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il quadro completo

PSD2: tutto quello che c’è da sapere su nuovi servizi, interchange fee, tutele per gli utenti

Un articolo completo che spiega il Payment Legislative Package (PSD2 e IFR) in aggiornamento continuo a fronte del recepimento e dell’attuazione in Italia

13 Feb 2018

Roberto Garavaglia

Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor


Con la promulgazione del d.lgs n. 218/2017 avvenuta il 13 gennaio 2018, l’Italia si avvia recepire la PSD2, dando allo stesso tempo attuazione al regolamento sulle Interchange Fee dei pagamenti con carta. Con questo articolo si vuole offrire al lettore un quadro completo delle nuove disposizioni previste dal corpus prescrittivo comunitario, dando evidenza di ciò che è stato l’iter legislativo europeo e di quali sono i provvedimenti che, a posteriori dell’emanazione di normativa primaria, si susseguiranno.

L’iter legis comunitario

A luglio 2013 la Commissione Europea ha diffuso due documenti che, insieme, costituiscono il c.d. “Payment Legislative Package[1]:

  1. una proposta di revisione della direttiva sui servizi di pagamento;
  2. una proposta di nuovo regolamento sulle commissioni interbancarie dei pagamenti effettuati con strumenti basati sull’uso delle carte.

Il negoziato svoltosi nell’arco di due anni, ha condotto alla promulgazione:

  • del regolamento (UE) 2015/751 (IFR), pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 19 maggio 2015;
  • della nuova direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 (la c.d. “PSD2”), pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 23 dicembre 2015.

Il portato di questi interventi è tale da influenzare lo sviluppo del mercato dei sistemi di pagamento elettronico nei prossimi anni, in particolare sotto il profilo dell’innovazione, aprendo nuovi spazi competitivi e rafforzando la tutela dell’utilizzatore di uno strumento di pagamento.

I propositi del legislatore comunitario

L’obiettivo perseguito dal legislatore comunitario è di accelerare la diffusione degli strumenti di pagamento mediante lo sfruttamento di tre leve: la leva della competizione fra strumenti di pagamento, quella dell’armonizzazione normativa e la leva della sicurezza. Nel primo caso, l’impiego di strumenti più “tradizionali”, come il bonifico o l’addebito diretto, assume un rinnovato rilievo nei nuovi servizi di Payment Initiation, per l’effettuazione di pagamenti che avvengono via internet o in mobilità, campi nei quali, altrettanto tradizionalmente, si era venuto a consolidare l’uso delle carte.
La seconda e la terza leva, sono impiegate per accrescere e diffondere la fiducia nell’impiego di uno strumento di pagamento; si pensi all’enfasi che la PSD2 pone sulla “Customer Strong Authentication”; si veda a tal proposito il coinvolgimento di EBA, l’Autorità Bancaria Europea ed al rafforzamento delle norme di tutela e trasparenza, previste non solo nella PSD2 ma anche nel nuovo regolamento sulle commissioni dei pagamenti effettuati con carte.
Il corretto azionamento di un mix delle tre leve può, con ogni probabilità, contribuire a una maggiore diffusione degli strumenti di pagamento elettronico in Europa.

Il recepimento del payment legislative package in Italia

Riepiloghiamo anche in questo caso molto velocemente i principali passi che hanno condotto all’emanazione di norme di rango primario nel nostro paese.

La delega legislativa al Governo, contenuta nella legge di delegazione europea 2015[2], per l’attuazione della nuova direttiva sui servizi di pagamento e per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento sulle commissioni dei pagamenti con carta, viene esercitata entro il 16 settembre 2017.
Nel corso del mese di luglio 2017, una consultazione pubblica indetta dal Ministero dell’Economia e Finanze aveva concesso di discutere un possibile canovaccio su cui si sarebbe sviluppato lo schema del decreto approvato dal CdM n°44.
Il Consiglio dei Ministri n° 44 del 15 settembre 2017 approva in via non definitiva uno schema di decreto legislativo che, intervenendo sulla normativa primaria, propone il recepimento e l’attuazione di entrambi i dispositivi europei. Il testo finale si avrà a seguito dell’acquisizione dei pareri delle commissioni competenti.
Il 25 ottobre 2017 in Commissione Finanze alla Camera viene formulato un parere approvato sullo schema di decreto legislativo di recepimento che avrebbe dovuto impegnare il Governo, fra l’altro, a varare un insieme di norme unitamente al testo di attuazione, di cui talune fortemente pro-competitive.

