I paesi dell’Unione Europea hanno perso il treno per competere nella rivoluzione tecnologica iniziata alla fine del primo decennio degli anni 2000. Sono precisamente gli anni in cui i giganti della rete hanno posto le basi per il dominio nei mercati telematici della navigazione, della pubblicità, del commercio, del software e dell’hardware. Inoltre, noi europei siamo rimasti notevolmente indietro nei sistemi di pagamento elettronici, che sono attualmente dominati dalle americane Visa e Mastercard.
La e-colonizzazione che la mancanza di visione dei leader politici europei ha permesso non è avvenuta in Cina, dove la leadership ha chiuso i mercati alle aziende americane in quasi tutti quei settori.
E dove non li ha chiusi ha pensato bene di “prendere esempio” dalla tecnologia americana per creare campioni nazionali innovativi. Noi europei questo non potremmo farlo, probabilmente, per ragioni geopolitiche; tuttavia una politica più attiva di promozione delle nostre imprese tecnologiche in determinati settori è possibile e auspicabile.
In special modo per quanto riguarda settori dove le aziende hanno accesso ai dati personali degli utenti in diversi continenti.
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Perché la sovranità tecnologica europea è rimasta indietro
La rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale sta portando opportunità che fino a poco tempo fa erano impensabili. Infatti, mentre le quotazioni delle aziende “tradizionali” europee sono salite notevolmente nell’ultimo anno, il settore del software americano è calato molto a Wall Street, per paura che l’AI permetta presto agli utenti di crearsi i propri software con relativa facilità e a costi ridottissimi.
Come spesso accade sui mercati, però, il calo ha travolto anche aziende tecnologiche che trattano dati come core business, oltre a fare software.
Il ruolo della sovranità tecnologica europea nelle acquisizioni strategiche
È importante chiarire che gli esempi citati qui sotto non rappresentano consigli di investimento per risparmiatori privati. Si tratta piuttosto di ipotesi di acquisizioni strategiche che potrebbero essere favorite da una politica industriale europea più ambiziosa, con il coinvolgimento di grandi capitali privati, fondi sovrani e istituzioni pubbliche, con l’obiettivo di creare nuovi campioni tecnologici europei.
Queste aziende darebbero ai capitali europei un accesso immediato a centinaia di milioni — in alcuni casi miliardi — di utenti e a enormi quantità di dati, qualora ci fosse un indirizzo di politica industriale con un minimo di lungimiranza finanziaria e strategica. Inoltre, e non è un dettaglio da poco, l’euro è salito notevolmente nel cambio con il dollaro negli ultimi mesi, rendendo molto più conveniente per i capitali europei l’acquisto di aziende americane.
Quali aziende potrebbero rafforzare la presenza europea nei dati
Andiamo sul concreto. Con meno di 40 miliardi di euro si compra Paypal, con relativo accesso ai dati e alle abitudini di spesa di centinaia di milioni di utenti. Con circa 20 miliardi si può fare un’offerta per la star della pandemia, Zoom Communications, che vanta oltre 300 milioni di utenti giornalieri nel mondo e connette professionisti in vari settori.
Con circa 11 miliardi si può mettere le mani su The Trade Desk, una delle principali piattaforme indipendenti di pubblicità digitale al mondo, che gestisce miliardi di aste pubblicitarie ogni giorno e raccoglie dati su comportamenti, preferenze e consumi mediatici di centinaia di milioni di utenti.
Altre piattaforme strategiche a prezzi più contenuti
Con circa 10 miliardi si può mettere le mani su Pinterest, che vanta attualmente oltre 600 milioni di utenti attivi mensili con tendenza in crescita.
Con circa 8 miliardi si può presentare un’offerta per Snapchat e acquisire una piattaforma frequentata soprattutto da un pubblico molto giovane di centinaia di milioni di utenti.
Continuando a scendere di prezzo, si potrebbe prendere Lyft (5 miliardi di valutazione), concorrente di Uber, che coordina ogni giorno milioni di autisti e raccoglie dati sulla mobilità urbana di milioni di passeggeri.
Con circa 4 miliardi si potrebbe acquistare Duolingo, una piattaforma che insegna lingue (e non solo) attraverso attività digitali a oltre 150 milioni di utenti.
I target minori ma rilevanti per dati e infrastrutture
Con appena 2 miliardi di dollari si potrebbe acquisire ZoomInfo, società americana che possiede uno dei più vasti database privati di dirigenti, imprese e segnali di acquisto (intent data) a livello globale.
Con meno di un miliardo si potrebbe prendere Teladoc, compagnia che gestisce dati medici di oltre 100 milioni di americani e che non è lontana dal tornare profittevole.
Perché la sovranità tecnologica europea dipende dal controllo dei dati
Questi esempi sono solo alcune delle possibilità attraverso cui un’area economica importante come l’Europa potrebbe acquisire dati e posizioni rilevanti in settori strategici.
L’intelligenza artificiale lavora sui dati, ha bisogno di dati e faciliterà il lavoro di chi possiede e sa utilizzare questi dati. Rimanere fuori dalle industrie più innovative è una scelta che ha contribuito alla stagnazione economica che abbiamo sperimentato negli ultimi anni e che mette a serio rischio i nostri conti pubblici e la sostenibilità del sistema di welfare europeo.
La politica industriale comune come condizione decisiva
Il problema è che serve la volontà politica di sviluppare vere politiche industriali comuni. Non solo per vendere Parmigiano o le Mercedes, ma per decidere come facilitare la nascita e la crescita di nuovi campioni tecnologici europei capaci di competere con i giganti americani e cinesi.
La sovranità tecnologica europea davanti a una finestra irripetibile
I mercati finanziari oggi stanno offrendo una finestra di opportunità rara: molte aziende che controllano infrastrutture digitali e grandi quantità di dati vengono valutate molto meno rispetto a pochi anni fa. In altri contesti geopolitici queste aziende verrebbero considerate asset strategici. In Europa, invece, spesso passano quasi inosservate.
Possedere piattaforme e dati per tornare a contare
Se l’Europa vuole davvero tornare a crescere e contare nello scenario globale, non può limitarsi a regolare l’economia digitale creata da altri. Deve iniziare anche a possederne una parte significativa. Perché nell’economia dell’intelligenza artificiale il potere non appartiene solo a chi scrive il codice, ma soprattutto a chi controlla i dati su cui quel codice viene addestrato.











