Il Parlamento europeo per la forte protezione del copyright nell’era dell’AI. Nel frattempo, Apple introduce i “transparency tags” per targare i brani generati dall’intelligenza artificiale.
L’evoluzione tecnologica prodotta dall’intelligenza artificiale nel mondo dei contenuti protetti dalla proprietà intellettuale continua ad essere al centro anche del dibattito politico.
Dopo l’adozione dell’AI Act, la prima legislazione al mondo per regolamentare l’intelligenza artificiale generativa, il Parlamento europeo ha visto il tema nuovamente in agenda con la relazione presentata dal parlamentare tedesco Voss, sul diritto d’autore e l’intelligenza artificiale generativa – Opportunità e sfide e votata a grande maggioranza il 10 marzo scorso.
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Il copyright e l’intelligenza artificiale tornano al centro in Ue
Pur non avendo un impatto legislativo, la relazione approvata dal Parlamento offre un’indicazione chiara sul sentiment dell’assise europea in materia di copyright e intelligenza artificiale.
Mentre si discute del prossimo Digital Omnibus che potrebbe emendare parti dell’AI Act votato solo pochi mesi fa, l’attenzione si concentra sulla protezione dei diritti d’autore e come affrontare anche le opportunità offerte dalle nuove tecnologie al mercato dei contenuti online.
Cosa chiede il Parlamento sul copyright nell’era dell’AI
I parlamentari, nella relazione votata a Strasburgo hanno messo nero su bianco alcuni elementi chiave sul fronte del copyright nell’era dell’AI.
Qualsiasi eccezione ai diritti attuali nell’ambito dell’acquis in materia di diritto d’autore, compresa l’intelligenza artificiale, deve essere in linea con il three step test di cui all’articolo 5, paragrafo 5, della direttiva InfoSoc, nonché con la convenzione di Berna e che il concetto di “accesso legittimo” esclude le copie di opere usurpative e contraffatte (in diverse cause recenti è emerso che le piattaforme hanno scaricato contenuti per il training perfino da siti pirata).
I titolari dei diritti devono avere il pieno controllo sull’utilizzo dei loro contenuti, per scopi che non si limitino all’addestramento dell’IA, quali l’inferenza e la generazione aumentata dal recupero da parte di sistemi e applicazioni, o per scopi che favoriscano la produzione di offerte concorrenti generate dall’IA nei mercati primari dei titolari dei diritti; ritiene che l’utilizzo di contenuti protetti a tali fini, al di là della formazione, possa avvenire solo con l’esplicito consenso dei titolari dei diritti.
Sempre secondo il Parlamento europeo non dovrebbe essere istituito alcun quadro giuridico che disciplini l’addestramento della GenAI sulle opere e altri oggetti protetti dal diritto d’autore e dai diritti connessi senza garantire la piena trasparenza per quanto riguarda l’utilizzo di tali dati e l’effettiva protezione e applicazione dei diritti dei creatori, il che ripristinerebbe il diritto assoluto dei creatori di garantire il loro pieno potere contrattuale al fine di ottenere una remunerazione adeguata e proporzionata.
Licenze, trasparenza e remunerazione nel copyright e intelligenza artificiale
Si prende inoltre atto dell’uso di sistemi di GenAI che si basano in larga misura su contenuti protetti, riproducendoli senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti interessati da tale uso o senza la loro compensazione, in particolare se integrati nei motori di ricerca o in altri servizi digitali che consentono la generazione, spesso in tempo reale e a costi marginali, di contenuti che violano le opere originali e altri materiali protetti sui quali i modelli sono stati addestrati o che sono stati estratti, anche in tempo reale, da tali modelli; è allarmato per il fatto che tali pratiche possano tradursi nella fornitura di prodotti e servizi che competono direttamente e ingiustamente con quelli dei titolari dei diritti, anche attraverso l’autoagevolazione illecita ad opera dei gatekeeper;
La concessione volontaria di licenze, individuali o collettive, sostiene il successo dei settori creativi garantendo la flessibilità di scegliere il modello più adatto per ciascun utilizzo, sottolineando nel contempo che i titolari dei diritti devono rimanere liberi di decidere se concedere in licenza le loro opere ai sistemi di IA generativa e di fissare la remunerazione corrispondente, in modo da salvaguardare la diversità settoriale e prevenire distorsioni del mercato che potrebbero compromettere la redditività delle industrie creative e della stampa europea.
