La decisione* di un giudice federale che ha ingiunto a una serie di agenzie Usa (tra le quali i Dipartimenti di giustizia, di Stato, della salute e dei servizi umani, ma anche ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) e a singoli alti funzionari governativi di non comunicare con le società di social media in merito alla rimozione di “contenuti che godono della protezione sulla libertà di parola” pubblicati sulle piattaforme social riaccende il dibattito su una possibile resa nella lotta alla disinformazione e sulle conseguenze su eventi di fondamentale importanza per le democrazie, come le prossime elezioni presidenziali del 2024.
lotta alla disinformazione
Il Governo Usa non censuri i social: la controversa sentenza che aiuta la disinformazione
Il primo emendamento e la sezione 230, baluardi contro censure di ogni sorta, hanno consentito alle Big Tech di espandersi indisturbate per tantissimi anni e offrono ora una sponda alla diffusione di disinformazione e linguaggio d’odio. Il dibattito, negli Usa, viene riacceso dalla decisione di un giudice. Articolo aggiornato con la decisione della 5a corte d’appello distrettuale ha sospeso l’ingiunzione del giudice federale
avvocato, Co.re.com. Calabria

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