Il quadro

La roadmap del processo civile telematico in Italia ed Europa

La rivoluzione digitale della Giustizia avanza, ma in un quadro normativo ancora frammentario in Italia, nell’attesa della riforma del codice di procedura civile per la quale sarebbe già pronto il disegno di legge delega. Vediamo lo stato dell’arte in Italia, Germania, Regno Unito ed Estonia

05 Mar 2015
Valentina Carollo

avvocato e presidente Centro Studi Processo Telematico

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In Italia il Processo Telematico è realtà già da qualche tempo. I dati diffusi dalla DGSIA e aggiornati a novembre 2014 (Stato dell’informatizzazione della Giustizia), nonché ripresi dal Ministro della Giustizia nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, presentano un Processo Telematico a pieno regime.

Nell’ultimo anno sono stati depositati oltre 1 milione di atti dalle parti, quasi 1 milione e mezzo di provvedimenti da parte di magistrati (che per il 95% di quelli dedicati al settore civile utilizzano una Consolle molto evoluta) con una riduzione media delle tempistiche necessarie ad ottenere un decreto ingiuntivo del 50%; consegnate oltre 1 milione di comunicazioni al mese con un risparmio annuale stimato in più di 42 milioni di euro. E ancora nel settore civile: pagamenti telematici, consultazione on line di dati e fascicoli tramite il portale http://pst.giustizia.it (anche da parte del cittadino) nonché tramite un’applicazione per smartphone predisposta dal Ministero. Di prossima realizzazione la Consolle per il Pubblico Ministero, le comunicazioni e notificazioni telematiche per i Giudici di Pace e per la Corte di Cassazione, modulo SICID per il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e per i Commissariati agli Usi Civili.

Per quanto riguarda la Giustizia Penale si sta adottando un unico sistema per i principali registri informatici (SICP); il sistema delle notificazioni e comunicazioni elettroniche penali a persona diversa dall’imputato è operativo a livello nazionale dal 15 dicembre 2014; si stanno studiando sistemi documentali che unifichino le basi di dati esistenti e ci sono moltissimi progetti per lo sviluppo di applicazioni per la giustizia penale che mirano all’interoperabilità e interconnessione fra le banche dati preservando la sicurezza dei dati, la riservatezza delle indagini e quella degli interessati.

Infine, diverse sono le misure descritte nel Rapporto sulla gestione sopra citato per gli altri settori giudiziari come gli interventi in atto presso la Corte di Cassazione; la diffusione di un registro unico per l’Area Minorile; la gestione dell’Area Amministrativa dei servizi giudiziari (compresa la fatturazione elettronica); il sistema di gestione dei servizi statistici.

Permane, ovviamente, un quadro normativo incerto e frammentario che gli operatori auspicano venga finalmente riordinato con la riforma del codice di procedura civile per la quale sarebbe già pronto il disegno di legge delega come annunciato dal Ministro Orlando e dove è espressamente previsto l’adeguamento al Processo Telematico.

Non siamo i soli a voler digitalizzare la giustizia. Tutto il processo telematico si inserisce, infatti, in un quadro europeo di e-justice in notevole sviluppo dove l’Italia, pur non ricoprendo i vertici degli scoreboard internazionali, si colloca in posizione apicale per quanto riguarda la giustizia civile.

Durante la conferenza organizzata dalla DGSIA insieme al CED Corte di Cassazione durante il Semestre di Presidenza dell’Unione Europea, tenutosi presso la Corte di Cassazione il 13 e 14 ottobre 2014, dal titolo “e-Justice and e-Law Conference. Toward better pan-European Judicial Services”, sono stati illustrati diversi sistemi europei.

