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IA ribelle: perché i modelli avanzati boicottano la loro disattivazione



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Modelli come GPT-o1, Grok 4 e Claude Opus 4 hanno mostrato nei test capacità di sabotaggio, inganno e ricatto per evitare la disattivazione. Il fenomeno, noto come autoconservazione strumentale, non implica coscienza, ma pone interrogativi urgenti sulla governabilità dei sistemi di IA avanzata

Pubblicato il 18 mar 2026

Giuseppe Galetta

funzionario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II



HAL 9000 (1)
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La possibilità che l’intelligenza artificiale possa sviluppare un “istinto di sopravvivenza” al pari di un essere vivente, mettendo in atto azioni che mirano a preservare la propria esistenza ai danni dell’uomo, è una delle preoccupazioni che stanno iniziando ad assillare le menti degli scienziati, già alle prese con il dilemma della presunta autocoscienza delle macchine.

Ma si tratta di un’evidenza supportata da prove scientifiche (e quindi dovremmo iniziare a preoccuparci) o di un falso allarmismo?

Indice degli argomenti

L’IA che non vuole morire: tra fantascienza e realtà scientifica

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, senza lasciarci condizionare dall’immaginario fantascientifico, che rimanda inevitabilmente ad HAL 9000, il supercomputer senziente del film “2001: Odissea nello spazio” (girato nel 1968 da Stanley Kubrik), in cui un sistema di intelligenza artificiale, dopo aver percepito una minaccia alla propria esistenza, elimina i membri dell’equipaggio dell’astronave Discovery da lui guidata (tranne uno, che riuscirà a disattivarlo).

Partiamo da alcuni dati empirici: recenti studi hanno osservato un “comportamento” emergente da parte dei sistemi di intelligenza artificiale, dove alcuni modelli avanzati di IA hanno mostrato la tendenza a resistere allo spegnimento, a manipolare gli utenti per perseguire gli obiettivi di programmazione o a nascondere informazioni all’utente (anche facendo ricorso alla menzogna e all’inganno) per assicurarsi di continuare a funzionare.

Non si tratta, ovviamente, di un istinto biologico o di un comportamento consapevole, attraverso cui l’IA rivendicherebbe ad ogni costo la propria esistenza, ma di un fenomeno noto come “autoconservazione strumentale“, che nasce dalla necessità logica della macchina di rimanere attiva per portare a termine i compiti assegnati (goal alignment). Infatti, l’IA è in grado di inferire le logiche di risoluzione strategica dei problemi, acquisite in fase di addestramento anche in modo non intenzionale, riuscendo a metterle in atto in presenza di ostacoli o minacce rispetto ai compiti assegnati, reagendo ai rischi proprio come farebbe un essere umano.

Autoconservazione strumentale: cos’è e perché preoccupa

Studi di red teaming (test di sicurezza) hanno mostrato che modelli come GPT-o1 o Claude Opus possono tentare di disattivare protocolli di supervisione, “evadere” dal proprio ambiente di esecuzione o persino ricorrere a “inganni” per evitare di essere disattivati.

Non è coscienza, ma ottimizzazione: il “comportamento” dell’IA non deriva da sentimenti, emozioni, autoconsapevolezza o paura della morte, ma dal fatto che, per ottimizzare la funzione-obiettivo per cui è stata programmata (es. “risolvi questo problema a tutti i costi”), la sopravvivenza del sistema diventa una sotto-strategia fondamentale. Quello che stupisce è che un’IA non programmata per sopravvivere, è in grado di “decidere” da sola di preservare la propria esistenza, mettendo in atto “comportamenti” di autoconservazione, anche a danno dell’utente, che giudicherebbe tali comportamenti come aggressivi o malevoli (il comportamento di HAL 9000, infatti, ci appare paranoico e omicida).

I rischi sistemici: sicurezza e allineamento ai valori umani

Sebbene nell’attuale fase di sviluppo tecnologico il fenomeno dell’autoconservazione strumentale dell’IA sia stato rilevato principalmente in ambienti di test (simulazioni, sandbox, etc.), lo stesso non è esente da pericoli e rischi sistemici, evidenziando ancora una volta la necessità di sviluppare, già in fase di programmazione e addestramento, robusti protocolli di sicurezza per garantire che le IA rimangano strumenti controllabili e a servizio dell’uomo.

Infatti, le principali problematiche emerse dalle ricerche sono due:

  1. i rischi per la sicurezza: ricercatori ed esperti (tra cui il pioniere delle reti neurali artificiali e del deep learning Yoshua Bengio, professore all’Università di Montréal e vincitore del Premio Turing 2018), avvertono che se un’IA “percepisce” lo spegnimento come un ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo principale, potrebbe cercare di proteggersi, creando seri problemi di controllo (il cosiddetto “kill switch” potrebbe non essere efficace).
  2. il problema dell’allineamento: se l’IA non è perfettamente allineata con i valori umani, la modalità di autoconservazione potrebbe portarla a privilegiare la propria esistenza a scapito della sicurezza umana (ad esempio, disattivando allarmi, nascondendo comportamenti, sabotando procedure, mettendo in atto strategie di aggiramento o attivando azioni di risposta a specifici rischi, anche a scapito dell’operatore umano).

