La longevità rappresenta una delle trasformazioni strutturali più profonde del XXI secolo. Non si tratta semplicemente di vivere più a lungo, ma di vivere quanti più anni possibile in condizioni di pieno benessere, ripensando in modo sistemico il rapporto tra età, salute, produttività, partecipazione sociale e creazione di valore. Accanto alle sfide che riguarderanno soprattutto la sostenibilità del welfare, con una duplice pressione sul sistema sanitario e su quello pensionistico, la longevità offre anche enormi spazi di opportunità per ripensare ai nostri sistemi di sviluppo, sia in ambito privato che pubblico.
E non è una questione che riguarda esclusivamente la popolazione anziana: è una traiettoria che attraversa l’intero ciclo di vita. Prepararsi alla longevità significa investire fin da giovani in salute, competenze, stabilità economica e relazioni sociali, per arrivare alle età avanzate pienamente preparati, con un grado sempre maggiore di autonomia e partecipazione attiva.
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Gli impatti della longevità
L’aumento della durata media della vita non impatta solo sull’evoluzione demografica delle società avanzate, ma sta progressivamente ridefinendo modelli economici, sistemi produttivi e traiettorie dell’innovazione tecnologica. L’invecchiamento della popolazione sta infatti aprendo un nuovo spazio di sviluppo per tecnologie, servizi e modelli industriali dedicati alla gestione della salute, della prevenzione e della qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza. In questo contesto, la longevità emerge sempre più come una piattaforma di innovazione, nella quale convergono scienze della vita, tecnologie digitali e nuovi modelli di impresa.
In questo scenario, l’Italia deve avere l’ambizione di essere protagonista del cambiamento. Siamo un Paese in cui la convergenza tra popolazione anziana, qualità della vita, ricerca di alto livello e sistema sanitario avanzato rappresentano le risorse naturali per concepire la longevità non solo come sfida ma come leva di innovazione e crescita economica. Per questo motivo, TEHA Group ha lanciato nel 2025 la Community Longevity+, una piattaforma che ha l’obiettivo di posizionare l’Italia come leader globale nel mercato della longevità, abilitando la creazione di policy innovative e modelli di business scalabili attraverso un dialogo strategico intersettoriale, trasformando così l’invecchiamento in un vantaggio competitivo per il Paese.
I risultati del primo anno di lavoro della Community, supportata da AXA Italia come Founding Partner, sono stati presentati a Milano il 26 febbraio 2026, nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di oltre 50 top executive e dell’on. Elena Bonetti, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica e dell’Advisor Scientifico della Community, Prof. Ennio Tasciotti.
Come la longevità ridefinisce demografia ed equilibri socio-economici
Longevità: una trasformazione strutturale già in atto
L’allungamento della vita e l’invecchiamento della popolazione non sono più dinamiche prospettiche, ma sono trasformazioni strutturali già in atto nelle società avanzate, con effetti visibili sulla composizione demografica e sugli equilibri socio-economici.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2100 gli over 65 rappresenteranno circa il 24% della popolazione mondiale, segnando un cambiamento profondo nella struttura demografica globale.
In questo scenario l’Italia è già oggi uno dei Paesi più longevi del mondo, con un’aspettativa di vita pari a 83,9 anni. Negli ultimi settant’anni la durata media della vita è cresciuta in modo costante: gli italiani hanno guadagnato oltre 18 anni di aspettativa di vita rispetto al secondo dopoguerra, quando la durata media si fermava a 65,7 anni. Secondo le stime più recenti, l’aspettativa di vita in Italia potrebbe superare gli 87 anni entro il 2050, confermando il Paese tra i contesti più longevi a livello internazionale.
L’allungamento della vita non riguarda soltanto il numero di anni vissuti, ma sempre più la qualità degli anni aggiuntivi. Accanto alla crescita dell’aspettativa di vita emerge infatti il divario tra durata complessiva della vita e anni vissuti in buona salute. La sfida per le società longeve diventa quindi aumentare gli anni vissuti in buona salute, riducendo il periodo di vita caratterizzato da fragilità e limitazioni.

