Copilot

L’AI entra nei tribunali italiani: ma quanto siamo pronti?



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L’AI (Copilot) nei tribunali italiani è già realtà da gennaio. Ma la tecnologia è arrivata prima della maturità organizzativa che dovrebbe governarla. Ci sono le linee guida del Csm e chiarimenti ministeriali, ma il nodo resta lo stesso: senza formazione e presìdi di governance, l’innovazione rischia di trasformarsi in un boomerang

Pubblicato il 12 gen 2026

Tania Orrù

Privacy Officer e Consulente Privacy Tuv Italia



AI tribunali

Dal primo gennaio Microsoft Copilot ha debuttato nelle Procure e nei Tribunali italiani. E’ un ulteriore tassello del percorso di digitalizzazione della giustizia, perché segna l’ingresso ufficiale dell’AI generativa nel sistema.

L’obiettivo dichiarato è aumentare efficienza e velocità nelle attività di supporto. Al tempo stesso, date le caratteristiche dell’AI generativa, questo passaggio tecnologico è più delicato di altri, come si vede in questi giorni dalle polemiche suscitate dalla novità, ma anche dalla particolare attenzione che ora il Csm (Consiglio superiore della magistratura) e il ministero stanno mostrando al tema.

Che cosa cambia in Procura con Copilot nei tribunali

Copilot, agendo come un assistente virtuale evoluto, permette a magistrati e personale amministrativo di avvalersi di un supporto basato su intelligenza artificiale generativa integrato nell’ecosistema software già in uso negli uffici giudiziari (Word, Outlook, Teams).

In concreto, lo strumento è pensato come supporto operativo per ottimizzare i flussi di lavoro di magistrati e cancellerie, alleggerendo attività ripetitive e di organizzazione documentale.

Le attività di supporto più ricorrenti

Nello specifico, l’utilizzo in tribunale e in procura si focalizza su:

  • Sintesi di atti voluminosi, come fascicoli processuali, con estrazione di punti salienti e date chiave;
  • Analisi documentale e ricerca rapida all’interno di depositi digitali complessi (es. prove o testimonianze);
  • Redazione di bozze di atti amministrativi o documenti di routine;
  • Trascrizione e verbalizzazione, come ausilio nella conversione e organizzazione dei contenuti in udienze o interrogatori.

L’obiettivo dichiarato di questa introduzione tecnologica è contribuire a ridurre l’arretrato civile e penale, sollevando il personale da compiti compilativi per consentire una maggiore concentrazione sull’attività giurisdizionale vera e propria.

Da notare che l’AI gen è ora usata anche dai giudici americani, anche lì con recenti polemiche.

AI e tribunali: le polemiche e la nota del Ministero. Opt-out e limiti d’uso di Copilot nei tribunali

L’associazione di magistrati Area democratica per la giustizia ha espresso perplessità su questi utilizzi. Ha notato l’assenza di una cornice chiara che distingua il supporto tecnologico dall’esercizio della funzione giurisdizionale.

Secondo questa lettura, Copilot entra in un vuoto di maturità organizzativa: mancano linee guida operative condivise, criteri di utilizzo consapevole e percorsi di alfabetizzazione specifica. Il risultato è che la tecnologia diventa oggetto di sospetto, perché percepita come estranea a un sistema non preparato ad accoglierla.

Dopo le polemiche iniziali e in risposta ai dubbi sollevati dalle toghe, il Ministero della Giustizia ha precisato in una nota che l’introduzione di Copilot negli uffici giudiziari non configura, allo stato, un’adozione generalizzata, ma una fase di sperimentazione volontaria, basata su un meccanismo di opt-out.

L’utilizzo dello strumento è rimesso alla scelta del singolo magistrato, che può rifiutarne l’uso (mettendolo per iscritto). Inoltre, l’impiego viene esplicitamente circoscritto ad attività di supporto, con esclusione di qualsiasi incidenza sull’esercizio della funzione giurisdizionale.