I legislatori europei chiedono anche l’istituzione di un quadro di concessione delle licenze coerente e funzionante per quanto riguarda l’utilizzo di contenuti protetti dal diritto d’autore o da diritti connessi, al fine di consentire un’equa remunerazione dei creatori per lo sfruttamento dei loro contenuti protetti dal diritto d’autore da parte dei modelli di GenAI; incoraggia i fornitori di modelli di IA a chiedere licenze ai titolari dei diritti e sottolinea che una trasparenza efficace e completa per quanto riguarda le opere e i contenuti protetti dal diritto d’autore utilizzati per addestrare i modelli di IA è un prerequisito essenziale per lo sviluppo di tale mercato; raccomanda, a tale proposito, di rafforzare gli obblighi di applicazione e trasparenza per gli sviluppatori di IA che utilizzano tali contenuti;
La Commissione europea viene sollecitata a valutare se esista una possibile soluzione per la remunerazione immediata, equa e proporzionata per gli utilizzi passati di opere protette dal diritto d’autore da parte dei fornitori di modelli e sistemi di IA per finalità generali per quanto riguarda l’utilizzo di contenuti protetti dal diritto d’autore o da diritti connessi laddove non sia ancora stato possibile istituire un mercato delle licenze, con l’applicazione di tale obbligo fino al rafforzamento delle riforme previste nella presente relazione; si oppone, a tale proposito, a qualsiasi proposta di quadro basata sull’ottenimento, da parte dei fornitori di IA, di una licenza globale per l’addestramento dei loro modelli di GenAI in cambio di un pagamento forfettario; ritiene che il valore dei contenuti protetti dal diritto d’autore o dai diritti connessi debba essere proporzionato e determinato sulla base di fattori pertinenti, attraverso negoziati in buona fede tra i titolari dei diritti o i loro rappresentanti e i fornitori di IA.
Le altre misure sul copyright e l’intelligenza artificiale generativa
Altri punti chiave riguardano la proposta, sempre alla Commissione EU di istituire una presunzione relativa secondo cui qualsiasi modello o sistema di IA generativa immesso sul mercato dell’UE abbia utilizzato opere e altro materiale protetto dal diritto d’autore o da diritti connessi a fini di addestramento, inferenza o generazione aumentata di recupero, qualora gli obblighi di trasparenza statutari di cui alla presente risoluzione non siano stati pienamente rispettati; raccomanda inoltre che, qualora un titolare dei diritti o l’organizzazione che lo rappresenta vinca un procedimento giudiziario sulla base di tale presunzione o grazie alle prove presentate, tutte le spese legali ragionevoli e proporzionate e le altre spese sostenute per l’esercizio di tali diritti siano a carico del fornitore del modello o del sistema di IA, a seconda dei casi;
In questo contesto i contenuti interamente generati dall’IA che non soddisfano i criteri stabiliti per la protezione del diritto d’autore dovrebbero rimanere inammissibili alla protezione del diritto d’autore e che lo status di pubblico dominio di tali output dovrebbe essere chiaramente determinato e si esorta anche la Commissione a valutare misure per contrastare la violazione dei diritti di riproduzione, di messa a disposizione del pubblico e di comunicazione al pubblico attraverso la produzione di output di GenAI, a condizione che tali misure non impediscano la produzione di output di GenAI che includono opere o altri contenuti che non violano il diritto d’autore e i diritti connessi, anche per utilizzi a scopi privati, di citazione, critica, recensione, caricatura, parodia e pastiche, nonché inclusione occasionale
Sempre la Commissione viene invitata a indagare sulle misure volte a tutelare le persone dalla diffusione di immagini, contenuti audio o video digitali manipolati e generati dall’IA, comprese le opere e le esibizioni degli artisti, che imitano le loro caratteristiche personali, i cosiddetti “deep fake”, senza consenso; sottolinea che i fornitori di servizi digitali devono avere il chiaro obbligo di agire contro tale uso illecito del diritto di un individuo al proprio corpo, alle proprie caratteristiche del volto e alla propria voce, nonché dei diritti di proprietà intellettuale;
Infine si sottolinea la necessità di etichettare chiaramente i contenuti generati interamente dall’IA, al fine di monitorare l’attuazione degli obblighi di trasparenza da parte delle piattaforme che offrono contenuti creativi al fine di rilevare e segnalare l’esistenza di contenuti generati dall’IA ai loro utenti; invita la Commissione a pubblicare senza indugio un codice di buone pratiche dell’UE sull’etichettatura dei contenuti da parte della Commissione.
