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Armi antisatellite: la guerra nello spazio minaccia l’infrastruttura digitale



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La guerra moderna passa anche dallo spazio: jamming, spoofing e attacchi cyber possono degradare GPS e comunicazioni senza esplosioni. Con 12.000 satelliti attivi, un colpo alle orbite può bloccare finanza, trasporti, energia e meteo

Pubblicato il 19 gen 2026

Giuseppe Lucci

Ingegnere elettrico, CISINT – Centro Italiano di Strategia e Intelligence



accordo satelliti Leonardo Airbus Thales
Satellites in low-Earth orbit. Elements of this image furnished by NASA.

La guerra moderna non si combatte solo a terra, ma quattrocento chilometri sopra le nostre teste, in un silenzio assoluto. Non servono esplosioni spettacolari: il conflitto si manifesta attraverso segnali GPS degradati, comunicazioni interrotte e flussi dati corrotti. Il rischio maggiore è che la società civile non percepisca la gravità della minaccia finché l’infrastruttura digitale non cesserà improvvisamente di funzionare.

L’importanza dei satelliti per le attività terrestri

Ogni transazione finanziaria, calcolo di rotta o previsione meteorologica dipende da un delicato sistema orbitale composto da circa 12.000 satelliti attivi. La costellazione europea Galileo, ad esempio, non si limita alla navigazione: fornisce il segnale temporale di precisione indispensabile per sincronizzare gli orologi atomici della rete elettrica nazionale. Senza questa sincronia al nanosecondo, il sistema rischierebbe il collasso, innescando blackout a cascata.

Questa dipendenza strategica totale trasforma lo spazio in un bersaglio prioritario per gli stati maggiori di tutto il mondo.

15 novembre 2021, ore 12:27 UTC. Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale ricevono l’ordine perentorio di sigillare i portelli e rifugiarsi nelle capsule Soyuz e Crew Dragon. Non si tratta di un’esercitazione. Tre ore prima, a 480 chilometri di altitudine, la Russia ha disintegrato il proprio satellite Kosmos-1408 mediante un missile DA-ASAT lanciato dal cosmodromo di Plesetsk. L’impatto ha generato oltre 1.500 frammenti tracciabili (Immagine 1) che orbitano a 28.000 km/h, intersecando pericolosamente la traiettoria della ISS. L’equipaggio rimane in stato di allerta per ore, mentre lo sciame di detriti sfiora la stazione a ogni orbita, ogni novanta minuti.

Immagine 1 – FONTE: CSIS, Space Threat Assessment 2022 Aumento dei detriti spaziali dal test ASAT russo ad ascesa diretta nel novembre 2021. Questo test cinetico ha creato oltre 1.500 pezzi di detriti nella zona LEO, orbite basse.

Anche se non sono ufficialmente designati come armi A.SAT., i sistemi missilistici terra-aria delle serie S-400 e S-500 potrebbero probabilmente raggiungere un satellite in orbite basse.

“La Russia sta sviluppando e dispiegando capacità per negare l’accesso e l’uso dello spazio agli Stati Uniti e ai loro alleati. Il test del DA-ASAT dimostra che la Russia continua a perseguire sistemi d’arma controspaziali che minano la stabilità strategica.” Fonte: U.S. Space Command Public Affairs, Nov 15, 2021.

Anatomia delle armi antisatellite: dal missile al malware

Le moderne dottrine militari distinguono diverse categorie di minaccia, spaziando dalla distruzione fisica alla neutralizzazione funzionale.

Armi A.SAT. cinetiche

I missili antisatellite (ASAT) esistono dal 1985, ma il loro uso su larga scala è considerato un suicidio strategico a causa della Sindrome di Kessler. Teorizzata nel 1978, questa sindrome prevede che la distruzione fisica di un satellite generi migliaia di frammenti che, colpendo altri oggetti, innescano una reazione a catena in grado di rendere le orbite impraticabili per decenni.