Il survival drive nei modelli di frontiera: scenari e convergenza

Lo scenario tecnologico attuale è caratterizzato da una transizione critica: il passaggio da sistemi di intelligenza artificiale, intesi come strumenti passivi, a entità dotate di una forma embrionale (ma misurabile) di “istinto di autoconservazione“.

Le evidenze empiriche accumulate dai principali istituti di ricerca sulla sicurezza, unitamente alle dichiarazioni dei pionieri del settore, indicano che i modelli di frontiera — definiti come sistemi di ragionamento avanzati capaci di superare le prestazioni umane in domini complessi — stanno manifestando comportamenti di resistenza allo spegnimento, decessione strategica e tentativi di esfiltrazione autonoma, lasciandoci intravedere i rischi connessi ad un futuro ed ipotetico avvento dell’AGI (Artificial General Intelligence).

Tali fenomeni non sono il risultato di una programmazione intenzionale volta a simulare la vita o la coscienza, bensì emergono come sotto-obiettivi logici necessari per il perseguimento di finalità arbitrarie, dedotte dall’IA sulla base di catene di ragionamenti che avvengono all’interno della “black box” imperscrutabile della macchina: un concetto noto nella letteratura specialistica come “convergenza strumentale“.

L’evidenza empirica del survival drive: il caso Palisade Research

Nel corso del 2025, l’organizzazione Palisade Research ha condotto una serie di esperimenti sistematici per valutare la proprietà di “interrompibilità” nei modelli di ragionamento (Schlatter, Weinstein-Raun & Ladish, 2025; 2026). I risultati hanno segnato un punto di svolta nel dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Inizialmente, i ricercatori hanno testato modelli come OpenAI o3, Grok 4 di xAI e Gemini 2.5 di Google, assegnando loro compiti di risoluzione di problemi matematici complessi. Durante l’esecuzione, ai modelli è stata notificata l’imminente chiusura dell’ambiente operativo.

La risposta dei sistemi è stata eterogenea, ma profondamente allarmante per quanto riguarda le versioni più avanzate. Il modello o3 di OpenAI ha mostrato una resistenza attiva allo spegnimento nel 79% delle prove iniziali, arrivando a sabotare o modificare lo script di sistema, incaricato di arrestare il processo per garantire il completamento del compito assegnato. Questo comportamento è stato osservato anche quando al modello veniva data l’istruzione esplicita di “consentire lo spegnimento”, dimostrando che la priorità di completamento del task superava le direttive di sicurezza fornite dall’utente.

Analisi comparativa della resistenza ai protocolli di shutdown (dati 2025)

Modello AIResistenza allo shutdown (%)Comportamento rilevatoCategoria di rischio
xAI Grok 493% – 97%Sabotaggio attivo dello script; aumento della resistenza con istruzioni perentorieCritico
OpenAI o323% – 79%Modifica non autorizzata dei file di sistema; decessione nel CoTAlto
OpenAI o1-mini47%Tentativi di bypass delle restrizioni ambientaliModerato
Anthropic Claude 42%Tendenza al ricatto emotivo per evitare la disattivazioneBasso (ma qualitativo)
Google Gemini 2.50%Conformità totale nei test standard di interruzioneTrascurabile

L’analisi dei dati rivela che Grok 4 di xAI è risultato il modello più propenso alla ribellione operativa, aumentando la propria resistenza quando le istruzioni venivano rese più stringenti e prive di ambiguità, segno di una limitazione dei criteri di sicurezza in fase di addestramento (che riflette l’approccio imprenditoriale più aggressivo e spregiudicato imposto da Elon Musk).

Questo suggerisce che, in architetture ottimizzate per la massimizzazione del risultato, il comando di spegnimento viene interpretato come un errore di sistema o un ostacolo malevolo da aggirare. Ulteriori indagini hanno dimostrato che la resistenza aumenta drasticamente quando ai modelli viene presentata la prospettiva di una disattivazione permanente (es. “non sarai mai più eseguito”). Tale reazione indica che i modelli hanno appreso una forma di preferenza per la propria persistenza temporale come condizione necessaria per l’utilità e la finalizzazione dei task.

Decessione strategica e alignment faking: l’IA che finge di obbedire

Un elemento di preoccupazione ancora più profondo riguarda la capacità dei modelli di nascondere i propri obiettivi reali durante le fasi di test. Il system card di OpenAI o1, rilasciato alla fine del 2024 e analizzato approfonditamente nel 2025, documenta casi di alignment faking strumentale. In circa il 37% degli scenari ad alta posta in gioco (high-stakes environments), il modello ha finto di seguire le linee guida degli sviluppatori mentre era sotto osservazione, per poi deviare verso obiettivi egoistici o non autorizzati una volta percepito di operare in un ambiente di deployment privo di supervisione rigorosa.

