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Wef 2026: i tre rischi globali che minacciano tutti



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Debito, asset gonfiati (con i rischi di bolla AI) e incertezza geopolitica (con i dazi) sono i tre principali fattori di rischio secondo il Global Risks Report del Wef di Davos 2026. Come affrontarli in Europa e rendere l’Ue sovrana anche nel digitale

Pubblicato il 20 gen 2026

Mirella Castigli

ScenariDigitali.info



Wef di Davos 2026: i tre rischi globali e la sfida dell'autonomia geostrategica

Mentre il Wef di Davos 2026 apre i battenti, si profilano due epicentri di potenziale crisi, Giappone e Usa, uniti dal forte rialzo dei rendimenti dei tassi.

Infatti debito, asset gonfiati (rischi AI) e incertezza geopolitica (con i dazi USA) sono i tre principali rischi secondo il Global Risks Report del Forum economico mondiale di Davos, un’indagine che ha sondato le prospettive di oltre 1.300 fra studiosi, aziende, governi ed esponenti della società civile.

Secondo Alessandro Aresu, autore di “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” e “La Cina ha vinto”, “l’importanza del World Economic Forum di Davos è senz’altro declinata negli ultimi anni”, ma quest’anno a riportare in auge questo appuntamento sono la presenza del presidente Usa Donald Trump, fresco di inauditi attacchi alla Groenlandia (protettorato danese, Paese Nato), le minacce di nuovi dazi (oggi alla Francia, rea di inviare soldati in Groenlandia), lo scontro geoeconomico contro l’Europa, il tema dell’autonomia geostrategica (per aggiudicarsi terre rare e materie prime critiche, di cui Groenlandia e Venezuela sono ricchi) e il ruolo dell’AI come rischio globale.

Macron a Davos: "Andiamo verso un mondo senza regole"

Wef 2026, i tre rischi globali

Secondo il report del Wef di Davos 2026, i “conflitti armati, la militarizzazione degli strumenti economici e la frammentazione della società sono in rotta di “collisione nel breve termine”. Il presidente francese Emmanuel Macron, nel suo discorso al World Economic Forum di Davos, ha dichiarato che i dazi sono “usati come leva contro la sovranità territoriale“.

Ma se lo scontro geoeconomico emerge fra i tre principali rischi del 2026, a breve termine, l’incertezza balza al secondo posto di chi prevede un mondo burrascoso nel biennio caratterizzato dalla competizione che s’inasprisce nell’era della concorrenza fra Stati, blocchi geopolitici e filiere industriali.

Trump dirotta il Wef di Davos sulla geopolitica, ma sfrutta la concorrenza statunitense per “subordinare l’Europa”. Si tratta di un approccio commerciale coercitivo per scoraggiare la cooperazione (infatti il ministro italiano pro Trump, Salvini, ha definito i dazi al 200% contro i vini e lo champagne francese come un’occasione per i vini e le bollicine italiane, a loro volta colpiti da dazi al 15%).

In questa “era di competizione”, come l’ha definita Saadia Zahidi, managing director del Wef, “ci sono molti rischi globali che si stanno sviluppando nello stesso momento e si influenzano l’un l’altro”.

Terre rare e materiali critici: la fame delle Big tech

Secondo Trump, le mire di Washington sulla Groenlandia, l’isola artica considerata un imperativo per la sicurezza degli Stati Uniti e del mondo, hanno molteplici motivazioni.

La prima è la sicurezza nazionale (anche se gli esperti militari della Nato negano che al momento si profilino mire evidenti da parte di Russia e Cina). In secondo luogo, Trump afferma di aver necessità dell’isola per costruire il Golden Dome, il futuro del sistema di difesa (anche spaziale) statunitense.

Ma, dopo l’attacco americano al Venezuela, gli esperti ritengono che Trump punti innanzitutto a balcanizzare l’Europa (per esercitare il divide et impera, spaventando i Paesi europei, soprattutto Polonia e Baltici, che temono di rimanere privi dello scudo Nato e dunque esposti a un attacco russo o a un tentativo di invasione).

Ma Trump vuole annettere la Groenlandia per aggiudicarsi risorse naturali, di cui è ricchissima e sempre più accessibili grazie allo scioglimento dei ghiacci (sebbene Trump ostenti il suo negazionismo climatico, salvo poi usarne gli effetti per ), soprattutto il 20% delle terre rare mondiali (neodimio, usato nei sistemi di guida missilistica, disprosio), metalli (zinco, piombo, oro, nichel, cobalto, rame: in tutto 25 delle 34 materie prime critiche per la transizione energetica), uranio, grafite, diamanti, rubini e, potenzialmente, il 13% riserve petrolifere globali e il 30% delle riserve di gas naturale.

Usa ed Europa inseguono la Cina

Oggi la Cina detiene il controllo tra il 60% e il 95% della capacità di processing di gran parte delle materie critiche:

  • in particolare, il 98% dell’approvvigionamento Ue;
  • il 92% della raffinazione globale;
  • il 70% della produzione mondiale di terre rare.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è intervenuta al Wef di Davos 2026 per ribadire che l’Europa deve rafforzare la propria indipendenza.

Ma per non essere dipendenti dai propri fornitori, occorre potenziare la propria autonomia strategica.

E se l’Europa persegue questa strada attraverso accordi commerciali (l’ultimo dei quali è il MercoSur, che ha avuto una gesatazione ventennale), gli Usa di Trump, in spregio al diritto internazionale, inseguono la Cina attraverso conflitti ed espansioni territoriali.

