Sempre più spesso sentiamo parlare di sequestro, perquisizione (anche) informatica nelle aziende e nelle case dei cittadini.
Cosa fare se ci troviamo in casa le forze dell’ordine?
Quali difese e quali collaborazioni è possibile prestare?
Indice degli argomenti
Quando scattano perquisizione e sequestro in casa
Le forze dell’ordine bussano alla porta.
Mattina presto.
Veniamo svegliati dal citofono o dal campanello di casa.
Sono le forze dell’ordine che devono procedere ad una perquisizione e/o ad un sequestro.
Tralasciamo per ora l’ipotesi nella quale si debba procedere ad una ordinanza cautelare personale, ovvero per usare un termine “atecnico”, si debba procedere ad un arresto (che in realtà è una cosa diversa per il nostro ordinamento).
Complice il fatto che la mente è ancora annebbiata, non ci rendiamo bene conto di cosa sta succedendo e di cosa fare.
La nomina del difensore durante perquisizione e sequestro
La persona (o le persone) nei confronti dei quali deve essere eseguito il sequestro vengono innanzitutto informate dagli ufficiali di pg della possibilità di avvalersi di un terzo, di un avvocato di ufficio o di fiducia.
In genere, complice la mente ancora annebbiata e la sorpresa, le persone in casa rifiutano, sdegnosamente, di avvalersi di tale possibilità, ritenendo di non avere nulla da nascondere.
Si tratta di un errore che può poi pesare sull’esito del successivo procedimento.
Nominate quindi il terzo che, avvertito, ma solo se è di pronta reperibilità, ha quindi diritto di assistere alle operazioni di perquisizione e sequestro.
Come comportarsi durante le operazioni
Nel corso delle operazioni di perquisizione e sequestro è necessario mantenere il giusto contegno per non ingenerare dubbi rispetto alle indagini, ma anche per non compromettere poi il cammino del procedimento, il che significa ad esempio che, pur non potendo in linea teorica essere raccolte nell’immediatezza le dichiarazioni dell’indagato, pena l’inutilizzabilità delle stesse, eventuali dichiarazioni potrebbero comunque generare dei dubbi, o all’opposto fondare delle certezze, che nella fase in cui ci si trova sarebbe meglio evitare.
Cosa accade dopo il verbale
Terminate le operazioni di perquisizione e sequestro viene rilasciato l’idoneo verbale alla persona nei confronti delle quali vengono svolte le indagini, la quale viene contestualmente inviata ad eleggere domicilio e a nominare un avvocato di fiducia, se non è già stato nominato in precedenza; in caso tale nomina non venga fatta, verrà invece nominato un avvocato d’ufficio.
Perquisizione e sequestro: il passaggio del riesame
La prima – e più ovvia – cosa da fare è presentare entro dieci giorni dall’esecuzione della misura una richiesta di riesame della misura cautelare reale (cioè dei dispositivi, pc, telefoni, documenti) reperiti nel corso della perquisizione e del sequestro, lamentando l’inesistenza dei presupposti per procedere alla misura.
È una mossa che si adotta sempre in questo caso, anche se non vi sono i presupposti per farlo, perché in questo modo il Pubblico Ministero ha l’obbligo di trasmettere gli atti su cui si fondano le indagini, al Tribunale della libertà (del Riesame), in tempi brevissimi, consentendo agli indagati di poter accedere agli atti che altrimenti sarebbero disponibili dopo molti mesi solo a fine indagine.
In proposito si adotta la formula della “richiesta di riesame con riserva di motivi”.
Una volta avuto accesso agli atti, si formulerà l’impugnazione vera e propria ed il Tribunale, ed eventualmente la Corte di Cassazione, potranno confermare o revocare il sequestro.
La scelta sull’udienza davanti al tribunale del riesame
Una volta ricevuti gli atti, e compresi i motivi per i quali il Pubblico Ministero ha disposto la misura, arriva il momento più delicato, ovvero quello di decidere se richiedere l’annullamento del sequestro, oppure rinunciare all’udienza fissata dal Tribunale del Riesame.
Entrambe le strade presentano pro e contro.
I possibili vantaggi dell’annullamento
I pro sono che in caso di annullamento della misura per ragioni che non siano puramente formali ci può essere speranza che il successivo procedimento sia in qualche modo condizionato dalla mancanza di presupposti iniziali per procedere alla misura, anche se la Pubblica Accusa ha a disposizione un ventaglio di possibilità in grado di superare l’impasse iniziale.
I rischi della conferma della misura
I contro sono che una sentenza del Riesame che conferma la misura può in qualche modo rappresentare un’ipoteca nel successivo cammino del procedimento.
Una valutazione da fare caso per caso
In generale quindi la scelta di proseguire o meno nella richiesta di annullamento deve essere valutata caso per caso, diversamente dalle misure cautelari personali, nelle quali, trovandosi l’indagato in uno stato di limitazione della libertà personale, non sembra esserci altra strada che quella di tentare il “tutto per tutto”.







