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La musica AI scala le classifiche (e gli artisti protestano)



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La musica creata con intelligenza artificiale conquista le nuove generazioni attraverso TikTok e YouTube. Artisti AI raggiungono le classifiche Billboard mentre l’industria discografica negozia accordi di licenza per regolamentare il settore emergente e proteggere i creativi

Pubblicato il 28 gen 2026

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)



Musica generata dall'AI intelligenza artificiale e musica

La musica generata dall’AI sta conquistando sempre più spazio nell’ascolto quotidiano delle nuove generazioni, modificando radicalmente le abitudini di fruizione e ponendo interrogativi cruciali sul futuro dell’industria musicale.

Morgan Stanley: giovani ascoltano 3 ore di musica AI a settimana

Più ci si addentra nella rivoluzione legata all’AI generativa e più cambiano velocemente le prospettive. In pochi mesi non è solo la tecnologia che riesce a fare enormi progressi ma la stessa percezione delle persone si modifica a contatto con le nuove esperienze generate dall’intelligenza artificiale.

La notizia più recente emerge dell’indagine annuale sull’audio di Morgan Stanley che mostra un dato molto significativo riguardante le nuove generazioni. “Questo è il primo anno in cui abbiamo incluso domande sulla musica generata dall’AI nel nostro sondaggio,” ha scritto l’analista Benjamin Swinburne. “Ciò che abbiamo scoperto ci ha sorpresi: il 50-60% degli ascoltatori tra i 18 e i 44 anni ha riportato di ascoltare 2,5-3 ore a settimana di musica creata dall’AI.”

TikTok e YouTube trainano il consumo di contenuti musicali AI

Si tratta della fascia di età più coinvolta nell’ascolto di musica generata con AI. Secondo la ricerca, la maggior parte della fruizione di questi contenuti musicali non avviene tramite le piattaforme di audio streaming, ma piuttosto attraverso servizi di social media come TikTok e di streaming video come YouTube.

Artisti AI conquistano le piattaforme streaming e Billboard

Ma l’impatto dei brani e in alcuni casi di artisti interamente generati con l’AI si è fatto sentire anche sulle piattaforme streaming.

Secondo i dati di Luminate, l’azienda di ricerche che monitora le classifiche americane, l’attenzione dei media sugli artisti AI ha guadagnato slancio quest’anno, con artisti come The Velvet Sundown, Aventhis e altri che hanno ottenuto una forte attenzione da parte dei media durante l’estate. Con testate come Billboard che ha riportato la notizia di un anticipo superiore ai 3 milioni di dollari alla poetessa del Mississippi Telisha “Nikki” Jones per la creazione del suo artista, Xania Monet, e le altre notizie riguardanti artisti AI del genere country come Breaking Rust e Cain Walker che hanno raggiunto la vetta della classifica Billboard U.S. Country Digital Song Sales.

Il confronto tra vendite digitali: artisti AI vs star tradizionali

Vale la pena notare che solo Xania Monet ha raggiunto il 97º percentile dei migliori artisti statunitensi, e il calo delle vendite digitali di brani negli Stati Uniti significa che oggi è necessario un numero inferiore di vendite per arrivare in cima a quelle classifiche rispetto al passato.

A titolo di riferimento, Breaking Rust ha raggiunto la vetta della classifica Billboard Country Digital Song Sales nella settimana 44 del 2025 (settimana che si è conclusa il 6/11/25) con 2.500 vendite di “Walk My Walk”. Un anno prima, nella settimana 44 del 2024, Morgan Wallen l’aveva guidata con 5.200 vendite di “Love Somebody” (settimana conclusa il 31/10/24), e cinque anni prima, nella settimana 44 del 2020, Luke Combs aveva ottenuto 11.100 vendite di “Forever After All” (settimana conclusa il 5/11/20), classificandosi al primo posto.

Millennial e Gen Z divisi sull’uso dell’intelligenza artificiale

Secondo Luminate, tra un quarto ed un terzo degli ascoltatori di musica in streaming americani sembrano favorevoli alla musica generata con l’AI, circa il 44% sembra meno propenso. I millennial sono la fascia più a loro agio con l’uso dell’AI generativa nella musica, con il 36% che dichiara di essere confortevole con l’impiego dell’AI nei testi delle canzoni. Anche un altro gruppo, quello dei 13-17enni, risulta relativamente a proprio agio (37%). Tuttavia, è importante ricordare che il restante 63% è indifferente oppure non è a proprio agio con questo utilizzo.

Case discografiche cercano equilibrio tra innovazione e legalità

Certamente il fenomeno è qui per restare e, come noto, sta portando a sfide non indifferenti per tutta la filiera. Da un lato le case discografiche stanno siglando accordi di licenza con le piattaforme per integrare questi soggetti in un mercato legale, etico e trasparente senza lasciarli operare come free raider, con le conseguenze che abbiamo già in parte avuto modo di verificare.

Dopo gli accordi con Universal Music e Warner Music, Udio ha negoziato un’intesa con Merlin, il più importante licensing hub per le etichette indipendenti, per l’utilizzo di opere coperte da copyright per l’addestramento della propria AI, sempre basato sulla possibilità per le aziende e gli artisti di fare opt-in.

Campagna “stealing isn’t innovation”: 700 artisti contro l’AI

L’attenzione sui rischi connessi ad un training non autorizzato è anche il motivo dell’ultimo appello lanciato da artisti, autori e creatori di diversi settori con la campagna “stealing isn’t innovation” sottoscritta da 700 artisti.

L’appello della comunità creativa americana

Si legge nell’appello che: “La comunità creativa americana è invidiata nel mondo e genera posti di lavoro, crescita economica ed esportazioni. Ma invece di rispettare e proteggere questo valore così importante, alcune delle più grandi aziende tecnologiche — molte sostenute da fondi di private equity e altri investitori — stanno utilizzando il lavoro dei creatori americani per costruire piattaforme di intelligenza artificiale senza autorizzazione né considerazione per le leggi sul copyright.”

Accordi di licenza: la strada etica per l’AI nella musica

Sempre secondo i firmatari: “Esiste una strada migliore – attraverso accordi di licenza e partnership, alcune aziende di intelligenza artificiale hanno scelto un percorso responsabile ed etico per ottenere i contenuti e i materiali che desiderano utilizzare. È possibile avere tutto. Possiamo avere un’AI avanzata, in rapida evoluzione, e allo stesso tempo garantire il rispetto dei diritti dei creatori.

Papa Leone XIV: rischi di disumanizzazione della creatività

Il tema dei rischi legati al training indiscriminato e dell’assenza di trasparenza dell’AI emerge anche dal recente messaggio di Papa Leone XIV in occasione della Giornata della Comunicazione sociale. In un passaggio particolarmente significativo Prevost scrive: “Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale stanno assumendo sempre di più anche il controllo della produzione di testi, musica e video. Gran parte dell’industria creativa umana rischia così di essere smantellata e sostituita con l’etichetta “Powered by AI”, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore. Mentre i capolavori del genio umano nel campo di musica, arte e letteratura vengono ridotti a un mero campo di addestramento delle macchine.”

Integrare l’AI nella musica: la sfida di trasparenza e protezione

Il processo evolutivo dei contenuti realizzati con il contributo dell’AI, come possiamo vedere, prosegue senza sosta e richiede cautela ma allo stesso tempo la capacità di integrare questa tecnologia nel processo creativo garantendo trasparenza verso il mercato e i fan e protezione degli artisti e dei contenuti.

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