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Direttore responsabile Alessandro Longo

Editoria digitale

Il flop dei libri digitali a scuola, che cosa è andato storto

di Maria Daniela Corallo, Animatrice digitale

14 Apr 2017

14 aprile 2017

Dall’introduzione delle LIM si erano create aspettative verso materiali didattici realmente digitali. Ma nella maggioranza dei casi il libro di testo digitale è costituito ancora da un file in formato pdf. Non un testo navigabile “nativo digitale” ma l’esposizione digitale del vecchio testo cartaceo

Era il 2009, l’introduzione della lavagna interattiva multimediale (LIM) in classe utilizzata per amplificare l’azione didattica, per condividere i contenuti e lavorare con una metodologia interattiva avrebbe cambiato e innovato la scuola italiana, avrebbe anche portato all’incremento delle competenze digitali di noi insegnanti.

L’uso della lavagna interattiva multimediale doveva diventare fondamentale per la condivisione delle lezioni tra gli insegnanti, ma anche, soprattutto, per la realizzazione cooperativa dei contenuti didattici, consentendo agli alunni di accostarsi alla cooperazione in modo specifico e legato alle proprie possibilità, e partecipando al risultato finale. Con una strategia didattica tesa al coinvolgimento di tutti gli alunni e alla realizzazione di contenuti didattici digitali da parte degli allievi delle diverse età, l’utilizzo di un approccio metodologico basato sul modello delle intelligenze multiple e sulle metodologie di apprendimento cooperativo avrebbe permesso di ampliare la diffusione della didattica digitale e fornire le classi di supporti multimediali che favorissero lo sviluppo delle competenze digitali e non solo. Avrebbero favorito lo sviluppo di attività volte a rendere quotidiano e non eccezionale l’utilizzo delle nuove tecnologie, praticando una didattica laboratoriale e interattiva.

A tutto questo si aggiungeva, negli anni successivi, la consapevolezza che la scuola sarebbe stata in grado di utilizzare appieno le novità introdotte dal Ministero, con la disponibilità dei libri di testo in formato digitale.

Questa la prima tappa verso il cambiamento, ottenuta anche per l’effetto “Waoo”: il passo successivo sarebbe stato quello legato allo sviluppo dell’editoria digitale, supportata anche dalla presenza della LIM in tutte le classi.

L’editoria digitale, in particolare, ci si aspettava che avrebbe:

  • alleggerito gli zaini;
  • favorito l’apprendimento degli studenti;
  • arricchito di contenuti digitali e interattivi le lezioni;
  • diminuito il consumo di carta;
  • fatto risparmiare le famiglie.

Ma qualcosa non è andato come doveva.

Niente, o poco, di tutto questo si è verificato. Nella maggioranza dei casi il libro di testo digitale è costituito da un file in formato pdf. Non un testo navigabile “nativo digitale” ma l’esposizione digitale del vecchio testo cartaceo.

Cosa implica oggi l’utilizzo di un testo “digitale” o “misto” come vengono definiti? Nella gran parte dei casi, nella possibilità di scaricare uno più file testuali e, nel caso in cui invece il testo è corredato da file audio e ipertestuali, spesso è necessario contattare il rappresentante dell’editore, che installa in un solo dispositivo il volume adottato. Volume che non può essere riusato e rielaborato, e non basta avere una password, inserire i dati della scuola e della classe che lo adotta: il problema è la presenza del Copyright. E ci sono casi in cui l’utilizzo è legato ad uno specifico sistema operativo.

Tutti gli anni nel mese di aprile inizia la sfilata dei rappresentanti delle diverse case editrici che cercano di far adottare dei propri testi digitali. Le aule vengono invase da montagne di testi cartacei e/o pseudo digitali di cui i docenti dovranno entro poche settimane valutarne i contenuti e apprezzare quello che solo sulla carta viene dichiarato e cioè che il testo è corredato da contenuti ipertestuali file audio e video, che favoriscono i diversi stili di apprendimento dei nostri alunni, ma che non si ha modo di testare, perché solo a settembre, dopo averlo adottato, si potranno apprezzare tutti gli “effetti speciali” annunciati.

I libri di testo digitali dovrebbero, attraverso linguaggi multimediali grafico-testuali-audio, dare la possibilità di lavorare anche a distanza e quindi generare quel cambiamento atteso da anni: una scuola senza confini, in continuum e vicina alla realtà quotidiana degli studenti.

In questo senso la possibilità di rielaborazione del testo (da parte degli studenti e degli insegnanti) dovrebbe essere prevista tra i requisiti essenziali dei libri digitali.

Come fare?

Tra le soluzioni percorribili c’è certamente la proposta da Avanguardie Educative sull’integrazione tra contenuti didattici digitali e libri di testo. Una proposta che punta a rendere la costruzione del libro un momento di apprendimento collettivo. Con un obiettivo ambizioso: “La scuola si trasforma in un grande laboratorio dove si apprende il processo di costruzione della conoscenza attraverso una metodologia che è quella della progettazione. I libri di testi e i materiali didattici realizzati sono insieme strumento e prodotto dei percorsi di formazione.”

  • Pina Vetere

    e alcuni contenuti, per essere fruiti, hanno bisogno di internet, che nelle scuole italiane non c’è, o va a manovella!

