il mondo è cambiato. I pagamenti elettronici hanno superato il contante in molti paesi, i servizi finanziari si sono spostati online e le criptovalute hanno introdotto un nuovo modo di trasferire valore su scala globale. In questo contesto, anche le organizzazioni criminali hanno iniziato a guardare al digitale.

Non per ideologia, ma per necessità.

Criminalità organizzata e criptovalute: perché attirano i circuiti illegali

Le criptovalute offrono caratteristiche che, almeno in apparenza, le rendono attraenti per chi vuole muovere denaro senza essere intercettato.

Le transazioni sono rapide e possono attraversare confini in pochi minuti. I wallet non riportano nomi e cognomi, ma stringhe alfanumeriche. I fondi possono essere divisi, spostati e riconvertiti in modi complessi. E, in alcuni casi, è possibile operare senza passare da intermediari bancari tradizionali.

Tutti elementi che, sulla carta, sembrano ideali per chi vuole nascondere tracce.

Ma è proprio qui che emerge il grande equivoco. Le criptovalute non sono realmente anonime. Le blockchain pubbliche registrano ogni singola transazione in modo permanente. Questo significa che ogni movimento di denaro lascia una traccia, consultabile e analizzabile nel tempo. Un paradosso: ciò che appare invisibile è, in realtà, estremamente trasparente.

Il narcotraffico nell’economia digitale

Le organizzazioni legate al traffico di droga gestiscono flussi finanziari enormi, spesso distribuiti tra più continenti. Il problema principale non è solo guadagnare denaro, ma farlo rientrare nell’economia legale senza destare sospetti.

Qui entrano in gioco le tecnologie digitali.

Sempre più spesso il contante viene convertito in criptovalute attraverso intermediari o canali informali. Una volta digitalizzato, il denaro può essere spostato rapidamente tra paesi, suddiviso in microtransazioni, trasferito tra wallet diversi e, infine, riconvertito in valuta tradizionale.

Questo non significa che il contante sia scomparso. Al contrario, i modelli operativi stanno diventando ibridi: una parte dei fondi continua a circolare fisicamente, mentre un’altra viaggia online.

Criminalità organizzata e criptovalute: come funziona oggi il riciclaggio

Non esiste un solo metodo. Piuttosto, una combinazione di strategie.

Il denaro viene spesso suddiviso in piccoli importi e distribuito su numerosi wallet per rendere più difficile seguirne il percorso. In altri casi viene convertito più volte: da euro a criptovaluta, da una criptovaluta all’altra, poi di nuovo in valuta tradizionale.

A volte entrano in gioco intermediari che acquistano asset digitali per conto di terzi. In altri casi, i fondi vengono spostati tra paesi con livelli diversi di controllo finanziario.

L’obiettivo finale resta sempre lo stesso: reinserire il denaro nell’economia legale, attraverso investimenti, attività commerciali o servizi digitali.

Il ruolo delle piattaforme online

L’ecosistema crypto è ampio e frammentato. Esistono piattaforme altamente regolamentate, che applicano procedure rigorose di identificazione e monitoraggio, e aree meno controllate, dove i controlli sono più deboli o assenti.

Gli exchange regolamentati, in particolare, rappresentano uno dei principali punti di contatto tra mondo crypto e sistema finanziario tradizionale. Ed è proprio per questo che sono diventati anche uno dei principali strumenti di prevenzione.

Le procedure KYC e AML rendono difficile utilizzare questi canali per operazioni su larga scala senza lasciare tracce. Di conseguenza, una parte delle attività illegali tende a spostarsi verso zone meno presidiate dell’ecosistema digitale.

Criminalità organizzata e criptovalute: la trasparenza come arma contro il crimine

Uno degli aspetti più sottovalutati è che la blockchain può diventare un potente strumento investigativo.

Negli ultimi anni sono nate società specializzate nell’analisi delle transazioni digitali, capaci di ricostruire percorsi finanziari complessi, collegare wallet tra loro e individuare schemi sospetti. In molti casi, queste tecnologie hanno permesso alle autorità di risalire ai responsabili di attività illegali, anche a distanza di anni.

Il registro pubblico delle transazioni, che inizialmente sembrava un vantaggio per il riciclaggio, si sta rivelando uno dei suoi principali limiti.

La risposta delle istituzioni

Di fronte a questo scenario, i governi hanno iniziato a muoversi. In Europa, in particolare, il rafforzamento delle normative sul settore crypto ha introdotto nuovi standard di trasparenza, controllo e tracciabilità.

L’obiettivo non è fermare l’innovazione, ma ridurre le aree grigie. Identificare gli utenti, monitorare i flussi finanziari e rendere più difficile l’utilizzo improprio delle tecnologie digitali.

Il settore si sta progressivamente strutturando, e con esso aumentano anche le responsabilità degli operatori.

Una narrativa spesso distorta

Nonostante tutto, l’associazione tra criptovalute e criminalità resta molto forte nell’opinione pubblica. E spesso viene raccontata in modo semplificato.

In realtà, la percentuale di transazioni illecite sul totale dei movimenti crypto rimane relativamente contenuta. Le organizzazioni criminali sperimentano nuovi strumenti, ma si scontrano anche con nuovi rischi, nuovi controlli e nuove forme di tracciamento.

La tecnologia, come sempre, è neutra. Dipende da come viene utilizzata.

Criminalità organizzata e criptovalute: un futuro fatto di modelli misti

È improbabile che il contante sparisca completamente dalle strategie di riciclaggio. Più realisticamente, il futuro sarà caratterizzato da sistemi misti: contante per alcune operazioni locali, strumenti digitali per i trasferimenti internazionali, attività economiche per l’integrazione dei fondi.

Questa combinazione rende il fenomeno più difficile da intercettare, ma allo stesso tempo offre nuovi strumenti per analizzarlo.

Il ruolo del settore privato

In questo contesto, le aziende fintech e gli operatori del settore crypto stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Non solo come fornitori di servizi, ma come attori della sicurezza finanziaria.

Sistemi di monitoraggio avanzati, analisi comportamentale, collaborazione con le autorità: la prevenzione del riciclaggio passa sempre più anche dal settore tecnologico.

Quando cybercrime e finanza si incontrano

La digitalizzazione porta con sé anche un altro elemento: la convergenza tra criminalità finanziaria e informatica.

Hackeraggi, frodi online, estorsioni digitali e riciclaggio possono diventare parti dello stesso ecosistema criminale. Il denaro sottratto attraverso attacchi informatici può essere rapidamente convertito e spostato attraverso strumenti digitali, rendendo ancora più complesso il lavoro investigativo.

Una sfida globale

Le criptovalute non conoscono confini, e questo rende necessario un coordinamento internazionale. Governi, autorità di vigilanza, forze dell’ordine e operatori privati devono collaborare, condividere informazioni e sviluppare strumenti comuni.

Nessun paese, da solo, può affrontare un fenomeno che si muove su scala globale.

Oltre l’allarme, verso la comprensione

Il rischio più grande, oggi, è quello di raccontare questa trasformazione solo in chiave allarmistica. Le criptovalute non sono una soluzione perfetta per il riciclaggio, ma nemmeno un problema ingestibile.

Sono un nuovo terreno di confronto, dove innovazione e controllo devono trovare un equilibrio.

Il riciclaggio sta cambiando, perché cambia il mondo in cui si muove. E come sempre accade, la tecnologia diventa allo stesso tempo strumento e antidoto.

Capire questa evoluzione significa andare oltre le semplificazioni e osservare il fenomeno per quello che è davvero: un adattamento continuo, in cui criminalità, finanza e innovazione corrono alla stessa velocità.

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