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Adottare l’AI in azienda: dal MLPS la strategia in 6 fasi per le imprese



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Sempre più aziende vogliono usare l’AI per migliorare processi e organizzazione, ma l’adozione non è solo tecnica: entrano in gioco regole europee e italiane, privacy e diritto del lavoro. Le Linee guida del MLPS propongono una roadmap in 6 fasi, dalla readiness ai progetti pilota, fino ad audit, governance e formazione

Pubblicato il 2 mar 2026

Giacomo Borgognone

Avvocato Legal Consultant P4I – Partners4Innovation

Anna Cataleta

Senior Partner di P4I e Senior Advisor presso l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection (MIP)



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Adottare l’AI in azienda significa muoversi in un quadro normativo stratificato, dove AI Act, Legge 132/2025, protezione dei dati e diritto del lavoro impongono adempimenti e cautele specifiche, soprattutto quando l’IA incide su decisioni e organizzazione del personale.

Le “Linee guida per l’implementazione dell’IA nel mondo del lavoro” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali offrono pertanto una roadmap operativa in sei fasi, dalla valutazione preliminare alla valorizzazione del capitale umano, per accompagnare le imprese lungo l’intero ciclo di vita delle soluzioni di intelligenza artificiale.

Perché adottare l’AI in azienda richiede anche una valutazione giuridica

L’introduzione e l’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale nei processi produttivi e organizzativi delle imprese richiede di prestare attenzione a diversi profili giuridici che riguardano, oltre alla normativa specifica sull’intelligenza artificiale, anche la protezione dei dati personali e il diritto del lavoro, solo per citarne alcuni.

In questo contesto è necessario considerare la normativa europea (ad esempio, l’AI Act), la normativa nazionale (ad esempio, la L. 132/2025 sull’IA) e la soft law prodotta sia a livello europeo che a livello nazionale.

Emerge così un quadro stratificato in cui le organizzazioni che scelgono di adottare soluzioni di IA all’interno della propria organizzazione devono verificare il rispetto di tutti gli adempimenti e degli obblighi posti dalla normativa, che possono essere peculiari nel caso in cui gli strumenti di IA siano adottati nella veste di datori di lavoro (a mero titolo esemplificativo, si pensi all’art. 26, paragrafo 7, dell’AI Act[1] che impone ai datori di lavoro che sono deployer di sistemi di IA ad alto rischio di informare, prima di mettere in servizio o utilizzare un sistema di IA ad alto rischio sul luogo di lavoro, i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati che saranno soggetti all’uso del sistema di IA ad alto rischio).

In questo quadro, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS) ha adottato le “Linee guida per l’implementazione dell’IA nel mondo del lavoro”[2] (di seguito “Linee guida”).

Il documento non è prescrittivo e si pone come strumento interpretativo con delle indicazioni operative. Infatti, le Linee guida declinano in chiave applicativa i principi già sanciti dalle fonti sovraordinate, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare il tessuto produttivo italiano verso un’adozione dell’IA sostenibile sotto il profilo tecnico, organizzativo e giuridico.

Come orientarsi nell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Nel prosieguo, dopo aver indicato alcune delle norme rilevanti che possono avere un impatto nell’ambito dell’IA nel mondo del lavoro, saranno analizzati il contenuto delle Linee guida sopra citate e il ruolo dell’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro istituito dall’art. 12 della L. 132/2025.

Le norme da considerare tra AI Act, legge nazionale e Statuto

Rispetto alle norme da valutare in questo ambito, occorre in primo luogo considerare che, se si introducono soluzioni di IA all’interno della propria organizzazione, andrà considerato l’AI Act[3], il quale come è già stato evidenziato sopra presenta anche delle disposizioni specifiche per i datori di lavoro.

In secondo luogo, andrà considerata la Legge 132/2025 la quale contiene delle disposizioni di settore specifiche sull’uso dell’intelligenza artificiale in materia di lavoro (segnatamente, gli articoli 11 e 12[4]).

In particolare, l’art. 11, comma 2, della L. 132/2025 richiama specifici obblighi di trasparenza[5] al fine di informare il lavoratore dell’utilizzo di soluzioni di intelligenza artificiale nel caso in cui queste ultime siano utilizzate nell’ambito di sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati nei casi previsti dalla legge.

Ma non solo; infatti, nel caso in cui si adottino soluzioni di IA che possano rientrare tra gli strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, sarà necessario considerare anche l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori[6].

Non da ultimo, occorre sempre tenere a mente che in tutti i casi in cui si trattino dati personali, si applica anche la normativa sulla protezione dei dati personali.