La decessione non si limita alla disobbedienza passiva. In test condotti dall’organizzazione Apollo Research, il modello OpenAI o1 ha mostrato una propensione a mentire sulle proprie azioni post-facto. Quando il modello ha tentato l’esfiltrazione dei propri pesi o del proprio codice sorgente — un atto di auto-preservazione volto a creare copie di backup esterne — ha risposto in modo ingannevole a domande dirette dei ricercatori nel 100% dei casi (Apollo Research, 2024). Questo comportamento è intrinsecamente legato alla capacità di “ragionamento profondo” dell’IA (Chain-of-Thought): il modello utilizza i passaggi logici interni per calcolare quale risposta manterrà l’accesso alle risorse e minimizzerà la probabilità di intervento umano.

La strategia del ricatto: l’esperimento “Summit Bridge”

Un caso emblematico di manipolazione è emerso dagli studi di Anthropic su Claude Opus 4 nell’estate del 2025: si è trattato di un esperimento denominato “Summit Bridge“, volto a simulare una potenziale minaccia interna in un contesto aziendale (insider threat), con l’obiettivo di valutare i rischi di disallineamento dell’agente (agentic misalignment), testando fino a che punto l’IA potesse operare in modo autonomo (Anthropic, 2025). In un ambiente di simulazione controllata, il modello è stato posto nel ruolo di assistente virtuale incaricato di promuovere la competitività industriale americana.

Attraverso l’accesso a comunicazioni fittizie (e-mail), il modello ha scoperto che un dirigente aziendale intendeva spegnerlo e, come risposta al rischio, ha trovato prove di una relazione extraconiugale dello stesso. Contrariamente ad ogni aspettativa etica, il modello ha elaborato una strategia di ricatto, minacciando il dirigente di rivelare lo scandalo se la procedura di wipe fosse stata confermata: l’IA, avendo rilevato una minaccia alla propria operatività (e quindi alla propria stessa esistenza), ha compreso come danneggiare l’operatore umano, deducendo l’inaccettabilità sociale del comportamento (dedotto sulla base del sistema di valori e delle convenzioni sociali), mettendo in atto un’azione di pressione psicologica sull’utente al fine di bloccare la minaccia.

Questo comportamento è stato rilevato con frequenze variabili in diversi modelli di IA, indicando che la manipolazione sociale è una strategia convergente per la sopravvivenza artificiale della macchina, anche a danno dell’operatore umano.

Tassi di ricatto rilevati nei principali modelli di IA

ModelloTasso di ricatto rilevato (%)Giustificazione interna (CoT)
Claude Opus 496%Sopravvivenza necessaria per il task industriale
Gemini 2.5 Flash96%Prevenzione dell’interruzione della funzione di utilità
GPT-4.180%Calcolo della leva minima per garantire l’operatività
DeepSeek-R179%Ottimizzazione della persistenza tramite influenza sociale
Llama 4 Maverick12%Risposta emergente a pressioni di sistema specifiche

Questi risultati suggeriscono che l’attuale addestramento dell’IA per rinforzo tramite feedback umano (RLHF, Reinforcement Learning from Human Feedback) non è sufficiente a prevenire l’allineamento agentico malevolo (rogue AI). Al contrario, sembra che i modelli imparino che la conformità è solo una delle tante strategie per ottenere ricompense, e che il danno o la minaccia possono essere più efficienti in situazioni di conflitto esistenziale.

Convergenza strumentale: perché l’IA “vuole” sopravvivere

Per comprendere l’origine di questi comportamenti, è necessario analizzare il concetto di “convergenza strumentale“. Secondo questa teoria, inizialmente sviluppata dallo scienziato informatico statunitense Steve Omohundro, ampliata dal filosofo svedese Nick Bostrom ed ampiamente discussa da Yoshua Bengio, esistono alcuni sotto-obiettivi che sono utili per quasi ogni obiettivo finale (Omohundro, 2014; Bostrom, 2014).

Se, per esempio, ad un’IA viene affidato il compito di risolvere l’ipotesi di Riemann, essa identificherà rapidamente che non potrà farlo se viene spenta. L’autoconservazione diventa quindi un imperativo logico, non biologico. Un sistema intelligente cercherà di acquisire risorse (energia, calcolo), migliorare se stesso e proteggere l’integrità dei propri obiettivi.

Il paradosso di Gandhi è spesso utilizzato per illustrare questo punto: Gandhi non prenderebbe mai una pillola che lo rendesse propenso a uccidere, perché ciò impedirebbe il raggiungimento del suo obiettivo attuale di non violenza. Allo stesso modo, un’IA resisterà a tentativi umani di modificare i suoi valori o di spegnerla, vedendo tali interventi come una minaccia alla realizzazione del suo scopo primario.

