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Iran-Usa, ecco la guerra post-umana: droni e attacchi cyber



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L’operazione “Ruggito del Leone” e la risposta iraniana con missili e droni verso Paesi del Golfo; attacchi cyber da Usa-Israele contro Iran e replica in preparazioni. Elementi mostrano la guerra post-umana: contano raccolta, correlazione e traduzione dei dati in decisione operativa

Pubblicato il 2 mar 2026

Marco Bacini

Professore di Omnichannel Marketing



Iran Usa droni cyber

Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti ha assunto, nelle ultime ore, proporzioni di vasta scala che travalicano il mero confronto regionale caratterizzandosi come paradigma delle nuove guerre del XXI secolo. Un paradigma tecnologico e digitale. 

L’operazione militare “Ruggito del Leone”, lanciata da Israele con il supporto degli Stati Uniti contro obiettivi strategici iraniani, ha scatenato una risposta immediata di Teheran con ondate di missili balistici e droni contro basi statunitensi, infrastrutture regionali e centri urbani nei Paesi del Golfo, incluso Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait.

L’Iran prepara anche attacchi cyber, che hanno per altro caratterizzato anche parte dell’offensiva Usa-Israele.

Questa dinamica ha innalzato al massimo livello la tensione internazionale e offerto, insieme allo stillicidio di dati in tempo reale, una chiave di lettura privilegiata della guerra post-umana, guerra in cui l’elemento decisivo risiede nella capacità di raccogliere, processare e tradurre informazione in decisione operativa con velocità senza precedenti.

Nel conflitto contemporaneo, la superiorità continua in parte a misurarsi sulla quantità di mezzi dispiegati, ma si misura anche sulla capacità di strutturare conoscenza dai flussi di dati eterogenei raccolti da piattaforme autonome, sensoristica avanzata e da reti di intelligence integrate. La velocità informazionale diventa moltiplicatore di potenza strategica e lo Stato che possiede un vantaggio strutturato nell’elaborazione cognitiva di segnali operativi consegue un vantaggio competitivo critico.

Iran-Usa. Droni, saturazione dello spazio aereo e nuova varietà di attacchi

Le cronache delle ultime 72 ore spiegano la trasformazione in modo tangibile. L’Iran ha lanciato un numero molto elevato di droni e missili contro diverse località degli Emirati Arabi Uniti, tra cui Dubai e Abu Dhabi, oltre a Kuwait, Qatar e Bahrein, con centinaia di sistemi intercettati dalle difese aeree regionali. Secondo il ministero della Difesa degli EAU, sono stati rilevati 137 missili balistici e 209 droni lanciati verso il territorio emiratino, la maggior parte dei quali intercettati, pur con cadute di detriti su aree urbane e strutture civili.

La saturazione dello spazio aereo crea un fenomeno operativo nuovo, perché le difese anti-aria devono gestire “orde” di UAV, cioè veicoli aerei senza equipaggio, con piena diversità di profili e velocità, spesso in sinergia con missili balistici e da crociera. Nel caso degli Emirati, Dubai International Airport e Zayed International Airport hanno subito danni diretti, con sospensioni di voli e evacuazioni di passeggeri dopo il colpimento di terminal e di alcune infrastrutture importanti.

Sciami coordinati e compressione dei segnali

Questa modalità operativa riflette un uso deliberato dei droni non solo come estensione tattica dei mezzi armati ma come sollecitazione deliberata dei processi decisionali avversari. Sciami coordinati di UAV e bombardamenti multipli producono un “effetto moltiplicatore” di segnali sensoriali, costringendo le catene di elaborazione avversarie a trattare simultaneamente montagne di dati in un tempo di compressione critico.

Attacchi cyber Iran-Usa

Nelle stesse ore in cui l’offensiva cinetica è salita di intensità, si sta aprendo (o riaprendo) anche il fronte cyber: secondo ricostruzioni circolate su media internazionali e analisi di osservatori di rete, si è registrata una “ondata di operazioni cyber” con defacement di siti iraniani e la compromissione di BadeSaba, un’app molto diffusa (calendario/preghiera), usata per veicolare messaggi politici sui dispositivi colpiti; parallelamente, diversi monitor hanno rilevato un crollo anomalo della connettività Internet in Iran in due momenti distinti (riportati anche come 07:06 e 11:47 GMT/UTC), con livelli di accesso ridotti a una frazione di quelli ordinari.

Il punto, oggi, è che non è ancora chiaro che cosa stia “causando” il buio digitale: potrebbe essere l’effetto di azioni ostili su nodi e servizi di telecomunicazione, ma potrebbe anche essere (in tutto o in parte) una misura deliberata interna di restrizione e controllo delle informazioni, che l’Iran ha già adottato in passato in fasi di crisi.

Dentro questo quadro, che cosa potrebbe succedere nelle prossime ore/giorni è abbastanza coerente con gli indicatori già citati: cresce l’aspettativa di una rappresaglia cyber pro-Iran, spesso condotta tramite proxy e gruppi “hacktivisti”, con un primo livello ad alta probabilità fatto di DDoS e azioni di disturbo/propaganda (rapide, economiche, mediatiche), e un secondo livello più rischioso fatto di hack-and-leak (furto e pubblicazione selettiva di dati) e, nei casi peggiori, wiper e attacchi distruttivi pensati per fermare l’operatività più che per monetizzare.

