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L’intestino simulato al computer: il progetto europeo MiGEM



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Il progetto MiGEM, finanziato dall’ERC con 2 milioni di euro, sviluppa il primo modello computazionale multiscala della motilità gastrointestinale. Integrando dati sperimentali, misure calorimetriche e simulazioni numeriche, punta a trasformare la comprensione delle patologie intestinali e a supportare lo sviluppo di terapie più efficaci e personalizzate

Pubblicato il 30 mar 2026

Alessio Gizzi

Professore Associato di Scienza delle Costruzioni della Facoltà di Ingegneria, Università Campus Bio‑Medico di Roma



migem motilità gastrointestinale (1)
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Il modello computazionale della motilità gastrointestinale è al centro di MiGEM, un progetto di ricerca finanziato dall’European Research Council che ambisce a colmare uno dei gap più significativi della medicina contemporanea.

Partendo dalla fisica dei tessuti e dai processi energetici fondamentali, il progetto punta a costruire strumenti predittivi capaci di trasformare la diagnosi e il trattamento delle malattie intestinali.


Malattie gastrointestinali: un peso sanitario ancora poco compreso

Le malattie gastrointestinali rappresentano una delle principali sfide della medicina contemporanea, sia per la loro elevata prevalenza sia per l’impatto significativo che esercitano sui sistemi sanitari. Disturbi come disritmie intestinali, gastroparesi, sindrome dell’intestino irritabile o ileo paralitico colpiscono una quota rilevante della popolazione adulta e, in molti casi, tendono a cronicizzarsi, incidendo pesantemente sulla qualità della vita dei pazienti.

Dolore addominale, nausea, gonfiore, alterazioni dell’alvo e difficoltà nell’alimentazione non rappresentano soltanto sintomi clinici, ma fattori che compromettono la sfera sociale, lavorativa e psicologica dell’individuo.

Nonostante ciò, la comprensione dei meccanismi fisiologici che regolano la motilità gastrointestinale è rimasta finora sorprendentemente limitata, soprattutto se confrontata con i progressi compiuti in ambiti come la biomeccanica cardiovascolare, dove modelli matematici e simulazioni numeriche sono ormai strumenti consolidati sia nella ricerca sia nella pratica clinica.


MiGEM: il progetto ERC che punta a un modello multiscala dell’intestino

È in questo contesto che si inserisce MiGEM (Modelling Inter-Scale Energetics in GastroIntestinal ElectroMechanics), progetto finanziato dall’European Research Council nell’ambito di Horizon Europe con un finanziamento di 2 milioni di euro. L’obiettivo è ambizioso e innovativo: costruire il primo modello computazionale realmente coerente dal punto di vista termodinamico e capace di collegare, in modo multiscala, i fenomeni elettrofisiologici, meccanici ed energetici che governano la motilità dell’apparato gastrointestinale.

L’approccio multiscala rappresenta un elemento chiave: significa integrare processi che avvengono a livello cellulare e subcellulare con le dinamiche osservabili a livello tissutale e d’organo, superando la tradizionale frammentazione tra discipline.


Un cambio di paradigma: l’intestino come tessuto vivente attivo

A differenza degli approcci tradizionali, che spesso descrivono l’intestino come un tubo passivo o un materiale “gommoso” dotato di proprietà elastiche semplificate, MiGEM introduce una visione radicalmente diversa.

Il tratto gastrointestinale viene modellato come un tessuto vivente attivo, caratterizzato da una complessa microarchitettura cellulare, in grado di generare segnali elettrici spontanei, trasformarli in contrazione muscolare coordinata studiando i processi metabolici in modo misurabile e quantificabile.

Questo cambio di paradigma consente di superare semplificazioni storiche e di avvicinare la modellazione computazionale alla reale complessità fisiologica dell’organo, includendo il ruolo delle cellule interstiziali di Cajal, della muscolatura liscia e delle interazioni con il sistema nervoso enterico.