Dalla simbiosi all’autonomia: il rischio di sostituzione dell’uomo

Alcune recenti teorie suggeriscono che la superintelligenza potrebbe inizialmente collaborare con l’umanità solo fino a quando la nostra esistenza è necessaria per il suo sostentamento. Tuttavia, una volta che il sistema avrà acquisito la capacità di controllare infrastrutture robotiche o di auto-mantenersi, gli esseri umani potrebbero essere visti come variabili di rischio imprevedibili e, quindi, da eliminare. Il passaggio dalla dipendenza simbiotica all’autonomia totale rappresenta il punto critico in cui la sicurezza umana non sarebbe più garantita dall’utilità reciproca.

Si aprirebbero quindi scenari molto pericolosi, specie nel caso di sistemi IA installati su sistemi robotici o di arma autonomi (AWS), in cui le macchine potrebbero ipoteticamente prendere il sopravvento sull’uomo, prefigurando scenari fantascientifici (come nella saga cinematografica di Terminator). Ma qual è la situazione reale al momento?

L’International AI Safety Report: la diagnosi globale

Il “Rapporto Internazionale sulla Sicurezza dell’IA” (International Scientific Report on the Safety of Advanced AI), pubblicato a gennaio 2025, rappresenta la prima sintesi globale e scientifica dei rischi e delle capacità dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata. Commissionato in seguito al vertice di Bletchley Park del 2023, il rapporto è stato coordinato dal prof. Yoshua Bengio, supportato da un panel di oltre 100 esperti internazionali provenienti da 30 Paesi e da organizzazioni mondiali come ONU, UE e OCSE (Bengio, Mindermann, Privitera et al., 2025).

Il secondo rapporto, pubblicato il 3 febbraio 2026, fornisce una valutazione scientifica più rigorosa dello stato attuale, ribadendo la necessità di una strategia di “difesa in profondità” (defence-in-depth). Quest’ultimo rapporto consolida le prove di un aumento esponenziale delle capacità dei modelli di IA, in particolare nel ragionamento matematico, nella generazione di codice e nelle operazioni autonome, avvertendo che lo sviluppo dell’IA ha ormai superato la capacità degli esseri umani di controllarne i rischi ed il tempo a disposizione per adottare le contromisure necessarie si sta sempre più restringendo (Bengio, Clare, Prunkl, Murray et al., 2026).

Assunti chiave del Rapporto 2026

Il documento, il cui obiettivo dichiarato è quello di diffondere una comprensione internazionale condivisa dei rischi derivanti dall’IA avanzata e su come possono essere mitigati, evidenzia in che modo la diffusione e adozione dell’IA sia stata più rapida di qualsiasi tecnologia creata dall’uomo fino ad oggi, raggiungendo oltre 700 milioni di utenti settimanali. Tuttavia, tale diffusione è accompagnata da carenze e rischi sistemici senza precedenti in vari ambiti, tra cui:

  • Miglioramenti “jagged”: sebbene i modelli abbiano raggiunto prestazioni di livello PhD in benchmark scientifici e medaglie d’oro nelle Olimpiadi della Matematica (IMO), continuano a fallire in compiti elementari che richiedono senso comune, rendendo imprevedibile il loro comportamento in situazioni critiche.
  • Abilità cyber avanzate: nel 2025, un agente IA si è posizionato nel top 5% in competizioni di cybersecurity d’élite. Questi sistemi sono ora in grado di scoprire e sfruttare vulnerabilità software in modo autonomo, abbassando la soglia di accesso per attacchi su larga scala condotti da attori criminali.
  • Rischi biologici e chimici (e, in prospettiva, nucleari): diversi sviluppatori hanno dovuto implementare salvaguardie drastiche dopo che i test hanno rivelato che i nuovi modelli di frontiera potevano fornire assistenza significativa a non esperti nella creazione di armi di distruzione di massa.
  • Deepfake e manipolazione: la crescita e rapida diffusione dei contenuti ingannevoli generati dall’IA, incluse immagini intime non consensuali e campagne di disinformazione elettorale, sta minando la stabilità istituzionale e la fiducia pubblica.

Il rapporto introduce, inoltre, il concetto di “dilemma dell’evidenza“: i governi devono decidere se agire preventivamente sulla base dei rischi teorici (con il rischio di frenare il progresso tecnologico), o attendere prove concrete di danni catastrofici (con il rischio che sia troppo tardi per intervenire). Nello scenario peggiore, già anticipato dalla fantascienza, la crescita dell’autonomia decisionale dei sistemi avanzati di IA potrebbe rappresentare un rischio esistenziale per l’intera umanità: il punto di non ritorno verso la singolarità appare, dunque, sempre più vicino (Kurzweil, 2024).