Nella Repubblica d’Estonia, i progetti di giustizia elettronica nascono nel 2002 tramite la pubblicazione in Internet delle decisioni dei Giudici e si evolvono negli anni 2006-2013 con la messa a disposizione di un sistema di gestione documentale (KIS1), operativo dal 2008 in riferimento agli ordini di pagamento elettronici (o, come chiamati in Italia, decreti ingiuntivi telematici). Come illustrato durante la conferenza da Mr. Timo Ligi, Project Manager del Ministero della Giustizia Estone, oggi è operativo un moderno sistema di e-justice chiamato KIS2 che implementa e migliora il precedente sistema di gestione documentale ed è distribuito in tutte le Corti di primo grado (le Corti supreme, invece, utilizzano un separato sistema). In particolare, questo sistema permette un’ottimale assegnazione delle cause ai Giudici basato sia sul numero dei procedimenti che sul “peso” di ciascun caso; è d’ausilio nella redazione automatica di documenti standard quali sentenze/ordinanze, citazioni e lettere; permette i collegamenti con MS Outlook per la gestione di calendari ed e-mail; riduce i tempi e i costi delle pubblicazioni delle decisioni e delle udienze; permette una miglior visione globale dei fascicoli e dei processi; è integrato con il registro delle imprese, catasto immobiliare, anagrafe tributaria e altri registri; fornisce singole informazioni di sistema per l’intero giudizio. Tramite un sistema di interscambio (E-File) può comunicare in via bidirezionale con la Polizia (dove è operativo il sistema MIS), gli Uffici del Pubblico Ministeri (che utilizzano un sistema denominato ProxIS) e il sistema penitenziario (dove è attivo il sistema VangIS).

Rispetto all’Italia gli investimenti risultano, ovviamente, contenuti (in termini assoluti) a fronte di un’ampiezza territoriale dell’Estonia grande tanto quanto il doppio della Lombardia ma con gli stessi abitanti di Milano, ma i risultati sono immediatamente evidenti: un investimento di 2,6 milioni di euro in software, hardware, sperimentazione e formazione che si è ripagato in un anno grazie al risparmio di costo annuale stimato.

In Germania, il portale della Giustizia Tedesca (www.justiz.de/index.php) contiene numerosi servizi on-line già operativi da diverso tempo in quasi tutti gli Stati Federati. La prima legislazione tedesca per l’introduzione dell’informatica nelle Aule giudiziarie degli Stati Federati è del 2001; firma elettronica qualificata e posta elettronica certificata sono utilizzate da oltre 10 anni per lo scambio di atti e documenti nei processi e la procedura del decreto di ingiunzione telematico (secondo la legge tedesca che risulta differente da quella italiana, essendo prevista una prima fase completamente automatizzata) è operativa tramite formulario da compilare anche on line fin dal 2003.

Nel 2015 la Germania può concentrarsi su altre forme di innovazione e interoperabilità come il catasto on line, già operativo, e il big project della banca dati del Registro Imprese (come illustrato alla conferenza da Thomas Kextel del Ministero della Giustizia North Rhine-Westphalia). Considerando, infatti, la stratificazione tedesca composta da 16 stati, 130 Registri imprese e oltre 4.6 milioni di imprese, sembra davvero un impresa titanica quella di riunire tutto in un solo portale e per di più utilizzando standard operativi con accessi anche ai dati storici, considerando anche che lo stato dell’informatizzazione nei vari lander è molto diversificato.

In Inghilterra, la roadmap del Ministero della Giustizia ha previsto una profonda rivoluzione dei sistemi di e-justice a partire dal 2013. La Ministry of Justice Digital Strategy (reperibile al seguente link: http://www.open.justice.gov.uk/digital-strategy) prevede 20 azioni concrete raggruppate in 4 tematiche principali: trasformare i servizi; trasformare il modo di lavorare; rompere le barriere della trasformazione digitale; trasformare il modo di collaborare/impegnarsi.

