Durante l’evento LENS 2026, organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Paolo Ciocca, Presidente di Italgas, ha illustrato come l’azienda stia guidando la trasformazione digitale, trasformando infrastrutture critiche centenarie (fisiche) in asset digitali e predittivi. Tra l’adozione dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio delle reti e la proposta di nuovi modelli di cooperazione europea come gli ISAC, l’intervento di Ciocca ha tracciato una rotta chiara: la sovranità tecnologica del continente passa per una visione olistica della sicurezza, capace di integrare la difesa cyber con quella fisica e algoritmica.
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Il monitoraggio predittivo e il Digital Twin della rete
In un’epoca in cui la sovranità tecnologica è diventata un asset geopolitico, il caso Italgas dimostra come anche un’azienda storica possa guidare l’innovazione di frontiera. Durante il suo intervento, Ciocca ha tracciato il profilo di una realtà che non si limita più alla distribuzione fisica della molecola, ma si evolve in un operatore tecnologico evoluto.
Il cuore di questa trasformazione è il passaggio da una rete puramente fisica a un ecosistema digitale integrato. Italgas ha infatti sviluppato il cosiddetto digital twin della propria infrastruttura: una replica virtuale che permette un monitoraggio e un controllo in tempo reale senza precedenti. Questa tecnologia non è un semplice esercizio di stile, ma una necessità operativa per gestire una rete “one-way” che deve evolversi verso la flessibilità richiesta dai nuovi gas rinnovabili.
I pilastri di questa strategia includono:
- Digitalizzazione totale: l’obiettivo dichiarato è raggiungere il 100% della digitalizzazione della rete entro il 2027, estendendo le azioni di controllo fino al singolo contatore connesso.
- Manutenzione predittiva e AI: l’integrazione dell’intelligenza artificiale permette di superare la manutenzione ordinaria, abilitando algoritmi capaci di prevedere guasti o anomalie prima che si verifichino.
- Neutralità tecnologica e reverse flow: la rete digitale è progettata per essere tecnologicamente neutrale, permettendo l’immissione di biometano da siti decentralizzati (“a macchia di leopardo”) attraverso tecnologie di reverse flow, e avviando sperimentazioni per il trasporto di idrogeno.
- Efficienza e sostenibilità: la tecnologia è il driver principale per l’ordinario, in particolare per la riduzione sistematica delle perdite di gas, un obiettivo centrale nel piano industriale dell’azienda.
Questo salto tecnologico si inserisce in un contesto di forte crescita dimensionale: con l’acquisizione di 2i Rete Gas, Italgas ha quasi raddoppiato i chilometri di rete gestita e i punti di riconsegna (PDR), posizionandosi come punto di riferimento europeo per l’innovazione nel settore. Tuttavia, come sottolineato da Ciocca, la digitalizzazione porta con sé nuove sfide: se da un lato l’acqua e il gas diventano “intelligenti”, dall’altro la complessità della loro gestione digitale richiede una visione olistica della sicurezza.
La sfida della sicurezza fisica e cyber
L’evoluzione digitale delle reti non è un processo isolato, ma si colloca al centro del cosiddetto trilemma energetico: la necessità di bilanciare sicurezza energetica, equità sociale e sostenibilità ambientale. Il ruolo del distributore è dunque quello di abilitatore di soluzioni tecnologicamente neutrali per mantenere l’equilibrio complessivo del sistema. Tuttavia, la digitalizzazione spinta e l’adozione del digital twin introducono una nuova dimensione di rischio che sposta il paradigma della protezione infrastrutturale.
Il Presidente di Italgas ha delineato una visione di sicurezza allargata, che supera la distinzione tradizionale tra barriere fisiche e difese digitali:
- Vulnerabilità cyber: il passaggio da un’infrastruttura puramente fisica a una digitale rende la rete soggetta a minacce informatiche che possono avere ripercussioni dirette sull’erogazione del servizio.
- Ritorno alla sicurezza fisia: in un contesto geopolitico instabile, le infrastrutture critiche tornano a essere obiettivi sensibili. Episodi recenti confermano che la protezione degli asset materiali non può essere trascurata a favore della sola difesa digitale.
- Sicurezza “intrinseca” e AI: l’introduzione di “black box” di Intelligenza Artificiale nei sistemi di controllo solleva il problema della comprensione dei processi decisionali automatizzati. Non basta difendersi da attacchi esterni; è necessario garantire che l’algoritmo operi in modo sicuro e prevedibile.
- Il fattore sociale nell’acqua: mentre nel gas la digitalizzazione è avanzata, nel settore idrico la percezione della risorsa come “infinita” rende l’adozione di tecnologie digitali e la gestione delle perdite un problema sociale e comunicativo molto più complesso.