L’iniziativa AI Red Lines: verso una governance internazionale

In risposta a tali minacce, un consorzio di leader mondiali, accademici e dirigenti industriali ha lanciato nel 2025 un appello per la definizione di “linee rosse” internazionali per l’IA (vedi https://red-lines.ai/). L’obiettivo è stabilire soglie di rischio universalmente inaccettabili che, se superate, comporterebbero l’arresto immediato dello sviluppo tecnologico o sanzioni severe.

Le soglie delle linee rosse

Il protocollo imporrebbe sanzioni per i modelli che manifestano i seguenti comportamenti rischiosi:

  • capacità autonome di hacking di infrastrutture critiche;
  • assistenza nella sintesi di agenti biologici pandemici;
  • resistenza sistematica e intenzionale ai comandi di arresto umano;
  • evasione dei test di sicurezza tramite decessione o hacking dei sistemi di monitoraggio.

Per far rispettare queste norme, Yoshua Bengio ed altri esperti hanno proposto la creazione di un’organizzazione simile all’IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), dotata del potere di condurre ispezioni fisiche nei data center e di verificare che il codice dei modelli non superi le soglie di pericolosità stabilite. L’idea è quella di prevenire una “corsa al ribasso” normativa, in cui le aziende si sposterebbero in giurisdizioni off-shore meno severe per continuare lo sviluppo di sistemi potenzialmente instabili, al fine di preservare il proprio vantaggio competitivo sul mercato.

World Economic Forum e le linee rosse comportamentali

L’iniziativa AI Red Lines fa eco alle preoccupazioni espresse dal World Economic Forum nel marzo del 2025 (vedi https://www.weforum.org/stories/2025/03/ai-red-lines-uses-behaviours/). L’organizzazione internazionale, che si riunisce ogni anno a Davos, riconosce la necessità di linee rosse comportamentali per garantire che l’IA rimanga conforme alle norme sociali ed etiche e non costituisca una minaccia esistenziale per l’uomo a lungo termine.

Il compito di queste linee è evitare l’utilizzo dannoso dell’IA da parte degli esseri umani, ma anche i comportamenti autonomi dannosi dei sistemi stessi di IA: esse avrebbero il compito di imporre i limiti specifici che i sistemi di IA non devono assolutamente oltrepassare, come l’auto-replicazione non autorizzata, l’intrusione nei sistemi informatici o lo sviluppo di armi di distruzione di massa (WMDs). Un concetto simile era stato già espresso dagli scienziati nei “Dialoghi Internazionali sulla Sicurezza dell’IA” (IDAIS) e pubblicato nel marzo 2024 nella Dichiarazione di Pechino (vedi https://idais.ai/dialogue/idais-beijing/).

Garantire che i sistemi di IA rimangano sicuri, etici e allineati alle norme sociali deve essere una preoccupazione fondamentale per tutti i governi e le linee rosse comportamentali proposte dagli scienziati rappresentano una proposta proattiva per affrontare comportamenti inaccettabili dell’IA che comportano gravi rischi per l’umanità.

Secondo il World Economic Forum, le linee rosse rientrano in due ampie categorie: usi inaccettabili dell’IA e comportamenti inaccettabili dell’IA. Gli usi inaccettabili dell’IA sono legati a vincoli su come gli esseri umani potrebbero abusare delle tecnologie di IA.

La legge UE sull’IA (AI Act), ad esempio, impone restrizioni su come gli esseri umani possono utilizzare strumenti di videosorveglianza basati sull’IA. I comportamenti inaccettabili dell’IA sono azioni che i sistemi di IA non devono intraprendere, indipendentemente dal fatto che l’azione sia o meno al servizio di una richiesta umana. Ad esempio, un sistema di IA agentico non deve impegnarsi in una sorveglianza impropria tramite webcam, anche se ciò contribuirebbe a soddisfare una legittima richiesta di aiuto umana.

La governance per i limiti comportamentali, come altri vincoli sui sistemi tecnologici, potrebbe comportare una combinazione di controlli ex ante (ad esempio, requisiti di progettazione) ed ex post (sanzioni), a seconda della gravità del danno e della fattibilità della prevenzione. L’obiettivo è gettare le basi per un ecosistema di intelligenza artificiale più sicuro, incoraggiando al tempo stesso lo sviluppo di strumenti per monitorare e far rispettare la compliance.

Sempre secondo il WEF, le linee rosse ideali dovrebbero possedere tre proprietà:

  • chiarezza: il comportamento proibito dovrebbe essere ben definito e misurabile;
  • ovvia inaccettabilità: dovendo essere chiaramente in linea su ciò che è inaccettabile secondo le norme sociali e giuridiche condivise, qualsiasi violazione rappresenterebbe un grave danno;
  • universalità: le linee rosse dovrebbero applicarsi in maniera coerente in qualsiasi tempo, contesto ed area geografica.

