Il manifesto politico in 22 punti di Palantir, la big tech preferita dal Presidente USA Donald Trump ha già scatenato le più disparate reazioni, dagli overentusiastic a chi vede scenari apocalittici (ad esempio l’ex ministro greco Gianis Varoufakis). Ma cosa spinge una società quotata ad esporsi con un vero e proprio manifesto politico? Un misto tra mercato, politica USA e geopolitica. Vediamolo nel dettaglio.
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Il manifesto della Technological Republic a cura di Palantir
Il manifesto che ha tanto fatto discutere è stato pubblicato dal Palantir sul proprio profilo X il 18.04.2026.
Si tratta, a ben guardare, della sinossi del saggio The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West di Alexander C. Karp (co-founder e CEO di Palantir Technologies) e Nicholas W. Zamiska (strettissimo collaboratore del primo).
Il testo è stato pubblicato ad inizio 2025 – non proprio ieri – ed è un bestseller da mesi.
Ma quali sono le tesi che hanno creato tanto scalpore, neanche fossero state affisse a Wittemberg? Non sono 95, ma 22, quindi preparatevi: di seguito i titoli delle tesi con un mio commento.
Le 22 tesi della Technological Republic di Palantir
Tesi su responsabilità e ruolo delle big tech
1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ne ha reso possibile l’ascesa. Responsabilità sociale d’impresa o posizionamento strategico come primo motore economico e industriale degli USA?
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app.
Detto da un CEO di una big tech fa un po’ specie ma…la guerra industriale tra big tech non ha frontiere e ricordiamoci la grandissima diffusione di TikTok anche negli USA.
3. La posta elettronica gratuita non basta.
Qui la tesi non coincide con il contenuto: si parla di decadenza della società e di intervento diretto delle big tech nelle scelte economiche e politiche della società.
Tesi su guerra, difesa e AI
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati.
In modo esplicito, questa tesi indica nell’hard power, ossia nel riarmo, la via da seguire per impedire la decadenza dell’Occidente.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’intelligenza artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo.
Se non lo facciamo noi, lo faranno loro: qui si indica nella corsa alle armi basate su AI e robot la nuova corsa al nucleare.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale.
Leva obbligatoria negli USA! Questa è la via – implicita – per gestire la disoccupazione creata dall’implementazione dell’AI nei sistemi produttivi. Ma la guerra non dovevano farla i robot?
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirlo; e lo stesso vale per il software.
Questa tesi supporta l’interventismo americano in chiave imperialista, con un occhio di riguardo ai software militari.
Tesi su Stato, politica e comunicazione
8. I funzionari pubblici non devono essere i nostri sacerdoti.
Abbasso il deep state! E i funzionari che vengono pagati con le nostre tasse. Tesi in pieno stile “Trump”.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono sottoposti alla vita pubblica. Altro endorsement a Donald Trump: si scrive “troppa visibilità ai difetti dei politici nuoce all’immagine pubblica e quindi non va incentivata”. Si legge censura ai giornalisti disallineati.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta portando fuori strada.
Vale quanto sopra: inutile fare analisi sulla psicologia di Donald Trump per le sue scelte di politica estera. Contano i fatti.
11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di affrettare, e spesso gioisce della fine dei propri nemici.
La guerra dura anni, e così i profitti che ne derivano, Non c’è ragione di affrettare un processo industriale che può creare un ciclo produttivo di anni.
Tesi su ordine globale e deterrenza
12. L’era atomica sta volgendo al termine.
La nuova deterrenza si baserà sull’AI. E’ vero, e più nello specifico sui Qbit, ossia sulla potenza computazionale necessaria a distruggere le difese cyber del nemico. Qui impatterà il quantum computing, nuova frontiera della potenza di calcolo. Non viene citato solo perché palantir non se ne occupa. Off topic: l nuova deterrenza “nucleare” tra Stati è in mano a società private multinazionali e non più a Stati sovrani. E’ un cambio di paradigma epocale.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso i valori progressisti più di questo.
Gli USA sono la più grande democrazia del mondo e il Sogno Americano è ancora vivo e vegeto.
14. Il potere americano ha reso possibile una pace straordinariamente lunga.
La Pax americana ha impedito la terza guerra mondiale per ottant’anni. Vero, ma è stata gestita tramite conflitti localizzati o tramite proxy wars, ma qui il discorso si complicherebbe troppo.
Tesi su geopolitica e alleanze globali
15. La neutralizzazione postbellica di Germania e Giappone deve essere annullata.
Se Germania e Giappone non potranno riarmarsi, il blocco Sino-russo non sarà contenibile: è finita l’era in cui gli Stati che hanno perso la Seconda Guerra Mondiale devono restare down sotto il profilo militare. E’ naturale che queste economie vadano sostenute ed incentivate a investirei n armamenti cyber made in USA. Chissà se Palantir ha interessi diretti…
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire dove il mercato ha fallito.
