Il decreto

Compenso copia privata, come danneggiare il cloud italiano



Indirizzo copiato

Il compenso per copia privata ora rischia di danneggiare il cloud, come risulta dal nuovo decreto del Ministero della Cultura. Anitec-Assinform esprime preoccupazione per costi, effetti su consumatori e imprese, metodo di confronto e impatto sulla competitività digitale

Pubblicato il 26 feb 2026

Letizia Pizzi

Direttore Generale di Anitec-Assinform



compenso copia privata cloud

Il nuovo decreto firmato questa settimana dal Ministero della Cultura sulla copia privata porta significative modifiche al sistema, con un aumento dei costi e l’estensione del meccanismo anche al cloud storage.

Compenso per copia privata anche sul cloud: perché il tema torna al centro del dibattito

Come Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese ICT e dell’elettronica di consumo, guardiamo con forte preoccupazione alla direzione che sembra emergere. Si tratta di un tema che ha implicazioni dirette non solo per le aziende del settore tecnologico, ma più in generale per cittadini, imprese e per la competitività del Paese.

La tutela e la promozione del diritto d’autore rappresentano per noi un principio fondamentale. La protezione dei contenuti e del lavoro creativo è un elemento essenziale per lo sviluppo dell’industria culturale e digitale. Tuttavia, questo obiettivo non può tradursi in strumenti normativi sempre più distanti dal funzionamento dell’economia digitale e dalle modalità con cui oggi i contenuti vengono fruiti.

Come funziona l’istituto per la copia privata e su cosa si applica oggi

L’istituto della copia privata nasce come meccanismo compensativo volto a indennizzare i titolari dei diritti per la possibilità, riconosciuta ai consumatori, di realizzare copie di opere protette per uso personale, in un contesto tecnologico storicamente legato a supporti e dispositivi fisici. Il compenso viene infatti applicato, per legge, a dispositivi e supporti idonei alla registrazione (come telefoni, hard disk, computer, blank media etc.) ed è già oggi integralmente incorporato nel prezzo pagato dai consumatori al momento dell’acquisto.

Gli importi del nuovo decreto

Compenso per copia privata nell’economia digitale: cosa è cambiato

Negli ultimi anni, però, il contesto tecnologico è cambiato profondamente. Il sistema della copia privata è nato in una fase storica in cui, come detto, la riproduzione dei contenuti avveniva prevalentemente attraverso supporti fisici e dispositivi dedicati. Oggi lo scenario è radicalmente diverso. La diffusione delle piattaforme digitali e dei servizi di streaming ha trasformato il modo in cui accediamo ai contenuti e li utilizziamo.

Musica, film, contenuti audiovisivi e documenti vengono sempre più spesso fruiti online, attraverso servizi che offrono accesso immediato e legale ai contenuti sui quali è già stata pagata licenza ai titolari dei diritti. Parallelamente, il cloud è diventato uno strumento fondamentale per l’archiviazione e la gestione dei dati, sia per i cittadini sia per le imprese.

Alla luce di questa evoluzione, riteniamo necessario interrogarsi sull’efficacia e sull’attualità dell’istituto del compenso per copia privata pensato in un contesto tecnologico molto diverso da quello attuale.

Nuovi compensi memoria smartphone

Aumento dei costi e cloud: i possibili effetti del compenso copia privata sul mercato

Secondo quanto emerso sulla stampa negli ultimi giorni, il decreto comporterà un aumento dei costi complessivi intorno al 20%, senza aver fornito una valutazione di impatto o un razionale che giustifichi tale aumento.

Le imprese del settore ICT e dell’elettronica di consumo sono tra i soggetti chiamati a pagare il compenso per copia privata. Questo significa che interventi di questo tipo possono sia avere una ricaduta sulle aziende e sulla loro scelta di rimanere nel mercato italiano sia sul consumatore che potrebbe essere portato, visto l’aumento del prezzo del prodotto, ad acquistare in altri mercati con un effetto controproducente anche per i titolari dei diritti.

Doppia imposizione: perché l’estensione al cloud è contestata

Particolarmente problematica appare la proposta di estendere il compenso al cloud storage, che sarebbe un caso unico in Europa. Tale estensione del compenso al cloud storage si configurerà come un’evidente doppia imposizione. Per accedere e utilizzare un servizio cloud, infatti, l’utente deve necessariamente disporre di un dispositivo – smartphone, computer, tablet – che è già stato assoggettato al compenso per copia privata al momento dell’acquisto.

Introdurre un compenso anche su questo ambito rischierebbe di creare ulteriori oneri lungo la filiera tecnologica, con effetti che potrebbero arrivare fino agli utenti finali. Il risultato potrebbe essere quello di aumentare i costi per cittadini e imprese, in un momento in cui la diffusione delle tecnologie digitali dovrebbe invece essere incentivata.

Metodo e confronto con le istituzioni: il nodo del processo decisionale

Un altro elemento che riteniamo critico riguarda il metodo con cui si sta arrivando a questo provvedimento. Nelle scorse settimane, come altre Associazioni di settore, abbiamo avanzato richieste di confronto con il Ministero e con gli uffici competenti, senza ricevere riscontro. Questo ha di fatto lasciato fuori dal processo decisionale proprio le imprese chiamate a sostenere il compenso. È evidente che tale decreto sia stato ispirato solamente da una parte degli attori in gioco – gli autori e i creativi – senza considerare la nostra industria e senza aprire un vero dialogo con tutti gli attori coinvolti.

Questo tema assume un peso ancora maggiore se si considera il contesto in cui si muove oggi l’economia digitale europea. Negli ultimi anni le istituzioni europee hanno più volte sottolineato la necessità di rafforzare la competitività tecnologica del continente, favorire gli investimenti e sostenere lo sviluppo di infrastrutture e servizi digitali.

In questo scenario, ogni intervento che riguarda il settore tecnologico dovrebbe essere valutato anche alla luce del suo impatto sull’innovazione e sulla capacità delle imprese di crescere e competere. L’Italia ha l’opportunità di giocare un ruolo importante in questa trasformazione, ma per farlo è necessario costruire un contesto favorevole allo sviluppo tecnologico.

Nel caso della copia privata, il rischio è quello di introdurre meccanismi che non tengono pienamente conto delle trasformazioni avvenute negli ultimi anni. La digitalizzazione ha cambiato profondamente il rapporto tra utenti, contenuti e tecnologie, rendendo necessario un approccio più aderente alla realtà attuale.

Il dibattito sulla copia privata non riguarda solo un meccanismo tecnico o un settore specifico. Riguarda più in generale il modo in cui il nostro Paese decide di affrontare le sfide della trasformazione digitale.

Garantire la tutela del diritto d’autore è un obiettivo condiviso e imprescindibile. Ma è altrettanto importante che gli strumenti utilizzati siano aggiornati e coerenti con l’evoluzione tecnologica.

L’innovazione, gli investimenti e la competitività del sistema Paese dipendono anche dalla capacità di costruire regole che accompagnino lo sviluppo del digitale invece di rallentarlo. Proprio per questo riteniamo necessario riportare il tema al centro di una riflessione più ampia sul futuro del digitale nel nostro Paese e in Europa.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x