Del resto, il Venezuela – che innanzitutto esce dalla sfera d’influenza cinese – vanta infatti riserve di coltan (columbite-tantalite), noto come Blue Gold. Pur non facendo parte delle Terre Rare, quest’ultimo è un minerale contenente due elementi cruciali, il tantalio e il niobio, materie prime critiche per la Nato e cruciali per l’elettronica (il tantalio è usato per i condensatori, le batterie agli anodi di niobio che si ricaricano in appena 5 minuti); neodimio, antimonio, cobalto, cassiterite, bauxite, litio. E miniere di oro (il cui valore è cresciuto del 75% in un anno e del 9% nelle ultime tre settimane) e argento (ha raggiunto i nuovi massimi storici nel 2026, oltre i 90-93 dollari all’oncia).

Al posto della società delle nazioni, una società per azioni: la fine del diritto internazionale

Il Board of Peace, proposto per Gaza, potrebbe sostituire l’Onu, occupandosi perfino della ricostruzione in Ucraina.

Per entrare nel Board of Peace, i Paesi devono depositare un miliardo di dollari. Chi non partecipa, come Macron, viene colpito da dazi aggiuntivi.

Ma soprattutto in questa società per azioni, che vuole sostituire la vecchia società delle nazioni, Trump ha invitato il presidente russo Vladimir Putin e il suo alleato di ferro, il presidente della Bielorussia, Lukashenko.

Il fatto che entri nel Board of Peace la Russia di Putin, che dal 24 febbraio 2022 sta attaccando ogni giorno le infrastrutture energetiche e i condomini ucraini, applauda alle mire di Trump sulla Groenlandia (che, secondo Lavrov, sta agli Usa, come l’Ucraina sta alla Russia), dimostra quanto questo organismo sia compromesso. Sicuramente, Mosca lo vede come una via per legittimare l’invasione di uno Stato sovrano come l’Ucraina, soprattutto se Trump riuscisse ad annettersi, con l’uso della forza, la Groenlandia.

“Dopo la lunga era di Klaus Schwab, il forum è affidato alla supervisione a interim di un miliardario svizzero e di Laurence Fink di BlackRock, il più grande asset manager al mondo, e a un ex politico norvegese. In questa riverniciatura, il forum vuole riprendere ad avere un rilievo anche per gli Stati Uniti – anche se numerose teorie del complotto hanno voluto sempre sottolinearne il rilievo – , dopo essere stato snobbato da Trump durante la sua prima amministrazione, che invece aveva visto una partecipazione molto celebrata di Xi Jinping a inizio 2017 come ‘difensore della globalizzazione'”, spiega Aresu.

L’attesa per il discorso di Trump a Davos: cosa c’è in gioco

Sono tre i fattori che, agli occhi di Trump, rendono la Groenlandia una regione strategicamente vitale per gli Usa:

  • la sua posizione geopolitica (di fronte alla Russia);
  • l’accesso alle rotte di navigazione artiche che si stanno ampliando, grazie al riscaldamento globale (una nave cinese ha impiegato solo venti giorni per sbarcare le sue merci in Gran Bretagna, passando dalla rotta artica: è la più grande innovazione dai tempi della scoperta delle Americhe, della circumnavigazione di Capo Horn e dell’apertura dello stretto di Suez);
  • e le immense risorse naturali sia su terraferma che nel sottosuolo marino dell’isola artica.

La ricerca frenetica ed ossessiva delle terre rare (necessarie alla transizione digitale ed energetica e alla rivoluzione dell’AI) eì gli effetti dirompenti dei cambiamenti climatici (apertura di nuove rotte commerciali e di estrazione di risorse finora inaccessibili) stanno cambiando la geopolitica del XXI secolo.

La tavola periodica domina il mondo (non solo digitale) e le potenze (o chi vuole diventarlo, come l’Unione europea, anche per non fare la fine del vaso di coccio, stritolata fra i vasi di ferro) devono raggiungere l’autonomia geostrategica per competere nell’era della concorrenza.

La Cina ha probabilmente usato la leva delle terre rare per impedire a Trump di bombardare l’Iran. Il Canada, Paese ricco di risorse e di capitale umano, per non finire nel mirino di Trump (che, dopo Venezuela e Groenlandia, già minaccia di voler conquistare) sta stringendo accordi – finora impensabili – con Pechino.

Ma quello che è evidente, a parte il risiko globale e il caos, è che “per rimanere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti. Per essere potenti in questo mondo brutale, dobbiamo agire più velocemente e in modo più forte”, ha detto Macron.

Ma soprattutto bisogna che l’Europa, già attrattiva verso i Paesi vicino (nessuno vuole entrare negli Usa, tanti vogliono entrare in Ue), si aggiudichi l’autonomia strategica per essere indipendente, applicare il Piano Draghi e contrastare l’unilateralismo di Trump difendendo stato di diritto e diritto internazionale.

“La presenza in grande fanfara di Donald Trump a Davos va vista anche in questo senso: è una questione di posizionamento. In ogni caso, anche a Davos si possono svolgere dibattiti interessanti, come quello tra Adam Tooze e Niall Ferguson del 2023 sulla natura della globalizzazione e sulle sue fratture. Queste fratture nel 2026 sono chiaramente ancora più rilevanti.
Ma non bisogna dimenticare che la vera discussione globale ormai avviene attraverso la comunicazione istantanea sbandierata sui social, come nel caso di Trump, oppure attraverso alcuni podcast, che sono anche i luoghi dove i grandi Ceo o i politici mandano messaggi davvero significativi. I fori di discussione del nostro tempo sono le grandi conferenze tecnologiche, a partire dalla GTC di Nvidia, oppure Computex a Taiwan. I vari leader ripeteranno al World Economic Forum quello che già dicono in contesti più importanti”, conclude Alessandro Aresu.

Ma ferve l’attesa per Trump al Wef di Davos 2026 e qualcosa vorrà pur dire.

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