Il 2 febbraio 2026 Bancomat, Bizum, SIBS-MB WAY e Vipps MobilePay (riuniti nell’alleanza EuroPA) insieme a EPI Company (European Payment Initiative) hanno firmato un protocollo d’intesa per sviluppare un sistema di pagamenti transfrontalieri basato sull’interoperabilità dei rispettivi circuiti domestici. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: consentire pagamenti senza soluzione di continuità in tutta Europa entro il 2027.
L’iniziativa arriva in un momento particolare per il mercato europeo dei pagamenti. I pagamenti al dettaglio nel continente dipendono ancora in larga misura dai circuiti internazionali statunitensi, soprattutto per le transazioni transfrontaliere. Nel frattempo, il quadro normativo sta cambiando: il 27 novembre 2025 Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto l’accordo politico sul Payment Services Regulation (PSR) e sulla Third Payment Services Directive (PSD3). Il protocollo appena sottoscritto rappresenta, così, un tentativo degli operatori domestici di costruire un’alternativa europea.
Indice degli argomenti
I protagonisti e la massa critica dell’alleanza
Le piattaforme coinvolte servono circa 130 milioni di utenti in 13 paesi europei, pari al 72% della popolazione dell’Unione Europea e della Norvegia. I numeri danno la misura di cosa potrebbe nascere da questa alleanza.
Bancomat S.p.A. gestisce i circuiti più diffusi in Italia (BANCOMAT, PagoBANCOMAT e BANCOMAT Pay): oltre 34 milioni di carte in circolazione, 2,7 miliardi di operazioni annue per circa 200 miliardi di euro.
Quella che per decenni è stata principalmente una carta per prelevare contanti si è trasformata in uno strumento completo per acquisti nei negozi e online, con l’80% delle transazioni ormai contactless. Bizum, la piattaforma spagnola nata nel 2016, ha superato i 30 milioni di utenti con una copertura del 99% del mercato bancario: nel 2025 gli spagnoli hanno effettuato oltre 3,4 milioni di bonifici istantanei al giorno tramite questa app. MB WAY (gestita da SIBS) è stata la prima soluzione di trasferimento immediato nell’Eurozona, con 70 milioni di transazioni mensili.
Vipps MobilePay serve 12,5 milioni di utenti nei paesi nordici. EPI Company gestisce Wero, il wallet lanciato nel 2024 e basato sui pagamenti istantanei account-to-account, attivo in Belgio, Francia e Germania con circa 47 milioni di utenti.
L’hub di interoperabilità e l’esperienza utente
La cooperazione si basa su un hub centrale di interoperabilità che sarà gestito da una nuova entità costituita dai partner.
L’hub fungerà da piattaforma tecnica per far transitare le transazioni tra le diverse soluzioni nazionali, utilizzando gli standard SEPA e i pagamenti istantanei da conto a conto. L’approccio è pragmatico: le soluzioni esistenti devono rimanere inalterate, ai consumatori non sarà imposta una nuova “esperienza” ma continueranno a usare quella che conoscono e relativa al proprio strumento di pagamento emesso dall’intermediario di pagamento di cui sono clienti.
Sarà sviluppato un marchio comune per segnalare ai consumatori dove gli strumenti di pagamento finora solo domestici saranno accettati anche all’estero.
Tempi e tappe operative
La tabella di marcia prevede la creazione dell’entità che gestirà l’hub centrale entro giugno 2026. I pagamenti transfrontalieri peer-to-peer partiranno nel corso dell’anno, mentre la vera sfida arriverà nel 2027 con e-commerce e punti vendita.
Cosa potrebbe cambiare per chi usa Bancomat
Per gli italiani, il cambiamento potrebbe essere tangibile. La carta Bancomat è lo strumento di pagamento più diffuso nei portafogli del paese, ma il suo utilizzo oltre confine non è abilitato e per questo gli italiano devono ricorrere ad una carta Visa o Mastercard.
Se il protocollo raggiungerà i suoi obiettivi, un italiano in vacanza a Madrid potrà pagare con il Bancomat ovunque sia accettato Bizum. I primi passi sono già stati compiuti: l’alleanza EuroPA è operativa da marzo 2025 per i trasferimenti P2P tra Italia, Spagna, Portogallo e Andorra, con 6 milioni di euro già trasferiti e oltre 30.000 transazioni nei primi sei mesi.
PSD3, PSR e le regole che cambiano il mercato
L’emanazione della PSD3 e del PSR potrà ridisegnare l’architettura dei pagamenti europei.
Il PSR introduce regole operative armonizzate su diritti degli utenti, trasparenza delle commissioni, prevenzione delle frodi e open banking. La PSD3 disciplina autorizzazione e vigilanza degli istituti di pagamento. Inoltre, ci sono novità importanti: l’obbligo di verifica della corrispondenza nome-IBAN prima di eseguire un bonifico, nuove responsabilità per le piattaforme online sulle frodi, e la generalizzazione dei pagamenti istantanei. Infine, sono state eliminate le barriere economiche tra bonifici ordinari e istantanei, favorendo così la nascita dell’infrastruttura su cui poggia l’iniziativa.
Oggi, infatti, il mercato europeo dei pagamenti transfrontalieri è dominato da Visa e Mastercard, che controllano la quasi totalità delle transazioni con carta quando il pagatore utilizza uno strumento di pagamento emesso in uno Stato membro diverso da quello dove risiede il beneficiario.
