La recente risoluzione del Parlamento Ue sulla “European technological sovereignty and digital infrastructure”, del 22 gennaio, rappresenta un punto di svolta nel dibattito politico e strategico sull’autonomia tecnologica dell’Unione Europea.
Il documento definisce con chiarezza le priorità dell’Unione in un mondo segnato da competizione tecnologica crescente, fragilità delle catene del valore digitali e rischi di dipendenza da fornitori esterni.
Non si limita a un generico richiamo all’autonomia o alla difesa dell’economia digitale. Al contrario, incarna una visione “aperta” alla cooperazione globale e “sicura” in termini economici e infrastrutturali. Apertura e sicurezza sono concetti centrali nella politica digitale europea degli ultimi anni.
Tuttavia, il provvedimento non ha ancora esplicitato in modo altrettanto solido quale aggettivo debba accompagnare la sovranità tecnologica in senso stretto: la capacità di garantire che l’Europa non dipenda da sistemi tecnologici esterni in settori critici. In questa lacuna risiede l’opportunità di un ulteriore sviluppo concettuale e strategico: l’idea di una sovranità tecnologica coopetitiva.
Indice degli argomenti
La competizione tecnologica globale e la sfida per l’Europa
Il contesto in cui la Risoluzione si colloca è noto. Gli Stati Uniti e la Cina hanno ridefinito le regole della competizione globale attorno alle tecnologie di frontiera: intelligenza artificiale, semiconduttori, cybersicurezza e infrastrutture digitali.
La dipendenza dell’Ue da tecnologie e infrastrutture non europee non è più semplicemente un problema economico, ma una sfida strategica che mette in discussione la capacità del continente di agire con autonomia decisionale e resilienza pratica.
La Risoluzione sottolinea che l’Europa, pur disponendo di capacità di ricerca e di un tessuto industriale sofisticato, non ha ancora raggiunto un livello sufficiente di controllo sulle tecnologie critiche. Questa vulnerabilità si riflette nella dipendenza da infrastrutture digitali esterne (cloud, reti, piattaforme di dati), che espone a rischi economici e può compromettere la sovranità dei dati e la protezione dei cittadini.
Ne deriva che l’Europa deve promuovere, proteggere e sviluppare la propria capacità di generare e controllare infrastrutture digitali strategiche, facendo leva su un tech stack europeo più robusto e resiliente.
Open strategic autonomy ed economic security come cornice politica
La Risoluzione va oltre la dimensione puramente industriale e tecnologica. Incornicia la sovranità digitale nel quadro più ampio dell’autonomia strategica aperta e della sicurezza economica.
Questi concetti, già presenti nel dibattito della Commissione e del Consiglio, sottolineano due aspetti fondamentali:
- La necessità di proteggere l’Unione dalle dipendenze critiche che limitano la sua libertà di azione, specialmente in settori chiave come infrastruttura cloud, trattamento dei dati, intelligenza artificiale e cybersicurezza;
- L’impegno a mantenere una cooperazione internazionale intelligente e selettiva, funzionale agli interessi strategici dell’Ue e che non comprometta la sua integrità tecnologica e i valori democratici.
La strategia europea non vuole chiudersi in una logica isolazionista, ma definire un’autonomia che sia aperta alle cooperazioni utili e sicura contro i rischi di dipendenza, consentendo all’Unione di mantenere un ruolo rilevante nello scenario globale.
Tuttavia, questa visione, per quanto avanzata, rischia di restare parziale se non si chiarisce come realizzare operativamente la sovranità tecnologica nel delicato equilibrio tra competizione e cooperazione.
Perché la sovranità tecnologica europea ha bisogno di essere coopetitiva
Nel dibattito strategico contemporaneo, molte istituzioni europee e nazionali sono arrivate a formulazioni articolate come “Open strategic autonomy” ed “Economic security strategy”. Questi concetti segnalano una consapevolezza matura della necessità di bilanciare autonomia e interdipendenza funzionale.
Quando però si parla di sovranità tecnologica in senso stretto — garantire che l’Ue operi in modo indipendente nei settori tecnologici critici — manca ancora un aggettivo capace di catturarne l’essenza dinamica.
È qui che entra in gioco il concetto di sovranità tecnologica europea coopetitiva.
Non si tratta di una speculazione teorica, ma di una prassi già in atto nei mercati più avanzati: come evidenziato nel Rapporto Strategico del Centro Economia Digitale “Coopetizione”, negli ultimi vent’anni i brevetti collaborativi tra aziende concorrenti sono cresciuti del 159%, segnalando che la frontiera dell’innovazione si è spostata verso modelli ibridi.
