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Stablecoin in euro, come funziona e perché fa litigare banche e BCE



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Un gruppo di istituti bancari europei propone di rilasciare una stablecoin in euro, mentre l’Eurosistema sta progettando l’euro digitale: vediamo di cosa si tratta e perché il dibattito è acceso

Pubblicato il 2 ott 2025

Federico Pecoraro

CEO Chainblock



trimestrali big tech; fruitchain; stablecoin
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Negli stessi mesi in cui l’Eurosistema prosegue la fase di progettazione dell’euro digitale, un gruppo di primari istituti europei annuncia l’intenzione di emettere una stablecoin ancorata all’euro e conforme al quadro MiCAR. È scontro frontale con la BCE o una dialettica fisiologica tra modelli diversi di “moneta digitale”? Forse, più che una guerra, si profila un ecosistema complementare in cui governance, interoperabilità e vigilanza determineranno la traiettoria europea.

Guerra banche e BCE per la stablecoin in euro

La domanda “È guerra tra banche e BCE?” è più di una provocazione. Dietro c’è la tensione, tipicamente europea, tra innovazione e prudenza istituzionale. Da un lato, le banche commerciali intercettano una domanda reale: strumenti digitali stabili, istantanei, programmabili entro confini normativi chiari. Dall’altro, la BCE persegue un obiettivo di interesse pubblico: fornire un’infrastruttura monetaria nativa digitale, sicura e inclusiva, capace di preservare stabilità, privacy e concorrenza.

La vera variabile non è “chi vince”, bensì con quali regole e con quali garanzie si organizza la convivenza tra un bene pubblico digitale (l’euro digitale) e strumenti privati regolamentati (le stablecoin in euro). Il punto di equilibrio determinerà l’attrattività dell’Europa in tre dimensioni chiave: competitività internazionale, resilienza finanziaria, diffusione dell’innovazione nei pagamenti.

Che cos’è (davvero) una stablecoin regolamentata in euro

Nel linguaggio MiCAR, le stablecoin si distinguono soprattutto tra e-money tokens (EMT) – cripto-attività che mirano a mantenere un valore stabile facendo riferimento a una singola valuta ufficiale – e asset-referenced tokens (ART) – ancorati a panieri di attività o più valute.

Nel primo caso il legame con l’euro è diretto e il diritto al rimborso al valore nominale è elemento centrale del patto con gli utenti.

Il punto non è solo “agganciare” un prezzo: è strutturare le riserve, dimostrarne la qualità, garantire la segregazione degli asset, prevedere processi di redemption affidabili, definire ruoli e responsabilità tra emittente, custodi, revisori, fornitori IT.

Una stablecoin regolamentata, in Europa, significa soprattutto governance verificabile: chi decide, chi controlla, chi risponde quando qualcosa va storto.

L’iniziativa bancaria sulla stablecoin in euro

Il progetto annunciato da un gruppo di banche europee nasce da una constataazione semplice: il mercato si muove più velocemente dei processi pubblici, e i clienti – corporate e retail – chiedono strumenti digitali, interoperabili, nativamente cross-border.

Una stablecoin in euro può:

  • ridurre i tempi di regolamento e i costi nei pagamenti B2B e di filiera;
  • offrire un mezzo di pagamento digitale spendibile dentro e fuori i perimetri bancari tradizionali, senza frizioni di cambio;
  • posizionare l’Europa come fornitore di standard, non solo come “adeguatore” di modelli nati altrove.

Il time-to-market è cruciale: in assenza di soluzioni europee, la domanda si orienta verso strumenti ancorati ad altre valute. L’interesse bancario non è quindi antagonismo alla BCE, quanto piuttosto strategia di presidio di un segmento che rischia di essere colonizzato dall’estero.

MiCAR e stablecoin in euro

L’elemento di discontinuità è la piena operatività del quadro MiCAR, che definisce perimetri, responsabilità e oneri di trasparenza per emittenti e fornitori di servizi su cripto-attività (i CASP).

Per le stablecoin in euro, i pilastri sono:

  • Autorizzazione e vigilanza: l’emissione di EMT richiede licenze e controlli, con un ruolo coordinato tra autorità nazionali, autorità europee e, per gli intermediari bancari, il meccanismo di vigilanza unico.
  • Riserve e gestione del rischio: composizione, custodia e segregazione delle riserve, verifiche periodiche, procedure di stress e piani di emergenza.
  • Informativa al pubblico: documentazione chiara (whitepaper regolamentati), disclosure su governance, rischi, costi, politiche di rimborso.
  • Token “significativi”: soglie dimensionali e di utilizzo determinano requisiti più stringenti (più capitale, più controlli, reporting rafforzato).

MiCAR non “apre le porte” in modo indiscriminato: alza l’asticella e rende praticabile un modello di stablecoin europeo compatibile con l’ordinamento finanziario dell’Unione.

