L’accesso al registro elettronico, oggi nella scuola italiana strumento di comunicazione tra famiglie e scuola, luogo virtuale che registra presenze, assenze, note disciplinari, compiti assegnati, valutazioni e rende note le circolari, sarà possibile attraverso lo SPID e limitato ai genitori.
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Registro elettronico con SPID e CIE: perché lo Stato cambia le regole
Quello che sta per compiersi è un cambiamento importante, che riguarda circa 7,7 milioni di studenti in Italia e 15 milioni di genitori, realizzato con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dei portali scolastici digitali.
Con le nuove regole gli studenti della scuola secondaria di primo grado perderanno l’accesso autonomo ai registri elettronici: solo i genitori (o chi ne fa le veci) infatti potranno collegarsi alla piattaforma virtuale usata dalle scuole per gestire voti, assenze e comunicazioni.
Le credenziali di accesso al registro elettronico, fino a questo momento fornite direttamente dalle scuole, non saranno più valide e l’unico modo per accedere al registro elettronico sarà attraverso l’identità digitale, tramite SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CIE (Carta d’Identità Elettronica).
Accesso limitato ai genitori nel primo ciclo: cosa succede a medie e primarie
Questo vuol dire, per esempio, che gli studenti fino alla terza media non potranno più consultare liberamente compiti, voti, assenze o altre comunicazioni ufficiali, ma dovranno necessariamente farlo tramite l’identità digitale dei propri genitori.
Per ora invece nessun cambiamento per gli studenti delle superiori, che potranno continuare ad accedere in prima persona con la propria identità digitale.
SPID a pagamento e alternativa CIE: il nodo pratico per le famiglie
Tuttavia, l’iniziativa ha da subito ricevuto critiche per i potenziali costi per le famiglie e, soprattutto, per le tempistiche: negli ultimi mesi, infatti, diversi provider hanno introdotto un canone per l’identità digitale, rendendo di fatto lo SPID a pagamento.
L’alternativa gratuita resta la Carta d’Identità Elettronica (CIE), che però richiede un passaggio ulteriore per poter attivare l’identità digitale ad essa collegata.
Il decreto “Semplificazioni”: autenticazione unica per i servizi pubblici
La novità dell’accesso tramite SPID o CIE nasce dal decreto-legge Semplificazioni, una misura volta a favorire la digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione, uniformando al contempo le procedure di autenticazione ai servizi online.
Il decreto, pubblicato nel 2025 e operativo dal gennaio 2026, prevede che tutti i servizi digitali delle amministrazioni pubbliche utilizzino esclusivamente le identità digitali istituzionali (SPID, CIE o CNS).
Per quanto riguarda la scuola, questo comporta la definitiva dismissione delle credenziali specifiche per gli studenti delle medie.
Registro elettronico obbligatorio anche nelle paritarie dal 2025/26
Il registro elettronico è diventato obbligatorio per le scuole paritarie con l’introduzione dell’articolo 31-bis1 nel Decreto-Legge n. 45 del 7 aprile 2025, per cui l’obbligo di adottare il registro elettronico, la pagella elettronica e il protocollo informatico scatta a partire dal prossimo anno scolastico.
Fino ad oggi, l’obbligo di digitalizzazione previsto dai commi 29, 30 e 31 dell’art. 7 del D.L. 6 luglio 2012, n. 95 riguardava unicamente le scuole statali.
Con la nuova disposizione inserita nel D.L. 45/2025, questo vincolo si estende ora anche alle scuole paritarie. È un passaggio normativo rilevante, che chiude definitivamente ogni margine di discrezionalità sul tema.
Come nasce il registro elettronico: dal 2012 alla svolta digitale
Proviamo a ripercorrere la storia di questo strumento che da circa 15 anni è presente nella vita scolastica italiana, sia dando uno sguardo alla sua introduzione, sia andando a vedere cosa accade negli altri Paesi, e come tutto questo potrà regolare il suo uso negli anni a venire.
L’introduzione del registro elettronico in Italia
Il registro elettronico fu introdotto nella vita di docenti, studenti e famiglie dal decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012 che prevedeva, all’art. 7 comma 27: “Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca predispone entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie”.
Dall’obbligo ai primi rallentamenti: polemiche e adozione a macchia di leopardo
Al comma 31 lo stesso decreto indicava che: “A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri online e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico”.
A questo proposito, andando a ritroso, si può rilevare che l’accoglienza del registro elettronico scatenò non poche polemiche sia tra i genitori sia tra i docenti. All’epoca la digitalizzazione era ancora molto lontana dal raggiungere i livelli a cui oggi ci si è abituati, anche grazie al grande impulso dato negli anni della pandemia, che hanno modificato radicalmente e in modo irreversibile quanto con il registro elettronico era stato iniziato.
Il registro era stato introdotto come obbligatorio per tutte le scuole italiane dall’anno scolastico 2012–2013, con decreto del governo Monti. Nel governo successivo la ministra Maria Chiara Carrozza aveva confermato la sospensione dell’obbligo, che quindi, da azione top down come era stata all’inizio, vide il rallentamento ancora nell’anno scolastico 2014–15.