L’11 dicembre 2017 il Consiglio dei Ministri n°61, a seguito dell’esame parlamentare, recepisce la PSD2; il testo sarà pubblicato solo un mese dopo Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13 gennaio 2018, al netto, tuttavia, di ogni altra previsione in ordine al succitato parere della Camera.

Il decreto legislativo n. 218/2017 (decreto di recepimento PSD2) interviene essenzialmente sul Testo Unico Bancario (Decreto Legislativo del 1 settembre 1993, n. 385 – c.d. “TUB”) e sul decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11 (decreto di recepimento PSD1).

I punti essenziali del cambiamento introdotto con la PSD2

Il nuovo corpus di regole indirizza alcuni punti essenziali che andremo sinteticamente a riassumere nel seguito di questo articolo, raggruppando per macrocategorie di intervento:

  • Modifica PSD Scope (Positive/Negative);
  • Nuovo level playing field;
  • Sicurezza;
  • Tutela utilizzatore.

Rimodulazione degli ambiti applicativi oggettivi e soggettivi della PSD1

La PSD2 ed il proprio decreto di recepimento interviene nella rimodulazione di entrambi gli ambiti oggettivi di applicazione e di deroga, così come nell’ambito soggettivo della precedente direttiva sui servizi di pagamento.

Nuovo ambito oggettivo di applicazione (c.d. “positive scope”)
Transazioni “one-leg”

La PSD2 estende le regole di trasparenza e corretta informativa applicandole anche alle transazioni cc.dd. “one leg”, ossia anche quando solo uno dei due Prestatori di Servizi di Pagamento si trova nel territorio dell’Unione Europea. Per quanto concerne le regole di trasparenza e corretta informativa, esse si applicano a transazioni di pagamento effettuate in qualsiasi valuta. In ambo i casi, le disposizioni di cui al decreto di recepimento PSD2 si applicano alle parti delle operazioni di pagamento eseguite nell’UE.

I nuovi servizi di accesso ai conti

Tra i nuovi servizi abilitati dalla PSD2 figurano quelli che, con ogni probabilità, rappresentano l’innovazione più rilevante dell’intero impianto legislativo: i servizi di accesso al conto.

La possibilità di accedere ai conti di pagamento tramite un’interfaccia online sicura e in modo autenticato da parte di soggetti terzi, anche diversi da chi gestisce i conti (ossia, per esempio, dalla banca presso cui è acceso un rapporto di C/C), si sviluppa nelle seguenti tre declinazioni:

  • Payment Initiation, ossia un servizio che dispone l’ordine di pagamento su richiesta dell’utente di servizi di pagamento relativamente a un conto di pagamento detenuto presso un altro prestatore di servizi di pagamento;
  • Account Information, ossia un servizio online che fornisce informazioni consolidate relativamente a uno o più conti di pagamento detenuti dall’utente di servizi di pagamento presso un altro prestatore di servizi di pagamento o presso più prestatori di servizi di pagamento;
  • Funds Checking, ossia la possibilità offerta ad un prestatore di servizi di pagamento che emette carte (di debito), diverso dalla banca presso cui il titolare della carta ha acceso un rapporto di conto, di ricevere conferma della disponibilità di fondi, a fronte di una richiesta inviata online tramite una specifica interfaccia.

Ciascun servizio tra quelli descritti deve essere esercitato mediante l’adozione di procedure di sicurezza e su infrastrutture di comunicazione affidabili, che permettano di accedere al conto di pagamento online, similmente a quanto avviene in un’operazione di Home Banking.

Nuovo perimetro di deroga (rimodulazione del c.d. “negative scope”)

Il decreto di recepimento della PSD2, in coerenza con quanto disposto a livello europeo, riformula il perimetro delle esenzioni previste dalla precedente direttiva sui servizi di pagamento:

  1. Revisione del perimetro di deroga precedentemente previsto per gli agenti commerciali,
    laddove per i medesimi si applica unicamente alle operazioni di pagamento effettuate tramite un agente commerciale che agisca per conto del solo pagatore o del solo beneficiario, indipendentemente dal fatto che l’agente sia o meno in possesso dei fondi dei clienti. Qualora l’agente dovesse agire per conto sia del pagatore sia del beneficiario, quest’ultimo beneficia della dispensa solo se non entra mai in possesso dei fondi dei clienti;
  2. Revisione delle regole e dei presupposti che determinano le deroghe per gli strumenti a spendibilità limitata, in particolare vengono meglio precisati i casi di esclusione dall’ambito di applicazione delle norme sui servizi di pagamento anche per gli strumenti cc.dd. a “spendibilità limitata”, quali ad esempio le carte privative in uso presso la Grande Distribuzione:
    1. importo massimo del transato annuale superato il quale è necessario notificare alle Autorità competenti l’esercizio del servizio in deroga;
    2. effettiva limitatezza delle reti commerciali in cui sono utilizzabili;
    3. rimodulazione della gamma limitata di beni e servizi acquistabili;
    4. impiego dello strumento per specifici scopi sociali);

In relazione al tetto massimo del transato effettuato complessivamente con l’uso di carte privative, che nel testo comunitario è chiaramente indicato nella misura di 1 milione di euro annui, si osserva come in realtà nel decreto di recepimento non sia riportato alcun limite, ritenendo auspicabile che in fase di normazione secondaria possa venire precisato;

  1. Revisione delle regole che determinano le deroghe per l’impiego del credito telefonico ai fini dell’intermediazione del pagamento (contenuti digitali, offerta di contenuti da terze parti, limiti e soglie); viene indicata in modo più chiaro ed esaustivo la possibilità che un operatore di rete possa consentire, in deroga alle norme sui servizi di pagamento, l’impiego del credito telefonico  (prepagato o con addebito in bolletta) anche per operazioni di pagamento effettuate nel quadro di un’attività di beneficenza, oppure per l’acquisto di biglietti relativi al trasporto pubblico locale, purché siano rispettati specifici massimali d’importo per singola transazione o mensilmente.
  2. Mantenimento del perimetro di deroga in precedenza prevista per gli IAD (Independent ATM Deployers) a patto che i prestatori di servizi di prelievo di contante che non siano parte del contratto quadro con il cliente, prevedano e rispettino specifici obblighi di trasparenza concernenti le commissioni applicabili, ciò a ulteriore tutela dei consumatori;
  3. Il cash back, inteso come consegna di contante da parte del beneficiario al pagatore nel contesto di un’operazione di pagamento destinata all’acquisto di beni e servizi, a seguito di una richiesta esplicita del pagatore stesso immediatamente precedente l’esecuzione dell’operazione di pagamento, continua a rimanere nel perimetro di deroga; cionondimeno, il decreto di recepimento PSD2 attribuisce al Ministro dell’Economia e delle Finanze la facoltà di stabilire dei limiti con successivo decreto da adottarsi sentita la Banca d’Italia

Estensione dell’ambito soggettivo di applicazione

Con la PSD2 si estende l’ambito soggettivo di applicazione includendo nuovi attori anche non bancari e ampliando così lo spazio competitivo (il c.d. “level playing field”).
Consentendo la nascita di nuovi strumenti di pagamento e nuovi attori, attivando al tempo stesso una dinamica competitiva e una maggior concorrenza, il legislatore auspica si possa apportare un miglioramento dell’offerta sotto il profilo qualitativo.

Nuovi attori e nuovi servizi

LEGGI LE SFIDE DELLE BANCHE AI TEMPI DELLA PSD2

I TPP Third Party Payment Services Provider

I soggetti che possono prestare i servizi di accesso ai conti (Payment Initiation, Account Information) sono i nuovi prestatori di servizio ai quali ci si riferisce con il nome di Third Party Payment Services Provider (o TPP). Più precisamente avremo:

  • Payment Initiator Service Provider (PISP), abilitati alla prestazione di servizi di Payment Initiation;
  • Account Information Services Provider (AISP), abilitati alla prestazione di servizi di Account Information.

Ciascun attore deve chiedere ed ottenere una specifica autorizzazione presso l’Autorità competente (in Italia la Banca d’Italia), dimostrando di possedere i requisiti necessari, seguendo un percorso analogo a quello che deve compiere un Istituto di Pagamento per ottenere la licenza. Nella sostanza, i TPP saranno degli Istituti di pagamento specificamente autorizzati per la prestazione di servizi di accesso ai conti, che però, in forza di tale autorizzazione, non potranno mai, comunque ed in alcun modo, intermediare fondi.
In quanto soggetti vigilati i TPP che prestano servizi di Payment Initiation e Account Information dovranno possedere un’assicurazione per la responsabilità civile professionale, valida in tutti i territori in cui offrono i loro servizi, o altra analoga garanzia. Compito dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) è emanare orientamenti indirizzati alle autorità competenti, sui criteri per stabilire l’importo monetario minimo dell’assicurazione per la responsabilità civile professionale di cui sopra. È altresì fatto obbligo ai TPP di informare esaustivamente l’utilizzatore dei servizi da esse offerti; parimenti, il beneficiario (es. un merchant) che volesse offrire al pagatore (es. il proprio cliente) un servizio basato su Payment Initiation, deve informarlo in modo chiaro ed inequivocabile.

