I sistemi anti-drone sono una priorità strategica per la difesa europea. La rapida diffusione di droni commerciali a basso costo, impiegati in configurazioni tattiche sempre più sofisticate, ha imposto una revisione profonda delle architetture di protezione aerea, accelerando l’integrazione di tecnologie che fino a pochi anni fa erano confinate alla ricerca avanzata.
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La nuova logica della saturazione: sciami, costi e difesa a strati
La proliferazione di UAS low-cost ha introdotto una nuova logica operativa: la saturazione attraverso sciami, decoy e attacchi multi-asse. Questo fenomeno sta ribaltando l’economia della difesa aerea tattica. Non si tratta più solo di probabilità d’ingaggio, ma di sostenibilità del costo-per-intercetto e disponibilità di munizionamento.
In questo scenario la tesi è netta: l’Europa deve industrializzare una difesa anti-drone a strati, dove il “cervello” è l’integrazione C2 e la “mano” combina effettori non cinetici (EW, spoofing) e cinetici, con i sistemi ad energia diretta come cerniera per rendere il modello scalabile.
Coerentemente con Readiness 2030, l’obiettivo non è sommare tecnologie, ma trasformare soluzioni frammentate in una capability certificabile e replicabile per basi, porti, aeroporti e infrastrutture critiche dual-use, senza bruciare risorse su ingaggi economicamente irrazionali.
Dalla policy alla capability: perché Readiness 2030 spinge su anti-drone e DEW
Il White Paper for European Defence – Readiness 2030 e il piano ReArm Europe indicano tra le priorità i droni avanzati e le tecnologie anti-drone, includendo laser ad alta energia e nuovi effettori.
La combinazione SAFE (prestiti) ed EDF (R&S cooperativa) conta perché finanzia l’intera catena: sensoristica, fusione dati, networking, cyber-resilienza e standardizzazione, ossia ciò che rende la difesa anti-UAS integrabile nelle architetture alleate e acquistabile in modo congiunto. Il vincolo è anche regolatorio: molte componenti sono dual-use, ricadono in controlli export e requisiti di compliance e cybersecurity, e quindi impattano supply chain, certificazione e tempi di delivery.
In sintesi, Readiness 2030 richiede un “sistema di sistemi” difendibile anche sul piano legale e cyber, non una piattaforma isolata. Un segnale aggiuntivo di maturazione è la spinta al procurement comune: NCIA ha lanciato nel 2025 procedure di procurement C-UAS multi-categoria (on-the-move, transportable, static) per 3,1 milioni di euro, mentre a fine 2025 ha avviato il programma UNITE-BRAVE NATO per cooperazione con l’Ucraina su tecnologie C-UAS e ISR, con obiettivo di accelerare acquisizioni e standard di interoperabilità tra Alleati.
Un modello operativo “detect–decide–defeat” per ribaltare la cost curve
Il framework che sta emergendo è una kill chain compressa, governata da tre KPI: tempo di rilevamento/identificazione, costo medio di neutralizzazione, resilienza in saturazione. Nel sensing servono radar per bersagli lenti e piccoli, EO/IR e RF detection per scovare link e profili anomali, oltre ad algoritmi di classificazione che riducano i falsi positivi vicino a infrastrutture e in ambiente urbano.
Lo strato decisionale è il vero moltiplicatore: un C2 che correla tracce e assegna l’effettore “più economico sufficiente” in base a regole d’ingaggio e vincoli di safety (anche rispetto allo spazio aereo civile). Lo strato effettori deve restare plurale: EW/jamming è efficace ma non universale; l’intercettazione cinetica resta necessaria; i sistemi ad energia diretta (laser e radiofrequenza/microonde) abilitano la gestione di volumi elevati riducendo la dipendenza da scorte missilistiche.
La conseguenza è industriale: standard di interfaccia, cataloghi interoperabili e un ciclo di test continuo che validi performance e sicurezza in scenari realistici.
Cosa sta funzionando in Europa: test NATO e progressi su laser e radiofrequenza
Le esercitazioni stanno diventando il luogo dove la tecnologia si trasforma in requisito. REPMUS 2024 in Portogallo ha incluso test di sistemi C-UAV e ha esplicitato il tema economico dell’ingaggio, indicando un futuro mix che combina EW e, progressivamente, armi a energia diretta. Nell’estate 2025 Baltic Trust 25 in Lettonia, organizzata con il supporto della NATO Communications and Information Agency, ha riunito unità e industria per provare nuove tecnologie e l’intera kill chain dalla detection all’engagement.
DragonFire, HELMA-P e le joint venture: i programmi nazionali a confronto
Sul fronte DEW, in Regno Unito DragonFire ha effettuato nel gennaio 2024 il primo firing ad alta potenza contro bersagli aerei e nel novembre 2025 è stato assegnato un contratto da 316 milioni di sterline per forniture alla Royal Navy dal 2027, con MBDA UK, QinetiQ e Leonardo.
Il sistema sarà installato su cacciatorpediniere Type 45 con primi fit previsti per il 2027, cinque anni prima del calendario originario. In Francia, CILAS ha dichiarato l’impiego del laser HELMA-P per protezione anti-drone durante i Giochi di Parigi 2024 e l’ordine di ulteriori sistemi.
In Germania, Rheinmetall e MBDA hanno comunicato nel 2025 risultati di prova con oltre 100 live-firing trials su un dimostratore navale e all’inizio del 2026 la costituzione di una joint venture per sistemi laser navali.
Cooperazione transfrontaliera e armi a radiofrequenza: la logica del costo marginale
Il panorama europeo si sta rapidamente strutturando. Oltre ai sistemi nazionali, emergono iniziative di cooperazione industriale transfrontaliera, con joint venture e consorzi che combinano expertise complementari su laser, radar e C2, accelerando il time-to-market e riducendo duplicazioni nei programmi di sviluppo.
In parallelo, il MoD britannico ha annunciato a fine 2024 il primo test di un’arma a radiofrequenza per contrastare sciami, evidenziandone la logica di costo marginale molto basso. Il messaggio comune è chiaro: le DEW non “sostituiscono” l’anti-drone, ma risolvono il problema della scala quando l’attacco punta sulla quantità.
Implicazioni per l’Italia: protezione dual-use e posizionamento industriale
Per l’Italia la priorità è proteggere nodi logistici e infrastrutture critiche con soluzioni coerenti con Readiness 2030 e integrabili, evitando acquisizioni isolate. In parallelo, va costruito un posizionamento industriale lungo le componenti dove esiste vantaggio comparato: sensori, effettori RF, integrazione C2, cybersecurity, test & evaluation. Leonardo, ad esempio, propone sistemi Counter-UAS basati su sensori elettro-ottici e tecnologie RF, ed è parte della filiera DragonFire.
Anche la dimensione “market access” è concreta: nel novembre 2025 l’Italia ha promosso presso la NATO un Industry Day dedicato a droni e counter-drone con la partecipazione di aziende e start-up nazionali.
La traiettoria operativa è quindi triplice: architetture C-UAS modulari e standardizzate per ridurre costi e tempi di integrazione; un ciclo continuo di test per rincorrere l’evoluzione delle minacce; una filiera export-compliant che affronti proattivamente vincoli dual-use e cyber. Se governata con standard, interoperabilità e procurement rapido, la difesa anti-drone e laser diventa per l’Italia non solo un requisito di sicurezza, ma una leva industriale nel perimetro Readiness 2030.

