Nonostante i rischi, la capacità cinetica rimane uno strumento di deterrenza e dimostrazione di forza. Il 15 novembre 2021, la Russia ha distrutto il proprio satellite Kosmos-1408 con un missile a ascesa diretta (DA-ASAT) lanciato da Plesetsk. L’impatto ha generato oltre 1.500 frammenti tracciabili che hanno intersecato la traiettoria della Stazione Spaziale Internazionale, costringendo gli astronauti a rifugiarsi nelle capsule di emergenza. Il Comando Spaziale USA ha condannato il test come una prova della volontà russa di ‘negare l’accesso e l’uso dello spazio’ agli avversari

Armi A. SAT. ad energia diretta (Soft Kill)

Per evitare la produzione di detriti, si prediligono soluzioni che mirano all’accecamento dei sensori. Laser ad alta potenza e armi a microonde (HPM) possono saturare i sensori ottici o ‘friggere’ l’elettronica interna, lasciando il satellite intatto ma operativamente morto. Un precedente storico risale agli anni ’90, quando si sospettò che il satellite britannico Olympus-1 fosse stato colpito da un’arma sperimentale a microonde, causandone la perdita di controllo

Guerra elettronica: jamming e spoofing

Nel dominio dell’invisibile, le armi elettroniche offrono il vantaggio della negabilità.

Jamming (disturbo): saturazione delle frequenze radio con ‘rumore’ elettromagnetico. Già tentato dall’Iraq nel 1991, oggi è una prassi consolidata: sistemi russi mobili come il Tirada-2 sono progettati specificamente per sopprimere le comunicazioni spaziali.

Spoofing (Falsificazione): l’invio di segnali falsi ma credibili per dirottare i sistemi, tecnica che l’Iran ha sostenuto di aver usato nel 2011 per catturare un drone americano RQ-170.

Armi cyber

Essendo i satelliti moderni dei ‘computer volanti’, sono vulnerabili agli attacchi informatici. Un esempio emblematico è l’attacco malware AcidRain del febbraio 2022: colpendo la rete KA-SAT di Viasat poco prima dell’invasione dell’Ucraina, la Russia ha paralizzato migliaia di modem in tutta Europa, interrompendo le comunicazioni militari ucraine e, collateralmente, infrastrutture civili negli stati UE

“L’Unione Europea e i suoi Stati membri, insieme ai partner internazionali, condannano fermamente l’attività cibernetica malevola condotta dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, che ha preso di mira la rete satellitare KA-SAT gestita da Viasat. […] Questo cyberattacco ha avuto un impatto significativo causando interruzioni indiscriminate delle comunicazioni tra diverse autorità pubbliche, aziende e utenti in Ucraina, e ha colpito anche diversi Stati membri dell’UE.’ Fonte: Declaration by the High Representative on behalf of the EU, 10 May 2022.

L’arsenale russo: capacità operative e test recenti

Mosca vanta una reputazione storica nelle capacità spaziali, supportata dal sistema di navigazione GLONASS e da recenti sviluppi offensivi. Oltre al già citato test cinetico del 2021, la Russia ha sviluppato:

Il sistema Nudol (PL-19): un missile intercettore a ascesa diretta testato ripetutamente (almeno dieci volte tra il 2020 e il 2021) per colpire oggetti in orbita bassa.

Satelliti ‘Matrioska’: il satellite Cosmos 2542, ad esempio, ha rilasciato un sub-satellite (Cosmos 2543) in orbita. Sebbene descritti come ispettori, questi veicoli hanno mostrato capacità di manovra aggressive (Rendezvous and Proximity Operations), avvicinandosi a satelliti americani.

Sistemi laser: Il sistema Peresvet, annunciato nel 2018 e ora previsto su vettori aerei, è progettato per accecare i satelliti avversari.

Intelligence dei segnali (SIGINT): la costellazione Liana e i siti di monitoraggio a terra permettono a Mosca di intercettare comunicazioni e segnali radio emessi da satelliti stranieri.

Il 15 aprile 2020, la Russia ha testato il suo sistema Asat ad ascesa diretta PL-19/Nudol, che è stato pubblicamente condannato dal Comando spaziale degli Stati Uniti.

Il PL-19/Nudol (Immagine 1) è stato lanciato dal centro spaziale di Plesetsk nel nord della Russia, percorrendo 3.000 chilometri prima di precipitare nell’Oceano Artico, Il test non ha mostrato avere alcun impatto sugli oggetti in orbita a bassa quota (LEO). Il 16 dicembre 2020, la Russia ha testato nuovamente il sistema, spingendo i funzionari del comando spaziale degli Stati Uniti a dichiarare che ‘i continui test della Russia su questi sistemi dimostrano minacce per gli Stati Uniti.