Il PNSD 2015 e la sicurezza del registro elettronico
Nel Piano Nazionale della Scuola Digitale del 2015, l’azione 12 raccomandava come fondamentale l’utilizzo del registro elettronico nelle scuole, invitando docenti e dirigenti a fare una scelta attentamente ponderata, valutando con molta attenzione tutti gli aspetti legati alla sicurezza e alla validazione giuridica degli atti.
Tra le raccomandazioni c’era la necessità di concertare con il fornitore del servizio, in collaborazione con le figure interne della scuola con competenze specifiche, strategie e metodologie atte a salvaguardare la legittimità di tutte le azioni e attività tipiche del ruolo istituzionale della scuola.
Infrastrutture e lavoro quotidiano: perché il registro elettronico ha faticato
Questo andava ad innestarsi in un contesto complesso: quando più di 10 anni fa le emergenze tecnologiche erano quotidiane e avevano un peso maggiore di quello attuale. Per esempio la connettività alla rete internet, molto spesso inadeguata: questo significava, tra l’altro, che l’accesso contemporaneo di migliaia di sessioni comportava rallentamenti e, nei casi peggiori, la difficoltà di accesso al servizio.
A questo si aggiungeva, e rimane ancora un problema in molte scuole di oggi, un setting d’aula ugualmente inadeguato: ogni classe infatti doveva mettere a disposizione del docente un dispositivo al fine di consentire l’accesso alla procedura.
Per non parlare di aggiornamenti e manutenzione: quest’ultima un serio ostacolo in moltissime scuole primarie e secondarie di primo grado, dove ancora oggi il tecnico informatico non esiste.
Registro elettronico con SPID nel mondo: modelli diversi e digital divide
Oggi il registro elettronico è uno strumento utilizzato nelle scuole di molti Paesi del mondo, anche se con modalità e funzioni molto diverse. In Europa e in Nord America è spesso parte di piattaforme digitali articolate che servono a segnare presenze, voti, comunicazioni con le famiglie e, in alcuni casi, anche il comportamento degli studenti.
In molte zone dell’Africa e dell’Asia, invece, il registro elettronico è spesso più semplice e pensato per funzionare tramite dispositivi come lo smartphone. Viene infatti utilizzato soprattutto per tenere traccia delle presenze e contrastare l’abbandono scolastico, in contesti in cui le scuole sono lontane, le risorse limitate e l’accesso alle tecnologie tradizionali non sempre garantito.
In questi casi il digitale non sostituisce solo il registro cartaceo, ma offre nuove possibilità di comunicazione e monitoraggio, adattate alle reali condizioni locali. Tuttavia, il digital divide crea differenze nell’uso del registro come di altre risorse.
Esempi: Stati Uniti, India, Africa, Cina, Finlandia, Australia
Negli Stati Uniti molte scuole utilizzano piattaforme digitali che permettono a insegnanti, studenti e famiglie di controllare in tempo reale presenze, voti e andamento scolastico.
In India, il registro elettronico è molto diffuso soprattutto attraverso applicazioni per smartphone. In molte scuole serve principalmente a registrare le presenze e a informare le famiglie, anche in aree rurali.
In alcuni casi viene utilizzato per monitorare la frequenza scolastica delle bambine, con l’obiettivo di ridurre l’abbandono.
In Kenya e in altri Paesi africani il registro elettronico è spesso parte di progetti di digitalizzazione sostenuti dallo Stato o da organizzazioni internazionali. Viene usato soprattutto per controllare le presenze, gestire i dati degli studenti e migliorare l’organizzazione delle scuole, soprattutto nelle zone dove il registro cartaceo è difficile da conservare o aggiornare.
In Cina, il registro elettronico è inserito in sistemi digitali molto avanzati che collegano scuola, famiglie e autorità educative. Oltre a voti e presenze, in alcune scuole vengono registrati anche aspetti legati al comportamento e alla partecipazione degli studenti, con un forte uso dei dati.
In Finlandia, il registro elettronico esiste ma ha un ruolo meno burocratico rispetto ad altri Paesi. È usato soprattutto per la comunicazione scuola–famiglia e per la valutazione del percorso di apprendimento, più che per il controllo quotidiano.
In Australia, il registro elettronico è integrato con piattaforme di apprendimento online. Serve non solo per la gestione amministrativa, ma anche per fornire feedback agli studenti e documentare i progressi nel tempo.
Le ricerche sul registro elettronico: prime evidenze e limiti
Gli studi sul funzionamento del registro elettronico come sistema elettronico progettato per supportare i processi di gestione e migliorare la tenuta dei registri del processo educativo negli istituti scolastici non sono molti.
Citiamo quello condotto tra presidi, insegnanti, studenti di scuole selezionate della provincia della Slesia e i loro genitori in Polonia.
L’articolo comprende una discussione di questioni teoriche, una ricerca bibliografica, una revisione del software disponibile sul mercato e una dichiarazione degli obiettivi, dell’oggetto e dei risultati della ricerca empirica.
Un altro studio è quello condotto in Nigeria, che ha studiato l’influenza percepita della tenuta dei registri elettronici sulla pianificazione del processo decisionale degli amministratori delle scuole secondarie nello stato di Lagos.
È stato adottato un disegno di ricerca quantitativo; la popolazione target era composta da 3.564 équipe amministrative nelle 32 nello Stato di Lagos.