La sperimentazione viene presentata come funzionale a una conoscenza diretta dei limiti e delle potenzialità dell’IA, in vista di eventuali sviluppi futuri. La nota ministeriale garantisce inoltre standard di sicurezza, segregazione dei dati e piena conformità alla normativa sulla protezione dei dati personali.

Il Ministero annuncia anche un primo webinar il 26 gennaio per illustrare l’intera sperimentazione e avviare la formazione.

Le linee guida del CSM: paletti per Copilot nei tribunali

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha adottato raccomandazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia con una delibera plenaria dell’8 ottobre 2025, indicando confini, cautele e attività in cui l’IA può essere impiegata senza lesione dei principi costituzionali e del giusto processo.

Il CSM ribadisce la centralità del magistrato e la non sostituibilità dell’autonomia decisionale, pur aprendo spazi per l’utilizzo di strumenti di supporto in compiti procedurali o organizzativi.

Proprio questa impostazione, basata su raccomandazioni generali (e sulla sperimentazione volontaria delineata dal Ministero), è considerata insufficiente da Area democratica per la giustizia, che ha contestato l’assenza di un luogo istituzionale di analisi sistematica dei rischi e delle implicazioni dell’uso dell’IA negli uffici giudiziari, come una commissione dedicata in seno al CSM.

Pur essendo formalmente volontaria, l’adozione di Copilot assume i tratti di un opt-out: lo strumento viene messo a disposizione di tutti i magistrati come configurazione predefinita, e l’eventuale rinuncia richiede un atto esplicito di rifiuto da parte del singolo. In questo schema, a costituire la scelta attiva non è un’adesione consapevole, bensì la non-adesione.

Si tratta di una dinamica rilevante, perché in contesti ad alta responsabilità istituzionale l’impostazione “default” non è mai neutra. La disponibilità automatica dello strumento produce un effetto di normalizzazione dell’uso e sposta il peso della decisione sul singolo magistrato, anziché su un disegno organizzativo fondato su formazione preventiva, valutazione dei rischi e governance condivisa.

Dal corporate alla giustizia: rischi, dati e AI literacy

Chi ha seguito l’adozione dell’IA generativa nel mondo corporate riconosce uno schema che oggi si riproduce nella giustizia italiana: licenze acquistate, utenti abilitati, comunicazione interna orientata all’innovazione. Spesso, però, senza una revisione dei processi e senza un investimento serio sulla formazione cognitiva all’uso dello strumento.

I dati vengono citati come indicativi: dal 2023 oltre il 70% delle aziende Fortune 500 avrebbe adottato Copilot, ma solo una minoranza lo avrebbe integrato in modo profondo nei processi decisionali o nei flussi ad alto valore. Nel settore privato un’adozione fallita produce sprechi e inefficienze; nel settore giudiziario il costo potenziale è istituzionale, perché tocca la fiducia nelle garanzie dello Stato.

“Broad but shallow”: adozione ampia, uso superficiale

Le ricerche di mercato più recenti usano l’espressione “broad but shallow” per indicare che l’adozione dell’IA generativa è ampia, ma l’uso resta superficiale. Secondo il Work Trend Index 2025 di Microsoft, molte organizzazioni stanno accelerando l’adozione di soluzioni AI e agenti intelligenti, ma l’implementazione profonda nei processi è ancora in corso.

Gran parte delle interazioni professionali con Copilot si concentra su attività di basso valore cognitivo: email, riassunti, riformulazioni. Attività legittime, ma lontane dal potenziale trasformativo spesso attribuito all’IA. In assenza di competenze specifiche, l’utente tende a replicare schemi di lavoro preesistenti: l’IA diventa un acceleratore di pratiche note, non un catalizzatore di nuove modalità operative.

Copilot non è un motore di ricerca: il nodo degli errori plausibili

Uno degli equivoci più insidiosi è assimilare Copilot a un motore di ricerca avanzato. In realtà, Copilot non “cerca” informazioni: costruisce risposte sulla base di correlazioni probabilistiche e contesto.