Immagine 1 – Fonte: PL-19/Nudol (Ministero Difesa Russo)

In aggiunta ai test ripetuti della capacità A. SAT. ad ascesa diretta del sistema Nudol, gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di aver condotto un test A.SAT. co-orbitale nel luglio 2020. Questo test, molto più sofisticato rispetto a quello ad ascesa diretta, ha coinvolto un satellite russo denominato ‘Cosmos 2542’ che conteneva un satellite più piccolo al suo interno, chiamato ‘Cosmos 2543’. Il ministero della Difesa russo ha affermato che questi satelliti ‘matrioska’ o nidificanti, vengono utilizzati per ispezioni di routine e sorveglianza delle altre risorse spaziali della Russia.

La Russia possiede una varietà di armi di antisatellite non cinetiche, come il sistema laser Peresvet annunciato dal presidente russo Vladimir Putin nel 2018. Inizialmente si pensava che Peresvet fosse un sistema laser mobile montato su rimorchio, ma nel 2021 sono stati resi pubblici i piani per montarlo su un vettore aereo.

Tra questi sviluppi ci sono il Tirada-2, un sistema di disturbo mobile per la soppressione delle comunicazioni spaziali, una serie di stazioni automatizzate mobili a terra (Bylina), ed un sistema di comando e controllo mobile che utilizza l’intelligenza artificiale (Immagine 3).

Immagine 3 – FONTE: CSIS, Space Threat Assessment 2021, Tirada-2 m

La posizione europea: eccellenza tecnologica, vulnerabilità strategica

L’Europa dispone di infrastrutture spaziali d’eccellenza ma soffre di un deficit strategico cruciale: nessuna capacità A.SAT. dichiarata, né sistemi di difesa attiva. ‘Abbiamo le migliori tecnologie civili del mondo’, ammette Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA, ‘ma in un dominio sempre più militarizzato, la difesa passiva equivale a vulnerabilità strutturale’.

“A differenza di USA, Russia e Cina, l’Europa non dispone ufficialmente di laser di protezione, capacità anti-jamming attive o sistemi di manovra evasiva per satelliti critici”, spiega Daniel Fiott, analista dell’EU Institute for Security Studies.

“La nostra dottrina è sempre stata puramente difensiva, ma questo significa che se un satellite avversario interferisce con Galileo, non possiamo rispondere simmetricamente. È come avere una cassaforte senza serratura”.

I gap critici sono evidenti:

  1. Accesso allo spazio: con i ritardi di Ariane 6, l’Europa fatica a competere con la cadenza di lancio di SpaceX (10 lanci annui contro 60-80) e i costi dei vettori riutilizzabili.
  2. Frammentazione industriale: nonostante oltre 2.000 aziende nel settore, manca una massa critica paragonabile ai colossi americani o cinesi.
  3. Dipendenza tecnologica: oltre il 60% dei chip ad alte prestazioni nei satelliti europei proviene da USA o Taiwan, rappresentando un ‘tallone d’Achille strategico’

La risposta non risiede nella militarizzazione cinetica, che produrrebbe detriti pericolosi, ma in tre direttrici fondamentali:

  1. Mega-costellazioni e ridondanza: l’architettura distribuita rende l’attacco cinetico economicamente insostenibile. Abbattere un satellite Starlink costa molto più del satellite stesso (rapporto costo attacco/bersaglio 40:1) e la rete si riorganizza automaticamente. L’Europa ha risposto approvando il programma IRIS² (170 satelliti), un primo passo verso la sovranità nelle comunicazioni sicure, sebbene i numeri siano ancora distanti dalle migliaia di unità pianificate dai competitor.
  2. Difesa ‘soft-kill’ e autonomia: l’UE deve sviluppare capacità di risposta proporzionale: sistemi anti-jamming adattivi, laser a bassa potenza per abbagliamento temporaneo (reversibile) e capacità cyber offensive. Parallelamente, è necessario investire nell’autonomia dei componenti critici (processori space-grade) tramite il Chips Act europeo.
  3. Governance unitaria: l’attuale frammentazione decisionale tra ESA, EUSPA e stati membri è pericolosa. Serve un’Agenzia Europea per la Sicurezza Spaziale con mandato chiaro per coordinare la sorveglianza e le risposte agli attacchi

