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Innovare in sanità con il viaggio dell’eroe: lezioni dal life science



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Innovare in sanità significa attraversare ostacoli scientifici, regolatori e organizzativi. Il viaggio dell’eroe offre una chiave narrativa utile per leggere questo percorso e la vicenda di Katalin Karikó mostra come intuizione, alleanze e perseveranza possano trasformare una scoperta in impatto reale

Pubblicato il 2 apr 2026

Sara Papavero

Knowledge Transfer Manager Università Campus Bio-Medico di Roma e Valutatore d’Impatto Certificato Bureau Veritas



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Innovare all’interno di un sistema complesso come quello sanitario è una sfida che richiede visione, coraggio e perseveranza. Per affrontarla, l’arte dello storytelling può offrire una guida preziosa: il viaggio dell’eroe. Questa teoria, articolata in dodici tappe, aiuta innovatori e startup a riconoscere le fasi, le difficoltà e le opportunità che costellano il percorso dell’innovazione.

In ogni momento della giornata, senza accorgercene, siamo circondati da oggetti e servizi che sono il frutto di un viaggio. Un viaggio fatto di intuizioni, ostacoli, fallimenti e perseveranza. Mentre scrivo queste righe, ho davanti a me una penna. Penso al suo inventore, László Bíró, e alle difficoltà tecniche e commerciali affrontate prima di riuscire a superare il limite della sfera rotante. Penso anche al Post-it, nato nei laboratori della 3M dal fallimento di una colla che avrebbe dovuto essere super resistente e che invece risultò “troppo debole”.

Perché innovare in sanità significa accettare la non linearità

L’innovazione non è mai lineare. È un percorso irregolare, spesso controintuitivo. E se questo è vero in generale, lo è ancora di più nel mondo sanitario.

Secondo l’ultimo report LISTUP dell’Osservatorio Life Science Start Up di Indicon, nel primo semestre del 2025 le imprese life science rappresentano il 13% del totale delle imprese innovative nazionali, superando il valore medio dell’11,8% registrato tra il 2020 e il 2024. La crescita è trainata soprattutto dalle startup, la cui quota sale al 12,8% (+1,4 punti percentuali rispetto al primo semestre 2024). Eppure, nonostante questo fermento, oltre il 90% delle startup tende a fallire.

Innovare in sanità significa muoversi in un ecosistema complesso: tempi lunghi, regolazione stringente, necessità di evidenza scientifica, dialogo continuo tra ricerca, impresa e istituzioni.

Per leggere e comprendere questo percorso, può essere utile ricorrere a una mappa narrativa: il Viaggio dell’Eroe, teorizzato dallo sceneggiatore Christopher Vogler.

Una struttura in dodici tappe, utilizzata nel cinema e nella narrativa, che descrive il percorso del protagonista attraverso prove, alleati, crisi e trasformazione. Letta attraverso la lente dell’innovazione sanitaria, questa teoria può diventare una chiave interpretativa sorprendentemente efficace.

Il modello narrativo che aiuta a innovare in sanità

Ad accompagnarci in questo viaggio sarà un’eroina contemporanea: Katalin Karikó, Premio Nobel per la Medicina 2023, la cui tenacia, dopo decenni di ostacoli, ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo dei vaccini a mRNA contro il Covid-19.

I Atto – La Partenza

Ogni viaggio inizia in un “mondo ordinario”.

Nel life science, il mondo ordinario è fatto di problemi clinici irrisolti, di limiti terapeutici, di bisogni dei pazienti ancora insoddisfatti. L’innovatore è spesso qualcuno che ha vissuto direttamente una difficoltà o che ha visto ciò che altri non vedono.

Negli anni Settanta, in un piccolo villaggio ungherese, una giovane Katalin Karikó coltivava una curiosità fuori dal comune per la biologia. Dopo il dottorato in biochimica nel 1982, scoprì subito le difficoltà di essere una ricercatrice in un contesto come quello del regime comunista del suo paese negli anni 80, ed è per questo che si trasferì negli Stati Uniti.

Alleanze, rifiuti e soglia iniziale dell’innovare in sanità

Fin dall’inizio degli anni ’90 si dedicò a un’idea considerata marginale: utilizzare l’mRNA per istruire le cellule a produrre proteine terapeutiche. Un’intuizione potente, ma tecnicamente complessa.

Come spesso accade nell’innovazione sanitaria, l’idea aveva bisogno di finanziamenti e validazione. Le richieste di fondi vennero ripetutamente respinte. Nel 1995, l’Università della Pennsylvania le propose di lasciare l’istituzione o accettare un demansionamento con riduzione dello stipendio.

Karikó scelse di restare. Non abbandonò la chiamata.