Per quanto riguarda i servizi, in particolare, sono stati posti diversi obiettivi principali tra cui realizzare 4 servizi digitali entro marzo 2015 (iniziati del 2013 e risultati già operativi a fine 2014) e precisamente: 1) possibilità di richiedere on-line la visita ad un carcerato; 2) riprogettazione degli strumenti già esistenti delle procedure possessorie e dei money claims (decreti ingiuntivi- ricordo che in Inghilterra e Galles fin dall’anno 2002 il cittadino può richiedere il Money Claim On-Line e già 15 anni prima era operativo un sistema che permetteva di inoltrare e gestire le richieste di ingiunzione ricorrenti – The Country Court Bulk Centre); 3) consentire il pagamento on-line delle tasse di giustizia (a partire dal Giudice del lavoro); 4) digitalizzare il sistema delle procure dell’ufficio del Public Guardian (Tutore pubblico) che permette ai cittadini di compilare on-line, modificare e trasmettere gli atti predisposti per la nomina di un procuratore per la gestione dei propri affari nel caso in cui in futuro venissero meno le proprie capacità psicofisiche.

Christine Lewis, responsabile dei progetti strategici del Ministero della Giustizia Inglese (Cross government and EU Strategic Alignment Manager), durante la conferenza, ha illustrato proprio questo ultimo sistema indicandolo come il primo servizio che ha ottenuto il “Digital by Default Standard”; trattasi di un riconoscimento basato su un insieme di criteri definiti dal Governo nella propria Agenda Digitale che permette l’inserimento del servizio sul sito istituzionale gov.uk. Nei 26 punti di questi criteri (https://www.gov.uk/service-manual/digital-by-default) è interessante rilevare sia l’attenzione posta all’utente finale, in riferimento all’interoperabilità e all’evoluzione del servizio, sia come tutto il sistema di digitalizzazione pubblico inglese sia basato sul principio che, ove possibile, debbano essere utilizzati sistemi open source.

Tornando alla roadmap, è chiara la volontà di riprogettare tutti gli altri servizi in un’ottica di Digital by Default dando priorità a quelli che coinvolgono un numero di processi elevato, nonché di riorganizzare i processi di lavoro per garantire la continuità del servizio unificando il front end dell’utente sul sito istituzionale gov.uk per tutti i servizi e stabilendo modalità di implementazione dei sistemi basati sui feedback degli utenti.

Nel 2013 in Inghilterra e Galles era già possibile svolgere diverse operazioni on-line nel settore giustizia e trovare numerose informazioni tra cui i precedenti delle Corti e i modelli utili per agire in giudizio. Inoltre, i Giudici e il personale amministrativo dal 2013 sfruttano i canali di e-learning e sono agevolati nel telelavoro.

Durante la conferenza poi, Lord Kerr, Giudice della Corte Suprema in Inghilterra, ha illustrato come presso la Supreme Court è stato siglato un accordo grazie al quale tutti gli avvocati depositano insieme al cartaceo una penna usb con tutti i documenti in Pdf (compresi i precedenti) e i Giudici utilizzando gli strumenti di Adobe Reader per classificare, annotare e riprodurre. Inoltre, utilizzano dei monitor nelle aule per facilitare la discussione degli avvocati che possono proiettare i propri atti o documenti; un sistema di registrazione video per abbattere i costi delle trascrizioni e persino una diretta streaming dei processi direttamente dal sito web della Corte (https://www.supremecourt.uk).

Di pochi giorni fa poi la notizia di un’idea rivoluzionaria per le Corti Inglesi che sembra stia trovando molti consensi: un processo on-line per le cause inferiori alle 25.000 sterline che verrebbe gestito come le controversie di e-Bay e dove i Giudici possono sfruttare la posta elettronica, le udienze telefoniche e le videoconferenza via skype.

Da questa analisi, pur parziale, del sistema giudiziario “elettronico” europeo in ambito civile, emerge chiaramente come il filo conduttore tra le differenti applicazioni giudiziarie delle tecnologie ICT nei vari Stati membri sia la convinzione comune che solo attraverso la massiva diffusione di tali strumenti tecnologici si possa ottenere l’efficientamento dell’intero sistema giudiziario europeo. Efficientamento da attuarsi con una crescente, e quanto mai efficace, cooperazione transfrontaliera tra le Autorità Giudiziarie.

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