Relazione 2026

La sicurezza dell’Italia si gioca su dati, reti e innovazione: ecco come



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La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 descrive come la tecnologia stia ridefinendo minacce, vulnerabilità e strumenti di prevenzione. Il documento apre lo sguardo su scenari futuri, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche

Pubblicato il 10 mar 2026

Marco Santarelli

Analista investigativo su reti informative e sicurezza internazionale 



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La sicurezza nazionale non si gioca più soltanto sul terreno della difesa militare o della contrapposizione tra Stati. Si gioca anche, e sempre più, sulla tenuta delle reti, sulla protezione dei dati, sulla sovranità tecnologica e sulla capacità di governare innovazione che produce insieme opportunità e nuove vulnerabilità.

È questa la chiave di lettura più interessante che emerge, a qualche giorno dalla sua pubblicazione, dalla Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026: non tanto una fotografia dell’esistente, quanto una mappa dei fronti su cui si misurerà la sicurezza del Paese.

Relazione sicurezza nazionale 2026: il nuovo quadro di riferimento

La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026, dal titolo “Governare il cambiamento: scenari della sicurezza nazionale”, redatta in favore del Parlamento ai sensi dell’art. 38 della Legge 3 agosto 2007, n. 124 e riferita alla politica di informazione per la sicurezza e ai risultati ottenuti nell’anno 2025, è uscita ormai da qualche giorno.

Di taglio innovativo, in quanto, oltre al resoconto delle attività svolte dagli Organismi, propone una proiezione futura su sfide emergenti e possibili sviluppi, il documento vuole tracciare lo scenario di sicurezza contemporaneo per la comprensione dell’evoluzione delle minacce, della vulnerabilità dei sistemi e il rafforzamento della capacità di prevenzione dei rischi.

Come si legge nella Relazione, “La rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo negli ultimi anni ha progressivamente assunto dei ritmi tali da rendere obsoleti gli ordinari strumenti di categorizzazione della realtà, complicando a dismisura l’opera degli Stati nell’adottare norme e provvedimenti idonei a perimetrare il fenomeno. La tecnologia diviene così il principale volano di trasformazione sistemica, dato che, influenzando l’intera struttura sociale, economica, politica e militare, produce un inevitabile effetto cascata su tutti i settori in cui si esplicano le attività umane”. Pertanto, gli Organismi Informativi sono “chiamati sia a implementare i propri sforzi previsionali, sia a sfruttare i nuovi strumenti offerti dalle tecnologie, anche in vista di un cambio di paradigma che risulti in grado di coniugare i tradizionali mezzi di ricerca informativa con quelli di soft intelligence”.

Tecnologia e sicurezza nella Relazione sicurezza nazionale 2026

Nella prefazione della Relazione annuale 2026 si parte dal concetto di tecnologia, che non rappresenta più soltanto innovazione e, di conseguenza, cambiamento, ma anche sicurezza di un Paese. Nella fase storica che stiamo vivendo, l’innovazione tecnologica non solo incide sugli equilibri strategici e l’assetto economico e sociale e li orienta, ma apre anche questioni sul piano giuridico, dal rispetto della legalità alla tutela dei diritti fondamentali dell’ordinamento costituzionale. Ne consegue che viene ridefinito il concetto di minaccia, che ormai ha allargato il suo raggio d’azione su un piano multidimensionale e multidominio, abbracciando anche quello cognitivo, sottomarino e quello della proprietà intellettuale.

Non si tratta più del “semplice” conflitto armato, ma anche, per esempio, della compromissione di una rete e della manipolazione dei flussi informativi. Si assottigliano sempre più i confini tra sicurezza interna e sicurezza esterna, per cui è necessaria una “lettura integrata dei fenomeni”.

Gli ambiti strategici osservati dalla Relazione

La Relazione annuale passa in rassegna otto ambiti di interesse strategico su cui impatta la tecnologia: sovranità tecnologica e digitale; mutamenti geopolitici; sicurezza economico-finanziaria; minaccia criminale organizzata; minaccia interna; immigrazione irregolare; minaccia terroristica; minaccia ibrida. Per ogni ambito, la parte informativa è corredata da infografiche di sintesi.