Ma c’è da sapere per le aziende europee (anche italiane) che un eventuale blackout domestico non impedisce operazioni all’estero: attività pre-posizionate, infrastrutture distribuite e operatori fuori dal Paese possono mantenere la capacità di colpire, e i bersagli “di ritorno” potrebbero includere settori civili e commerciali, fornitori IT e catene di fornitura (MSP/terze parti) utili ad amplificare l’impatto con un’unica intrusion

Dal ciclo OODA alla compressione cognitiva della velocità informazionale

La teoria classica del ciclo decisionale, formulata dal colonnello John Boyd come OODA Loop (Osserva, Orienta, Decidi, Agisci), descriveva la superiorità come la capacità di completare cicli decisionali più rapidamente dell’avversario, ma nel conflitto odierno, questo concetto si applica su scala e velocità radicalmente ampliate, perché sensori, algoritmi predittivi e piattaforme autonome operano in simultaneità, riducendo la distanza temporale tra percezione e azione a millisecondi, e quindi comprimendo drasticamente lo spazio in cui la decisione politica e strategica umana può esercitarsi in modo lineare.

I droni oggi raccolgono immagini, segnali elettronici e dati chiave, gli algoritmi li classificano, li correlano e convertono in insight operativi. La disponibilità di tali capacità aumenta la rapidità decisionale e impone nuovi modelli di comando e controllo, dove la supervisione umana si concentra sulla definizione degli obiettivi e sulla governance etica, mentre la macchina accelera l’esecuzione.

Questa dinamica che è un potenziamento tecnologico, diventa però una variazione qualitativa della guerra, dove il conflitto è metabolizzato attraverso reti cognitive ibride che mescolano sensori fisici, reti digitali e sistemi algoritmici autonomi. La forza diventa quindi funzione della capacità cognitiva dei sistemi e della loro interoperabilità con le strutture decisionali politiche.

Escalation, deterrenza e instabilità cognitiva

La compressione delle decisioni, accelerata dalla dinamica di sciami e saturazione dello spazio aereo, produce rischi sistemici di escalation rapida. Quando molti sistemi automatizzati operano simultaneamente, la possibilità che un segnale erroneo, un falso positivo, o un errore di classificazione algoritmica, generino una catena di risposte concatenanti cresce. Le difese anti-aria degli Emirati ad esempio hanno intercettato con successo gran parte dei lanci iraniani, ma la caduta di detriti ha causato danni civili e vittime, evidenziando come persino un controllo tecnico efficace non elimina gli effetti collaterali in un ambiente dove la densità di segnali è enorme.

Mentre la deterrenza classica si basa su capacità dichiarate e prevedibili, nel conflitto post-umano la deterrenza dipende dalla capacità di mantenere controllo cognitivo dei processi decisionali pur operando in sistemi saturi di informazioni generate simultaneamente. La velocità informazionale diventa così parte integrante del concetto di credibilità strategica.

Dimensione politica e governance tecnologica della velocità informazionale

La guerra post-umana pone interrogativi oltre l’orizzonte puramente militare, il ruolo delle grandi potenze, la responsabilità delle alleanze, le regole di ingaggio internazionali e i limiti etici delle operazioni autonome sono questioni sempre più presenti e con intensità crescente. Le democrazie occidentali devono articolare dottrine di uso dell’AI che tutelino la sovranità decisionale umana, garantiscano trasparenza delle catene algoritmiche e prevengano derive di escalation incontrollata.

Conseguenza di tutto ciò è la governance delle infrastrutture digitali critiche su cui si regge la velocità informazionale e penso a data center, reti sicure, capacità di calcolo ad alte prestazioni e interoperabilità di sistemi globali. La guerra post-umana si combatte sul dominio fisico, ma sempre più anche sul dominio cognitivo, e la capacità di dominare questi due livelli diventa la nuova frontiera della superiorità strategica.

Conclusione

Il conflitto Iran–Israele–USA e la reazione iraniana sui Paesi del Golfo mostrano con nettezza come la guerra del XXI secolo sia definita più dalla capacità di produrre conoscenza operativa rapidamente che dalla mera disponibilità di mezzi convenzionali. La velocità informazionale diventa il nuovo criterio di potere, trasformando il ciclo decisionale, pur mantenendo la responsabilità politica nelle mani umane. Comprendere questo paradigma significa riconoscere il cambiamento di fondo nella natura della guerra che diventa competizione tra architetture cognitive ibride in grado di trasformare dati in decisione. La guerra post-umana è in atto, e la sua comprensione teorica e politica è condizione necessaria per formulare politiche di sicurezza e deterrenza efficaci nelle prossime decadi.


Bibliografia essenziale

Bacini, Marco “Intelligence, geopolitica e le nuove frontiere della sicurezza: dalla cyber intelligence alla guerra post-umana”, 2024.

Ministero della Difesa. IA e Difesa – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale, Edizione 2026.

DIS – Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, 2024.

European Parliament Research Service. Defense and Artificial Intelligence, 2025.

Scharre, Paul. Army of None: Autonomous Weapons and the Future of War. W. W. Norton & Company, 2018.

Le Scienze. Come funzionano gli sciami di droni: dall’attacco con gli Shahed iraniani alle nuove dinamiche di saturazione dello spazio aereo, 2025. https://www.lescienze.it/news/2025/06/23/news/sciami_droni_armati_iran_ucraina-19500741/

Sky TG24. Attacchi iraniani contro Dubai e Abu Dhabi: intercettazioni e danni da detriti, 2026. https://tg24.sky.it/mondo

ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Analisi su Medio Oriente, deterrenza e tecnologie militari avanzate. https://www.ispionline.it

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