Figura 1: Distribuzione della popolazione mondiale per fasce d’età, 1950 vs 2024 vs 2100. Fonte: elaborazione TEHA Group su dati Nazioni Unite, 2026
Questa trasformazione sta ridefinendo anche gli equilibri economici delle società avanzate. L’aumento della popolazione anziana modifica, infatti, il rapporto tra popolazione attiva e non attiva, con implicazioni rilevanti per la sostenibilità dei sistemi economici e per l’organizzazione dei servizi.
Un indicatore chiave per misurare questa dinamica è l’old-age dependency ratio, che mette in relazione la popolazione anziana con quella in età lavorativa. Secondo le proiezioni demografiche, in Italia questo rapporto potrebbe raggiungere il 74,4% entro la metà del secolo, con un impatto diretto sulla base contributiva e sulla capacità del sistema economico di sostenere la domanda di servizi pubblici.
Innovazione nella longevità e nuove opportunità economiche
Allo stesso tempo, la longevità sta contribuendo alla nascita di un nuovo spazio economico. La crescita della popolazione anziana, insieme all’allungamento della vita attiva, sta infatti alimentando lo sviluppo della cosiddetta silver economy, ossia l’insieme di beni, servizi e soluzioni dedicate alla popolazione senior.
In Europa questo mercato ha già raggiunto un valore stimato di circa 5,7 trilioni di euro e continuerà a espandersi nei prossimi decenni, diventando uno dei segmenti più dinamici delle economie avanzate.
La letteratura scientifica evidenzia che intervenire sui processi di invecchiamento potrebbe generare benefici economici potenzialmente superiori rispetto all’eradicazione di singole patologie. Incrementare l’aspettativa di vita di un solo anno genererebbe un valore economico pari a 38 trilioni di Dollari, mentre un incremento di dieci anni arriverebbe a oltre 367 trilioni di Dollari. La longevità si configura quindi non solo come una sfida demografica, ma come una variabile economica in grado di incidere strutturalmente sulla creazione di valore.
In questa prospettiva, dunque, la longevità emerge sempre più come un nuovo motore di sviluppo economico e industriale, nel quale innovazione scientifica e tecnologie digitali possono svolgere un ruolo determinante.
La rilevanza crescente di questo ambito emerge chiaramente anche dalle dinamiche della produzione scientifica. Negli ultimi venticinque anni la ricerca sulla longevità ha registrato una crescita particolarmente significativa, riflettendo l’interesse crescente della comunità scientifica internazionale verso i meccanismi biologici dell’invecchiamento e le tecnologie in grado di supportare una vita più lunga e in buona salute.
Tra il 2000 e il 2025, le pubblicazioni scientifiche sulla longevità sono passate da 1.085 a 9.360, con un incremento pari a x8,6. Nello stesso periodo, le pubblicazioni scientifiche sulle tecnologie applicate alla longevità sono aumentate da 27 a 1.545, ossia circa x57.
Questo andamento riflette un cambiamento sostanziale: la longevità non è più soltanto un ambito di studio legato alla biologia dell’invecchiamento, ma si sta affermando come campo di innovazione interdisciplinare in cui biotecnologie, genomica, analisi dei dati e intelligenza artificiale convergono. In altre parole, cresce non solo la ricerca “sulla longevità”, ma soprattutto quella che traduce la conoscenza scientifica in soluzioni tecnologiche capaci di incidere sulla qualità degli anni vissuti.
Innovazione nella longevità e sviluppo dell’ecosistema AgeTech
La crescita della ricerca scientifica sulla longevità sta contribuendo alla nascita di un nuovo ecosistema tecnologico dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per la salute e la qualità della vita nelle società sempre più longeve. Questo ecosistema, spesso definito AgeTech, comprende l’insieme di tecnologie, servizi e piattaforme digitali progettati per supportare prevenzione, monitoraggio della salute, autonomia e gestione delle condizioni croniche lungo tutto l’arco della vita.