  • Iacopo Balocco

    Personalmente credo che l’unica offerta digitale sensata sia http://didasfera.it/

  • Agostino Perna

    Un articolo che fa riflettere anche se non inquadra con dati e numeri la situazione.
    Forse chi ha scritto l’articolo non conosce proprio bene bene lo stato dei fatti dell’editoria digitale.
    – Le aspettative succitate da parte di chi erano?
    – Installare una app di un editore non è una cosa così difficile
    – esiste la possibilità in diversi libri di vedere contenuti offline
    – esiste la possibilità di copiare-incollare testi

    curiosità: si critica il pdf e poi se si va al link “avanguardie educative” è in pdf !

    Toni drammatici e anche un pò negativi.
    Può essere che ogni cosa deve andare per forza male?
    Può essere che non si riesce a credere un minimo nel progresso digitale?

    • Maria Grazia Fiore

      E’ un articolo scritto “a posteriori”, da chi non ha vissuto in prima persona i bookcamp in cui ci si interrogava sui testi digitali per la scuola. I testi digitali entrano, con la Finanziaria 2008 (sottolineo FINANZIARIA) di Tremonti, per motivi demagogici, più che altro (leggi: peso dello zaino e risparmio delle famiglie). Dal punto di vista didattico, per la primaria (in cui i libri di testo VENGONO PAGATI DAGLI EE.LL.) è stata una catastrofe perché solo i docenti di prima e di terza hanno potuto scegliere i testi e le case editrici hanno dormito sugli allori, nel frattempo. https://speculummaius.wordpress.com/2010/10/29/sulla-gratuita-dei-libri-di-testo-bis/

    • Daniela Corallo

      La riflessione non aveva la pretesa di essere esaustiva, scrivo perché ogni tre anni circa ho il compito e la responsabilità di scegliere i libri di testo insieme alle mie colleghe, e la scelta viene effettuata sulla base delle dichiarazioni dell’editore e talvolta su una demo che ci lasciano in visione, ma principalmente sul cartaceo. Mi riferisco ai testi per la scuola primaria, la situazione dei testi per la scuola secondaria potrebbe non essere così negativa.
      Il punto è che quando a settembre dobbiamo lavorare con i testi scelti troviamo che spesso non basta dichiarare di avere adottato il testo e registrarsi in piattaforma: occorre passare attraverso il rappresentante di zona dell’editore, e se anche gli alunni devono sfruttare la parte di piattaforma annessa al libro devono registrarsi pure loro, ma non posso farlo io come loro insegnante. L’editore prevede che l’operazione sia a carico delle famiglie, che devono così fornire i propri dati.
      Non si tratta di installare un’applicazione ma di fornire dati personali propri delle famiglie.
      Per quanto riguarda la disponibilità del solo formato Pdf in ambito didattico, e specialmente nella scuola primaria, questo vuol dire non poter rielaborare il testo in proprio. Mancano spesso le sezioni di esercitazioni online.
      L’articolo di Avanguardie educative deve essere letto e non rielaborato, mentre il libri di testo sono eserciziari, di grammatica, matematica, lingua straniera, musica, storia, storie da leggere e rielaborare.
      Chi scrive nel progresso digitale crede ed è per questo che chiedo agli editori un maggior impegno.

      • Agostino Perna

        Daniela,
        una riflessione che inizia con “Flop” non è una riflessione e forse specificare che si parlava di scuola primaria sarebbe stato meglio.
        Chi legge, diciamo uno non addetto ai lavori, percepisce che questo è l’ennesimo fallimento della scuola italiana (e non credo che sia proprio così).
        Nessuno dice che gli ebook siano perfetti e che sono la soluzione a tutto ma non va bene nemmeno bene distruggere (forse il termine è esagerato) il tentativo di dare una svecchiata alla scuola.
        Dal 1900 ad oggi che differenze significative sono state apportate nel mondo scuola?https://uploads.disquscdn.com/images/502153756cc51df53b0f32f9a66a6f29a0df3f9fa0c6fcb2ab3e6b6829a3f850.jpg

        La questione delle registrazioni su piattaforme potrebbe essere spinosa per bambini delle elementari (poi chissenefrega se usano iphone, whatapp, fb, snapchat) ma c’è tutto scritto e ben regolamentato. Esistono poi i nickname e chi deve registrarsi è chi acquista, non di certo il bimbo. Ma dubito che questo sia un problema insormontabile.

        PDF in ambito didattico? Si solo se serve. Ma per una buona rielaborazione forse si potrebbe pensare ad epubditor (uso e faccio usare anche questo strumento).

        Riguardo di editori: sono aziende e fanno prima di tutto i loro interessi (senza entrare nel merito). E pure gli autori fanno i loro interessi (ecco perchè registrazioni, copyright e libri “bloccati”). Noi siamo dei clienti.

        Io chiederei al ministero un maggior impegno nell’editoria digitale e magari iniziasse a creare una bella piattaforma di ebook creative common (ma queste sono utopie).

  • Pingback: Il fallimento della scuola digitale | Mondo alla Rovescia()

  • Il problema è che l’innovazione è una parola di cui riempirsi la bocca sperando nel consenso… quindi con altri fini! Al di là delle parole i ‘decisori’ non ne capiscono nulla nè sono interessati a capire, capiscono solo ciò che è ‘conveniente, ciò ‘fa’ consenso! E gli editori che si sono visti costretti a ‘digitalizzare’, essendosi ormai abituati a guadagnare senza investire – sottopagando chi gli rimaneggiava i vecchi testi per farne delle nuove edizioni-, non si sono certo posto il problema di investire e creare nuovi/innovativi testi….D’altronde navigano a vista come l’andazzo richiede!

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