L’Italia dispone di una ricerca scientifica di eccellenza, di un solido tessuto manifatturiero e di competenze industriali riconosciute a livello internazionale. Eppure, fatica a trasformare questi asset in innovazione, brevetti e imprese tecnologiche. Una ricerca di TEHA Club e InnoTech Hub ricostruisce in modo integrato l’intera filiera dell’innovazione italiana, individuando i principali colli di bottiglia e proponendo una strategia di techshoring per rafforzare la competitività del Paese.
Infatti, se guardiamo al posizionamento nell’ecosistema internazionale dell’innovazione industriale, l’Italia dispone di asset reali e riconosciuti: una base scientifica eccellente, infrastrutture di ricerca di rilievo internazionale, competenze industriali radicate in territori a forte vocazione produttiva. La catena che dovrebbe collegare conoscenza, tecnologia e mercato tende però a interrompersi nei passaggi intermedi, disperdendo un potenziale che altre economie stanno invece capitalizzando. La soluzione è compiere scelte mirate, costruendo sulle eccellenze esistenti e sviluppando ecosistemi capaci di attrarre e trattenere capitale, talenti e innovazione. Il futuro tecnologico dell’Italia sarà quindi il risultato di scelte, investimenti mirati e capacità di visione.
Indice degli argomenti
Techshoring per l’Italia: i cinque macrotrend strategici
Queste le principali evidenze emerse dalla ricerca di TEHA Club e InnoTech Hub “Le grandi tecnologie del futuro: nuovi paradigmi per economia, sicurezza e società. Verso una strategia di techshoring per l’Italia”, che attraverso l’analisi dei 5 macrotrend tecnologici strategici su cui investire per la competitività dell’Italia di domani (energia e acqua; AI e quantum; robotica e sistemi autonomi; biotecnologie e materiali avanzati; difesa, spazio e sicurezza) si pone l’obiettivo di definire una strategia di techshoring: una politica industriale che allinei le catene del valore nazionali ai grandi trend tecnologici globali, attraendo capitali e competenze per fare del Paese un hub di innovazione.
Techshoring per l’Italia: il paradosso tra manifattura e innovazione
Con oltre 338mila imprese, l’Italia è il primo Paese europeo per numero di PMI manifatturiere davanti a Francia (257mila) e Polonia (240mila). Il tessuto produttivo è organizzato attorno a 115 distretti industriali ancora attivi, che mostrano livelli di produttività superiori del 20% rispetto alla media manifatturiera nazionale. Questo nonostante negli ultimi vent’anni l’Italia abbia perso il 36% dei propri distretti industriali (erano 181) con una contrazione più accentuata nelle aree già periferiche. In termini di innovazione, a trainare sono le grandi imprese che, pur rappresentando solo l’1,3% delle aziende distrettuali, generano quasi la metà della spesa in innovazione. In venticinque anni, inoltre, il Paese ha generato appena 9mila aziende innovative, contro le 328,5mila degli Stati Uniti e le 65,5mila del Regno Unito nello stesso periodo.
A pesare è anche la fuga dei talenti: su 119 mila laureati STEM all’anno (4° posto in Europa), 20mila scelgono di migrare. Sul fronte della domanda di lavoro, lo studio di TEHA Club e InnoTech Hub ha analizzato 1,6 milioni di annunci pubblicati in 15 mesi: solo 2 offerte su 100 riguardano le 5 tecnologie strategiche, pari al 2% del mercato. C’è però un segnale positivo: mentre il mercato del lavoro complessivo si contrae (-0,3% mensile), la domanda di professionisti specializzati nelle tecnologie di frontiera cresce del +4,2% ogni mese.

Figura 1. Distribuzione dei job posts per macrotrend tecnologico (valori assoluti), 12/2024 – 02/2026. Fonte: elaborazione TEHA Group su dati LinkedIn, 2026
Trasferimento tecnologico in Italia: la geografia dell’innovazione
L’eccellenza tecnologica italiana è concentrata in pochi poli lungo l’asse Torino-Milano-Bologna-Roma. La produzione scientifica nelle 5 tecnologie strategiche si addensa a Milano, Padova, Bologna, Roma e Napoli, unica città del Sud inclusa tra i poli scientificamente produttivi: insieme a Pisa, il capoluogo campano mostra una specializzazione di rilievo in robotica e AI applicata. La capacità brevettuale si concentra, invece, tra Milano, Torino, Bologna e Roma e lo stesso schema si ripete sul fronte del talento: in Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna si concentrano i primi poli di assunzione in tutte e 5 le tecnologie strategiche. Il Mezzogiorno resta ai margini dell’ecosistema dell’innovazione.
Techshoring e trasferimento tecnologico: dove si ferma la filiera
La ricerca individua i passaggi critici in cui la filiera dell’innovazione italiana si interrompe. Il primo è il ponte tra ricerca e brevetto: le carriere accademiche dipendono da criteri costruiti attorno alle pubblicazioni, con il risultato che solo il 3% della produzione scientifica diventa brevetto, contro il 13% della Francia e il 19% della Germania. Una debolezza che attraversa tutti e cinque i macrotrend. Va ricordato che il numero di brevetti è un indicatore utile ma non sufficiente: contano altrettanto la loro adozione industriale effettiva, la permanenza nel Paese e la capacità di generare nuove imprese nel tempo.