Nel 1998 incontrò casualmente davanti a una fotocopiatrice l’immunologo Drew Weissman. Non un mentore, ma un alleato. Le loro competenze (biochimica e vaccinologia) si rivelarono complementari.

Il viaggio dell’eroe insegna che nessun protagonista arriva lontano da solo. Anche nell’innovazione sanitaria, la multidisciplinarità non è un’opzione: è una necessità

Barriere sistemiche e prove decisive per innovare in sanità

Dopo le prime sperimentazioni, la soluzione sembrò funzionare: modificarono alcuni nucleotidi dell’mRNA per ridurre la risposta immunitaria indesiderata. Depositarono un brevetto.

II Atto – Discesa e Iniziazione

È il momento del superamento della prima soglia: dimostrare, con una prima evidenza concreta, che l’idea non è solo intuizione, ma può funzionare nel mondo reale.

In questa fase, inoltre, diventa fondamentale mappare gli stakeholder: chi può sostenere l’innovazione, chi può ostacolarla, chi deve essere coinvolto fin dall’inizio per costruire una strategia di engagement efficace.

Ma qui arriva la “caverna più profonda”. L’università, non credendo pienamente nel potenziale della scoperta, cedette il brevetto senza una strategia chiara di valorizzazione. Quando Flagship Pioneering, la società di venture capital che sosteneva e continua a sostenere Moderna, contattò Karikó per ottenerne la licenza, la risposta fu: “Non ce l’abbiamo”.

È un passaggio emblematico: molto spesso l’università non riesce a valorizzare al meglio le sue risorse. È l’avvicinamento alla caverna più profonda: il momento in cui emergono le barriere sistemiche, regolatorie e organizzative che possono compromettere la trasformazione dell’idea in innovazione concreta.

Karikó e Weissman perciò deciso di affrontare la prova cruciale, fondando la loro startup RNARx. Venne il momento delle alleanze strategiche: Moderna negli Stati Uniti, BioNTech in Germania. Pfizer siglò un accordo con BioNTech per finanziare il laboratorio di Weissman.

Dalla validazione al ritorno: innovare in sanità con impatto reale

Nel 2013 Karikó entrò in BioNTech come vicepresidente, lavorando sulle applicazioni terapeutiche dell’mRNA, in particolare in oncologia.

III Atto – Il ritorno con l’elisir

Alla fine degli anni Dieci, la tecnologia aveva già mostrato risultati promettenti contro Zika, influenza, HIV. Poi, nel 2019, esplose la pandemia. La tecnologia era pronta. Serviva adattarla a un nuovo virus. Questa volta, a differenza del passato, le risorse arrivarono rapidamente. In meno di un anno, i vaccini a mRNA dimostrarono un’efficacia superiore al 90%, salvando milioni di vite.

L’elisir non era solo un vaccino. Era una piattaforma tecnologica capace di aprire nuove prospettive per tumori, malattie cardiovascolari, patologie autoimmuni. Questa è la ricompensa: non solo il risultato scientifico, ma la validazione pubblica dell’innovazione e l’inizio di un processo di miglioramento continuo basato sui dati e sui feedback.

Nel 2023, il Premio Nobel riconobbe un percorso iniziato decenni prima. E alla domanda su cosa significhi aver salvato milioni di vite, Karikó risponde con umiltà: il risultato è sempre frutto di un lavoro collettivo. Il viaggio dell’eroe, in sanità, non è mai solitario.

Cosa insegna il viaggio dell’eroe a chi opera nel life science

  1. L’innovazione nasce spesso da un bisogno vissuto, non solo da un’analisi di mercato. L’intuizione precede il business plan.
  2. La multidisciplinarità è la vera alleata dell’innovatore. Le grandi svolte nascono dall’incontro tra competenze diverse.
  3. Ricerca e impresa devono dialogare. Modelli di open science e trasferimento tecnologico efficace possono evitare che scoperte decisive restino inespresse.
  4. La pazienza è parte della strategia. Nel life science i tempi sono lunghi, le barriere regolatorie elevate, il rischio intrinseco alto.
  5. La crisi non è un’anomalia, ma una fase strutturale del percorso. Le domande respinte, i finanziamenti negati, lo scetticismo iniziale fanno parte del viaggio.

Innovare in sanità significa accettare di attraversare l’incertezza. Il viaggio dell’eroe non è solo una struttura narrativa: è una lente attraverso cui leggere la complessità dell’innovazione. E forse l’eroe, oggi, non è chi vince un premio o lancia una startup di successo, ma chi sceglie di non rinunciare alla propria chiamata quando capisce che la propria idea può creare reale impatto nella società.

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