La digitalizzazione del settore delle costruzioni è entrata in una fase più matura, nella quale il tema centrale non è più soltanto l’adozione di strumenti BIM, ma la capacità di gestire dati e informazioni in modo strutturato lungo tutto il ciclo di vita delle opere. In questo scenario, interoperabilità e standard aperti diventano elementi chiave per rendere realmente efficace la trasformazione digitale del comparto.
Il problema non è tecnologico, ma sistemico: modelli informativi, documenti tecnici e dati di progetto vengono spesso prodotti attraverso piattaforme diverse, utilizzate da soggetti differenti lungo la filiera. Senza regole comuni per lo scambio e l’utilizzo delle informazioni, il rischio è quello di creare ecosistemi digitali chiusi, nei quali i dati restano confinati all’interno di singoli software o organizzazioni.
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Interoperabilità openBIM per superare i sistemi chiusi
È proprio per superare queste barriere che si afferma il paradigma openBIM, basato sull’utilizzo di standard aperti e condivisi per garantire lo scambio dei dati tra piattaforme e operatori diversi. L’obiettivo è semplice ma strategico: assicurare che le informazioni prodotte nei processi di progettazione, costruzione e gestione possano essere utilizzate nel tempo, indipendentemente dagli strumenti software utilizzati.
Questa impostazione trova oggi un preciso riscontro anche nel quadro normativo italiano. Il Codice dei Contratti Pubblici impone infatti l’utilizzo di “piattaforme interoperabili mediante formati aperti e non proprietari”, con l’obiettivo di garantire condizioni di concorrenza tra operatori economici e, allo stesso tempo, assicurare la conservazione e l’accessibilità delle informazioni nel lungo periodo.
Per le stazioni appaltanti, la disponibilità di dati in formati aperti significa poter mantenere il controllo sul patrimonio informativo delle opere pubbliche, evitando dipendenze tecnologiche da specifiche piattaforme e facilitando la gestione dei dati anche nelle fasi successive alla realizzazione.
Il coordinamento progettuale tra piattaforme e discipline
Un ulteriore ambito in cui i formati aperti dimostrano il loro valore è la fase di progettazione, soprattutto nei progetti complessi che coinvolgono numerosi attori e discipline. Studi di architettura, ingegneria strutturale, impiantisti o specialisti energetici utilizzano spesso software diversi, scelti in funzione delle specifiche esigenze tecniche.
Il coordinamento progettuale richiede quindi la capacità di federare modelli e dati provenienti da ambienti digitali differenti, per poterli analizzare in modo unitario e verificare la coerenza tra le varie componenti del progetto. In questo contesto, standard aperti come il formato IFC rappresentano di fatto il linguaggio comune che consente lo scambio delle informazioni tra piattaforme diverse. Grazie a questo standard, i modelli disciplinari possono essere condivisi, coordinati e verificati all’interno di un unico ambiente informativo, evitando che le informazioni restino vincolate ai singoli software utilizzati dai diversi progettisti.
Gli standard per l’interoperabilità openBIM nel ciclo di vita
Gli standard openBIM sviluppati a livello internazionale nell’ambito di buildingSMART rappresentano uno degli strumenti principali per rendere concreta questa interoperabilità. Formati come IFC, BCF o IDS consentono di strutturare i flussi informativi tra software e organizzazioni diverse, permettendo ai modelli informativi di accompagnare l’opera lungo tutte le fasi del suo ciclo di vita. In Italia, alla diffusione e allo sviluppo di questi standard contribuisce anche IBIMI – buildingSMART Italia, impegnata nella promozione delle competenze e delle pratiche legate alla gestione digitale delle costruzioni.
Dati aperti e intelligenza artificiale nel settore costruzioni
L’interoperabilità assume inoltre un valore ancora più strategico guardando alle tecnologie emergenti. L’evoluzione delle applicazioni di analisi avanzata dei dati e delle soluzioni basate sull’intelligenza artificiale richiede infatti la possibilità di aggregare informazioni provenienti da fonti diverse: modelli BIM, dati di cantiere, documentazione tecnica, sensori e sistemi di gestione delle opere.
Affinché questi dati possano essere realmente utilizzati per analisi predittive, supporto alle decisioni o ottimizzazione dei processi, è necessario che siano accessibili e leggibili da sistemi differenti. I dati chiusi in formati proprietari o in piattaforme non interoperabili rischiano infatti di rimanere isolati e difficilmente analizzabili, limitando il potenziale delle tecnologie di intelligenza artificiale. Al contrario, l’utilizzo di standard aperti consente di costruire nel tempo un patrimonio informativo integrato, sul quale sviluppare nuove applicazioni e servizi digitali.
Interoperabilità openBIM come infrastruttura del futuro
In questa prospettiva, openBIM e interoperabilità non rappresentano soltanto una scelta tecnica, ma una vera infrastruttura digitale per il futuro del settore delle costruzioni. La qualità, l’accessibilità e la durabilità dei dati diventeranno infatti sempre più determinanti per migliorare l’efficienza dei processi, rafforzare la trasparenza negli appalti pubblici e valorizzare le informazioni generate dalle opere nel corso della loro vita utile.
Momenti di confronto tra istituzioni, imprese e comunità tecnica sono fondamentali per consolidare questo percorso. Tra questi, la Conferenza nazionale IBIMI buildingSMART Italia, in programma il 16 aprile 2026 a Roma, rappresenta uno degli appuntamenti principali dell’anno per il settore: un’occasione per incontrare i principali attori del mercato e conoscere alcune delle migliori pratiche italiane legate all’adozione degli standard openBIM e alla gestione digitale delle costruzioni.