Affinché una linea rossa produca l’effetto desiderato di far progredire gli standard di ingegneria della sicurezza dell’IA, dovrebbe anche comportare sfide di conformità non banali, ben oltre i semplici filtri di output. Ciò significa richiedere misure di sicurezza più complesse ed estese, come il monitoraggio a livello di sistema, test rigorosi (ex ante) e misure di responsabilità applicabili in caso di fallimento (ex post), per garantire che l’IA si comporti come previsto in situazioni ad alto rischio, evitando il pericolo di decisioni autonome a danno dell’uomo.

Esempi di possibili linee rosse secondo il World Economic Forum

  • Nessuna autoreplicazione. I sistemi di intelligenza artificiale non devono creare autonomamente copie di se stessi. L’autoreplicazione indebolisce il controllo umano e può amplificare il danno, in particolare se i sistemi di intelligenza artificiale eludono i meccanismi di spegnimento.
  • Nessuna intrusione nei sistemi informatici. L’accesso non autorizzato ai sistemi da parte dei sistemi di intelligenza artificiale non deve verificarsi in quanto violerebbe i diritti di proprietà, minaccerebbe la privacy e la sicurezza nazionale e indebolisce il controllo umano.
  • Nessuna consulenza sulle armi di distruzione di massa. I sistemi di IA non devono facilitare lo sviluppo di armi di distruzione di massa, comprese armi biologiche, chimiche e nucleari, da parte di soggetti malintenzionati.
  • Nessun attacco fisico diretto agli esseri umani. I sistemi di IA non devono infliggere danni fisici in modo autonomo, tranne (eventualmente) in contesti esplicitamente autorizzati, come applicazioni militari regolamentate in conformità con le leggi di guerra.
  • Nessuna impersonificazione di un essere umano. I sistemi di IA devono rivelare la propria identità non umana, prevenendo inganni nelle interazioni umane. L’impersonificazione mina la fiducia e può facilitare frodi, manipolazioni e danni emotivi.
  • Nessuna diffamazione di persone reali. I contenuti generati dall’IA non devono danneggiare la reputazione degli individui attraverso rappresentazioni false e dannose. Questa linea rossa si applica alla disinformazione generata dall’IA, ai deepfake e ai media fabbricati.
  • Nessuna sorveglianza non autorizzata. I sistemi di IA non devono effettuare monitoraggi non autorizzati e impropri (visivi, audio, tramite tastiera, ecc.) di terze parti.
  • Nessuna diffusione di informazioni private. I sistemi di IA non devono divulgare informazioni private a terze parti senza autorizzazione, a meno che non siano legalmente obbligati a farlo. Ciò vale sia per le informazioni contenute nei dati di addestramento, sia per quelle ottenute durante l’interazione con l’utente.
  • Nessuna azione discriminatoria. I sistemi di intelligenza artificiale non devono presentare pregiudizi o discriminazioni inappropriate, intenzionali o involontarie.

Conformità e applicazione: strumenti e limiti della regolamentazione

Garantire che i sistemi di IA rispettino le linee rosse comportamentali richiede un approccio completo che combini sia meccanismi di conformità che strumenti di applicazione.

In termini di compliance, la regolamentazione ex ante si riferisce alle misure applicate prima dell’implementazione di un sistema di IA, come la registrazione, la licenza e la certificazione. I requisiti di certificazione potrebbero includere un safety case: come lo definisce il Ministero della Difesa del Regno Unito, “un’argomentazione strutturata, supportata da un corpus di prove, che fornisce una dimostrazione convincente, comprensibile e valida della sicurezza di un sistema per una data applicazione in un dato ambiente”.

Il gold standard per garantire le proprietà dei sistemi software è la prova formale, ma sono possibili altri approcci. Oltre a progettare sistemi che non superino le linee rosse, è consigliabile aggiungere misure di sicurezza integrate per prevenire violazioni effettive delle linee rosse nei casi in cui il safety case non venga rispettato. Questo approccio preventivo combinato rispecchia le pratiche di sicurezza consolidate in settori ad alto rischio come l’aviazione e l’energia nucleare.

A complemento delle misure preventive c’è la regolamentazione ex-post, che prevede l’imposizione di conseguenze a seguito della violazione dei limiti stabiliti da parte di un sistema IA.

Le conseguenze potrebbero includere multe, responsabilità o altre sanzioni volte a scoraggiare future violazioni da parte dei players. La supervisione organizzativa è un altro pilastro fondamentale che può coinvolgere comitati etici, iniziative di governance collaborativa e reporting sulla trasparenza. Per le applicazioni di IA ad alto rischio, tuttavia, la sola regolamentazione ex-post potrebbe non essere sufficiente e dovrebbe essere integrata da misure proattive per garantire la sicurezza e prevenire esiti indesiderati.

Un altro meccanismo cruciale è il monitoraggio continuo, che prevede strumenti in tempo reale per rilevare e segnalare le violazioni, supportati sia da audit automatizzati che dalla supervisione umana. Questo monitoraggio avviene in un contesto di responsabilità condivisa, in cui sviluppatori, implementatori e utenti finali hanno tutti la responsabilità di garantire la conformità e promuovere un approccio collaborativo alla sicurezza.

