Il gaming museale è la nuova frontiera della valorizzazione del patrimonio culturale: un fenomeno globale che sta ridisegnando il rapporto tra istituzioni culturali e pubblico digitale.
Realtà virtuale, videogiochi narrativi e cacce al tesoro interattive sono gli strumenti con cui i musei abbattono le barriere tradizionali e portano l’arte dentro gli schermi di milioni di persone. Eppure, fino a poco tempo fa, sembrava impossibile immaginare che questi due mondi potessero dialogare.
Indice degli argomenti
Musei e gaming, due mondi che si incontrano: la realtà virtuale apre la strada
Il ricorso alla realtà virtuale ed alla realtà aumentata ha ormai conquistato musei fuori e dentro il nostro Paese. Lo Smithsonian National Museum of Natural History a Washington D.C. ha creato un intero tour virtuale che permette di esplorare le sale, inclusa la sala dei dinosauri lasciando nel visitatore l’impressione di un balzo del tempo di migliaia di anni mentre il The Palace Museum di Pechino utilizza lo stesso strumento per portarci dentro la città proibita nell’epoca in cui tra il 1420, anno di costruzione e il 1925, anno di trasformazione in museo, essa visse come sede delle dinastie imperiali cinesi. Il visitatore scopre dunque la realtà storica e narrativa non solo con il senso dell’udito ma con un ricorso importante alla vista e con sollecitazioni diverse a quelle cui era classicamente abituato.
VOMA, il primo museo interamente virtuale senza barriere fisiche
Questa nuova dimensione ha permesso qualche anno fa, la nascita del VOMA, The World’s First Online Art Museum, museo senza “barriere fisiche” solo ed interamente virtuale che permette di vivere l’esperienza tramite strumenti interamente virtuali.
Il gaming museale in Italia: dalla caccia al tesoro di Leonardo alle trincee in 3D
Se il virtuale sembra ormai consolidato, il gaming è realtà più nuova ed interessante per le possibili evoluzioni.
Una prima interessante esperienza è quella proposta dal Museo Leonardo 3D di Milano che, attraverso una caccia al tesoro virtuale, permette di esplorare e conoscere le macchine di Leonardo. Nel caso di specie il percorso è particolarmente rivolto ai bambini e così si è pensato di creare una mascotte virtuale che fungesse da guida.
Dal Museo della Guerra di Rovereto al gioco immersivo sul fronte del Lagazuoi
Un altro interessante esempio è il Museo della Guerra di Rovereto che pare avere preso spunto dalla celebre caccia al tesoro del 2011 della Public Library di New York dal titolo Find the Future. In quell’occasione i partecipanti dovettero trovare nei sotterranei della terza biblioteca più importante degli USA 100 oggetti che hanno fatto la storia dell’umanità. A Rovereto tramite un’applicazione interattiva si cercheranno oggetti smarriti da uno studioso nel castello che ospita il museo e se ne coglierà il significato. Ancora più immersiva l’esperienza in 3D Lagazuoi Echoes of The Great War: primo gioco in 3D creato da un museo che permette di rivivere la vita di trincea, scaricabile su Meta Quest store.
Il Centre Pompidou e il gioco platform gratuito: quando l’arte incontra i livelli digitali
A Parigi il Centre Pompidou ha dato vita a Pisme 7, un gioco platform gratuito, scaricabile su pc e smartphone che esplora concetti artistici attraverso 7 livelli, permettendo ai giocatori di scoprire opere iconiche della collezione, da Mondrian a Warhol.
I giocatori attraversano livelli tematici basati su luce e colore, risolvendo enigmi visivi e sbloccando 40 opere d’arte.
La forte finalità educativa ne ha fatto un esempio in Francia tanto da essere un progetto sostenuto dal Ministero dell’Istruzione.
Il MANN e Pompei: i videogiochi prodotti da musei italiani
Esempi importanti sono però anche a casa nostra. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) ha lanciato Father and Son, il primo videogioco al mondo prodotto da un museo.
Si tratta di un videogioco narrativo in 2D scaricabile su dispositivo in cui il protagonista esplora Napoli e le collezioni del museo, inclusi i reperti pompeiani, attraverso varie epoche storiche.
Invece il Parco Archeologico esplora la realtà virtuale con Back to Pompei VR Guide e un videogioco Vesuvius 79 d.C., che permette di rivivere i momenti dell’eruzione del 79 d.C..
Museum Mister in Danimarca: un videogioco che attraversa più musei
Se poi si vuole trovare un esempio di gaming museale che coinvolge più musei, in Danimarca è nato Museum Mister, un videogioco che si può utilizzare solo dentro un museo. La storia però si dipana dentro più musei e il sistema si adatta al museo (partecipante) in cui ci si trova. Si evita così la possibile noia derivante da un solo contesto e si guadagna in operazione di promozione contestuale di più realtà museali.
Gaming e beni culturali: una nuova frontiera del marketing museale
L’arte esce dunque dai musei per entrare nei presidi elettronici, nei computer e negli smartphone, con lo scopo, attraverso le forme del gioco digitale, di portare il visitatore dentro il museo.
Di fatto una nuova frontiera del marketing museale e dei beni culturali rispetto alla quale nessuno sembra voler rimanere indietro e per cui vi è interesse a creare nuove figure professionali interdisciplinari.
Il progetto nazionale per formare professionisti del gaming culturale
Nasce così il progetto Gaming e beni culturali. Progettare esperienze interattive per il patrimonio, realizzato da Scuola nazionale patrimonio attività culturali in collaborazione con IIDEA – Italian Interactive Digital Entertainment Association. Il progetto accompagna i professionisti della cultura nella scoperta di questo nuovo linguaggio, fornendo strumenti teorici, operativi e progettuali per integrare le logiche del videogioco nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale.