DORA, PSD3/PSR, pacchetto AML per la compliance

Una stablecoin non vive solo di regole “crypto”. Il suo ciclo di vita attraversa infrastrutture IT critiche, canali di pagamento, processi di onboarding e monitoraggio transazioni.

Qui entrano in campo tre cornici complementari:

  • DORA (Digital Operational Resilience Act): gestione del rischio ICT, incident reporting, testing avanzati, controllo dei fornitori terzi critici.
  • PSD3/PSR: la riforma dei servizi di pagamento disegna un perimetro in cui le stablecoin dovranno integrarsi senza creare silos.
  • Pacchetto AML (incluso il Regolamento sulla travel rule): KYC, monitoraggio e tracciabilità diventano prerequisiti di fiducia.

L’innovazione è possibile solo se è “plug&play” con ciò che già esiste: standard armonizzati, API documentate, presidi AML e operativi che parlano la lingua dell’industria dei pagamenti.

Euro digitale, pubblico vs privato

L’euro digitale, nella visione dell’Eurosistema, non è “l’ennesima app di pagamento”, ma una forma di moneta di banca centrale accessibile al pubblico, con possibili funzionalità offline, livelli di privacy calibrati e un modello di distribuzione attraverso intermediari.

Le stablecoin bancarie, per contro, sono passività dell’emittente e strumenti di mercato che devono convincere utenti e merchant.

Qui l’implicazione per la BCE è forte: se una stablecoin bancaria fosse disponibile prima, rischierebbe di condizionare le aspettative dei cittadini, riducendo l’appeal dell’euro digitale e spostando il baricentro del potere monetario verso il privato. Allo stesso tempo, le banche si assumono una responsabilità nuova: la gestione diretta della stabilità e della reputazione delle proprie monete digitali, con rischi patrimoniali e reputazionali non banali.

Eppure la coesistenza è non solo possibile, ma auspicabile. L’euro digitale garantisce un’àncora pubblica di ultima istanza e promuove inclusione e interoperabilità; le stablecoin regolamentate consentono sperimentazione e velocità, specie nei casi d’uso verticali.

Casi d’uso e valore per imprese e cittadini

Una stablecoin in euro può abilitare:

  • Pagamenti B2B di filiera: regolamenti just-in-time, riduzione di contestazioni, automazione tramite smart contract.
  • Treasury management: ottimizzazione della liquidità multi-paese, integrazione in ERP e TMS.
  • E-commerce e retail: settlement immediato, abbattimento chargeback, semplificazione cross-border.
  • Rimesse internazionali: spread ridotti, maggiore trasparenza.
  • Micropagamenti e IoT: pagamenti macchina-macchina, pay-per-use, contenuti digitali a consumo.

Per le imprese significa ripensare la gestione della liquidità, passando da processi manuali a logiche programmate.

Per i cittadini, invece, le implicazioni vanno oltre la velocità: si tratta di bilanciare comodità e privacy, evitando che i pagamenti digitali diventino occasione di concentrazione dei dati o di discriminazione algoritmica.

Rischi della stablecoin in euro

Ogni innovazione porta rischi:

  • Rischio di riserva: qualità e liquidabilità degli asset a copertura.
  • Cybersecurity: single points of failure, attacchi alla supply chain.
  • Governance e concentrazione: pochi emittenti troppo grandi per fallire.
  • Condotta: chiarezza sul diritto di rimborso e sulla segregazione patrimoniale.

A questo si aggiunge un aspetto culturale. La serie Black Mirror, che ha fatto scalpore per i suoi scenari distopici, ha mostrato cosa accade quando strumenti digitali diventano mezzi di controllo sociale anziché di emancipazione.

L’Europa, con MiCAR e con i principi fondanti dell’euro digitale, ha scelto una direzione diversa: tutela dei cittadini, proporzionalità, privacy e inclusione. Tuttavia, il richiamo resta utile come monito. Una stablecoin europea funzionerà solo se non diventerà mai un “episodio di Black Mirror”, ma rimarrà un’infrastruttura trasparente, aperta e governata da regole chiare.

Stablecoin in euro, la priorità è la governance

Chiamarla “guerra” è utile per i titoli; nella sostanza, l’Europa sta orchestrando una dialettica tra modelli diversi e complementari. Le banche colgono un’esigenza di mercato e si candidano a offrire soluzioni immediate; la BCE custodisce l’interesse pubblico e definisce l’àncora di ultima istanza.

Per la politica europea, la posta in gioco è altissima: si tratta di decidere se l’UE sarà fornitore di standard globali o semplice consumatore di modelli imposti da USA e Cina.

Se governance, interoperabilità e vigilanza sapranno convergere, l’Unione potrà guidare – e non inseguire – l’evoluzione della moneta digitale. La vera alternativa non è tra banche e BCE, ma tra un’Europa capace di creare uno standard aperto, sicuro e competitivo e un’Europa costretta ad adottare standard altrui.

Il tempo, più che il conflitto, è la variabile critica.

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