Le reazioni dell’industria musicale
“Il rapporto conferma il ruolo centrale delle licenze volontarie nel contesto dell’IA e riconosce che i diversi settori creativi possono richiedere soluzioni differenti. Le licenze volontarie sono essenziali per il successo dei settori creativi, poiché offrono ai titolari dei diritti la flessibilità di scegliere il modello che funziona meglio per loro. Sottolinea inoltre l’importanza di un’attuazione efficace dell’attuale quadro normativo dell’UE, garantendo che le regole siano applicate in modo rigoroso e che possa svilupparsi un mercato delle licenze funzionante, permettendo così a innovazione, tecnologia e creatività di crescere insieme” ha dichiarato Lodovico Benvenuti, Director of Multilateral Relations, and Regional Director Europe di IFPI, la federazione internazionale dell’industria discografica.
Apple e la musica AI tra transparency tag e frodi
Un’altra notizia di rilievo, sempre nell’ambito dell’AI nel settore musica, arriva da Apple, con la decisione di etichettare le opere musicali con una “Transparency Tag” che includerà quattro tipi di identificazione che corrispondono agli elementi creativi fondamentali dei contenuti musicali:
I tag previsti da Apple
Grafica: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per generare una parte materiale della grafica di un album. Questo vale sia per la grafica statica che per quella animata.
Traccia: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per generare una porzione materiale di una registrazione audio. Questo tag è disponibile solo a livello di traccia.
Composizione: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per generare una parte materiale di qualsiasi composizione musicale incorporata in una traccia. Utilizzare questo tag quando l’intelligenza artificiale ha generato una parte materiale del testo o di altri componenti di una composizione.
Video musicali: l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per generare una parte materiale degli elementi visivi. Questo vale sia per i video musicali inclusi negli album che per i video indipendenti.
Il caso Deezer
Ricordiamo che Deezer, la piattaforma di streaming musicale, ha dichiarato recentemente di ricevere oltre 60.000 brani interamente generati dall’IA ogni giorno, rispetto ai 30.000 di settembre, 50.000 di novembre e ai soli 10.000 registrati quando ha lanciato il suo strumento di rilevamento a gennaio 2025. I contenuti artificiali rappresentano ora circa il 39% di tutta la musica caricata quotidianamente sulla piattaforma, e Deezer afferma di aver rilevato e taggato in totale oltre 13,4 milioni di brani generati dall’IA.
Secondo Deezer, il principale motore degli upload di musica AI non è la creatività, ma la frode.
La piattaforma ha infatti riportato che fino all’85% di tutti gli stream su musica generata dall’IA nel 2025 erano fraudolenti — in aumento rispetto al 70% dell’anno precedente.
Si tratta di fatto di bot che ascoltano musica generata con bot al solo scopo di sottrarre diritti, una sfida che vedrà sempre di più una lotta senza quartiere delle unità anti frode e dei DSP.