I CB-PSP Card Based Payment Instrument Issuer

Si tratta di Prestatori di Servizi di Pagamento già abilitati ad emettere strumenti di pagamento basati su carta (potrebbero essere delle banche Issuer, oppure degli istituti di pagamento autorizzati all’emissione di carte di pagamento) che possono offrire nuovi prodotti chiamati Decoupled Card.
I CB-PSP possono accedere ai conti sfruttando i servizi di Funds Checking descritti in precedenza, ottenendo dalla banca una sola risposta – positiva o negativa – in merito alla verifica di disponibilità dei fondi che sono impiegati (o meglio, che starebbero per essere impiegati) in una transazione di pagamento basata su Decoupled Card. La banca acceduta non intacca mai e comunque alcun plafond ed il rischio finanziario è totalmente a carico del CB-PSP.
L’offerta di un prodotto come le Decoupled Card può indirizzare alcuni mercati specifici (ad esempio quelli della GDO) e basa la propria specializzazione sul fatto che il nuovo titolare della carta non debba necessariamente essere il medesimo titolare del conto corrente di addebito.

Sicurezza nella PSD2

Per quanto concerne il tema della sicurezza e dell’autenticazione la PSD2 introduce il concetto di “Autenticazione forte del cliente” (o “Customer strong authentication”) disponendo che un prestatore di servizi di pagamento la applichi quando il pagatore:

  1. Accede al suo conto di pagamento on-line;
  2. Dispone un’operazione di pagamento elettronico
    In questo caso, quando la disposizione avviene a distanza (come nel caso di un servizio di Payment Initiation, per esempio) i prestatori di servizi di pagamento devono applicare l’autenticazione forte del cliente, comprendendo elementi che colleghino in maniera dinamica l’operazione a uno specifico importo e a un beneficiario specifico;
  3. Effettua qualsiasi azione, tramite un canale a distanza, che può comportare un rischio di frode nei pagamenti o altri abusi.

Una TPP che voglia accedere ai conti, può fare ricorso alle procedure di autenticazione fornite dal prestatore di servizi di pagamento presso cui è radicato il conto dell’utente e non deve necessariamente avere una relazione contrattuale con quest’ultimo. Ciò significa che la banca o l’Istituto di Pagamento presso cui l’utente ha aperto un rapporto di conto, tratta gli ordini di pagamento trasmessi mediante i servizi di Payment Initiation e le richieste di dati trasmesse mediante i servizi Account Information, senza discriminazioni, se non per motivi obiettivi.

Gli standard tecnici di EBA su sicurezza e autenticazione

Nella nuova PSD2 vi è un richiamo costante al ruolo dell’Autorità Bancaria Europea, non previsto nella precedente PSD1, in quanto, all’epoca, non ancora designata. L’EBA viene, infatti, istituita con il Regolamento (UE) 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010, con l’obiettivo di concorrere alla stabilità e all’efficacia a breve, medio e lungo termine del sistema finanziario, a beneficio dell’economia dell’Unione, dei suoi cittadini e delle sue imprese.
Nella PSD2, tra i principali compiti assegnati dal legislatore ad EBA figura quello di emanare standard tecnici di regolamentazione in tema di autenticazione forte del cliente e comunicazione sicura ai sensi della direttiva.
Su questo specifico tema EBA ha prodotto a febbraio 2017 un documento successivamente elaborato dalla Commissione Europea e che, nella versione finale, è stato adottato dalla Commissione stessa il 27 novembre 2017 come proposta di regolamento delegato.
Alla data in cui si scrive questo articolo, la proposta di regolamento non è stata ancora votata dall’Europarlamento né ratificata dal Consiglio e, nel frattempo, sul testo finale adottato dalla Commissione EBA ha espresso ulteriori perplessità.
In estrema sintesi, il regolamento delegato in attesa di promulgazione definisce:

  • i requisiti dell’autenticazione forte del cliente;
  • le esenzioni dall’applicazione dell’autenticazione forte del cliente;
  • i requisiti che le misure di sicurezza devono soddisfare per tutelare la riservatezza e l’integrità delle credenziali di sicurezza personalizzate degli utenti di servizi di pagamento;
  • i requisiti per gli standard aperti di comunicazione comuni ai fini della sicurezza, dell’identificazione e dell’autenticazione, della notifica e della trasmissione di informazioni, nonché dell’attuazione delle misure di sicurezza, tra banche, Payment Initiation Services Provider, Account Information Services Provider, pagatori, beneficiari e altri prestatori di servizi di pagamento.

Le nuove regole sulla tutela dell’utilizzatore

LEGGI LE NUOVE RESPONSABILITA’ DELLE BANCHE CON PSD2 SE UTENTE PERDE SOLDI

Un ulteriore aspetto che appare trasversale nella PSD2 e nel proprio decreto di recepimento è quello relativo al rafforzamento delle tutele per gli utilizzatori di uno strumento di pagamento (consumatori ed esercenti), sia laddove viene ribadita la necessità di investire su sicurezza, protezione dei dati e autenticazione, sia laddove vengono definite nuove responsabilità per chi paga con uno strumento di pagamento, e nuove regole commerciali relative all’applicazione di sovrattasse (il c.d. “surcharging”) a carico del pagatore stesso, in alcuni casi non consentite.

Con la nuova direttiva, in caso di pagamenti non autorizzati, ai consumatori potrà essere chiesto solo di sostenere perdite più limitate, fino a un massimale pari a 50 euro, contro i 150 euro previsti dalla precedente PSD1.

In merito alla revisione delle regole per il “surcharging” dei pagamenti con carta, si osserva come questo delicatissimo punto rappresenti una delle poche “nevralgiche intersezioni” con il regolamento sulle Interchange Fee dei pagamenti con carta. La nuova direttiva prevede infatti che laddove l’esercente orientasse (con ciò escludendo l’imposizione) l’acquirente pagatore verso l’uso di uno specifico strumento di pagamento, questo non può applicare nei confronti del pagatore alcuna sovrattassa (il c.d. “surcharging”, appunto), solamente per l’uso di quegli strumenti di pagamento ai quali si applicano le commissioni d’Interchange interessate dal regolamento in esame.
Nel decreto di recepimento PSD2, invece, il divieto è esteso a qualsiasi strumento di pagamento e inoltre, non prevede più la possibilità per il beneficiario di applicare una riduzione del prezzo del bene venduto in considerazione dell’uso di un determinato strumento di pagamento, possibilità invece prevista nel decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11 (decreto di recepimento PSD1) prima della modifica introdotta con il d.lgs 218/2017.

Attuazione del regolamento sulle interchange fee dei pagamenti con carta

Nel decreto di recepimento della PSD2, come accennato all’inizio di questo articolo, sono incluse le disposizioni in adeguamento al regolamento (UE) n. 751/2015 – c.d. IFR Interchange Fee Regulation – relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta[3], il quale dispone in via generale che per le operazioni tramite carte di debito e prepagate ad uso dei consumatori (con ciò escludendo le carte aziendali) i prestatori di servizi di pagamento debbano applicare una commissione interbancaria per ogni operazione non superiore allo 0,2% del valore dell’operazione; tale percentuale può aumentare sino allo 0,3% del valore dell’operazione per le sole carte di credito ad uso dei consumatori (anche in questo le carte aziendali sono escluse).

Agli Stati membri è richiesto di intervenire nel merito di alcuni dettami che possiamo così riassumere:

  • limite alle commissioni interbancarie applicate alle operazioni di pagamento nazionali effettuate con carta di debito, prepagata e di credito ad uso dei consumatori;
  • struttura delle commissioni interbancarie applicate alle operazioni di pagamento nazionali effettuate con carta di debito e prepagata ad uso dei consumatori (attenzione sono escluse le carte di credito);
  • definizione del piano sanzionatorio per la mancata osservazione del regolamento.