L’iniziativa mira a costruire un’alternativa. A differenza di tentativi precedenti come il progetto Monnet (abbandonato nel 2012), questa cooperazione parte da operatori già affermati nei rispettivi mercati, con basi di utenti consolidate e infrastrutture funzionanti.
Gli effetti procompetitivi attesi toccano tutta la filiera: i consumatori avrebbero maggiore scelta al momento del pagamento, gli esercenti potrebbero accedere a una soluzione continentale con una sola integrazione, il sistema europeo guadagnerebbe autonomia su un’infrastruttura critica.
Margini, costi e incentivi industriali dietro l’accordo
Ma c’è un altro aspetto che spiega perché questa iniziativa nasce proprio ora. I margini sull’attività transazionale si stanno comprimendo da anni, stretti tra regolazione e concorrenza.
L’Interchange Fee Regulation del 2015 ha imposto tetti alle commissioni interbancarie (0,2% per le carte di debito, 0,3% per quelle di credito). Il Regolamento sui pagamenti istantanei ha equiparato le commissioni dei bonifici istantanei a quelle ordinari, eliminando la possibilità di far pagare un sovrapprezzo per l’immediatezza.
L’ingresso di nuove fintech e Big Tech ha intensificato la guerra sui prezzi. In Italia, le commissioni Bancomat sono già circa la metà rispetto alle altre carte di debito e un quarto rispetto alle carte di credito, ma anche questi margini continuano a erodersi. Ampliare la spendibilità degli strumenti di pagamento domestici serve quindi ad aumentare il numero di transazioni per ciascuno strumento.
Infatti, nel frattempo i costi salgono. Le frodi digitali aumentano, con tecniche di spoofing e social engineering sempre più raffinate. La nuova normativa PSR trasferisce maggiori responsabilità sui prestatori di servizi di pagamento, che dovranno rimborsare i clienti anche per frodi basate sull’inganno.
Servono investimenti in sistemi antifrode basati su machine learning, infrastrutture conformi ai requisiti di DORA, personale specializzato in cybersecurity. La forbice si allarga: ricavi unitari in calo, costi in crescita.
Oltre la transazione: servizi a valore e concorrenza
In questo scenario, la sostenibilità dei prestatori di servizi di pagamento dipenderà sempre più dalla capacità di offrire servizi a valore aggiunto che vadano oltre la singola transazione: riconciliazione automatica delle fatture, integrazione con la gestione del magazzino, analisi dei dati di vendita, identità digitale, soluzioni di Buy Now Pay Later, programmi di fidelizzazione.
Non si tratta solo di diversificare i ricavi. L’offerta di servizi ancillari è anche uno strumento per cambiare il tipo di concorrenza nel mercato. La concorrenza statica, basata solo sui prezzi, comprime i margini senza necessariamente migliorare il servizio o stimolare innovazione. La concorrenza dinamica si gioca invece sulla capacità di creare valore per l’utente finale e incentiva gli operatori a investire. Un PSP che offre all’esercente non solo l’accettazione del pagamento ma anche riconciliazione contabile, ottimizzazione del magazzino, analisi degli acquisti o strumenti di fidelizzazione a favore dei propri clienti compete su dimensioni diverse dal mero costo della transazione. E’ questo tipo di competizione che premia chi innova.
Il limite del perimetro normativo attuale
Il problema è che l’attuale framework normativo, costruito sulla distinzione tra servizi di pagamento e altri servizi, potrebbe risultare troppo rigido. Gli operatori globali offrono ecosistemi integrati che combinano pagamenti, servizi finanziari, identità digitale e servizi commerciali.
I PSP europei faticano a competere su questo terreno. Sarebbe opportuno che il legislatore, nell’implementare PSD3 e PSR o in future revisioni, considerasse un ampliamento delle attività autorizzate agli istituti di pagamento, includendo servizi che, pur non strettamente ancillari, sono connessi all’attività di pagamento che deve comunque rimanere il core business. Non si tratterebbe di allentare i presidi prudenziali, ma di riconoscere che il perimetro si è ampliato e che permettere ai PSP di operarvi è funzionale sia alla loro sostenibilità sia alla concorrenza dinamica.
Il banco di prova: tecnologia, adozione e regole
La firma del protocollo chiude la fase di fattibilità. Ora viene il difficile. Sul piano tecnico, integrare sistemi sviluppati indipendentemente richiede standard comuni, gestione delle eccezioni, riconciliazione cross-border.
Sul piano commerciale, servirà lavorare con gli esercenti ad adottare il nuovo marchio durante l’avvio della fase di integrazione dei sistemi di accettazione. Sul piano regolamentare, l’operazione dovrà navigare tra normative che potrebbero non cogliere eventuali aspetti tecnici dell’integrazione tra modelli operativi diversi, quelli basati su carta e altri basati su bonifici istantanei. Le norme in questo caso non possono essere un alibi per bloccare l’integrazione, ma al contrario andrebbero interpretate al fine di agevolare comunque l’iniziativa.
Certo, i precedenti non incoraggiano un facile ottimismo. Tuttavia, l’approccio scelto, interconnettere soluzioni esistenti invece di costruire da zero, riduce alcuni rischi. Il successo dipenderà dalla capacità dei partner di mantenere l’allineamento strategico, risolvere le complessità tecniche e commerciali, raggiungere una massa critica di esercenti tale da rendere il servizio attrattivo per i consumatori. Se funzionerà, il 2027 vedrà i primi pagamenti transfrontalieri operativi. Altrimenti, l’Europa avrà perso un’altra occasione per emanciparsi dai circuiti internazionali.