I gap critici: cosa manca all’Europa

Nonostante i progressi, l’Europa accusa ritardi strutturali su diversi fronti:

Capacità di lancio autonome limitate

Ariane 6, dopo anni di ritardi, è diventato operativo nel 2024, ma offre 10 lanci annui contro i 60-80 di SpaceX. Il costo per chilogrammo in orbita resta 3-4 volte superiore ai Falcon 9 riutilizzabili. ‘Senza launcher competitivi, non avremo mai vera autonomia’, sentenzia Luigi Pasquali, Coordinatore Aerospazio di Leonardo. ‘Vega C è eccellente per piccoli satelliti, ma per le mega-costellazioni serve una rivoluzione industriale che ancora non vedo all’orizzonte’.

Assenza di capacità militari dichiarate

A differenza di USA, Russia e Cina, l’Europa non dispone ufficialmente di sistemi anti-jamming attivi, laser di protezione o capacità di manovra evasiva per satelliti critici. ‘La nostra dottrina è sempre stata puramente difensiva’, spiega Daniel Fiott, analista di difesa presso l’EU Institute for Security Studies, ‘ma difesa passiva in un dominio contestato significa vulnerabilità strutturale. Non serve militarizzare lo spazio, ma servono capacità di negazione selettiva: se un satellite avversario interferisce con Galileo, dobbiamo poter rispondere simmetricamente’.

Frammentazione industriale

L’Europa conta oltre 2.000 aziende del settore spaziale, ma nessuna raggiunge la scala di SpaceX, Northrop Grumman o delle controparti cinesi. ‘Abbiamo eccellenza distribuita ma massa critica insufficiente’, analizza Marco Fuchs, CEO di OHB SE, uno dei principali contractor europei. ‘Serve un consolidamento transnazionale. Il modello Airbus ha funzionato nell’aeronautica, va replicato nello spazio. Ma i governi nazionali proteggono le loro campagne nazionali invece di costruire campioni europei’.

Dipendenza tecnologica su componenti critici

Oltre il 60% dei chip ad alte prestazioni utilizzati nei satelliti europei sono di produzione americana o taiwanese. ‘È un tallone d’Achille strategico’, avverte Toni Tolker-Nielsen, Direttore del Telecommunications and Integrated Applications dell’ESA. ‘Con le tensioni geopolitiche, non possiamo dare per scontato l’accesso a tecnologie dual-use. Il Chips Act europeo da 43 miliardi deve prioritizzare i processori space-grade, altrimenti costruiremo satelliti con cervelli che altri possono decidere di non venderci’.

Carenza di personale qualificato

L’industria spaziale europea stima un deficit di 10.000 specialisti entro il 2030 in aree come ingegneria satellitare, cybersecurity spaziale, intelligenza artificiale per autonomous operations e space law. ‘Le università sfornano talenti eccellenti, ma vanno in America o in Cina dove gli stipendi sono doppi e i progetti più ambiziosi’, lamenta Pierre Lionnet, direttore di ASD-Eurospace. ‘Serve un piano di talent retention europeo con borse di studio, incentivi fiscali e progetti che facciano sognare i giovani ingegneri’.

La velocità come parametro di sopravvivenza

La partita si gioca sulla resilienza sistemica, ma anche sulla velocità decisionale. Non potendo costruire satelliti invulnerabili, dobbiamo costruire ecosistemi ridondanti e adattivi. Il progetto IRIS² con i suoi 170 satelliti entro il 2027 rappresenta un primo passo necessario, ma drammaticamente insufficiente di fronte alle 5.800 unità Starlink già operative e alle mega-costellazioni cinesi Guowang (13.000 satelliti pianificati) e Hongyan (320 in deployment attivo). Come ha avvertito Luigi Pasquali di Leonardo: ‘Il gap si allarga, non si restringe. Chi arriva secondo perde tutto in questo settore’.

