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R&S agevolata, 341 milioni: guida agli Accordi per l’innovazione



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Il MIMIT ha stanziato altri 349,1 milioni di euro per gli Accordi per l’innovazione, destinati ai progetti rimasti esclusi per esaurimento dei fondi. La misura riguarda ricerca industriale, sviluppo sperimentale e filiere strategiche, con una quota riservata al Mezzogiorno

Pubblicato il 11 mag 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor



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Con il decreto del 1° aprile 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha stanziato ulteriori 349.084.144 euro per gli Accordi per l’innovazione, riaprendo di fatto le porte a centinaia di progetti di ricerca industriale rimasti esclusi per esaurimento dei fondi. Un intervento correttivo significativo che merita attenzione, sia per le opportunità concrete che offre sia per ciò che rivela sulla domanda di innovazione del sistema produttivo italiano.

Perché serviva un rifinanziamento degli Accordi per l’innovazione

Il bando originario, disciplinato dal DM 4 settembre 2025, metteva a disposizione 731 milioni di euro complessivi, suddivisi tra due allegati tematici: 530 milioni per le aree tecnologiche dell’allegato 2 e 201 milioni per quelle dell’allegato 3. Lo sportello per la presentazione delle domande è rimasto aperto dal 14 gennaio al 18 febbraio 2026.

In poco più di un mese sono arrivate 497 domande, per un fabbisogno finanziario che ha largamente superato la dotazione disponibile. Il MIMIT ha quindi deciso di integrare le risorse attingendo al Fondo per la crescita sostenibile, destinando i 349,1 milioni aggiuntivi ai progetti coerenti con l’allegato 2 rimasti in lista d’attesa.

Un dato che vale la pena sottolineare: quasi 500 imprese hanno presentato progetti di R&S ad alto impatto tecnologico in appena cinque settimane. Significa che la domanda di innovazione c’è, ed è superiore a quanto la programmazione pubblica aveva previsto. Il rifinanziamento è una buona notizia, ma conferma un pattern ricorrente nella politica industriale italiana, si pensi anche alle vicende di Transizione 5.0, in cui le dotazioni iniziali sottostimano sistematicamente l’appetito del mercato.

Cosa finanziano gli Accordi per l’innovazione 2026

Gli Accordi per l’innovazione sostengono progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati a nuovi prodotti, processi o servizi, oppure al miglioramento sostanziale di quelli esistenti. I settori ammissibili spaziano dall’automotive ai semiconduttori, dalla robotica alle tecnologie quantistiche, passando per materiali avanzati, reti di telecomunicazione, cavi sottomarini, realtà virtuale e aumentata. Un perimetro ampio, pensato per intercettare le filiere strategiche su cui si gioca la competitività europea.

Le spese ammissibili devono collocarsi tra un minimo di 5 milioni e un massimo di 40 milioni di euro e comprendono: personale di ricerca (ricercatori e personale ausiliario), strumenti e attrezzature nuovi, servizi di consulenza e ricerca contrattuale, spese generali e materiali utilizzati nel progetto.

Chi può accedere e come funzionano le agevolazioni

Gli Accordi vengono sottoscritti congiuntamente tra le imprese proponenti e il MIMIT, con il possibile coinvolgimento di regioni e province autonome. Possono partecipare anche le società di persone in contabilità ordinaria, senza l’obbligo di approvazione e deposito del bilancio, un’apertura che allarga la platea rispetto ai tipici strumenti di finanza agevolata.

L’agevolazione si articola in contributi diretti alla spesa e finanziamenti agevolati. Le intensità massime dei contributi diretti variano in base alla dimensione dell’impresa: 45% per le piccole, 35% per le medie, 25% per le grandi. I finanziamenti agevolati coprono fino al 20% delle spese ammissibili. Per gli organismi di ricerca il contributo sale al 50%, sia per la ricerca industriale sia per lo sviluppo sperimentale.

La quota Mezzogiorno negli Accordi per l’innovazione

Il 34% delle risorse è riservato a progetti localizzati nelle regioni del Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia. Per le iniziative nel Mezzogiorno sono inoltre previste maggiorazioni fino a 15 punti percentuali sulle intensità di aiuto.

Un meccanismo di riequilibrio territoriale che, se i progetti selezionati saranno di qualità, può contribuire a consolidare ecosistemi di ricerca ancora fragili in quelle aree.

Cosa devono fare adesso le imprese

Per le imprese che avevano presentato domanda entro il 18 febbraio ed erano rimaste escluse, il decreto riapre l’istruttoria senza necessità di ripresentare la domanda: i progetti già in graduatoria verranno valutati con le nuove risorse disponibili. Non si tratta quindi di un nuovo bando, ma dello scorrimento delle domande esistenti.

Per chi invece non ha partecipato a questo ciclo, il segnale è chiaro: gli Accordi per l’innovazione restano uno degli strumenti più consistenti per finanziare R&S in Italia, e la probabilità che vengano riproposti con nuove finestre è alta, vista la domanda dimostrata. Vale la pena strutturare progetti di ricerca solidi e monitorare le prossime aperture.

In sintesi

Il rifinanziamento da 349,1 milioni degli Accordi per l’innovazione è una risposta necessaria a una domanda che ha superato le previsioni. Per le imprese con progetti ammissibili è un’opportunità concreta e già in corso di valutazione. Per il sistema Paese è l’ennesima conferma che servirebbero meccanismi di programmazione più reattivi, capaci di adeguare le dotazioni in tempo reale anziché rincorrere la domanda con decreti correttivi.

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