Altra tesi apparentemente criptica: nel testo c’è un endorsement diretto a Elon Musk.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta.
Sorveglianza di massa tramite robot, droni ed AI: vita tranquilla e libertà azzerata, da una società privata che può risolvere autonomamente il problema della sicurezza delle strade. Più che responsabilità sociale di impresa, in questo caso, si può parlare di sorveglianza sociale massiva d’impresa: qui la visione è del tutto distopica.
Tesi su società, cultura e valori
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico.
I politici sono manovalanza che si piega a subire ogni tipo di affronto pubblico pur di ottenere o mantenere il proprio posto: i veri decisori agiscono sui mercati o nei consigli di amministrazione. Non è il deep state odiato da Donald Trump, ma il turbocapitalismo che diventa politica occulta (ma neanche tanto).
19. La cautela nella vita pubblica che incoraggiamo inconsapevolmente è corrosiva.
La paura di esporsi rende vuoto il dibattito pubblico: si incoraggia uno speech deciso e pieno do contenuti più che politicamente corretto. Ancora una volta, retorica trumpiana.
20. Bisogna opporsi alla diffusa intolleranza verso il credo religioso in certi ambienti.
Deus Vult! Attacco diretto alle elìte progressiste che vorrebbero laicizzare il dibattito pubblico: resta sempre aperto il problema di chi nomina i vescovi…
21. Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive.
La cultura cristiana occidentale è la culla del progresso, mentre quella islamica va combattuta con ogni mezzo perché retrograda. Più chiaro di così…
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato.
Il nazionalismo è stato abbandonato, negli ultimi cinquant’anni, in nome dell’inclusività: ma – si domandano gli autori – “inclusività di cosa”? Bella domanda: nessuno ha la risposta.
Perché ora Palantir? Qualche punto di riflessione
Lette anche superficialmente, le 22 tesi non sembrano altro che un misto tra pensiero neocon americano e il posizionamento, a livello globale, di una super multinazionale.
Dalla pubblicazione del post non c’è stato un gran movimento in borsa su Palantir, quindi i mercati non si sono scomposti quanto i giornalisti, tanto più che la base ideologica di Karp ha più di un anno ed è già più che nota.
Quindi? Una boutade pubblicitaria?
La pubblicazione di questo post sembra più il “ringraziamento” a Donald Trump per l’endorsement che il presidente USA ha pubblicamente fatto su Truth (il “suo” social network) a Palantir il 14 aprile scorso, che ha permesso alla multinazionale un recupero di 10 miliardi di dollari in termini di capitalizzazione di mercato.
La tempistica sembra quindi dettata dalla necessità di “aiutare” il presidente USA in uno dei momenti di più bassa popolarità, sostenendolo ideologicamente nell’avventura iraniana.
Sullo sfondo c’è anche il posizionamento di Palantir nella costruzione di un nuovo modello di democrazia, legata ad un potere decisionale in mano al grande capitale tecnologico, player privato delle guerre 5.0.
Se si pensa che il conflitto russo-ucraino vede vincere o perdere l’esercito con la migliore connessione internet, è chiara la rivendicazione politica di chi fornisce le armi con cui si combattono le guerre del nuovo millennio.
In altri termini: le big tech non producono armi strategiche e le infrastrutture digitali su cui queste armi “girano” per conto degli Stati, ma le controllano direttamente: hanno, a tutti gli effetti, in mano la forza militare che, tradizionalmente, è sempre stata prerogativa statale.
Palantir, tecnorepubblica distopica
Platone, nella Repubblica (Politeia, in greco) vede nel Bene lo scopo dello Stato; i filosofi (ossia coloro che perseguono la conoscenza del bene) dovrebbero essere i reggitori dello Stato: non a caso, Platone è stato classificato come filosofo “idealista”.
La tecnorepubblica distopica, neocon e capitalistica di Karp, invece, è totalmente pragmatica e legata alla necessità di individuare nel progresso occidentale – e nella supremazia ideologica, militare ed economica dell’Occidente a livello mondiale – la chiave di volta per gli equilibri statali negli USA e geopolitici in generale.
Quello che trovo, personalmente, più interessante, è il superamento del principio “Germany down” inserito, quasi a caso, nelle 22 tesi: da nemici nella Seconda Guerra mondiale, Germania e Giappone diventano players determinanti per il mantenimento dell’hard power statunitense in chiave antirussa (la prima) e anticinese (il secondo).
La fase storica, evidentemente, necessità di un superamento della vecchia dottrina pre e post Yalta per trovare una nuova dimensione.
Non ci sarebbe nulla di così eclatante, se non fosse che a propugnare una siile tesi non è un uomo del Pentagono, uno statista o un diplomatico, ma il Ceo di una big tech.
In questo, più che altro, risiede la dirompenza del post di Palantir che, per il resto, può essere tranquillamente derubricato a sostegno elettorale al suo più importante finanziatore e committente.