Dati sperimentali e modelli matematici: il cuore scientifico di MiGEM

Il cuore scientifico del progetto risiede nell’integrazione di dati sperimentali ad alta risoluzione con modelli matematici avanzati basati sui principi della meccanica dei continui e della termodinamica dei sistemi aperti. Da un lato, MiGEM utilizza mappature elettro-anatomiche, imaging funzionale e ricostruzioni geometriche realistiche degli organi, ottenute mediante tecniche di acquisizione tridimensionale; dall’altro, sviluppa nuovi framework teorici di elettromeccanica attiva capaci di descrivere la propagazione del segnale elettrico lungo la parete intestinale, l’attivazione delle fibre muscolari lisce e la conseguente deformazione del tessuto in risposta agli stimoli.

La calorimetria come strumento inedito per misurare il consumo energetico intestinale

Un elemento distintivo e fortemente innovativo è l’introduzione, per la prima volta in questo ambito, di misure calorimetriche dirette del consumo energetico dei tessuti gastrointestinali. Queste misure sono fondamentali per chiudere il bilancio energetico dei modelli, garantire coerenza fisica e verificare la compatibilità tra energia assorbita, lavoro meccanico prodotto e dissipazione termica.


Metabolismo cellulare e funzione meccanica: una relazione ancora inesplorata

Tale impostazione consente di affrontare in modo sistematico un problema spesso trascurato: la relazione tra metabolismo cellulare e funzione meccanica dell’organo. Comprendere quanta energia sia necessaria per generare un’onda peristaltica efficace, o come varia il consumo energetico in condizioni patologiche, apre prospettive completamente nuove sia sul piano fisiologico sia su quello clinico. In questo senso, MiGEM non si limita a descrivere “come” si muove l’intestino, ma indaga “perché” e “a quale costo energetico” determinate dinamiche si manifestano.


Simulazioni in silico per studiare e trattare le patologie intestinali

Le ricadute applicative sono potenzialmente rilevanti. La possibilità di simulare in silico la motilità intestinale, validata su dati di imaging e misure in vivo, consente di studiare le patologie gastrointestinali in modo predittivo. Si potranno esplorare scenari difficilmente riproducibili sperimentalmente, valutare l’effetto di alterazioni strutturali o funzionali e analizzare l’impatto di interventi farmacologici o dispositivi medici direttamente all’interno del modello computazionale. In prospettiva, i modelli sviluppati da MiGEM potranno essere utilizzati per testare virtualmente strategie terapeutiche, ottimizzare dispositivi di stimolazione elettrica o progettare nuove soluzioni tecnologiche prima della sperimentazione clinica, riducendo tempi, costi e rischi associati alla fase preclinica.


Una rete internazionale e interdisciplinare al servizio della ricerca

Il progetto si distingue anche per una forte dimensione internazionale e interdisciplinare. Guidato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con l’Auckland Bioengineering Institute dell’Università di Auckland, MiGEM mette in rete competenze che spaziano dalla biomeccanica teorica all’ingegneria computazionale, dalla fisiologia sperimentale alla bioenergetica e alla modellazione numerica avanzata. Questa sinergia è essenziale per affrontare un problema complesso che non può essere risolto da una singola disciplina, ma richiede un dialogo costante tra teoria, esperimento e simulazione.


Formazione e comunità scientifica: l’impatto culturale di MiGEM

Non meno rilevante è l’impatto culturale e scientifico dell’iniziativa. Attraverso conferenze internazionali, workshop tematici e programmi di formazione per giovani ricercatori, MiGEM contribuisce a consolidare una comunità di ricerca emergente nel campo della biomeccanica gastrointestinale, favorendo il trasferimento di metodi e conoscenze tra generazioni e tra continenti diversi. La creazione di un linguaggio comune tra ingegneri, medici e fisiologi rappresenta un valore aggiunto che va oltre gli obiettivi specifici del progetto.


Dalla fisica dei tessuti al letto del paziente: la medicina del futuro secondo MiGEM

In ultima analisi, MiGEM rappresenta un esempio emblematico di come la modellazione computazionale avanzata possa diventare uno strumento strategico per la medicina del futuro. Collegando esperimenti, teoria e simulazione in un quadro fisicamente coerente, il progetto punta a trasformare la comprensione delle malattie gastrointestinali e a gettare le basi per terapie più efficaci, personalizzate e razionali. Un percorso che, partendo dalla fisica dei tessuti e dall’analisi dei processi energetici fondamentali, può arrivare fino al letto del paziente, contribuendo a una medicina sempre più predittiva, integrata e orientata alla precisione.

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