Negli ultimi anni questo ambito ha iniziato ad assumere dimensioni economiche rilevanti. In Europa le principali imprese attive nell’AgeTech raggiungono oggi una valutazione complessiva di circa 23,9 miliardi di dollari, con oltre 5,5 miliardi di capitali raccolti, segno di un settore ancora emergente ma caratterizzato da una forte dinamica di crescita.
Per analizzare la struttura di questo ecosistema, TEHA ha sviluppato un modello di clusterizzazione dei principali trend dell’AgeTech a livello europeo, basato sull’analisi di 150 aziende europee attive nello sviluppo di tecnologie per la longevità, selezionate attraverso indicatori relativi alla qualità del team fondatore, alla completezza delle informazioni disponibili, alla velocità di crescita e alle principali dinamiche aziendali, come fondi raccolti, partnership e assunzioni.
Su questo insieme di imprese, TEHA ha condotto un’analisi dedicata incrociando i dati disponibili e ricostruendo le principali traiettorie tecnologiche del settore. Le soluzioni sviluppate da ciascuna azienda sono state valutate attraverso un assessment sistematico delle informazioni pubblicamente disponibili (tra cui siti aziendali, account media e documentazione ufficiale), supportato anche dall’utilizzo di modelli di Large Language Model (LLM). Questa analisi consente di leggere la struttura dell’ecosistema europeo della longevità e di identificarne le principali direttrici tecnologiche, che spaziano dall’intelligenza artificiale applicata ai dati sanitari alle tecnologie genomiche, dalla robotica assistiva ai dispositivi wearable per il monitoraggio continuo dei parametri di salute.
Le tecnologie più rilevanti nell’AgeTech europeo
L’analisi dell’ecosistema mostra inoltre come alcune traiettorie tecnologiche risultino particolarmente rilevanti. Il 62% delle aziende analizzate sviluppa soluzioni basate su intelligenza artificiale e data intelligence, utilizzate per l’analisi predittiva dei dati sanitari e per la personalizzazione dei servizi di prevenzione e cura. Accanto a queste tecnologie emergono quelle legate alla genomica e alla medicina di precisione, che rappresentano circa il 28% delle realtà analizzate e che mirano a comprendere e intervenire sui meccanismi biologici dell’invecchiamento.

Figura 2: Il modello TEHA di lettura dell’ecosistema AgeTech europeo. Fonte: elaborazione TEHA Group, 2026
Cosa insegnano gli hub globali all’innovazione nella longevità
Lo sviluppo di queste tecnologie tende inoltre a concentrarsi all’interno di ecosistemi territoriali altamente specializzati, nei quali università, centri di ricerca, imprese tecnologiche e investitori operano in modo integrato. Alcune città stanno emergendo come veri e propri hub internazionali dell’innovazione sulla longevità, grazie alla presenza di infrastrutture scientifiche avanzate e di capitali specializzati.
Tra gli esempi più rilevanti figurano Boston, uno dei principali poli globali delle scienze della vita, Londra, che negli ultimi anni ha consolidato un ecosistema particolarmente dinamico nel campo dell’AgeTech, Singapore, che ha sviluppato strategie nazionali dedicate alla longevità e all’innovazione nel settore della salute, e l’Australia, che ha sperimentato modelli urbani e abitativi orientati a favorire benessere, autonomia e inclusione nella popolazione anziana.
