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Data center, quanto cresce l’Italia: ma attenzione al thermal management



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Il mercato italiano dei data center accelera e si candida a hub strategico del Mediterraneo spinto da cloud, PA digitale e intelligenza artificiale. Ma la crescita impone scelte di thermal management più evolute per garantire continuità operativa, efficienza energetica e sostenibilità anche davanti al riscaldamento globale

Pubblicato il 6 lug 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



data center in italia
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L’Italia accelera nella corsa ai data center. Nel giro di pochi anni, il Paese potrebbe consolidare il proprio ruolo di hub strategico nel Mediterraneo, spinto dall’espansione del cloud, dalla digitalizzazione del settore pubblico e dalla domanda crescente di capacità computazionale legata all’intelligenza artificiale.

Secondo le stime di Mordor Intelligence, il mercato italiano dei data center passerà da 7,5 miliardi di dollari nel 2025 a 8,5 miliardi di dollari nel 2026, per poi sfiorare i 15 miliardi di dollari entro il 2031, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del +12,1% dal 2026 al 2031. Ma la crescita delle infrastrutture digitali comporta una questione sempre più urgente: garantire l’affidabilità dell’intero ecosistema tecnologico attraverso scelte energetiche e di raffreddamento adeguate: “La priorità è garantire l’affidabilità dell’intero ecosistema tecnologico”, sottolinea Nicola Salvaggio, Business Development Director for Thermal Management della multinazionale Faster, che si occupa di progettazione e produzione di sistemi di connessione idraulica e ha appena lanciato la divisione dedicata al thermal management.

Perché il thermal management diventa una priorità

Secondo i dati, ancora più significativa è la dinamica della capacità di carico IT: il mercato crescerà da 1,08 mila megawatt nel 2025 a 4,09 mila megawatt entro il 2030, riflettendo un CAGR del +30,5% durante il medesimo periodo. Più cresce la potenza di calcolo, più diventa centrale la capacità di gestire calore, consumi e continuità operativa. Insomma, la vera sfida riguarda la sostenibilità della crescita.

Server sempre più potenti, applicazioni di AI e HPC – High Performance Computing stanno aumentando la densità di calcolo e, di conseguenza, la pressione sui sistemi di alimentazione e raffreddamento. In un contesto segnato anche dal riscaldamento globale, che non semplifica la gestione termica degli impianti, le aziende sono chiamate a compiere scelte infrastrutturali più attente.

Il mercato globale corre verso i 1.000 miliardi

La questione italiana si inserisce in una trasformazione globale. Secondo il Data Center Equipment & Infrastructure Market Report 2025-2030 di IoT Analytics, la spesa mondiale per apparecchiature e infrastrutture destinate ai data center ha raggiunto i 290 miliardi di dollari nel 2024 e supererà i 1.000 miliardi entro il 2030, con una crescita superiore al +250%. Un’accelerazione che riguarda direttamente anche il nostro Paese, indicato come hub privilegiato per lo sviluppo dei data center.

AI e hyperscaler spingono la domanda di server

L’allocazione dei capitali mostra dove si sta concentrando lo sforzo industriale. Le infrastrutture IT, tra server, reti e archiviazione, assorbono oltre il 70% delle risorse complessive. I sistemi elettrici e di raffreddamento rappresentano il 12%.

A trainare soprattutto la spesa per i server è la domanda di intelligenza artificiale: con gli investimenti in GenAI da parte degli hyperscaler e delle grandi aziende tecnologiche, il mercato globale dei server per data center dovrebbe quasi quintuplicare, passando da 204 miliardi di dollari nel 2024 a 987 miliardi di dollari entro il 2030.

“Il settore dei data center sta vivendo una fase di crescita senza precedenti, alimentata dalla fame di calcolo. Le proiezioni verso i 1.000 miliardi di dollari di spesa dimostrano che non si tratta solo di espandere le volumetrie esistenti, ma di compiere un vero e proprio salto quantico nell’ingegnerizzazione degli impianti”, aggiunge Salvaggio.

Liquid cooling: le best practice per infrastrutture più affidabili

In questo scenario, il thermal management diventa una best practice industriale, non un elemento accessorio. La gestione del calore incide sulla continuità operativa, sull’efficienza energetica, sulla sicurezza degli impianti e sulla protezione delle apparecchiature.

Le soluzioni tradizionali di raffreddamento rischiano di non essere sufficienti. Per questo il liquid cooling sta assumendo un ruolo strategico nello sviluppo dei data center di nuova generazione, soprattutto per applicazioni Direct-to-Chip e sistemi di distribuzione del refrigerante.

Data center, business e benessere territoriale

Il tema, tuttavia, non è soltanto tecnologico. La crescita dei data center pone anche una questione di rapporto con i territori. L’espansione di infrastrutture energivore deve conciliarsi con esigenze di business, disponibilità energetica, sostenibilità ambientale e benessere delle comunità locali.

In questa prospettiva, le scelte di thermal management possono contribuire a ridurre inefficienze, aumentare l’affidabilità degli impianti e limitare sprechi, rendendo più equilibrato il rapporto tra crescita digitale e impatto territoriale.

Spiega Salvaggio che “il confronto con i territori è un passaggio fondamentale e non può essere affrontato solo in fase autorizzativa. È importante instaurare fin dall’inizio un dialogo trasparente con amministrazioni, imprese e cittadini, spiegando quale ruolo svolgono oggi i data center nel sostenere servizi digitali essenziali per aziende, pubbliche amministrazioni e cittadini”.

Le preoccupazioni legate ai consumi energetici e all’impatto ambientale sono legittime, “ma oggi le tecnologie disponibili consentono di realizzare infrastrutture molto più efficienti rispetto al passato. L’adozione di sistemi avanzati di raffreddamento, l’impiego di energia da fonti rinnovabili, il recupero del calore e la progettazione orientata all’efficienza energetica permettono di ridurre significativamente l’impronta ambientale dei nuovi impianti”, aggiunge il manager.

La chiave è quindi “dimostrare con dati concreti che innovazione e sostenibilità possono procedere insieme. Un data center moderno non rappresenta soltanto un’infrastruttura digitale, ma può diventare un motore di sviluppo per il territorio, generando investimenti, occupazione qualificata e nuove competenze. Costruire fiducia significa progettare infrastrutture che siano non solo tecnologicamente avanzate, ma anche integrate e condivise con il contesto in cui vengono realizzate“, ha sottolineato.

Verso una filiera italiana dei data center

Da una parte dunque c’è l’opportunità industriale: diventare un nodo strategico del Mediterraneo per cloud, AI e infrastrutture digitali. Dall’altra c’è la necessità di governare la crescita con criteri tecnici, energetici e ambientali adeguati, per cui il thermal management diventa una vera priorità.

Le risorse in Italia non mancano: “La posizione geografica strategica la rende un naturale punto di connessione tra Europa, Africa e Medio Oriente, inoltre il nostro Paese può contare su una filiera industriale altamente specializzata, competenze ingegneristiche consolidate e un ecosistema manifatturiero in grado di supportare la realizzazione di infrastrutture tecnologicamente avanzate”, conclude Salvaggio.

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