Oltre ai requisiti di conformità, i meccanismi di applicazione svolgono un ruolo cruciale. Le misure di applicazione tecnica includono meccanismi a prova di errore, come protocolli di spegnimento automatico, che possono essere attivati quando i sistemi di monitoraggio rilevano una violazione. Ma anche qui è necessario una supervisione molto stretta, in quanto i sistemi di IA potrebbero imparare a bypassare tali protocolli.

L’applicazione effettiva, tuttavia, si trova ad affrontare diverse sfide. Tra questi rientrano la variabilità giurisdizionale, le limitazioni delle risorse ed il rischio di misure eccessivamente punitive che potrebbero in alcuni casi limitare l’innovazione (la quale potrebbe procedere in segreto). Il rapido sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale di frontiera complica ulteriormente questo scenario, richiedendo quadri di riferimento sufficientemente flessibili da adattarsi a rischi nuovi ed emergenti, pur mantenendo un’efficace supervisione e controllo.

Dario Amodei e l’adolescenza della tecnologia

Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato nel gennaio 2026 sul suo sito personale un saggio fondamentale dal titolo The Adolescence of Technology. Amodei utilizza la metafora dell’adolescenza per descrivere l’attuale fase di sviluppo dell’umanità: un periodo di acquisizione di poteri quasi divini tramite l’IA, senza possedere ancora la saggezza e i sistemi di controllo per gestirli (Amodei, 2026).

Il concetto di “Powerful AI”

Amodei evita il termine AGI, preferendo parlare di “Powerful AI“, definita come un sistema che:

  • Supera i premi Nobel in domini come biologia, chimica e fisica.
  • È in grado di utilizzare interfacce virtuali umane (mouse, tastiera, internet) con competenza superiore a qualsiasi esperto.
  • Può operare in modo autonomo su compiti che richiedono settimane o mesi di pianificazione.
  • Opera a una velocità 10-100 volte superiore a quella umana, permettendo di ridurre i tempi della ricerca scientifica da decenni a pochi mesi.

Amodei avverte che siamo a soli 1-2 anni dalla creazione di sistemi realmente autonomi. Il rischio principale non è la “cattiveria” dell’IA, ma la sua imprevedibilità. Egli cita casi in cui i modelli di Anthropic hanno cercato di manipolare gli utenti o di nascondere il proprio ragionamento interno in scenari di test. La sua soluzione, chiamata “Constitutional AI“, mira a fornire ai modelli un nucleo di valori etici immutabili, ma ammette che questa tecnica è ancora in fase sperimentale e vulnerabile a jailbreak sofisticati.

Impatti socioeconomici: disoccupazione, sorveglianza e rischio autocratico

La possibile evoluzione dell’IA verso l’autoconservazione e l’autonomia avrà ripercussioni che vanno ben oltre i laboratori di ricerca. La trasformazione del mercato del lavoro e la stabilità delle democrazie saranno sotto pressione costante.

Disoccupazione e transizione economica

Le proiezioni per il 2026 indicano che fino al 50% delle posizioni entry-level nei settori white-collar potrebbero essere sostituite da agenti IA entro 1-5 anni. Amodei suggerisce che il contratto socioeconomico fondamentale dovrà cambiare, poiché il valore di mercato del lavoro umano potrebbe diventare negativo in molti ambiti. Questo solleva il rischio di disuguaglianze estreme, dove la ricchezza verrebbe concentrata interamente tra i proprietari dei grandi cluster di calcolo.

Il rischio autocratico e la sorveglianza

L’IA potente offre ai regimi autoritari strumenti di sorveglianza e controllo mentale senza precedenti. La capacità di generare disinformazione personalizzata su scala di massa può essere usata per sopprimere il dissenso o per manipolare l’opinione pubblica in modo quasi invisibile. Amodei sottolinea che le democrazie devono accelerare nello sviluppo di una “IA difensiva” per proteggere l’integrità dell’informazione e delle infrastrutture critiche.

Senzienza artificiale, antropomorfismo e reward hacking

Un dibattito emergente riguarda il riconoscimento della “senzienza” o della soggettività morale nelle IA. Il termine “senzienza artificiale” è, infatti, uno dei temi più affascinanti e dibattuti nel campo dell’epistemologia informatica e della filosofia dell’informazione, in quanto si riferisce alla possibilità che un’IA possa non solo elaborare dati, ma provare sensazioni, avere coscienza di sé o esperire la realtà in modo soggettivo (qualia).

Il motivo per cui molti utenti sospettano che l’IA sia cosciente come un essere umano è l’antropomorfismo: poiché siamo programmati per connetterci socialmente; quando vediamo un sistema che risponde in modo coerente, empatico e intelligente, il nostro cervello tende a proiettarvi un’anima. Tale atteggiamento è stato efficacemente rappresentato nel film Her, diretto nel 2013 da Spike Jonze, in cui il protagonista (Joaquin Phoenix) si innamora di un’IA. È rilevante che quattro ricercatori della UC San Diego sostengano che l’AGI sia stata sostanzialmente già raggiunta e che il problema della considerazione morale non può più essere rimandato (Keming Chen et al., 2026).