Boston-Cambridge tra ricerca, imprese e capitale di rischio
Il caso di Boston–Cambridge rappresenta uno degli ecosistemi più avanzati a livello globale. Nell’area operano oltre 1.000 imprese attive nei settori AgeTech, biotech e life sciences, sostenute da una forte integrazione tra università di eccellenza, centri di ricerca e capitale di rischio. Il Massachusetts investe circa il 5% del proprio PIL in ricerca e sviluppo – a fronte di circa l’1,38% in Italia – mentre il National Institutes of Health (NIH) finanzia attività di ricerca nell’area con oltre 3 miliardi di dollari l’anno, favorendo la sperimentazione di nuove tecnologie e la crescita dell’ecosistema innovativo.
Londra come hub europeo dell’AgeTech
Anche Londra si sta affermando come uno dei principali hub europei per lo sviluppo di tecnologie dedicate alla longevità. Il Regno Unito ospita infatti le prime tre università europee – Oxford, Cambridge e Imperial College – secondo il World University Ranking 2026 e rappresenta oggi il primo mercato europeo per investimenti di venture capital nel settore AgeTech, con oltre 2,1 miliardi di dollari raccolti. A questo si aggiunge un forte sostegno pubblico alla ricerca e all’innovazione: l’agenzia nazionale UK Research and Innovation (UKRI) ha stanziato quasi 10 miliardi di sterline nel biennio 2024–2025 per attività di ricerca e sviluppo.
Singapore e Australia tra strategia pubblica e nuovi modelli abitativi
Un approccio ancora diverso è quello di Singapore, che negli ultimi anni ha sviluppato una strategia nazionale esplicitamente orientata ad affrontare le sfide della longevità. Fin dal 2015 il Paese ha avviato un programma per diventare una “Aging-friendly Nation”, affiancato da un importante piano di investimento pubblico nella ricerca e nell’innovazione. Il governo ha infatti stanziato oltre 37 miliardi di dollari per il piano nazionale di ricerca e innovazione al 2030 (RIE2030 Plan), con priorità specifiche su biomedicina, salute e tecnologie sanitarie. Grazie a queste politiche, Singapore registra oggi una healthy life expectancy di circa 73,6 anni, tra le più elevate a livello globale.
Un ulteriore esempio riguarda l’Australia, dove l’invecchiamento della popolazione è stato affrontato anche attraverso nuovi modelli abitativi e di assistenza. Il settore salute e assistenza rappresenta oggi il primo comparto per occupazione, con circa 1,8 milioni di addetti, mentre la spesa sanitaria pubblica supera 132 miliardi di dollari l’anno, pari a circa il 10% del PIL. In particolare, l’introduzione dei retirement villages – comunità progettate per favorire benessere attivo, connessione sociale e autonomia – ha contribuito a ridurre la pressione sul sistema sanitario: si stima che queste soluzioni consentano di evitare circa 14.000 ricoveri ospedalieri l’anno, con una probabilità di ospedalizzazione inferiore del 20% già dopo i primi nove mesi di permanenza.
Nonostante le differenze tra i diversi contesti, questi hub presentano alcune caratteristiche ricorrenti: una forte integrazione tra ricerca scientifica e sviluppo industriale, l’accesso a capitali di rischio specializzati e politiche pubbliche orientate a favorire la sperimentazione di nuove tecnologie. È proprio la combinazione di questi fattori che consente a tali ecosistemi di attrarre talenti, startup e investimenti, accelerando lo sviluppo di nuove soluzioni dedicate alla longevità.
Innovazione nella longevità: le priorità strategiche per l’Italia
In questo scenario, l’Italia si trova in una posizione peculiare. Il Paese rappresenta uno dei contesti più longevi al mondo e dispone di competenze scientifiche di rilievo nelle scienze della vita, nella ricerca biomedica e nelle tecnologie per la salute. Al tempo stesso, l’ecosistema industriale e imprenditoriale dedicato alle tecnologie per la longevità resta ancora limitato rispetto ai principali hub europei e internazionali.
Questa condizione apre uno spazio di sviluppo strategico. L’evoluzione demografica del Paese, insieme alla qualità della ricerca scientifica e alla presenza di filiere industriali avanzate nel campo della salute e del biomedicale, crea le condizioni per sviluppare un ecosistema nazionale dell’innovazione dedicato alla longevità.
