A che punto è il fotovoltaico in Italia? Il nostro Paese è un caso eccezionale di bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, uno specchio che riflette tutte le contraddizioni della transizione energetica.
Indice degli argomenti
Boom di potenza installata, frenata delle faiglia: i dati del fotovoltaico in Italia
I dati sulla produzione solare raccontano una crescente diffusione dei grandi impianti e un aumento significativo della potenza installata: secondo Italia Solare (fonte Terna, 30 settembre 2025) in Italia risultano connessi 2.040.850 impianti fotovoltaici per un totale di 41.154 MW. Sulla carta, l’Italia sembra correre veloce verso un futuro più sostenibile.
A guardare meglio, però, dietro questa tendenza positiva si nasconde una realtà più complessa: la frenata del segmento residenziale, il vero indicatore della maturità energetica di un paese. Nei primi nove mesi del 2025, gli impianti sotto i 20 kW, tipicamente installati da famiglie e piccole attività, sono stati 151.483, registrando un calo del 30% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre la potenza installata si ferma a 974 MW, in diminuzione del 27%.
La deduzione è logica: se a espandersi sono quasi esclusivamente i grandi impianti industriali significa che il sistema pensato per l’installazione domestica non è ancora semplice, veloce e accessibile ai cittadini. Facciamo bene, sì, ma non abbastanza. Cresciamo ma non nei cardini in cui la trasformazione può diventare strutturale: nelle case, nei condomìni, nelle piccole imprese, nei luoghi dove l’energia entra nella vita quotidiana e non rimane soltanto un fatto esclusivamente industriale.
Fotovoltaico in Italia tra infrastrutture, burocrazia e instabilità degli incentivi
Il fotovoltaico in Italia ha, dunque, un potenziale enorme ma avanza a rilento e le ragioni sono profonde. La prima criticità ha a che fare con le infrastrutture di rete, ancora incapaci di sostenere la domanda prevista per i prossimi decenni. Ritardi nei preventivi di connessione, saturazione a livello locale, difformità di procedure e criteri tecnici tra territori creano gravi colli di bottiglia, bloccando progetti anche validi.
A questo si aggiungono i vincoli normativi e paesaggistici, applicati senza proporzionalità e spesso in contesti dove non sarebbero necessari. Iter frammentati, autorizzazioni che richiedono mesi, normative in continuo cambiamento e mancanza di chiarezza impediscono di pianificare con fiducia gli interventi di efficientamento energetico, complicando un processo che dovrebbe essere ordinario e limitando la scalabilità del settore.
Diffidenza, pregiudizi e convenienza percepita
Una questione non meno rilevante è rappresentata dai retaggi culturali: persistono infatti diffidenza e pregiudizi, con la convinzione che il fotovoltaico sia difficile da gestire o poco conveniente.
Incentivi instabili e cambiamenti improvvisi
Un’altra ragione, infine, è di natura economica: dopo la stagione dei maxi-incentivi che hanno dopato il settore, molti strumenti di sostegno sono stati rimossi o modificati ex abrupto, rallentando molti progetti validi e generando incertezza tra cittadini e imprese.
Oggi serve con urgenza una strategia diversa: incentivi chiari, stabili e sostenibili per le casse dello Stato, accessibili a tutti e, idealmente, modulati sul reddito, in grado di sostenere la domanda in modo continuo e a colpi di interruzioni randomiche. La transizione energetica non può procedere a “start and stop”, come visto negli ultimi anni tra Superbonus e l’eliminazione dell’opzione dello sconto in fattura. Fondamentale è semplificare le procedure: il fotovoltaico non ha bisogno di booster artificiali ma di un contesto in cui possa svilupparsi liberamente e senza ostacoli.
Dal progetto all’impianto in 15 giorni, grazie al digitale
In un contesto caratterizzato da regole del gioco che spesso ostacolano più che abilitare, abbiamo installato oltre 450 impianti fotovoltaici in Veneto e Friuli-Venezia Giulia, intervenendo laddove l’impatto può essere immediato: la digitalizzazione di circa l’80% del processo. Si inizia dalle attività di autorizzazione: raccolta dei documenti, verifiche preliminari, invio agli enti e tracciamento dello stato delle pratiche. Standardizzare questa fase tramite piattaforme interne proprietarie elimina l’incertezza che tutti i clienti sperimentano – “chissà a che punto è la mia pratica” – e riduce settimane di attesa dovute al passaggio da una scrivania all’altra.
Seguono poi progettazione e preventivazione: per questa fase abbiamo sviluppato un configuratore online che permette di progettare l’impianto in pochi minuti, simulando anche le opportunità di risparmio, con consulenza da remoto e zero sorprese. Uno strumento che supera i limiti di un PDF tradizionale ed elimina la necessità di sopralluoghi e step intermedi. Infine, anche il monitoraggio e la manutenzione non possono più seguire metodi di vent’anni fa.
Monitoraggio predittivo e manutenzione in tempo reale
Infine, la digitalizzazione coinvolge anche il monitoraggio: servono sistemi capaci di controllare l’impianto in tempo reale, analizzare i dati e intervenire in modalità predittiva, prevenendo i problemi prima che si manifestino.
L’obiettivo non è l’innovazione tecnologica fine a sé stessa ma rimuovere ogni attrito lungo il processo. Grazie a questo metodo “all-in-one”, abbiamo ridotti i tempi di attivazione di un impianto a soli 15 giorni rispetto ai 60 della media di mercato, portando il fotovoltaico rapidamente nelle case e nelle aziende degli italiani.
Comunità energetiche e fotovoltaico in Italia come leva di partecipazione
Per noi il digitale nel fotovoltaico non è un semplice supporto, è l’unica infrastruttura in grado di garantire risultati concreti nei tempi necessari per raggiungere gli obiettivi climatici europei. Green Deal e target 2030-2050 sensibilizzano, sì, sull’emergenza della transizione energetica ma la domanda da parte di famiglie e piccole imprese di installare pannelli fotovoltaici non aumenta perché “lo chiede l’UE”.
Il mercato avanza solo se esistono incentivi chiari e processi semplici. Lo stesso vale per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), l’unica strada per trasformare la missione climatica in un progetto attivo, collettivo e inclusivo. Attivarle deve essere semplice, chiaro e scalabile, facile quanto aprire un conto online. Ognuno di noi può dare un contributo ma soltanto se messo nelle condizioni di farlo.
Fotovoltaico in Italia: dalla tecnologia alle scelte concrete
La transizione energetica in Italia non è più una questione di tecnologie disponibili, ma di scelte concrete. Il fotovoltaico ha già dimostrato di funzionare, di essere competitivo e di poter incidere in modo reale sulla riduzione dei costi energetici e delle emissioni. Ciò che manca è la capacità di trasformarlo da opportunità teorica a esperienza quotidiana, accessibile e diffusa. Finché installare un impianto resterà un percorso a ostacoli, il cambiamento procederà lentamente e in modo diseguale.
Il vero salto di qualità arriverà quando produrre energia pulita diventerà semplice quanto consumarla, quando famiglie, imprese e comunità potranno partecipare senza timori né complessità inutili. Solo allora il fotovoltaico smetterà di essere un capitolo delle politiche industriali e diventerà un’infrastruttura sociale, condivisa e capillare. La sfida non è più capire se l’Italia può guidare la transizione energetica, ma decidere quanto in fretta vogliamo farlo.