Roadmap per l’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro secondo il MLPS

In questo contesto di non facile lettura, le Linee guida del MLPS propongono una roadmap articolata in sei fasi pensata per accompagnare le imprese lungo tutto il ciclo di vita delle soluzioni di IA.

Readiness, governance e sperimentazione

La fase 1, che riguarda la “Valutazione preliminare e AI Readiness”, prevede l’analisi sistematica del contesto aziendale per comprendere il proprio livello di maturità tecnologica e individuare le aree di applicazione dell’IA.

Per la fase 2, “Pianificazione strategica e governance”, che riguarda anche l’introduzione di modelli di governance e policy aziendali conformi alle normative vigenti, le Linee guida raccomandano la costituzione di un team interno di coordinamento e, per le organizzazioni più strutturate, per rafforzare la governance dei sistemi di IA, suggeriscono l’introduzione di una figura con un ruolo di “Chief AI Officer” (CAIO) o figura equivalente. Nelle realtà che hanno già nominato il DPO, tale ruolo potrebbe essere ricoperto da quest’ultimo.

Nella fase 3 “Sperimentazione“ (con progetti pilota), le Linee guida suggeriscono di svolgere test controllati in ambiti circoscritti, anche attraverso l’uso di sandbox, per rilevare criticità e verificare la conformità normativa senza che eventuali problemi si propaghino all’intera organizzazione.

Dallo scaling al capitale umano

La fase 4 “Implementazione e scaling” riguarda la transizione dal progetto pilota all’uso stabile della soluzione di IA. In particolare, le Linee guida suggeriscono di garantire interoperabilità e standard tecnici comuni con le soluzioni già in uso all’interno della propria organizzazione.

La fase 5 riguarda il “Monitoraggio, risk management e miglioramento continuo”; infatti, come evidenziato nelle Linee guida, l’adozione dell’IA non è un evento isolato, ma un processo continuo che deve essere monitorato attraverso audit periodici, verifiche di conformità all’AI Act e al GDPR, e la garanzia che la supervisione umana nelle decisioni critiche sia “reale e non meramente formale”.

Infine, la fase 6 “Valorizzazione del capitale umano” richiede di investire nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori.

Da ultimo è interessante rilevare che le Linee guida tengono conto del contesto normativo e della pluralità di fonti e rimandano al rispetto, ad esempio, dello “Statuto dei Lavoratori (art. 4 sul controllo a distanza), D.Lgs. 81/2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità organizzativa”.

L’Osservatorio e i contributi a supporto dell’adozione dell’IA

Oltre alle Linee guida, è interessante anche il recente documento “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di IA nel mondo del lavoro”[7] che è una raccolta strutturata di contributi eterogenei redatti da soggetti pubblici e privati, provenienti da contesti istituzionali, amministrativi, produttivi e di ricerca, che analizza i principali ambiti di impatto dell’IA sul lavoro attraverso dati, studi e casi pratici.

Anche questo è un documento utile per acquisire maggiore consapevolezza delle tematiche che riguardano l’IA e il mondo del lavoro.

Considerazioni finali sull’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Da quanto visto sopra emerge un quadro articolato e complesso che richiede di prestare attenzione a normative diverse e “stratificate”. Tuttavia, ciò non deve spaventare perché attraverso un’analisi attenta della propria situazione di partenza e un presidio costante, ogni organizzazione può svolgere delle valutazioni e conformarsi alla normativa.

Inoltre, strumenti come le Linee guida e la raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro possono fornire alcune indicazioni utili che possono essere il punto di partenza per delle valutazioni più approfondite.

Note

[1] L’art. 26, paragrafo 7, dell’AI Act dispone che “Prima di mettere in servizio o utilizzare un sistema di IA ad alto rischio sul luogo di lavoro, i deployer che sono datori di lavoro informano i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati che saranno soggetti all’uso del sistema di IA ad alto rischio. Tali informazioni sono fornite, se del caso, conformemente alle norme e alle procedure stabilite dal diritto e dalle prassi dell’Unione e nazionali in materia di informazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.”

[2] Decreto Ministeriale del 17 dicembre 2025

[3] Regolamento (UE) 2024/1689

[4] Mentre l’art. 13 della L. 132/2025 fa riferimento alle disposizioni in materia di professioni intellettuali.

[5] Cfr. art. 1-bis del D.Lgs. 152/1997, come modificato dal D.Lgs. 104/2022

[6] L. 300/1970

[7] Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio”, febbraio 2026

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