Coopetizione come paradigma per la sovranità tecnologica europea
Il paradigma delle relazioni internazionali e della competizione tecnologica non può più essere pensato in termini binari (chiusura o apertura, competizione o cooperazione). Serve un approccio coopetitivo, cioè una strategia che combini simultaneamente dinamiche di competizione e cooperazione per generare vantaggi reciproci.
La coopetizione non è un concetto nuovo nel management aziendale (da Brandenburger e Nalebuff in poi), ma la sua applicazione all’arena internazionale, e in particolare alla competizione tecnologica globale, propone una prospettiva differente rispetto alla dicotomia tradizionale: autonomia vs interdipendenza.
In questo modello:
- Stati e sistemi tecnologici non devono scegliere tra collaborare o competere, ma devono fare entrambe le cose in modo simultaneo e consapevole;
- La cooperazione internazionale è essenziale per sviluppare capacità tecnologiche complesse che nessun Paese può padroneggiare da solo (come intelligenza artificiale, quantum o infrastrutture critiche), ma questa cooperazione è strategica e selettiva;
- Allo stesso tempo, la competizione mantiene la spinta verso innovazione e leadership tecnologica, preservando gli interessi di sicurezza e di sviluppo competitivo.
In questo senso, parlare di sovranità tecnologica europea “coopetitiva” significa affermare che la strategia tecnologica dell’Ue deve diventare una strategia strutturale e longitudinale: non un esercizio di autonomia nazionale né un accordo di mera collaborazione, ma un processo in cui gli Stati competono per la leadership e, al contempo, collaborano consapevolmente alla generazione di tecnologie critiche.
Governance della sovranità tecnologica europea in chiave coopetitiva
Il modello proposto dal Centro Economia Digitale indica che la coopetizione richiede strutture di governance specifiche. Non basta la volontà politica: servono meccanismi operativi.
- Accordi chiari su proprietà intellettuale e condivisione della conoscenza, separando la fase di creazione del valore (collaborativa) da quella di appropriazione del valore (competitiva);
- Meccanismi per valutare sistematicamente rischi e benefici di ogni collaborazione, caso per caso;
- Criteri di selezione dei partner basati non solo sulla complementarità tecnologica, ma anche su affidabilità e valori condivisi;
- Capacità di gestire conflitti intraeuropei e con partner esterni in modo professionale e neutrale.
Un aspetto critico in questo paradigma è la fiducia istituzionale e la capacità di bilanciare interessi competitivi con i vantaggi della cooperazione, preservando al tempo stesso la sicurezza economica e strategica.
Questo concetto è in linea con la logica del documento parlamentare, anche se non ancora formalizzato. La Risoluzione richiama la necessità di autonomia e resilienza, ma non esplicita un framework per gestire dinamiche così complesse: uno spazio concettuale che il paradigma coopetitivo può colmare.
Implicazioni politiche per una sovranità tecnologica europea coopetitiva
L’adozione di una sovranità tecnologica coopetitiva avrebbe numerose implicazioni pratiche per l’Unione europea, in linea con le proposte di policy avanzate dal CED:
- Sviluppare un sistema di governance della coopetizione capace di coinvolgere, ai vari livelli, istituzioni e organizzazioni nella definizione e implementazione delle politiche, valutando di volta in volta rischi e opportunità delle attività di collaborazione. Questo vale anche per la valutazione delle partnership interne ed esterne all’Ue e per lo screening degli Investimenti Diretti Esteri in entrata e in uscita;
- Investimenti e procurement intelligente: utilizzare il procurement pubblico non solo per l’acquisto, ma come leva per stimolare consorzi coopetitivi tra aziende europee e ridurre la frammentazione del mercato unico;
- Diplomazia scientifica e tecnologica: rafforzare il sistema europeo di diplomazia per costruire reti globali di conoscenza, usando standard europei come piattaforme di interoperabilità e fiducia;
- Rafforzamento delle infrastrutture europee: iniziative come il Digital Commons European Digital Infrastructure Consortium (Edic) sono esempi concreti di come costruire autonomia infrastrutturale condivisa nell’Ue.
In definitiva, aggiungere l’aggettivo “coopetitiva” alla sovranità tecnologica non è un vezzo lessicale, ma una necessità strategica: il passo per trasformare l’Europa da regolatore globale a player industriale e tecnologico capace di navigare la complessità del XXI secolo.
