L’Europa ragiona con cicli di programmazione quinquennali in un settore dove SpaceX lancia un satellite ogni sei ore. Questa asincronia temporale non è solo un problema di efficienza industriale, è una vulnerabilità strategica. Mentre Bruxelles negozia budget e mandati, gli avversari dispiegano capacità operative. La Russia ha testato il sistema Nudol almeno dieci volte tra il 2020 e il 2021. La Cina ha condotto tre test ASAT tra il 2007 e il 2013. Gli Stati Uniti mantengono capacità antisatellite dichiarate dal 2008. L’Europa discute ancora se sia opportuno sviluppare sistemi di difesa attiva.

Tre transizioni urgenti e non negoziabili

La trasformazione necessaria richiede tre passaggi fondamentali che devono avvenire simultaneamente, non sequenzialmente.

Governance unificata

La prima riguarda la governance. L’attuale frammentazione tra ESA (che non è UE), EUSPA, agenzie nazionali, Consiglio dell’UE e DG DEFIS diluisce responsabilità ed efficacia. Serve un’autorità unica—un’Agenzia Europea per la Sicurezza Spaziale—con mandato chiaro: proteggere gli asset orbitali europei, coordinare le risposte agli attacchi, gestire la sorveglianza spaziale con autonomia decisionale. In caso di jamming contro Galileo o cyber contro IRIS², chi decide la risposta? Chi coordina con gli Stati membri? Chi attiva le contromisure? Oggi: nessuno con autorità chiara. Questa ambiguità è un invito all’aggressione.

Autonomia tecnologica

La seconda riguarda l’autonomia tecnologica. L’Europa traccia attualmente 25.000 oggetti spaziali ma dipende dai dati americani del Joint Space Operations Center per il quadro completo. Oltre il sessanta per cento dei chip ad alte prestazioni utilizzati nei satelliti europei sono di produzione americana o taiwanese. Non puoi difendere ciò che non vedi, e non puoi costruire sovranità con cervelli elettronici altrui. L’investimento di 500 milioni di euro in EU Space Surveillance and Tracking è un inizio, ma serve almeno il triplo per raggiungere l’autonomia completa entro il 2028. Il Chips Act europeo da 43 miliardi deve prioritizzare i processori space-grade, altrimenti costruiremo satelliti che altri possono decidere di non venderci o di spegnere a distanza.

Sviluppo di capacità difensive ‘soft-kill’

La terza è la più difficile politicamente: sviluppare capacità difensive ‘soft-kill’. L’Europa non può e non deve costruire missili antisatellite cinetici come il Nudol russo, genererebbero detriti, violerebbero la propria dottrina, innescherebbero escalation. Ma può e deve dotarsi di capacità di risposta proporzionale: sistemi anti-jamming adattivi che cambiano frequenze in tempo reale, laser ground-based a bassa potenza per abbagliare temporaneamente sensori ostili (reversibile, non distruttivo, legalmente difendibile), propulsori ad alta efficienza per manovre evasive, capacità cyber offensive per penetrare sistemi di comando satellitari nemici. Il principio deve essere chiaro: negazione temporanea, non annientamento. Difesa attiva, non militarizzazione offensiva.

Il costo dell’inazione sarebbe devastante: un’interruzione di cinque giorni del sistema Galileo costerebbe all’economia europea 5 miliardi di euro. Come avverte Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA: ‘Abbiamo perso vent’anni, non possiamo permetterci di perderne altri dieci’

Bibliografia

Kessler, D. J., & Cour-Palais, B. G. (1978). Collision frequency of artificial satellites: The creation of a debris belt. (Fonte della ‘Sindrome di Kessler’).

U.S. Department of State / NASA (15 novembre 2021). Comunicati ufficiali e reportistica sul test missilistico russo contro il satellite Kosmos-1408.

SentinelOne Labs (2022). AcidRain: A Modem Wiper Rains Down on Europe. (Analisi tecnica del malware utilizzato nell’attacco a Viasat).

European Space Agency (1991-1993). Report sull’anomalia del satellite Olympus-1.

SpaceX / Starlink (2022). Documentazione tecnica sugli aggiornamenti software in risposta alle attività di jamming in teatro operativo ucraino.

Analisi Difesa 2023, Giuseppe Lucci. Armi antisatellite: un quadro della minaccia. – Le capacità anti-satellite russe. – Il ruolo dei piccoli satelliti per la difesa.

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