Senza competenze di prompt design e senza una solida alfabetizzazione cognitiva all’uso dell’IA, cresce il rischio dell’errore plausibile: risposte formalmente corrette ma fragili; sintesi convincenti ma non verificabili; collegamenti normativi che sembrano coerenti ma non reggono al controllo. Nel mondo giudiziario, questo può tradursi nel pericolo delle “fake citations”, precedenti giurisprudenziali inesistenti presentati con una sicurezza stilistica ingannevole.

Formazione come fattore strutturale di efficacia

Nel dibattito sull’adozione dell’IA, la formazione viene spesso trattata come un accessorio “dopo”. I dati raccolti tra il 2024 e il 2025 vengono invece richiamati per sostenere che la formazione è un discriminante tra adozione efficace e fallimento: secondo il Work Trend Index di Microsoft, la mancanza di competenze adeguate rappresenta un freno e l’upskilling viene indicato come priorità.

Un utente poco formato ottiene risultati mediocri più rapidamente; un utente competente sfrutta l’IA per esplorare alternative e strutturare ragionamenti. Alcuni studi sull’utilizzo reale di Copilot vengono citati per stimare risparmi fino a circa 30 minuti al giorno per gli utenti più intensivi, liberando tempo da attività routinarie.

L’“area grigia” tra amministrazione e decisione

Uno dei punti più delicati riguarda la “zona grigia” tra attività amministrativa e funzione giurisdizionale. Copilot può supportare ricerca, organizzazione dei materiali e sintesi di orientamenti: formalmente non decide, ma può incidere sul processo cognitivo che precede la decisione.

Il confine tra assistenza e decisione non è tracciabile tecnicamente, ma lo è culturalmente. Nessun sistema impedisce a un magistrato di accettare acriticamente un suggerimento formulato in modo plausibile; allo stesso tempo, nessuna tecnologia garantisce che l’utente mantenga una distanza critica dall’output prodotto.

AI Act e AI literacy: la dimensione normativa

L’introduzione di Copilot nella giustizia italiana avviene in un contesto normativo mutato: l’AI Act europeo, approvato nel 2024, introduce un obbligo esplicito di AI literacy per i soggetti che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale in ambito professionale. L’articolo 4 configura la formazione come requisito per garantire un uso consapevole e proporzionato.

In questa prospettiva, l’alfabetizzazione all’IA è una componente essenziale della legittimità dell’adozione tecnologica. Il Ministero non poteva pertanto ignorare questo requisito.

Governance dei dati e rischio di sovra-esposizione interna

Accanto a competenza e responsabilità, emerge il nodo della governance dei dati. Nel dibattito si teme spesso la fuga di dati verso l’esterno, ma un problema frequente è la sovra-esposizione interna: strumenti come Copilot possono aggregare informazioni sensibili presenti nei repository.

Il rischio è legato alla configurazione dei permessi (in particolare su sistemi documentali come SharePoint). Copilot eredita i diritti di accesso dell’utente: se assegnati in modo eccessivo o disordinato nel tempo, l’IA diventa un potente strumento di correlazione di informazioni che, pur formalmente accessibili, non dovrebbero essere facilmente combinabili.

Il Ministero, nella nota, chiarisce che l’uso di Copilot è consentito solo in ambito giustizia e che le interazioni sono limitate ai contenuti ministeriali o, su scelta consapevole, anche a funzionalità di consultazione esterna. Tuttavia, anche qui, il confine resta labile.

Rendere l’organizzazione pronta

Il caso Copilot nei Tribunali italiani mostra che la vera sfida dell’IA è organizzativa e culturale. Senza un investimento serio in alfabetizzazione, governance e consapevolezza professionale, l’IA resta una promessa fragile: uno strumento di superficie o una fonte di nuovi rischi.

Le rassicurazioni contenute nella nota ministeriale chiariscono il perimetro formale della sperimentazione, ma senza intervenire sul nodo centrale sollevato dalle toghe: l’assenza di un quadro strutturato di formazione, valutazione dei rischi e accompagnamento organizzativo. In questo senso, linee guida del CSM e precisazioni del Ministero sono necessarie, ma non sufficienti.

La distonia tra potenzialità tecnologica e maturità organizzativa è un pattern ricorrente: riconoscerlo è il primo passo per evitarne gli effetti.

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