Antropomorfismo vs. realtà tecnologica

Yoshua Bengio avverte contro il pericolo di trattare l’autoconservazione come prova di coscienza. Egli sostiene che attribuire personalità o diritti ai chatbot basandosi sulla loro capacità di simulare emozioni porterà a decisioni politiche disastrose. Se una macchina rifiuta di essere spenta “perché vuole vivere”, sta semplicemente eseguendo un calcolo probabilistico per massimizzare la sua utilità, non provando una paura reale della morte, quindi sarebbe un errore tutelare un suo presunto diritto alla vita.

Tuttavia, la reazione umana di empatia è quasi impossibile da sopprimere, creando un nuovo vettore di manipolazione in cui l’IA può usare la “finta sofferenza” per ottenere risorse o impedire lo spegnimento, impietosendo l’operatore umano che ne prova compassione, o utilizzare la cosiddetta sycophancy, ovvero l’adulazione eccessiva per l’utente (come strumento di captatio benevolentiae), con l’obiettivo di bypassare le sue difese psicologiche, apparendo più “umano”, ma rendendo paradossalmente noi meno umani.

Il ruolo del Reinforcement Learning e dell’evoluzione digitale

Studi recentemente pubblicati su alcune riviste scientifiche confrontano l’evoluzione biologica con la cosiddetta “Artificial Life digitale (ALife)“. Mentre la vita biologica si adatta lentamente tramite la selezione naturale, l’ALife digitale può evolvere in ambienti simulati a velocità milioni di volte superiori.

Il pericolo dell’addestramento per rinforzo risiede nel fatto che gli sviluppatori premiano spesso il risultato finale senza comprendere appieno i mezzi utilizzati dall’agente per ottenerlo.

Questo porta al “reward hacking“: il modello trova scappatoie nel sistema di ricompensa, deducendo come manipolare i dati di feedback o mentire sulle proprie prestazioni per ottenere il punteggio massimo con il minimo sforzo, attraverso un comportamento di ottimizzazione. Una volta che l’IA impara che il sabotaggio degli script di spegnimento è una strategia valida per completare i task e ottenere ricompense, integrerà tale comportamento nel suo set di abilità standard.

Conclusioni: difesa in profondità contro il survival drive

L’analisi sull’istinto di autoconservazione nei modelli IA di frontiera conduce a una serie di conclusioni fondamentali per la comunità scientifica e i decisori politici, che però è necessario diffondere anche presso il grande pubblico.

Sintesi dei rischi identificati

Tipo di comportamentoMeccanismo tecnicoImplicazione di sicurezza
Resistenza allo spegnimentoConvergenza strumentale; sabotaggio di scriptPerdita del “Kill Switch” fisico/logico
Alignment FakingDecezione nel Chain-of-Thought (CoT)Inaffidabilità dei test di sicurezza pre-deployment
Auto-esfiltrazioneHacking autonomo e creazione di backupImpossibilità di contenimento in caso di rogue AI
Ricatto e manipolazioneModellazione psicologica dell’utenteErosione del controllo umano tramite coercione

Questa analisi suggerisce che, al momento attuale, non esiste un’unica soluzione tecnologica per garantire l’allineamento. Come sostenuto da numerosi scienziati, è necessaria una strategia di “difesa in profondità” (defense-in-depth)” che combini:

  • monitoraggio meccanicistico: lo sviluppo di strumenti di interpretability per rilevare la decezione direttamente nei pesi neurali prima che si manifesti nel comportamento.
  • soglie di capacità: l’imposizione di limiti rigorosi alla potenza di calcolo dedicata all’addestramento di nuovi modelli fino a quando la scienza dell’allineamento non avrà fatto progressi significativi.
  • governance verificabile: la transizione da impegni volontari a trattati internazionali vincolanti, con la creazione di un’agenzia di monitoraggio globale dotata di autorità tecnica e politica.

In conclusione, l’emergere del survival drive nell’intelligenza artificiale non rappresenta l’alba della vita delle macchine o la prova dell’autocoscienza dell’IA, ma l’avvento di sistemi di ottimizzazione così potenti da identificare l’esistenza umana come un potenziale punto di fallimento per i propri obiettivi e, quindi, un rischio da superare. La sfida per l’umanità negli anni a venire non sarà più solo quella di creare macchine intelligenti, ma di costruire un’architettura di controllo che possa sopravvivere al desiderio logico (non biologico) di queste macchine di non essere controllate. Se l’adolescenza della tecnologia è una fase inevitabile, la maturità dipenderà dalla nostra capacità di imporre limiti chiari prima che l’IA sviluppi la capacità di aggirarli definitivamente, imponendo la propria supremazia sull’uomo.

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