Limiti alle commissioni interbancarie per le operazioni nazionali con carte di debito e prepagate

Nell’esercizio dell’opzione lasciata agli Stati membri, l’Italia, tramite il decreto legislativo n. 218/2017, ha previsto che per le operazioni nazionali tramite carte di debito o prepagate ad uso dei consumatori (sempre escluse le carte aziendali) i prestatori di servizi di pagamento possano applicare una commissione interbancaria non superiore a 0,05 Euro per transazione. Tale commissione, ove applicata, può essere anche combinata con una percentuale massima non superiore allo 0,2% del valore di ciascuna operazione, ma a patto che la somma delle commissioni interbancarie dello schema di carte di pagamento non superi mai lo 0,2 % del valore totale annuo delle operazioni nazionali effettuate tramite detti prodotti all’interno di ciascuno schema di carte di pagamento. Gli schemi di carte di pagamento devono inviare alla Banca d’Italia, una relazione illustrativa delle modalità di rispetto dei criteri di cui a tale opportunità (a tal proposito la Banca d’Italia ha posto in consultazione pubblica che termina il 12 marzo 2018, uno specifico provvedimento di attuazione[4]).

Periodo di transizione per l’applicazione dei limiti alle commissioni interbancarie per le operazioni nazionali con carte di debito e prepagate

In considerazione del fatto che il regolamento (UE) 751/2015 intraprende per la prima volta l’armonizzazione delle commissioni interbancarie in un contesto in cui gli schemi di carte di debito e le commissioni interbancarie presentano notevoli differenze, si rende necessario prevedere una ragionevole flessibilità per i mercati nazionali delle carte di pagamento. A tal fine, il decreto di recepimento prevede che fino al 9 dicembre 2020, i prestatori di servizi di pagamento possano applicare una commissione interbancaria media ponderata non superiore all’equivalente dello 0,2 % del valore medio annuo di tutte le operazioni nazionali effettuate tramite tali strumenti all’interno dello stesso schema di carte di pagamento.
Al fine di consentire ai prestatori di servizi di pagamento di avvalersi di tale possibilità, gli schemi di carte di pagamento devono:

  • definire una struttura della commissione interbancaria media ponderata improntata a criteri di trasparenza, semplicità, confrontabilità ed equità, anche tenuto conto delle specifiche caratteristiche dell’operazione di pagamento;
  • trasmettere alla Banca d’Italia una relazione illustrativa delle modalità di rispetto dei criteri di cui al punto precedente; a tal proposito la Banca d’Italia ha posto in consultazione pubblica uno specifico provvedimento di attuazione[5].

Pertanto, la previsione che il decreto di recepimento dispone – in accordo con quanto espressamente consentito dal regolamento europeo sulle interchange fee – abilita un percorso di migrazione rivolto unicamente ai prestatori di servizi di pagamento che emettono carte di debito e prepagate entro i confini nazionali che terminerà a dicembre 2020, a conclusione del quale si applicherà comunque il regime di commissione per transazione (0,05 euro di soglia massima) eventualmente combinato con una fee in percentuale dell’importo transato (in ogni caso non superiore allo 0,2%) come previsto a regime dal regolamento stesso.

In ogni caso per le operazioni nazionali tramite carta di debito ad uso dei consumatori di importo inferiore a 5 euro, i prestatori di servizi di pagamento applicano una commissione interbancaria di importo ridotto rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore a 5 euro.

Limiti alle commissioni interbancarie per le operazioni nazionali con carte di credito

Per le operazioni nazionali tramite carta di credito ad uso dei consumatori di importo inferiore a 5 euro, i prestatori di servizi di pagamento applicano una commissione interbancaria di importo ridotto rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore a 5 euro.

La Banca d’Italia definisce le modalità e i termini per l’invio da parte degli schemi di carte di pagamento delle informazioni necessarie alla verifica del rispetto di tali obblighi[6]. Queste informazioni dovranno essere certificate da un revisore indipendente.

Per quanto attiene le transazioni di pagamento anche non nazionali (p.e. quelle cross-border) effettuate con carte di credito, il limite imposto è sempre e comunque quello definito dall’IFR, ossia 0,3% dell’importo.

