Data-Centric Security

Sicurezza ICT, il dato diventa il nuovo perimetro aziendale



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Il superamento del modello castle-and-moat spinge la cybersecurity verso una protezione centrata sul dato. Micro-segmentazione, UEBA, honeypots, DLP e crittografia ridefiniscono il ruolo del CISO, chiamato a contenere infiltrazioni, insider inconsapevoli ed esfiltrazioni silenziose senza sacrificare governance e trasparenza

Pubblicato il 6 ago 2026

Livio Pianura

Ceo di Logos Technologies



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Il perimetro aziendale è morto: nell’era della fluidità digitale, le mura dei vecchi firewall sono diventate reperti archeologici di una guerra che non esiste più. La nuova frontiera della cybersecurity non si combatte sulle linee di trincea, ma nel cuore pulsante dei dati, minacciati da infiltrazioni granulari e “insider” inconsapevoli. Il tramonto del modello castle-and-moat impone oggi una metamorfosi radicale: dalla difesa statica alla protezione capillare.

Tra micro-segmentazione, algoritmi comportamentali UEBA e trappole informatiche, la sfida per il CISO moderno è trasformare ogni singolo bit in un asset intelligente capace di autodifendersi.

Oggi assistiamo a una vera e propria guerriglia digitale, dove le asimmetrie tra attaccante e difensore impongono un cambio di paradigma: dalla difesa delle mura alla protezione capillare del dato. La sfida per i professionisti ICT non è più solo respingere l’intrusione esterna, ma neutralizzare l’infiltrazione granulare e l’esfiltrazione silenziosa condotta da unità offensive indipendenti o insider inconsapevoli.

Data-Centric Security oltre il modello castle-and-moat

Il fallimento del modello castle-and-moat (strategia di rete tradizionale in cui le risorse aziendali sono protette all’interno di un perimetro sicuro – il castello – difeso da firewall e VPN – il fossato – e chiunque si trovi all’esterno è considerato una minaccia, mentre chi è dentro è considerato attendibile) risiede nella sua incapacità di gestire il “movimento laterale” e lo Shadow IT.

Gli utenti aziendali, spesso per necessità operative o scarsa consapevolezza, utilizzano strumenti non autorizzati che mimano l’occultamento tipico delle cellule di resistenza tra la popolazione civile. Questo “Low-Profile Movement” rende i dati vulnerabili a tecniche di esfiltrazione granulare, note come Slow Drip: una fuoriuscita di informazioni a bassissima frequenza che evita deliberatamente i trigger di soglia dei sistemi di monitoraggio tradizionali.

Per contrastare questa asimmetria, la governance ICT deve evolvere verso una Data-Centric Security, spostando il focus dall’infrastruttura al singolo pacchetto informativo. Proteggere il dato significa renderlo “intelligente” e capace di autodifendersi, indipendentemente dal contenitore o dalla rete in cui transita.

Micro-segmentazione e contenimento delle incursioni asimmetriche

La risposta tecnica a queste incursioni asimmetriche risiede nella creazione di “celle di resistenza” interne alla rete tramite la micro-segmentazione. Isolare gli asset critici in segmenti logici indipendenti permette di contenere l’attaccante, impedendo che la compromissione di un singolo endpoint si trasformi in una catastrofe sistemica.

In questa architettura, ogni endpoint smette di essere un punto debole per trasformarsi in un sensore avanzato, una vedetta capace di risposta autonoma grazie all’integrazione con sistemi SOAR (Security Orchestration, Automation, and Response, ossia piattaforme software che integrano diversi strumenti di sicurezza per raccogliere dati sulle minacce, che automatizzano le risposte agli incidenti tramite “playbook”, riducendo i tempi di intervento umano e ottimizzando la gestione dei flussi operativi). L’automazione è l’unica arma efficace contro la rapidità delle tattiche “mordi e fuggi”, riducendo i tempi di reazione da ore a millisecondi.

UEBA, honeypots e tracciamento delle anomalie

Tuttavia, la tecnologia da sola non basta se non è supportata dall’analisi del fattore umano. Qui entra in gioco la User and Entity Behavior Analytics (UEBA). A differenza dei sistemi basati su firma, la UEBA identifica l’anomalia non tramite il codice del malware, ma attraverso la deviazione dalle consuetudini operative dell’utente.

Se un dipendente inizia ad accedere a database insoliti in orari non convenzionali, il sistema interviene preventivamente. Per affinare questa difesa, l’uso di Honeypots (trappole informatiche) diventa essenziale: creare obiettivi fittizi permette di distogliere l’attore ostile dagli asset reali, studiandone le tattiche in un ambiente controllato e sicuro. Tecniche di Watermarking e Fingerprinting (metodi di protezione dei contenuti digitali che consistono nell’inserire dati nascosti e permanenti all’interno di un file per certificarne l’origine e la proprietà – Watermarking – o per tracciare l’identità dell’utente finale e individuare eventuali diffusioni illecite, ossia Fingerprinting) completano il quadro, marcando i file in modo indelebile per tracciare la “talpa” o il punto esatto di origine di una fuga di dati, garantendo una forensics post-incidente rigorosa e incontrovertibile.

DLP, GDPR e trasparenza nella difesa del dato

La transizione verso una difesa diffusa solleva interrogativi cruciali sulla gestione della superficie di attacco e sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Implementare una DLP efficace richiede un monitoraggio che deve necessariamente scontrarsi con il GDPR e lo Statuto dei Lavoratori.

La sfida per il CISO (Chief Information Security Officer) moderno è garantire la sicurezza dei segreti industriali senza scivolare in una sorveglianza invasiva che mini il clima aziendale. La soluzione risiede nella trasparenza algoritmica e nella crittografia: rendere il “bottino” informativo inutilizzabile in caso di cattura attraverso la crittografia at rest e in transit riduce la necessità di monitorare il contenuto specifico delle comunicazioni, concentrandosi invece sui flussi e sui metadati.

Social Engineering e resilienza operativa

Un altro pilastro fondamentale è il contrasto al Social Engineering. Poiché l’insider è spesso un collaboratore reclutato involontariamente attraverso l’inganno, i protocolli di formazione devono evolvere verso una consapevolezza tattica. Il dipendente deve comprendere che la sua postazione è parte di un ecosistema di difesa collettiva.

Parallelamente, la resilienza deve essere garantita da strategie di Disaster Recovery capaci di mantenere i servizi essenziali attivi anche sotto assedio logico o durante una compromissione parziale. Non si tratta solo di prevenire il danno, ma di saper operare “in degradazione”, mantenendo la continuità del business mentre le unità di risposta isolano e neutralizzano la minaccia.

Sicurezza ICT come postura di resistenza capillare

In conclusione, la metamorfosi della sicurezza ICT richiede l’abbandono della mentalità perimetrale a favore di una postura di resistenza capillare. Solo attraverso la combinazione di segmentazione dinamica, intelligenza comportamentale e una governance trasparente è possibile proteggere il patrimonio informativo aziendale. In un’epoca di asimmetrie digitali, l’obiettivo non è più costruire mura più alte, ma rendere il dato un asset dinamico, tracciabile e intrinsecamente sicuro, trasformando l’intera organizzazione in un organismo resiliente capace di neutralizzare le minacce interne ed esterne prima che possano generare un impatto critico.

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