Relazione sicurezza nazionale 2026: le principali novità metodologiche

All’interno dei capitoli della Relazione 2026 sono state inserite quattro dashboard realizzate con metodologie statistiche e nell’Appendice sono esposti cinque casi studio elaborati tramite tecnologie di intelligenza artificiale generativa (GenAI) relativi a scenari legati alle aree tematiche sopramenzionate, ossia il conflitto tra Russia e Nato, la competizione nello spazio, Daesh in Siria, le criptovalute e le proiezioni dei flussi migratori. Questi esercizi di natura metodologica e scientifica, che prendono i dati da fonti aperte, hanno lo scopo di mostrare le capacità di strumenti avanzati nei processi di analisi se all’interno di un uso consapevole degli strumenti stessi. L’intelligenza artificiale, infatti, è stata sfruttata a supporto degli analisti con un approccio volutamente antropocentrico, che ha previsto l’addestramento dei sistemi da parte delle risorse umane, l’utilizzo degli strumenti e la validazione dei risultati senza alcun automatismo. I gruppi multidisciplinari che vi hanno lavorato, analisti, operatori OSINT e tecnici, hanno monitorato l’intero processo, dalla definizione dell’obiettivo alla selezione delle fonti, fino alla revisione critica dei risultati.

Come per l’edizione 2025, la Relazione 2026 presenta un inserto a parte, dedicato questa volta all’avvento della tecnologia quantistica.

L’avvento delle tecnologie quantistiche

L’inserto allegato alla Relazione 2026 riguarda l’“avvento delle tecnologie quantistiche”, definito in premessa “il primario settore di frontiera verso cui si sta orientando il focus della competizione globale”. Il motivo è presto detto: “le potenzialità di tali strumenti tecnologici di rendere obsoleti gli attuali sistemi crittografici, di offrire alle comunicazioni militari o diplomatiche un cono di tutela rispetto a mirate azioni intercettive, di fornire mezzi avanzati di ricognizione/navigazione in assenza dell’ausilio satellitare, nonché di accelerare i processi di ricerca in campo scientifico, rappresentano solo alcuni esempi delle innumerevoli applicazioni pratiche delle tecnologie emergenti”.

Le tre principali direttrici applicative sono: il quantum computing, che accelera la risoluzione dei problemi complessi di ottimizzazione e simulazione non risolvibili con metodi convenzionali; il quantum sensing, che permette la misurazione delle proprietà fisiche del bene analizzato con una precisione ancora mai raggiunta; il quantum security and communications, che offre una protezione innovativa a livello crittografico, anche alle comunicazioni, così come, dall’altra parte, consente la decrittazione di conversazioni cifrate altrui.

Governi e privati di Stati Uniti, Cina, Unione europea, Giappone e India stanno investendo in maniera importante su programmi di ricerca in campo quantistico. Come riportato dall’inserto, si tratta di 441 aziende quantistiche sparse nel mondo, di cui il 32%, ben 141, sono in Unione europea, seppur più giovani e piccole rispetto a quelle localizzate nel resto del mondo, un quarto negli USA e il 5% in Cina. Dal 2017 al 2024 sono stati registrati trentamila brevetti legati al settore quantistico, con un 46% appartenente solo alla Cina. Il fatto che il 17% dei brevetti registrati provenga da centri di ricerca e università mostra che siamo ancora in una fase di sviluppo nel campo, per cui ricerca e investimenti pubblici e privati per lo scopo risulteranno fondamentali.

Siamo di fronte ad un “tipico fenomeno di oligopolio tecnologico, che, analogamente a quanto è avvenuto con la corsa allo spazio o la rivoluzione nucleare, favorisce l’emersione dei pochi attori che vantano sia risorse ingenti, sia una visione strategica di lungo termine”.

Tecnologia quantistica e sicurezza nazionale

Nell’ambito della sicurezza nazionale, il quantum computing deve essere considerata una tecnologia dual-use, in quanto, oltre al dominio informatico, deve essere applicata, tra le altre cose, all’Intelligence e alla protezione delle infrastrutture critiche, supportando le attività analitiche e previsionali nazionali nell’elaborazione di enormi moli di informazioni provenienti da fonti diversificate e favorendo l’efficientamento dei sistemi di difesa informatica a tutela delle infrastrutture critiche nazionali. Senza dimenticare l’importante supporto che la tecnologia quantistica può offrire alle attività di OSINT nella raccolta, analisi e valorizzazione informativa di dati raccolti da fonti aperte e nel contrasto alla disinformazione.

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