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Shahed il kamikaze: così il drone low cost iraniano sfida i missili milionari Usa



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La guerra USA-Iran mostra come droni economici, intelligenza artificiale e pressione ibrida sulle infrastrutture possano logorare anche potenze avanzate. Dai raid con Shahed allo Stretto di Hormuz, il conflitto si sposta sempre più sull’integrazione tra costo, saturazione e vulnerabilità sistemiche

Pubblicato il 27 apr 2026

Massimo Dionisi

Terrorism and Counterterrorism



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Military drone Shahed-136 (Geran-2) flying in the air. UAV combat mission – 3d rendering

Quello che emerge nella guerra USA-Iran è un nuovo modello di conflitto: armi economiche impiegate in massa per saturare le difese avversarie. In questa guerra, abbiamo visto come un singolo drone da 30–50 mila dollari può costringere il nemico a sprecare missili da milioni di dollari. Il Centro studi Council on Foreign Relations (CFR) lo sintetizza come l’era del «precise mass»: un volume elevato di sistemi a basso costo, spesso autonomi, che cambiano le regole della guerra. L’Iran ha infatti puntato sui kamikaze Shahed-136 (il significato del nome “Shahed” è quindi di grande importanza nel contesto islamico. Rappresenta l’idea di essere testimone della fede e di essere disposto a sacrificarsi per essa, se necessario).

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