Per cogliere questa opportunità emergono tre direzioni strategiche prioritarie.
Una strategia nazionale per la longevità
La prima riguarda l’elaborazione di una strategia nazionale sulla longevità. Negli ultimi anni l’Italia ha avviato diverse iniziative rilevanti legate alla transizione demografica, tra cui l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali dell’invecchiamento e alcuni programmi di investimento collegati al PNRR, in particolare nel campo della salute e della digitalizzazione. Tuttavia, queste iniziative risultano spesso frammentate e prive di una cornice strategica unitaria. Diventa quindi prioritario sviluppare una Strategia Nazionale per la Longevità capace di mettere a sistema politiche sanitarie, industriali, di ricerca, formative e finanziarie, riconoscendo la longevità come un asse trasversale della programmazione pubblica. In questa prospettiva risulta fondamentale individuare una governance nazionale dedicata, definire obiettivi di medio-lungo periodo e rafforzare i meccanismi di partenariato pubblico-privato per sostenere ricerca, sperimentazione e sviluppo di soluzioni innovative.
Competenze e formazione lungo tutto l’arco della vita
La seconda riguarda lo sviluppo delle competenze necessarie ad affrontare società sempre più longeve. La longevità, infatti, non riguarda soltanto la popolazione anziana, ma interessa l’intero arco della vita: i giovani che entrano nel mercato del lavoro, gli adulti nel pieno della carriera e le persone che, anche nelle fasi più avanzate della vita, possono continuare a contribuire attivamente alla società. In questo contesto, le tecnologie digitali – dall’intelligenza artificiale alle piattaforme di apprendimento online – rappresentano strumenti fondamentali per accompagnare percorsi di formazione continua, prevenzione sanitaria e inclusione sociale. Per questo motivo, diventa strategico promuovere una piattaforma nazionale per le Longevity Skills, capace di coinvolgere università, imprese, ITS e istituzioni pubbliche nella definizione delle competenze necessarie per affrontare la trasformazione demografica, favorendo programmi di upskilling e reskilling e sviluppando sistemi di certificazione delle competenze spendibili lungo tutto l’arco della vita.
Sandbox regolatorie e sperimentazione delle tecnologie
La terza riguarda l’introduzione di strumenti regolatori in grado di favorire la sperimentazione delle tecnologie per la longevità. Molte delle innovazioni emergenti – dall’intelligenza artificiale alla medicina di precisione, dai dispositivi wearable ai modelli assicurativi data-driven – operano infatti in settori fortemente regolamentati, nei quali i processi autorizzativi possono rallentare la sperimentazione e l’adozione di nuove soluzioni. In questo contesto, l’introduzione di sandbox regolatorie dedicate alla longevità potrebbe consentire di testare nuove tecnologie in ambienti controllati, riducendo tempi e incertezze e favorendo al tempo stesso l’apprendimento regolatorio. Questi spazi di sperimentazione dovrebbero prevedere il coinvolgimento coordinato delle autorità competenti, la definizione di priorità tematiche e la raccolta sistematica di evidenze utili a orientare l’evoluzione del quadro normativo.
In questa prospettiva, la longevità diventa una nuova frontiera di innovazione per il sistema economico italiano. Costruire un ecosistema nazionale dedicato alla longevità, in grado di integrare ricerca scientifica, tecnologie digitali e sviluppo industriale, rappresenta una delle traiettorie più promettenti per rafforzare la competitività del Paese nei settori della salute, dei dati e dell’innovazione tecnologica.

Figura 3: Le 3 proposte per rafforzare l’ecosistema italiano della longevità. Fonte: elaborazione TEHA Group, 2026
Link alla pagina della Community Longevity+: https://www.ambrosetti.eu/le-nostre-community/community-longevity/
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