Data e AI vengono spesso descritti come il petrolio del futuro. I data center sono le raffinerie. L’immagine chiarisce un punto essenziale: servono infrastrutture per trasformare questa materia prima in valore economico.
L’Italia è diventata una delle destinazioni più attrattive in Europa per questi investimenti, ma tradurre questo potenziale in capacità operativa dipende da vincoli concreti: disponibilità e costo dell’energia, approvvigionamento di materiali critici, accesso alla filiera costruttiva.
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Il contesto globale e la posizione dell’Italia
L’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando la domanda di infrastrutture digitali a livello globale. I principali operatori del settore prevedono investimenti complessivi superiori a 630 miliardi di dollari in CapEx nel solo 2026, con stime che raggiungono i 3-4 trilioni di dollari entro il 2030. In questo scenario, l’Italia si è affermata come uno dei mercati europei più dinamici: il settore vale già oltre 7 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita attesa a doppia cifra fino al 2031.
Diversi fattori hanno contribuito a questa crescita. La progressiva saturazione dei grandi hub nordeuropei spinge gli operatori a cercare alternative, e la posizione mediterranea dell’Italia garantisce connettività verso Africa e Medio Oriente. Eppure, se da un lato gli investimenti annunciati continuano a crescere, dall’altro tradurli in capacità operativa nei tempi richiesti rimane la sfida centrale.
Una domanda in accelerazione strutturale
Secondo il BCG Global Data Center Model (Breaking Barriers to Data Center Growth, BCG, gennaio 2025), la domanda globale di potenza per data center crescerà a un tasso annuo composto del 16% dal 2023 al 2028 — il 33% in più rispetto al tasso registrato nel periodo 2020-2023 — raggiungendo circa 130 GW. Il segmento GenAI registra la crescita più rapida, con un CAGR del 65%, ma anche i workload enterprise tradizionali — storage, transazioni, applicazioni aziendali — mantengono un tasso del 7% annuo, sostenuti dalla continua migrazione verso il cloud.
A guidare questa espansione sono prevalentemente gli hyperscaler: Amazon, Google, Microsoft e Meta genereranno circa il 60% della crescita di settore tra il 2023 e il 2028. La BCG Infrastructure Investment Analysis (2025) evidenzia come i data center siano oggi tra i settori a più rapida crescita nei portafogli degli investitori infrastrutturali globali, con un CAGR 2020-2025 superiore al 20%.
Energia: un fattore competitivo, non solo ambientale
Il tema energetico è spesso affrontato principalmente nella sua dimensione di sostenibilità. Esiste però una prospettiva più immediata per chi opera nel settore: i data center hanno un fabbisogno energetico tra 10 e 50 volte superiore a quello di un edificio per uffici. In questo contesto, il prezzo dell’energia diventa una variabile critica: per esempio, in Italia, il prezzo all’ingrosso è mediamente superiore del 30-40% rispetto a Francia e Spagna.
Secondo le analisi di Inverto, una variazione di soli 50 dollari per megawattora può incidere sui costi totali di ciclo vita di un data center tra il 6 e il 13% — una variabile significativa nelle decisioni di localizzazione degli operatori internazionali.
A questo si aggiunge una pressione strutturale sulla disponibilità stessa di energia. In molti mercati europei, la capacità disponibile è già limitata per effetto della transizione energetica e della progressiva dismissione del nucleare, mentre settori ad alta intensità energetica — chimica, siderurgia, telecomunicazioni — competono per la stessa capacità di rete come rileva Inverto nell’articolo Powering the AI Revolution. I data center richiedono livelli di continuità operativa molto elevati, nell’ordine del 99,98% di uptime: questo rende la variabile energetica un elemento da integrare fin dalle fasi iniziali di valutazione del sito.
La pressione sulle supply chain costruttive
Parallelamente alla questione energetica, si sta manifestando una pressione crescente sulle supply chain di costruzione e approvvigionamento. I tempi di fornitura di componenti critici — trasformatori, generatori di backup, sistemi UPS, sottostazioni ad alta tensione — si sono significativamente allungati, riflettendo una domanda globale che ha accelerato in modo sostenuto.
Sul fronte dei materiali, la concentrazione geopolitica delle supply chain critiche — rame, terre rare, componenti per sistemi di raffreddamento — provenienti da un numero limitato di aree geografiche rappresenta un’esposizione che le esperienze recenti hanno reso molto più concreta.
Le priorità operative per chi investe oggi
Sulla base dell’esperienza maturata su progetti di infrastruttura digitale in Europa, abbiamo identificato alcune aree di intervento prioritarie per chi sta pianificando o gestendo investimenti in data center nel contesto italiano.
Pianificazione energetica strutturata
La prima riguarda la pianificazione energetica strutturata: definire accordi di lungo periodo con i fornitori di energia, esplorare modelli di co-investimento nelle rinnovabili e, parallelamente, integrare strategie di hedging per mitigare eventuali rischi.
Coinvolgimento anticipato della filiera
La seconda riguarda il coinvolgimento anticipato della filiera costruttiva: identificare i partner strategici con anticipo rispetto alle esigenze operative e costruire relazioni di medio-lungo periodo. La disponibilità dei materiali e la possibilità di riservare capacità produttiva rimane un fattore critico di successo nella esecuzione dei progetti.
Diversificazione e de-risking delle supply chain
La terza riguarda la diversificazione e de-risking delle supply chain: mappare le dipendenze critiche per materiali e componenti e costruire progressivamente una rete di fornitori meno esposta alle concentrazioni geografiche oggi prevalenti. Un’analisi condotta da Inverto su 389 decision-maker senior in sei mercati energetici globali, rappresentativi di oltre 1.000 miliardi di euro di investimenti CAPEX (CAPEX in Energy, Inverto), evidenzia che ad esempio strutturare acquisti anticipati con stoccaggio centralizzato dei componenti a lungo lead time può ridurre i tempi di sviluppo fino a sei mesi.
Verso un approccio integrato
L’Italia dispone delle condizioni per consolidare il proprio ruolo come hub europeo per l’infrastruttura digitale. La crescita della domanda, la posizione geografica e l’interesse degli operatori internazionali sono segnali concreti in questa direzione.
Perché questo potenziale si traduca in risultati operativi misurabili, serve un approccio capace di collegare la dimensione strategica degli investimenti con quella esecutiva della loro realizzazione. Se i dati sono il nuovo petrolio e i data center le raffinerie, è nella capacità di costruirle e metterle in funzione nei tempi giusti che si determina la possibilità per il Paese di affermarsi nell’economia dell’AI.