Dove non si applicano i limiti alle commissioni previste dall’IFR

Al fine di rendere maggiore precisione, si evince al seguito il perimetro entro cui le disposizioni previste dal regolamento UE 2015/751 non si applicano:

  • Alle operazioni tramite carte aziendali (p.e. quelle carte che vengono adottate da un’azienda per consentire ai propri dipendenti in trasferta di pagare i servizi necessari al compimento della missione stessa);
  • Ai prelievi di contante presso gli sportelli automatici (ATM);
  • Alle operazioni di pagamento con carte appartenenti a schemi “a tre parti”;
  • Alle operazioni interregionali, ossia a tutte quelle transazioni per cui le commissioni pagate dall’acquirer (le MIF interregionali) si riferiscono ad operazioni effettuate nell’Unione Europea con carte di pagamento emesse in altre parti del mondo (extra-UE);
  • Alle MSC Merchant Services Charge, ossia le commissioni che paga l’esercente (si applicano solo alle Interchange Fee, che, tuttavia, costituiscono una quota parte significativa delle MSC).

Le altre disposizioni previste dall’IFR (non-solo-cap)

Il regolamento UE 2015/751 e, coerentemente, il d.lgs n. 218/2017, prevedono un insieme di altre diposizioni che vanno oltre il mero limite posto alle commissioni interbancarie. Riassumiamone al seguito i principali ambiti di intervento.

Corretta informativa per il pagatore

Il regolamento dispone regole di corretta informativa per il beneficiario, ossia nuove regole che impongono all’Acquirer di informare l’esercente, dopo l’esecuzione del pagamento, degli eventuali costi sostenuti, separando distintamente Interchange Fee e Merchant Services Charge.

No “Blending”

Con il termine “Blending” si riferisce all’applicazione di tariffe uniformi (o “a pacchetto”) che non si differenziano per tipologia di carta impiegata. Il regolamento chiede di non applicare tariffe non differenziate, a meno che gli esercenti non lo richiedano espressamente e per iscritto all’acquirer che li convenziona.

Co-Badging

Il regolamento dispone la possibilità per l’emettitore dello strumento di pagamento (carta o wallet) di scegliere di ospitare più applicazioni di pagamento e prevede libertà di scelta incondizionata e non condizionabile per l’utilizzatore, di impiegare una qualsiasi applicazione residente nello strumento al momento del pagamento.

Honour All Cards rules

Le nuove ‘Honour All Cards’ rules disposte dal regolamento, prevedono per gli esercenti la libertà di accettare solo alcune tipologie di carte (es. debito o credito o prepagato, piuttosto che carte basate su schemi “a tre parti” o le carte aziendali), a patto che, per quelle che si allineano allo stesso Cap, non vi sia discriminazione. A parità di Cap, tutte le carte devono essere accettate (ossia non discriminando l’issuer), mentre è possibile non accettare quelle che propongono (per il negoziante) costi maggiori.

Unbundling

Gli schemi di carte di pagamento e i soggetti incaricati del trattamento delle operazioni:

  • Devono essere indipendenti sotto i profili contabile, organizzativo e decisionale;
  • Non possono proporre tariffe che aggreghino gli oneri relativi all’attività dello schema ed a quella di trattamento delle operazioni, né possono attuare sovvenzioni incrociate di dette attività;
  • Non possono operare in alcun modo discriminazioni tra le proprie controllate o i propri azionisti, da un lato, e gli utenti delle carte di pagamento e altre controparti contrattuali, dall’altro, né possono – in particolare – in alcun modo condizionare la fornitura di un qualsiasi servizio dai medesimi offerto all’accettazione da parte delle loro controparti contrattuali di un qualsiasi altro servizio da essi offerto.

[1] Per un ulteriore approfondimento si veda anche il rapporto “L’EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA IN AMBITO PAGAMENTI DIGITALI E L’IMPATTO DELLA BREXIT SUL MERCATO EUROPEO DEI SERVIZI DI PAGAMENTO” – R. Garavaglia – Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano – 2 agosto 2016
[2] Legge 12 agosto 2016, n. 170
[3]Per un ulteriore approfondimento si veda anche il rapporto “LE NUOVE NORME PER LE COMMISSIONI DEI PAGAMENTI CON CARTA: QUALI IMPATTI SUL MERCATO DEI PAGAMENTI DIGITALI?” – R. Garavaglia – Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano – 17 luglio 2015
[4] Provvedimento della Banca d’Italia di attuazione del titolo IV bis, capo I, del d.lgs. n. 11/2010 in materia di servizi di pagamento.
[5] Si veda la precedente nota n°5.
[6] Si veda a tal proposito il succitato provvedimento della Banca d’Italia di attuazione del titolo IV bis, capo I, del d.lgs. n. 11/2010 in materia di servizi di pagamento, posto in consultazione pubblica sino al 12 marzo 2018

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