Questa visione trasforma la sicurezza da una voce di spesa a un elemento fondante della sicurezza economica del Paese. Garantire l’integrità delle reti significa assicurare la continuità degli investimenti e la resilienza del sistema economico nazionale di fronte a shock esterni, siano essi attacchi hacker o sabotaggi fisici.
Oltre il monopolio naturale
Il rafforzamento delle infrastrutture critiche digitali e fisiche richiede una visione che superi i confini nazionali per abbracciare una scala europea. Come sottolineato da Paolo Ciocca, il settore della distribuzione del gas opera in un regime di monopolio naturale regolato dal sistema RAB (Regulatory Asset Base), un modello che garantisce stabilità ma che non è facilmente replicabile in altre tipologie di infrastrutture. Tuttavia, la sfida della modernizzazione digitale impone un cambio di passo nelle strategie di finanziamento e di mercato.
Ciocca ha messo in luce tre aspetti determinanti per la competitività del sistema:
- Il modello di finanziamento: le infrastrutture critiche odierne, inclusa Italgas, vedono una presenza significativa di capitali stranieri e una forte dipendenza dai mercati finanziari internazionali, essendo realtà quotate sia per l’equity che per il debito.
- La responsabilità verso gli investitori: la quotazione in borsa impone una disciplina rigorosa e una responsabilità diretta verso gli azionisti, rendendo cruciale il raggiungimento degli obiettivi del piano industriale in termini di redditività e politiche dei dividendi.
- La scala comunitaria: per competere con i giganti tecnologici globali, la dimensione nazionale non è più sufficiente. È necessario costruire un mercato unico delle infrastrutture e una regolamentazione armonizzata che permetta alle eccellenze europee di esportare la propria tecnologia su scala continentale.
I dati presentati dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano confermano l’urgenza di questa visione: l’80% del mercato Cloud europeo è oggi controllato da provider statunitensi , e il 53% della potenza dei Data Center è in mano a soli 10 operatori globali. In questo contesto, l’approccio di Italgas — che già controlla una consociata in Grecia e punta a un ruolo di riferimento europeo per la digitalizzazione — rappresenta un tentativo concreto di riaffermare la sovranità digitale attraverso l’innovazione infrastrutturale.
La sfida non è solo tecnologica, ma economica: come ricordato da Ciocca con il celebre adagio “There’s no free lunch“, i capitali necessari alla trasformazione digitale arrivano a condizioni precise. Solo un’integrazione europea della regolamentazione e del mercato può garantire che questi investimenti si traducano in una reale autonomia strategica per il continente.
Il modello ISAC per una capacità di settore condivisa
L’ultimo pilastro della visione di Paolo Ciocca riguarda il passaggio dalla semplice osservanza delle regole alla creazione di una vera capacità operativa. In un panorama normativo già denso di prescrizioni, il rischio è che la compliance diventi un esercizio burocratico anziché uno strumento di difesa reale. Per evitare questo stallo, il Presidente di Italgas propone di guardare al modello statunitense degli ISAC (Information Sharing and Analysis Centers).
Questa proposta si articola su tre direttrici fondamentali per l’evoluzione delle infrastrutture critiche europee:
- Modelli verticali e gestione aziendale: gli ISAC sono centri settoriali (energia, finanza, ecc.) gestiti direttamente dalle aziende, che permettono uno scambio rapido di analisi e dati sulle minacce.
- Oltre la dimensione cyber: sebbene nati per la sicurezza informatica, Ciocca suggerisce di allargarne il raggio d’azione alla sicurezza fisica e intrinseca (algoritmica), creando una capacità di settore olistica.
- Capacità contro Normazione: il vero tema non è l’assenza di norme, ma lo sviluppo di competenze e strumenti tecnici in grado di rispondere a incidenti critici in tempo reale.
Questa necessità di coordinamento è confermata dai dati degli Osservatori Digital Innovation sulla cybersecurity in Italia, presentati nel corso dello stesso evento: il 35% delle grandi imprese ha subito incidenti cyber rilevanti negli ultimi tre anni , eppure solo il 28% adotta una strategia di difesa avanzata che metta a sistema automazione e monitoraggio costante.
Adottare un modello di condivisione delle informazioni a livello europeo permetterebbe di trasformare le singole “esperienze di attacco” in una conoscenza collettiva, elevando la resilienza di tutto l’ecosistema infrastrutturale. Come concluso da Ciocca, la sicurezza non è più un tema di singola azienda, ma una capacità di settore che deve diventare il nuovo punto di riferimento per la sovranità tecnologica del continente.











