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AI, negli USA è scontro politico: ecco la posta in gioco



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Negli USA cresce lo scontro politico popolare contro AI e Big Tech: comunità locali contestano data center e Hollywood denuncia l’uso dei contenuti per addestrare modelli. Al tempo stesso la spinta di Trump all’AI apre fratture nel MAGA, tra antitrust, lobbying e il caso Anthropic-Pentagono

Pubblicato il 25 feb 2026

Umberto Bertelè

professore emerito di Strategia e chairman degli Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano



politica USA AI

C’è veramente in atto negli US una diffusa reazione popolare – un “backlash” o (con un gioco di parole) un “botlash” – contro l’AI e contro quello che essa comporta?

Contro il sorgere della gigantesca rete di data center che le Big Tech stanno finanziando (spesso combattute dalle comunità locali che si vedono sottratte risorse quali l’acqua, la terra e l’energia elettrica)?

O contro l’idea di utilizzare i film e le produzioni in genere di Hollywood per istruire l’AI allo scopo di automatizzare parte della produzione futura (“Stealing Isn’t Innovation” è il nome della campagna contro lanciata dalle celebrità di Hollywood stessa)?

È la tesi di Marietje Schaake (Stanford University’s Institute for Human-Centered Artificial Intelligence), nel recentissimo articolo di FT “The ‘botlash’ movement is gaining momentum – Protesting and unsubscribing are being promoted as forms of modern-day strikes”.

Fig 1

AI, Big Tech e politica USA: il “botlash” e la reazione nel mondo Maga

Una tesi confermata dalla quasi rivolta all’interno del MAGA (“Make America Great Again”), il movimento ispirato da Peter Thiel e da cui è stato proiettato alla vicepresidenza degli US J.D. Vance, a fronte del favore accordato da Trump all’AI e alle Big Tech:

  • inibendo con un suo decreto l’approvazione da parte di un numero crescente di Stati (compresi alcuni a guida repubblicana) di leggi volte a regolamentare – ovvero a tenere sotto controllo – lo sviluppo e la diffusione dell’AI.
  • eliminando gli ostacoli che si frapponevano o rallentavano la veloce realizzazione degli AI data center per cui come noto sono state stanziate cifre enormi e crescenti (ben 660 miliardi di $ nel 2026 da parte delle 4 Big Tech maggiori investitrici e non solo), per il possibile impatto negativo sulle prossime elezioni di “mid term” che tale orientamento politico potrebbe avere.

Come raccontato qualche giorno prima in un altro articolo di FT – “Donald Trump’s AI push fuels revolt in Maga heartlands: Republicans fear backlash against White House agenda could undermine support in this year’s midterm elections”, che non solo esalta le preoccupazioni elettorali di parte dei repubblicani ma evidenzia la storica avversione del mondo MAGA, più legato al “venture capital [VC]”, nei riguardi delle Big Tech.

La frattura interna tra populist e pro-business e le ricadute elettorali

Una frattura, quella fra la componente “populist” e quella “pro-business” (più attenta alle esigenze del business in generale e delle Big Tech in particolare) ora favorita da Trump, che aveva visto la chiara vittoria della seconda qualche giorno prima, come raccontato da The Wall Street Journal [WSJ] nel suo articolo del 12 febbraio “Justice Department’s Antitrust Chief Leaves Post After Clashes With Leadership – Gail Slater’s departure follows feuds with senior officials [l’Attorney General Pam Bondi, fedelissima di Trump, in primo luogo] over her independence during her 11 months in the role”.

Un articolo in cui WSJ mette in luce come essa sia stata sin dall’inizio allineata con i “populist”, anche per i suoi forti legami con Vance, che:

l’aveva scelta come consigliera durante il suo mandato senatoriale, mandato durante il quale egli aveva sempre tenuto un atteggiamento antitrust aggressivo, soprattutto nei riguardi delle Big Tech;

l’aveva fortemente appoggiata, una volta divenuto vicepresidente, per la nomina a capo della Divisione Antitrust del DoJ: un appoggio non più garantitole nel suo scontro con Pam Bondi, molto vicina come detto a Trump.

AI, Big Tech e politica USA: il nodo antitrust tra DoJ, Vance e Bondi

Del tutto simile il punto di vista sul tema espresso da FT qualche giorno dopo: “Populists are losing a Maga tug of war over US antitrust policy – Gail Slater’s exit suggests pro-business Republicans are ascendant in Donald Trump’s justice department”.

Lobbying, interessi privati e narrazioni pubbliche sull’AI

Uno scontro però che secondo Forbes – “AI’s Biggest Builders Are Now Its Biggest Lobbyists: OpenAI and Anthropic spent more on lobbying in 2025 than ever. They’re pushing for friendly treatment and less regulation amid rising tensions—at least for Anthropic—with the Trump administration” – vede un intreccio (peraltro non sorprendente) fra grandi principi e interessi privati:

  • con interazioni sempre più strette in tema di AI fra il mondo politico e gli “AI’s Biggest Builders” (OpenAI, Anthropic, Google e Meta quelli al momento più operanti sulla “frontiera”),
  • con una certa ipocrisia da parte delle imprese, che mentre criticano le interferenze del mondo politico – “mettere la politica (policy) al di sopra della politica politicante (politics)“ la ricetta del co-fondatore e CEO di Anthropic Dario Amodei – aumentano gli “investimenti in lobbying” (Fig. 1) per ottenere leggi più favorevoli e possibilmente corposi contratti da parte delle diverse amministrazioni pubbliche.

AI, Big Tech e politica USA: il caso Anthropic tra etica, difesa e pressioni competitive

Una accusa giusta quella nei riguardi di Anthropic, in questo momento l’impresa forse più in vista anche perché con i suoi “AI cutting-edge tools” che presenta a ritmo serrato sta demolendo le capitalizzazioni delle imprese operanti nel software (Ibm ha perso il 13% in un giorno quando Anthropic ha parlato di miglioramento del Cobol e il 27% in un mese) e di quelle finanziarie che hanno promosso la crescita delle più giovani di esse?

Almeno in parte sì, e lo dirà l’esito dallo scontro fra Anthropic stessa e il Pentagono, in cui:

  • Dario Amodei ha chiesto un uso “etico” del suo Cowork, coerente con le motivazioni date al momento del distacco cinque anni fa da OpenAI ma un po’ curioso dal momento che si tratta di una fornitura militare;
  • il governo ha minacciato di tagliare fuori Anthropic da ogni fornitura futura: “Pete Hegseth [US defence secretary] threatens to cut Anthropic from Pentagon supply chain in showdown with CEO – AI start-up’s Dario Amodei summoned to Washington after trying to limit military use of its technology” (FT, 24 febbraio);

Dario Amodei si è giustificato – “Anthropic Dials Back AI Safety Commitments – Company says competitive pressure prompts it to pivot away from a more-cautious stance” (WSJ, 24 febbraio) – lamentando la carenza delle regole sempre richieste dalla sua impresa: “The policy environment has shifted toward prioritizing AI competitiveness and economic growth, while safety-oriented discussions have yet to gain meaningful traction at the federal level.

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