Figura 2. Relazione produzione scientifica e capacità brevettuale tra i 10 paesi europei con più pubblicazioni
(valore assoluto), 2020-2025. Fonte: elaborazione TEHA Group su dati Scopus e EPO, 2026
Dal brevetto all’impresa
Il secondo è il gap tra brevetto e impresa: gli uffici di trasferimento tecnologico (UTT) delle università italiane impiegano in media la metà del personale rispetto alla media europea, dispongono di budget per la protezione della IP inferiori del 58% e generano una media di 8,1 domande di brevetto prioritario[1]

Figura 3. Numero di dipendenti (Full Time Equivalent) per UTT Italia + media europea (valori assoluti), 2004-2023 Fonte: elaborazione TEHA Group su dati Netval e ASTP, 2026
Dall’impresa allo scaling
Il terzo è il rapporto tra impresa e scaling: non manca il capitale in senso assoluto, ma fondi di venture capital (VC) con competenze verticali sui macrotrend tecnologici. Negli ultimi cinque anni il mercato del venture capital italiano ha mostrato segnali di crescita significativi, ma rimane al 9° posto in Europa per investimenti VC totali, con un differenziale di cinque volte rispetto a Germania e Francia. Il problema non è tanto la quantità assoluta di capitale quanto la struttura del mercato. I fondi italiani più attivi sono prevalentemente generalisti: non hanno né le competenze né la pazienza per finanziare innovazione profonda.

Figura 4. Top 10 Paesi europei per investimenti VC(miliardi di dollari e crescita % vs. 2020), 2025. Fonte: elaborazione TEHA Group su dati Dealroom, 2026
Techshoring per l’Italia: le proposte di TEHA Group
La ricerca di TEHA propone di orientare l’innovazione su 4 obiettivi misurabili: costruire ecosistemi tecnologici su scala globale, favorire la crescita tecnologica del manifatturiero, aumentare la conversione della ricerca, incrementare il numero delle imprese innovative in Italia. Per farlo ha elaborato 4 proposte:
1. Riformare i criteri di valutazione della ricerca accademica. I criteri di Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e di Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) dovrebbero includere anche le metriche di impatto industriale. I modelli non mancano: il Research Excellence Framework britannico assegna il 25% del punteggio all’impatto sociale ed economico; il francese HCÉRES valuta le università sulla valorizzazione della ricerca e l’interazione con il tessuto produttivo; il tedesco Pakt für Forschung und Innovation lega i finanziamenti pubblici a obiettivi di trasferimento tecnologico.
2. Potenziare le strutture di trasferimento tecnologico. Trasformare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) da uffici legali in centri di business development, con figure ibride capaci di fare scouting, matchmaking industriale e accompagnamento commerciale.
3. Assegnare KPI agli enti pubblici di ricerca, che dovrebbero essere valutati sulla base di KPI misurabili rispetto a spin-off, brevetti e partnership industriali, eventualmente legando una quota del finanziamento pubblico al loro raggiungimento.
4. Rafforzare l’ecosistema finanziario. Costruire o attrarre fondi di venture capital con competenze verticali sulle 5 tecnologie strategiche attraverso co-investimenti pubblici selettivi e programmi di matching con il tessuto industriale nazionale.
Trasferimento tecnologico e azione coordinata per l’Italia
La via maestra è rafforzare il trasferimento tecnologico lungo tutta la filiera dell’innovazione, intervenendo su più livelli. Da un lato, occorre dare alle istituzioni di ricerca un chiaro mandato industriale, premiare maggiormente l’impatto applicativo della ricerca e dotare università e centri di competenze manageriali e di business. Dall’altro, è necessario concentrare risorse e competenze in ecosistemi territoriali ad alta massa critica, favorendo l’incontro tra ricerca, imprese e capitali.
È una sfida che richiede un’azione coordinata su tre assi: politiche nazionali che orientino incentivi e governance, ecosistemi locali capaci di valorizzare le specializzazioni dei territori e progetti pilota che dimostrino rapidamente cosa funziona.
Note
[1] Norma internazionale che consente di estendere la domanda di brevetto di 12 mesi. ↩











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